Magari, recensione del film con Riccardo Scamarcio e Alba Rohrwacher

Esce oggi su RaiPlay Magari, film d'esordio di Ginevra Elkann con Riccardo Scamarcio e Alba Rohrwacher. Ecco la nostra recensione in anteprima.

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Magari

Prima di uscire su RaiPlay Magari, film d’esordio della produttrice e ora regista Ginevra Elkann, è girato per vari festival in ogni parte del mondo dopo la sua presentazione in apertura del Festival di Locarno del 2019.
Prima del lockdown e della conseguente chiusura delle sale cinematografiche Magari sarebbe dovuto uscire nelle sale italiane il 28 marzo.
Quello di Magari, che sbarca oggi su RaiPlay per inaugurare il ciclo LA RAI CON IL CINEMA ITALIANO, è quindi da considerarsi a tutti gli effetti un secondo debutto per un film che ha conosciuto e ha riscosso già un discreto successo nell’ambito dei vari contesti esteri e nazionali nei quali è stato presentato.

Magari è una commedia drammatica che segna l’esordio alla regia, dopo alcune esperienze da assistente di Bernardo Bertolucci e Anthony Minghella, della fondatrice della casa di produzione Good Films Ginevra Elkann.
Produzione italo-francese, Magari è una vera e propria boccata d’aria fresca nell’ormai quasi atrofizzato mondo della commedia italiana che ha visto venir fuori negli ultimi anni una serie di film che, anche quando originali, si sono rivelati un po’ troppo autocompiacenti e ruffiani nello sviluppo di tematiche e personaggi.

Protagonista del film è, come in ogni commedia italo-francese che si rispetti, una famiglia molto particolare composta da due genitori separati che vivono in stati diversi (Francia e Italia) e tre figli che si trovano a dover seguire e accettare le stramberie dei genitori senza comprenderne il fine ultimo.

L’incipit della trama può sembrare quello di un comune film di genere che dà luogo ad una commedia degli equivoci fra crisi e ricongiungimenti vari, ma addentrandosi nella visione del film si arriva a comprendere come ci si trovi davanti a un prodotto di un’originalità e di una freschezza che pochi altri film possono vantare.
Il pregio maggiore di Magari è infatti la capacità di rendere ogni singolo episodio ed ogni minimo particolare attraverso gli occhi tanto incantati quanto allo stesso tempo drammaticamente sinceri di una bambina di 9 anni, interpretata dalla brillante Oro de Camarque capace di rubare la scena a tutti gli attori adulti.

Magari
Riccardo Scamarcio e Alba Rohrwacher in una scena del film

Questo punto di vista del tutto particolare permette a Ginevra Elkann di costruire una serie di vicende che profumano di spensieratezza e di malinconia. Il filtro della narrazione diventa quindi un ottimo espediente per descrivere un determinato tipo di società e di personaggi che esistevano negli anni ’90, periodo nel quale è ambientato il film, e che esistono tutt’oggi.
Tramite il velo del punto di vista fanciullesco vengono passate in rassegna tutta una serie di dinamiche propriamente drammatiche che caratterizzano il mondo degli adulti, dinamiche che messe in evidenza dall’ingenuità e dalla sincerità di una bambina vengono a mostrare nude tutta la loro insensatezza.

Seguendo il filo conduttore portato avanti tramite la traslazione del punto di vista la fotografia, curata da Vladan Radovic (David di Donatello nel 2015 per Anime Nere) assume un significato del tutto peculiare.
La scelta di focalizzarsi su gamme cromatiche molto sature e quasi irreali nel loro essere brillanti e nel loro richiamare ai colori lucidi resi con i pastelli corrisponde alla perfezione con l’occhio della narratrice della storia, la bambina di 9 anni. I colori molto accesi sono quindi segno della sensibilità, della visione del mondo distorta di una giovane alle prime esperienza di vita che guarda alle cose e gli avvenimenti con uno sguardo incantato.

Le prove degli attori adulti coinvolti in Magari sono tutte più che ottime con un Riccardo Scamarcio decisamente a suo agio nel ruolo di un sedicente sceneggiatore in crisi di ispirazione che si deve trovare improvvisamente a gestire i suoi figli durante il periodo delle vacanze di Natale, in grado di regalare molte situazioni comiche con una spontaneità che non è sempre stata suo solito.
Ottima anche Alba Rohrwacher, nel ruolo dell’amante e aiutante del personaggio interpretato da Riccardo Scamarcio, che riesce a portare la propria personalità e il proprio stile recitando un ruolo scritto egregiamente e dalle varie sfumature.

Gli attori che riescono però a rendere Magari un film vivo e degno di più di un apprezzamento sono i tre strepitosi bambini Oro de Camarque, Milo Roussel ed Ettore Giustiniani che, con la loro semplicità, danno vita ad una serie di situazioni memorabili siano esse comiche, tragicomiche o più puramente drammatiche.
Particolare merito va alla prova di Oro de Camarque, la protagonista del film, capace di una spontaneità e un’ironia che si fa molto apprezzare in più di qualche scena.

Magari

Non mancano in Magari alcune zone grigie nelle quali salta all’occhio come ci si trovi dinnanzi a un film di esordio. Pur essendo molte le scelte originali e le varie situazioni comiche decisamente fuori dagli schemi, alcuni episodi e alcune situazioni sembrano ricalcare appieno canovacci già largamente utilizzati nel genere della commedia e Ginevra Elkann non riesce a donare ad essi la giusta intensità e la giusta collocazione.
Anche la sinossi del film, che sembra ricalcare una vicenda biografica della regista epigona della nota famiglia di imprenditori, in alcuni punti sembra stagnarsi e soffermarsi un po’ troppo su elementi secondari che poco si amalgamano con il tessuto della narrazione.

Nota di merito finale va all’ambientazione, decisamente particolare e anomala. Magari è un film che si svolge prevalentemente a Sabaudia e nei territori del promontorio del Circeo, luoghi che vengono raccontati alla perfezione e che diventano protagonisti attivi della vicenda.
La scelta di ambientare il film in inverno risulta inoltre vincente e Ginevra Elkann riesce a regalare degli scorci della spiaggia deserta di Sabaudia e delle città semi-vuote decisamente suggestivi.

Magari è quindi il miglior film che potesse aprire la rassegna tenuta dalla Rai per sostenere il cinema italiano. Ginevra Elkann mette la firma su un esordio nel complesso ben riuscito, su un film che non salverà certo il cinema italiano, ma che è una buona linea da seguire per chiunque pensi che la commedia italiana non debba essere ingabbiata nei soliti schemi e nelle solite forme sclerotizzate, ma che può essere anche, ancora oggi, mezzo perfetto per interessanti sperimentazioni.

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Grande appassionato di cinema orientale, apprezzo film di ogni tipo e di ogni genere, dai cult ai “mattoni” filippini. Non bisogna mai porre limiti alla propria curiosità e lasciare che i pregiudizi ci influenzino.

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