Le 5 fasi più controverse della filmografia di Lars Von Trier

Il regista Lars Von Trier si può definire tra i più controversi della nostra epoca, ecco un'analisi del motivo di questa definizione.

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Riuscire a interpretare cosa passa nella mente del grande regista Lars Von Trier non è semplice, soprattutto per l’aurea che si è creata intorno alla sua figura.

Iniziamo dalla sua prima presa di posizione nel mondo cinematografico: Dogma 95. Un vero e proprio movimento cinematografico creato da Trier e da Thomas Vintenberg.

Nasce nel 1995 (da qui prende il nome) ed è una chiara dichiarazione di guerra al cinema hollywoodiano classico, Dogma 95 impone delle regole precise a chi decide di aderire, più precisamente 10 regole, che riassumiamo così:

  1. Riprese solo in luoghi esterni senza l’ausilio di scenografie
  2. Il suono deve essere in presa diretta e non aggiunto dopo.
  3. La macchina da presa deve essere a spalla e a mano.
  4. Il film deve essere a colori.
  5. Filtri e ottiche speciali sono vietati.
  6. Il film non deve contenere azioni superficiali. (Omicidi, armi, etc. non devono accadere).
  7. L’alienazione temporale e geografica non sono permesse.
  8. Non sono accettabili film di genere.
  9. L’opera finale va trasferita su pellicola Academy 35mm, con il formato 4:3.
  10. Il regista non deve essere accreditato.

Alcuni registi, principalmente danesi, presero parte al collettivo arrivando a produrre 35 pellicole nel periodo di attività del movimento, che andò dal 1995 al 2005.

Attraverso la creazione di Dogma 95 possiamo già iniziare a capire la prima fase di creazione e di pensiero di Trier, che guarda molto al passato e cerca di far respirare e sopravvivere in tutti i modi il cinema originario, puro, che non necessita di post produzione o grandi spettacolarizzazioni tipiche di Hollywood.

Purtroppo non resterà sempre fedele a queste direttive che lui stesso aveva creato, ma continuerà a portare sul grande schermo film molto controversi che stringono la mano ad autori del passato come Stan Brackhage o Luis Buñuel.

DOGVILLE

Trier

Dogville è un formidabile e doloroso film del 2003, dalla durata di 3 ore circa.

Una volta finita la visione di questo film è quasi spontaneo pensare che chi l’abbia ideato sia geniale ma allo stesso tempo troppo vicino ad una perversione angosciante.

La narrazione non nasconde nulla, proprio come la sua scenografia, un film che si fonde con il teatro e ne coglie le sue migliori sfumature.

Una storia che per quanto possa apparire assurda da rappresentare si avvicina alla nostra realtà più di quanto pensiamo. Grace Mulligan è la protagonista (interpretata da Nicole Kidman) di una serie di ingiustizie e di abusi da parte di un’intera comunità.

Lars Von Trier ci fa lentamente abituare alla crudeltà umana, ci racconta di un paese come tanti, con abitanti senza infamia e senza lode, i quali si ritrovano a dover aiutare una fuggitiva. Numerosi sono i dissensi iniziali verso la sconosciuta ma, aiutata da Tom Edison Jr. un aspirante scrittore, riesce a guadagnarsi la fiducia dell’intera comunità.

La storia poteva anche concludersi qua, una banalissima trama sull’inclusione dell’ estraneo e del diverso. Proprio di fronte a questo bivio Lars Von Trier spicca per la sua deviazione dalla narrazione classica e fa cadere la protagonista in un baratro di concessioni, oggettivandola sessualmente, e rendendola uno sfogo per tutti i desideri repressi degli abitanti del paese.

Dogville prende una deriva inaspettata, che fa risorgere la narrazione rendendola persino affascinante e angosciante allo stesso tempo. Nonostante questo al termine delle riprese Nicole Kidman giurò di non lavorare mai più con Trier perché la pellicola la rese profondamente turbata.

LE CINQUE VARIAZIONI

Trier

Le cinque variazioni è probabilmente uno dei film meno conosciuti di Lars Von Trier, un documentario girato nel 2003.

Trier entra in contatto con Jørgen Leth, regista e suo amico di vecchia data e lo costringe a girare cinque variazioni di un suo vecchio successo del passato The Perfect Human aggiungendo ogni volta delle regole che deve assolutamente seguire.

Questo film mostra chiaramente la natura di Lars Von Trier, egli cerca di inserire in tutti i modi nei suoi film e nelle regole da far seguire all’amico, tutti gli elementi che non gli piacciono. Qui si spiegano molte scelte cinematografiche estreme del regista.

Una delle scene più iconiche la vediamo quando Trier costringe  Jørgen Leth ad andare nel posto più squallido che conosca e per girare The Perfect Human, interpretando lui stesso il protagonista. Un’immagine quasi ripugnante, dove Leth è vestito elegante e si gode un pranzo succulento mentre dietro di lui vi sono bambini, donne e uomini che vivono nel quartiere a luci rosse di Mumbai, nel degrado assoluto.

Un ulteriore aspetto interessante è la visione di due registi completamente opposta sul modo di fare cinema, Trier fermamente convinto che siano necessarie delle regole da seguire mentre Leth che cerca in tutti i modi di aggirarle per creare un contenuto esteticamente e narrativamente di alto livello.

ANTICHRIST

Trier

Antichrist fin dalla sua uscita nel 2009, ha scatenato numerosi dibattiti, incentrati soprattutto sulla necessità di Trier di essere estremamente esplicito sulle tematiche sessuali.

I primi frammenti mostrano l’atto sessuale di una coppia sulle note di  Lascia ch’io pianga di Georg Friedrich Händel, nel frattempo il figlio della coppia muore cadendo da una finestra rimasta aperta.

La madre e moglie (una grandiosa Charlotte Gainsbourg) e il padre e marito psicoterapeuta (Willem Dafoe) decidono di ritirarsi in una casa nel bosco di Eden allo scopo di dissolvere le paure recondite della moglie, legate alla presunta malignità della natura.

Il regista lascia un sincero sapore di amarezza nello spettatore, che si ritrova a vedere i  frammenti di un vaso che sta per distruggersi. I due protagonisti si fondono tra loro e cadono in un delirio psichico quasi come se fossero sotto effetto di un allucinogeno.

NYMPHOMANIACTrier Nymphomaniac volutamente diviso in due volumi a loro volta divisi in 8 capitoli da Trier, esce nel 2013, suscitando uno scalpore clamoroso da parte della critica mondiale che lo ha comunque giudicato positivamente.

Shia LaBeouf si è espresso nell’agosto 2012: “Il film è quello che pensi che sia. Lars Von Trier sta facendo un film su quello che fa. Un avvertimento all’inizio della sceneggiatura dice che tutto quello che sarà fatto nel film sarà fatto per davvero. Gli atti illegali saranno filmati in maniera sfocata. Von Trier è pericoloso. Mi fa paura. E sto andando al lavoro adesso, ma sono spaventato.”

La protagonista è anche questa volta Charlotte Gainsbourg che interpreta Joe, una donna trovata sanguinante e semisvenuta in un vicolo da Seligman, un pensionato dalla vita tranquilla che decide di portarla a casa propria e di curarla. Lei inizia a narrargli tutta la sua angosciante vita da ninfomane che l’ha portata a distruggersi e a disintegrare i rapporti lavorativi, familiari, e sociali con chiunque.

La peculiarità di questo film è la scelta di narrazione attraverso una serie di flashback anche non cronologici suddivisi in otto capitoli. Il regista non è mai volgare nelle riprese che fa, nonostante la tematica sessuale che permea ogni frame , lo stampo è quasi documentaristico allontanandosi dall’aspro linguaggio pornografico, un film che riscopre la cruda natura umana manipolata dai vizi e dalle ossessioni.

LA CASA DI JACK

Trier

La casa di Jack è l’ultima fatica di Lars Von trier, uscita nel 2018 e aspramente criticato durante la proiezione del film al Festival di Cannes, dove circa un centinaio di spettatori hanno abbandonato la sala a causa della eccessiva violenza mostrata, nonostante poi il film sia stato accolto da una standing ovation finale.

Dopo quasi 5 anni di assenza, il regista torna con La casa di Jack, il protagonista (Matt Dillon), interpreta Jack, un serial killer con propensioni artistiche e filosofiche, il quale commette omicidi nel corso di dodici anni nello stato di Washington.

Il regista l’ha definito come «il film più brutale che abbia mai realizzato», che celebra l’idea «che la vita sia crudele e spietata». Ed effettivamente è così, un film crudo sotto ogni aspetto, dove la violenza viene esaltata a forma d’arte, dove anche la mutilazione di corpi innocenti e l’utilizzo di essi per costruirne una vera e propria casa viene considerata un’installazione artistica.

Un film che si interroga sulla cinematografia odierna, creando un metalinguaggio sul significato intrinseco del modo di fare arte, dove tutto, persino un orinatoio, può diventare un’opera d’arte di valore.

Per concludere Lars Von Trier è un regista che conosce bene la materia di cui tratta, nonostante scelga sempre dei soggetti scomodi da rappresentare, il suo intento è proprio quello di stravolgere il pensiero dello spettatore.

A voi piace Lars Von Trier? Cosa ne pensate della sua filmografia?

Fatecelo sapere nei commenti e seguiteci su Ciakclub.it

Aspirante regista, in perenne ricerca di contenuti cinematografici sconosciuti e fuori dagli schemi ordinari.

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