The Social Network: Mark Zuckerberg ci ha davvero migliorato la vita?

Mark Zuckerberg è uno degli uomini più famosi e ricchi al mondo e Facebook, ormai, fa parte delle nostre vite. Oggi vi parliamo di The Social Network.

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Ci sono uomini e donne che sono entrati di diritto nella storia, magari grazie alle loro scoperte, le quali hanno cambiato la vita all’umanità, a nuovi mondi inesplorati, ad inediti guizzi che hanno migliorato il quotidiano, talvolta l’informazione o anche la comunicazione. Uno fra questi è il signor Mark Zuckerberg, l’informatico di White Plains, classe 1984, che secondo la rivista Forbes, attualmente sarebbe alla settima posizione degli uomini più ricchi del pianeta con un patrimonio stimato attorno ai 54,7 miliardi, spicciolo più, spicciolo meno. A Mark Zuckerberg va il merito di essere uno dei fondatori di Facebook, quel micromondo che gran parte della popolazione ha fra le mani e che offre la possibilità di accedere gratuitamente in ogni vicolo dell’esistenza altrui, connettendoci simultaneamente e creando una rete di contatti infinita, il tutto in pochissimi secondi.

Chiediamo l’amicizia, postiamo, chattiamo, condividiamo, perdendoci nei meandri di una realtà fittizia talvolta inconsistente. Ma questo micromondo di cui tutti noi usufruiamo, siamo certi che sia stato davvero una fortuna? Ora, non vogliamo cadere nella retorica ipocrita da neomamma iscritta a gruppi chiusi dedicati a gatti (da specificare che non è una critica considerando che anche chi scrive è iscritta ad almeno una decina di quei gruppi), anche perché questo articolo, una volta diffuso, sarà pubblicato su una pagina Facebook e verrà pubblicizzato potenzialmente a migliaia di utenti. Quindi sì, Facebook serve anche a noi e ci piace un sacco. Ma a parte meri scopi giornalistici, di informazione, comunicazione ad obiettivi mirati, Facebook è un bene? Non entriamo in merito della questione: sociologi, psicologi ed educatori ben più esperti hanno già molto da fare e spetta a loro dire l’ultima parola in merito all’ardua discussione. Per questa ragione ci limitiamo ad osservare i fatti e guardare con occhi critici un mondo fatto di like, il quale talvolta appare rarefatto, di assoluta pochezza e superficialità, talvolta un utile strumento di connessione e legame.

E dopo questo sfogo che probabilmente non interesserà a nessuno, passiamo alla parte che ci compete, ovvero come sia nato questo lampo di genio al signor Zuckerberg raccontato da un film del 2010 firmato David Fincher (e che firma), la cui sceneggiatura è di Aaron Sorkin (uno fra i migliori), The Social Network.

Il Social

Zuckerberg

In realtà dobbiamo ammettere di non essere stati troppo precisi e forse un po’ ingannevoli. The Social Network non è un film su Facebook. La storia della nascita del social più famoso al mondo è solo uno sfondo biografico che conduce verso la via maestra di una discussione centrata unicamente sulla natura dell’essere umano, le sue ambizioni, le sue aspettative e la sua conseguente solitudine in questa società contemporanea. Zuckerberg è un giovane dotato di genio, un piccolo uomo rinchiuso fra le mura di Harvard che vuole e deve farcela, sfondando con un’idea nuova che lo faccia elevare di almeno dieci gradini rispetto al resto del mondo. E per raggiungere il suo obiettivo è disposto a tutto. La sua idea, come spesso accade, nasce dalla solita delusione amorosa e quasi per vendetta mette in atto il più celebre sistema virtuale relazionale. Quindi Facebook non è il fulcro della pellicola di Fincher, ma il sottobosco entro cui Zuckerberg evoca la sua essenza di ragazzo vendicativo, ossessionato, immerso in una società che chiede costantemente.

Il dramma della solitudine

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Ma in tutta questa gigante operazione, Zuckerberg rimane solo. Inventa come “Chiedere un’amicizia”, ma non ha amici; concepisce come crearsi un profilo perfetto, in cui mostrare la parte migliore di sé, magari anche inesistente, ma lui stesso non ha parti migliori. Zuckerberg, rimane isolato, ripiegato su se stesso, circondato solo da investitori che vogliono puntare sull’affare, ma perdendo la realtà dei fatti. Zuckerberg è Facebook. Ed ancora oggi è considerato uno degli uomini con il maggior patrimonio (nonostante tutte le vicende giudiziarie degli ultimi anni), ma rimane tutt’ora in un micromondo simile al suo, in cui vige la solitudine. È dunque un film in un emerge maggiormente l’aspetto psicologico/sociologico più che quello biografico e processuale, in cui si pone la riflessione sulla società odierna, le sue richieste ed ambizioni. E soprattutto, il prezzo da pagare. Perdere amici, rubacchiare idee, non avere nessuno, ma diventare un fenomeno mondiale.

Oltre a Zuckerberg, altri due geni

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The Social Network, prescindendo dalla trama e la questione antropologica, è un ottimo film che nasce da due menti geniali del mondo della settima arte. In particolare la prima parte della pellicola si dimostra avvincente, dinamica, che chiude lo spettatore nella morsa di dialoghi ferrati ed alacri. Vi è un costante rinvio fra presente e passato, fra nascita e conseguenze, genio e gogna, in cui Aaron Sorkin sboccia in tutte le sue sfaccettature. Non a caso, per The Social Network, vinse proprio un Oscar per la Miglior sceneggiatura non originale (complessivamente il film ottenne otto candidature e tre vittorie). Al suo fianco Fincher, il quale destreggia con capacità assoluta la cinepresa e l’intero film, dimostrando così la sua versatilità saltellando da un genere all’altro, ma rimanendo ancorato all’uomo e la società che in qualche modo giocano a Pac-man distruggendosi vicendevolmente. Altro merito, non da poco, va a Jesse Eisenberg, il quale interpreta in maniera maestrevole un giovane, nevrotico ed egoista Mark.

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