La classifica di Star Wars: tutti i film dal peggiore al migliore

Dopo la bellezza di ben 11 film, ecco la classifica di tutti i film della saga di Star Wars dal peggiore al migliore. Un ripasso della saga per eccellenza.

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Star Wars

Scrivere qualcosa su Star Wars è tutt’altro che semplice. Per quanto il cinema sia emozione, è raro vedere un prodotto cinematografico che crei così tanto amore, passione, a volte ossessione e fanatismo. È facile, andando a stilare una classifica, urtare la sensibilità dei “puristi” di Guerre Stellari che i film più recenti non li possono vedere. Al contrario, però, si rischia di essere troppo conservatori.

Fatto sta che Star Wars è una saga dall’impatto culturale dirompente e inarrestabile. Solo pensare a Luke, Leia e Han mette soggezione: sono gli eroi con cui sono cresciute diverse generazioni, epici, che contribuiscono a fomentare questa aura di sacralità intorno a una delle saghe più importanti di sempre. Forse la più importante, magari con Il Padrino. Era già così negli anni ’80, dopo Il ritorno dello Jedi. A maggior ragione con gli otto film successivi, i quali sono senz’altro un valore aggiunto, anche se non sempre eccellenti ma utili a conoscere ed esplorare meglio un mondo immenso in cui perdersi con dolcezza.

Star Wars è prima di tutto un mondo, nato dal genio di George Lucas e di diversi ottimi sceneggiatori, all’interno del quale sviluppare storie. Ecco perché è così fantasy, oltre che fantascientifico o fantastico più in generale.

Proviamo a stilare la classifica di tutti i film dal peggiore al migliore, consci del fatto che molti di essi saranno destinati a dividere sempre le opinioni. Nel farlo… che la Forza sia con noi.

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11. Solo: A Star Wars Story

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Fanalino di coda è lo spin-off su Han Solo. Il personaggio di Han, fra i più memorabili e portato in scena da Harrison Ford, in effetti sembrava prestarsi molto bene a un capitolo interamente a lui dedicato. Nonostante le premesse incoraggianti, però, il film – diretto tra l’altro da un gigante come Ron Howard – è un fallimento al botteghino.

La ragione è presto detta: per quanto godibile, Solo è un capitolo terribilmente dimenticabile. Aggiunge poco e nulla alla mitologia di Star Wars e Alden Ehrenreich fatica a impersonare il protagonista in maniera credibile quanto un pezzo da 90 come Ford. Non basta neanche l’ottimo cast, che vede tra gli attori principali Woody Harrelson, Emilia Clarke, Donald Glover, Thandie Newton e Phoebe Waller-Bridge.

Il piacevole ritorno sul Millenium Falcon non è sufficiente a salvare un film troppo convenzionale e privo di mordente, di una spinta epica o enfatica.

10. Episodio IX: L’ascesa di Skywalker

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Chiudere una trilogia, oltretutto dalle altalenanti vicende produttive, è sempre un’impresa da non sottovalutare. Se poi a questo si aggiunge che l’Episodio IX doveva chiudere una saga come quella degli Skywalker, iniziata ben 42 anni prima, ecco che quasi inevitabilmente anche i piccoli problemi vengono a galla. Ed è proprio questo il risultato: un film incerto che fallisce nel tenere insieme l’universo complesso di Star Wars, con i suoi 8/10 film precedenti.

L’errore principale (a tratti imperdonabile) è stato quella della soluzione narrativa adottata, riportando indietro un passato che sembrava assopito nel tempo, e che probabilmente doveva rimanere tale. Il ritorno di Palpatine, infatti, è funzionale al colpo di scena più che alla coerenza narrativa. Ma a quanto pare tutto l’Ep. IX sembra costruito su questo principio della sorpresa. Così, se dal punto di vista dell’impatto visivo sullo spettatore ci troviamo di fronte a un prodotto che non ha nulla da eccepire ai capitoli precedenti, è proprio sulla difficoltà di gestione che il film di J.J. Abrams mostra tutte le sue debolezze.

Dunque il capitolo conclusivo della saga ha troppi filoni narrativi da sciogliere, troppe scene spettacolari slegate le une dalle altre e troppi personaggi introdotti e mai sviluppati. Insomma, rimane un po’ l’amaro in bocca per questa “chiusura di saga”. Una delusione che quei rari momenti di accoramento e commozione non riescono ad “addolcire” e che purtroppo ribadisce il problema comune dei film di questa terza trilogia. Non basta essere un fan per rendere davvero omaggio a una saga!

A cura di Alberto Candiani.

9. Episodio VII: Il risveglio della Forza

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Il risveglio della Forza è un’arma a doppio taglio. La costante sensazione di stare assistendo a qualcosa di già visto può essere consolante per alcuni, irritante per altri. La verità è che un film prevedibile: basa la sua costruzione narrativa su schemi già proposti in Una nuova speranza e prova a tenere alta la concentrazione con colpi di scena tutto sommato non così sorprendenti.

Se definirlo un remake non ufficiale del IV, o peggio ancora una caricatura, è magari eccessivo e malizioso, la sensazione è che sia un film indicativo di quanto la nuova trilogia, quella Disney, non abbia quasi mai avuto veramente il coraggio di innovare e prendere strade nuove. E laddove si è cambiato, si sono viste cose quanto meno discutibili: ergere gli Jedi, o potenziali tali, a super-eroi che possono fare di tutto e di più, anche con poco addestramento, tradisce la nobiltà e lo spirito originale che caratterizzava questi cavalieri.

Un merito, però, va dato a questo Episodio VII: Rey e Ben Solo/Kylo Ren sono dei personaggi interessanti e ben costruiti. Il loro incontro/scontro e l’evoluzione del loro rapporto, a livello di costruzione psicologica, è sufficientemente appassionante. Il figlio di Han, inoltre, è interpretato alla grande da Adam Driver, uno degli attori più bravi e iconici dello scorso decennio.

8. Episodio II: L’attacco dei cloni

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Dopo il deludente – a detta di molti – Episodio I, la produzione si trova sulla lama di un coltello. George Lucas ha il compito di ristabilire la fiducia dei fan e di trovarne di nuovi. Tutto ciò deve avvenire in contemporanea con l’uscita di un’altra grande saga, quella de Il Signore degli Anelli, che ridefinirà il concetto di blockbuster moderno. È probabile che la seconda trilogia di Star Wars abbia pagato questa convivenza.

L’Episodio II, dunque, regala allo spettatore alcune scene meravigliose completamente girate in digitale, i cui effetti speciali caratterizzano un film colmo di elementi presenti in ogni singola inquadratura. Un’opera tutt’altro che minimalista e a tratti strabiliante a livello visivo; forse gli elementi sono anche troppi, in quanto rischiano di distrarre dal soggetto.

Questo approccio visivo e il leggero abuso degli effetti digitali, sostiene una narrazione compatta, coerente e priva di fronzoli. Va anche detto che L’attacco dei cloni propone alcuni dei dialoghi più brutti e innaturali della saga, ma al contempo costruisce un cattivo più che riuscito: il Conte Dooku, interpretato dal meraviglioso Christopher Lee.

7. Episodio I: La minaccia fantasma

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Spezziamo una lancia in favore del tanto bistrattato Episodio I. Il film, scritto e diretto da Lucas, non ha mai avuto la pretesa di essere il più epico o memorabile. È un tassello di passaggio necessario. Le origini del piccolo Anakin sono importanti, in quanto era giusto conoscere uno dei più grandi cattivi di sempre in più sfaccettature. Le sue debolezze, le sue insicurezze, i suoi obiettivi: l’Ep. I introduce questi elementi con una discreta qualità, elementi necessari per comprendere meglio tutta la storia.

La corsa con gli sgusci e il combattimento finale tra Qui-Gon, Obi-Wan e Darth Maul sono due fra le sequenze più belle e visivamente coinvolgenti della fantascienza recente. Affidatosi alle nuove tecnologie con fiducia, il regista rende finalmente spettacolari e indimenticabili i duelli con le spade laser. Inoltre, abbiamo ormai una visione d’insieme più ampia del mondo di Star Wars ed è tremendamente interessante: la politica, gli equilibri di potere, l’ordine degli Jedi.

Questo attesissimo ritorno, 16 anni dopo Il ritorno dello Jedi, difficilmente poteva soddisfare tutti. Nel complesso è un buon film, al netto di qualche passaggio un po’ sotto ritmo. Una cosa è vera, però: Jar Jar Binks è un personaggio irritante e le sue incursioni comiche sono al limite del ridicolo.

6. Episodio III: La vendetta dei Sith

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La vendetta dei Sith è un film imperfetto ma funzionale e nel complesso riuscito. L’ultimo passaggio dell’evoluzione del fu Anakin in Darth Veder è sostenuto da un salto di qualità nell’interpretazione di Hayden Christensen, non proprio fenomenale nei due capitoli precedenti.

La premessa della sua deriva psicologica è fra le più romantiche: la paura di perdere la donna che ama, Padmé. Nota dolente è lo sviluppo di quest’ultima, che nel capitolo III diventa solo funzionale al percorso del protagonista e perde un po’ di tridimensionalità, nonché le sue caratteristiche più combattive.

La quota tragica della storia è ai massimi livelli e l’impatto è notevole. La trasformazione di Anakin è soddisfacente, il duello con il Maestro Obi-Wan è spettacolare e di un’intensità raramente raggiunta nel corso degli 11 film.

E poi c’è quel finale colmo di speranza, la parola chiave di tutto Star Wars, con il neonato consegnato allo zio su Tatooine al tramonto. E siamo di nuovo al punto di partenza, dove tutto è cominciato.

5. Episodio VIII: Gli ultimi Jedi

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Penultimo film della saga principale, ne Gli ultimi Jedi Rian Johnson riprende il filo del discorso proprio laddove si era interrotto con Il risveglio della forza di J.J. Abrams.

Inutile parlare degli aspetti tecnici, soprattutto del sonoro e degli effetti speciali, da sempre prossimi all’eccellenza nella saga. Più interessante soffermarsi sull’aspetto concettuale del film.

Il capitolo VIII si impone da subito come uno dei film più riusciti della saga, mostrando il tocco evidente del regista che imposta la pellicola sul valore del sacrificio: il “salto” dell’ammiraglio Holdo, il disperato tentativo di Finn o il gesto finale di Luke sono un vero e proprio affronto alla teoria della Mano Invisibile di Adam Smith, secondo la quale, seppur in ambito economico, la ricerca egoistica del bene individuale non giova solamente a se stessi, ma anche alla collettività.

Immolare se stessi veicola un messaggio di speranza: e laddove il sacrificio è lo strumento fisico attraverso il quale combattere la superiorità di uomini e mezzi dell’Impero, è proprio la speranza a sconfiggere idealmente il Lato Oscuro, poiché capace di lanciare un messaggio edificante: costruire ponti invece che muri, unire e non separare.

Speranza, appunto, come quella che, qualora la saga debba per forza continuare, cosa probabile visto quanto speso da Disney, venga affidata proprio Rian Johnson, capace di creare un prodotto che, pur senza allontanarsi irreparabilmente dai gusti dei fan, è compatibile con un’idea di cinema che permette di oltrepassare le barriere stesse del franchise… a proposito di unire!

A cura di Tommaso Serena.

4. Episodio VI: Il ritorno dello Jedi

 

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Se Una nuova speranza è il film più ingenuo e compiuto e L’Impero colpisce ancora è il più teso ed emotivamente complesso, si può dire che l’Episodio VI sia il più fantasy e sentimentale.  Per certi versi anche il più spettacolare e scorrevole, nel senso più holliwoodiano del termine. Un blockbuster con la “B” maiuscola.

Dopo il faticoso viaggio introspettivo che caratterizza l’episodio precedente, Lucas sente la necessità di tornare a toni più leggeri e fantastici – ne è una dimostrazione la presenza degli Ewok, non apprezzati proprio da tutti.

Pur perdendo il fattore innovativo del primo/quarto capitolo e la complessità strutturale e tematica a più livelli della saga, Il ritorno dello Jedi è un finale all’altezza non privo di momenti topici e commozione. La giusta conclusione della prima trilogia che lascia spazio all’apertura di nuove storie.

3. Rogue One: A Star Wars Story

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Rogue One è il film più sorprendente di tutti. Propone una visione diversa della storia: è la ciliegina su questa torta farcita piena di strati. Diretto dall’ispirato Gareth Edwards, è un capitolo di guerra a tutti gli effetti. O meglio, è pura guerriglia, degna della più nobile delle rivoluzioni armate, e rifiuta con intraprendenza le connotazioni più fantasy di Star Wars. Rogue One racconta gli eventi immediatamente precedenti all’Episodio IV. Un gruppo di spie ribelli è in missione per rubare i piani della Morte Nera.

Il film vede protagonista la bravissima Felicity Jones. Riesce nell’impresa di catturare la magia della prima trilogia in maniera euforica, viva, un vero valore aggiunto. È al tempo stesso un film indipendente e fruibile a sé, ma anche parte integrante della saga principale. Non gli manca nulla. Inoltre, ci offre con piacere la possibilità di tornare ad apprezzare Darth Vader, cattivo, spietato e sempre affascinante.

2. Episodio IV: Una nuova speranza

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Che dire di uno dei film più importanti di sempre? L’Episodio IV si presentò, nel lontano 1977, come un fulmine a ciel sereno, capace di spaccare in due il mondo del cinema e di scuoterne le fondamenta. All’epoca conosciuto semplicemente con il titolo Guerre Stellari, fece anche il record di sempre di incassi al botteghino, battendo il risultato precedente ottenuto da Lo squalo. Così come il film di Spielberg, Una nuova speranza manifesta e celebra tutta la forza della finzione cinematografica.

Tecnologicamente all’avanguardia e rivoluzionario nel costruire il sonoro, l’Ep. IV è in realtà di una semplicità disarmante e al contempo è un’opera ricchissima. È spettacolo allo stato puro ed è il simbolo di una New Hollywood che si svelava in tutta la sua natura.

Viene quasi il magone a ripensare ai titoli di testa, a quelle scritte nello spazio, in una galassia lontana lontana… il resto è storia. Una delle più grandi saghe di sempre stava iniziando e nulla sarebbe stato più lo stesso.

  1. Episodio V: L’Impero colpisce ancora

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George Lucas supervisiona il progetto in veste di produttore esecutivo. Nel 1980 esce l’Episodio V, scritto da Leigh Brackett e Lawrence Kasdan e diretto da Irivin Kershner. La storia si fa più cupa, inquietante. Più matura, così come i personaggi che vengono caratterizzati al meglio; personaggi di cui conosciamo le paure, i tabù, le inquietudini, le solitudini.

L’Impero è sempre più presente, più malvagio. Palpatine e Darth Vader, con più spazio, diventano due fra i più grandi cattivi di sempre. L’addestramento di Luke con Yoda ci fa entrare con stupore in tutta la magia di Star Wars, ne capiamo il senso e ne veniamo stregati.

Il senso di perdita e di spaesamento, così forte nel cuore dei personaggi, si fa atroce quando Luke scopre la verità: Darth Veder è suo padre. Questo è anche uno dei momenti più rappresentativi, drammatici e immensamente cult della storia del cinema.

Il finale è incompiuto, affascinante, straziante. L’Impero colpisce ancora è il film che più di tutti rappresenta la filosofia di Star Wars, poiché più di tutti gli altri rafforza il concetto dell’ombra che è dentro di noi, per il momento in vantaggio e demone da estirpare.

Adesso il conflitto è dentro i personaggi e non solo esterno. La saga di George Lucas è al massimo della sua maestosità.

 

E voi cosa ne pensate? Nella speranza di dar vita a una discussione costruttiva su un argomento che tutti amiamo, fateci sapere la vostra nei commenti!

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Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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