Daniel Day-Lewis: le sue 5 migliori interpretazioni

Nonostante il suo ritiro dalle scene di qualche anno fa, Daniel Day-Lewis rimane uno dei migliori attori tuttora viventi. Ecco la nostra personale classifica delle sue migliori interpretazioni.

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Siamo ancora sconcertati e provati dalla decisione quasi improvvisa presa da Daniel Day-Lewis di abbandonare le scene. Era il 2017 e stava per uscire nelle sale di tutto il mondo il bellissimo Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson (qui la nostra recensione). Nessuno si sarebbe aspettato che uno dei migliori attori di tutti i tempi – perché sfido a dire il contrario – avrebbe preso una decisione così drastica.

Ma a ben vedere era tutto prevedibile: non esiste praticamente nulla nella carriera di Daniel Day-Lewis che non sia drastico o eccessivo. E, onestamente, non staremmo qui a parlarne se non fosse così. A ben vedere, infatti, il percorso dell’attore britannico non lascia trasparire alcun tipo di compromesso. Ogni sua scelta artistica è stata dettata dalla sua completa volontà di interpretare un determinato personaggio o di lavorare con uno specifico regista.

Grande rappresentante del “metodo Stanislavski”, Daniel Day-Lewis non si è mai risparmiato nell’interpretare i suoi personaggi. E forse interpretare potrebbe non essere la parola più adatta a descrivere la recitazione dell’attore. Daniel Day-Lewis non si è mai limitato ad imitare un personaggio, si è sempre impegnato a viverlo. Si spiegano così gli anni che impiega nella preparazione di un singolo ruolo o il fatto che non lasci il personaggio mai, nemmeno allo stop delle riprese. Che sia un sarto, un macellaio o un petroliere di inizio Novecento, Daniel Day-Lewis non si limita ad interpretarli, ma per alcuni anni vive la loro vita.

Grazia, genio, ossessione e dedizione. Forse bastano queste quattro parole per descrivere la carriera di Day-Lewis. Una carriera che, nonostante i soli 21 film in ben 5 decadi, è anche (già) una mitologia. Quella di una figura oscura, geniale, a tratti inquietante, capace di imprimere, tramite il suo carisma e la sua abnegazione, un potere a qualsiasi film cui prende parte. Caratteristica che è propria solo dei grandi attori.

Questo è, in sunto, Daniel Day-Lewis. Ecco che allora, in base a quanto appena detto, probabilmente risulta impossibile fare una classifica delle sue migliori interpretazioni. Un’operazione pressoché eretica, che celebra tanto quanto finisce per lasciare fuori. Ma tant’è: ecco la nostra classifica delle 5 Migliori Interpretazioni di Daniel Day-Lewis.

 

5. “My Beautiful Laundrette”, Stephen Frears (1985)

My Beautiful Laundrette

My Beautiful Laundrette è uno dei film britannici indipendenti più riconosciuti a livello internazionale. Il racconto audace, provocatorio e intelligente dell’Inghilterra degli anni ’80 fatta di contrasti razziali, economici e sociali è diventato il trampolino di lancio della carriera di Daniel Day-Lewis.

Nella pellicola l’attore interpreta John, un ragazzo punk, dal passato fascista, con latenti (ed espresse) tendenze omosessuali, che sfoceranno nei confronti dell’amico d’infanzia pakistano Omar (Gordon Warnecke). Un ruolo di immensa complessità che Daniel riuscì a far suo, incarnando tutte le sfumature dell’epifania del personaggio.

Il film non appartiene completamente a Daniel Day-Lewis, poiché è guidato dalla sensibilità del protagonista Warnecke, ma egli fa ugualmente notare la sua ipnotizzante grandezza sullo schermo. La chimica fra i due è infatti allo stesso tempo malinconica e tenera, in particolare modo grazie all’abilità di Day-Lewis nel mantenere bilanciati gli estremi del suo personaggio.

Questa interpretazione fu acclamata ancora di più dalla critica, perché venne confrontata con il personaggio diametralmente opposto interpretato nello stesso anno da Day-Lewis in Camera con vista. Il ruolo di John inaugurò così la lunga lista di riconoscimenti per l’attore e dimostrò fin da subito il carisma e la bravura di questo nuovo interprete.

 

4. “Lincoln”, Steven Spielberg (2012)

Lincoln

Lincoln è probabilmente un film di Spielberg non particolarmente azzeccato. Ma se c’è un elemento che si può giudicare davvero superlativo è l’interpretazione di Daniel Day-Lewis. Un’interpretazione che gli ha garantito il suo ultimo (di tre) Oscar e che si trova in questa lista proprio per la sua capacità di elevare la pellicola.

Se con Il petroliere si era dovuto confrontare con una performance principalmente basata sull’esagerazione e sull’eccesso, con Lincoln basta già il 16° presidente degli Stati Uniti, in quanto figura, a rappresentare la grandezza. Ed è così che l’interpretazione di Day-Lewis si pone in contrasto. Epica quanto intima, la caratterizzazione scelta dall’attore rende Abraham Lincoln quasi “toccabile” e percepibile dal pubblico in tutta la sua sincerità.

L’impostazione vocale, la lentezza e l’auraticità dei gesti, la postura e la calibrazione delle parole. Tutto concorre a dare una dimensione molto umana a uno dei presidenti più celebrati della storia americana. Un merito di Spielberg, ma soprattutto di Day-Lewis, capace di giocare con la teatralità insita nel personaggio, senza che questa sfoci mai nel patetismo. Insomma, nonostante le sue debolezze, Lincoln rimane l’ultima grande performance del nostro stoicissimo attore.

 

3. “Gangs of New York”, Martin Scorsese (2002)

Gangs of New York

Se c’è un attore che sia riuscito far sembrare Leonardo DiCaprio un neofita alle prime armi, quello è Daniel Day-Lewis. E precisamente in Gangs of New York, uno dei film più “incerti” di Martin Scorsese, ma decisamente anche uno dei più affascinanti. Il merito è da imputare – per l’ennesima volta – al nostro attore.

Quello di William “Bill il Macellaio” Cutting è uno di quei personaggi che rimangono come ricordi indelebili nella mente. La sua faccia segnata, lo sguardo iroso e perverso e l’onnipresente imprevedibilità, generano allo stesso tempo una repulsione e un magnetismo che sono i tratti distintivi dei ruoli istrionici di Day-Lewis. Grazie alla devozione dell’attore al ruolo che andava oltre ai ciak. Pare, infatti, che fosse solito girare per il set corredato da tutti i suoi coltelli con cui spaventava l’intero cast.

A ben vedere il tempo giustifica anche la scelta della posizione in questa classifica. Guardando indietro a una carriera indimenticabile, la torreggiante interpretazione di Daniel Day-Lewis, in questo film altrimenti abbastanza deludente, si pone come una delle performance più monumentali di tutti i tempi. In particolare se pensiamo che ci stiamo riferendo ad un “ruolo da non protagonista”.

 

2. “Il mio piede sinistro”, Jim Sheridan (1989)

Il mio piede sinistro

Indubbiamente la toccante e discussa interpretazione di Christy Brown è stata quella che ha lanciato la giovane promettente e talentuosa star britannica nell’Olimpo dell’attorialità cinematografica. Tanto che fu con questo debutto alla regia di Jim Sheridan che venne consacrato per la prima volta dall’Academy. Battendo, ironia della sorte, un Tom Cruise anch’esso con un personaggio con disabilità motorie.

Interpretando un pittore/autore irlandese improvvisato con paralisi cerebrale, con la sola abilità del piede sinistro, Daniel Day-Lewis cattura ogni mossa precisa, ogni scossa, ogni dolore, ogni contorsione, ogni battito borbottato con autenticità e sincerità avvincenti. E il tutto senza mai farlo sembrare esagerato, offensivo o di cattivo gusto.

E se questo è ciò che lo spettatore può ammirare in superficie, è solo la punta dell’iceberg della dedizione di Day-Lewis. Non solo l’attore imparò a scrivere col piede e costrinse la troupe a fargli da mangiare per non uscire dal ruolo, ma arrivò persino ad incrinarsi due costole e licenziare il suo agente in preda alla frustrazione. Un realismo che permea lo schermo, straziando, coinvolgendo ed emozionando chiunque si trovi a guardare il film.

 

1. “Il petroliere”, Paul Thomas Anderson (2007)

Il petroliere

Indiscutibilmente il primo posto doverosissimo di questa classifica – e probabilmente di qualsiasi classifica fatta su Daniel Day-Lewis. Il Daniel Plainview (nomen omen) de Il petroliere è il coronamento della carriera di Day-Lewis. Il tentacolare ritratto del capitalismo e dell’avidità americana di Paul Thomas Anderson è semplicemente un terreno di gioco per Day-Lewis dove scatenare uno dei mostri più feroci che il cinema abbia mai visto.

E se il fatto che stiamo parlando di uno dei migliori film degli anni 2000 contribuisce a dare uno statuto di auraticità al personaggio, questo non toglie nulla alla performance di Day-Lewis. Anzi. Il potere diabolico e ipnotico che trasuda da ogni movenza di Plainview si esprime a tutti i livelli, in campo e fuori campo, dentro e fuori dal set. Un terrore dato dallo sguardo mefistofelico dell’attore che riluce anche nell’inquadrature dove non è presente.

Probabilmente il finale de Il petroliere risulta uno di quei climax attoriali difficilmente eguagliabili. La chimica tra Day-Lewis e Paul Dano, la forza crescente dello scambio, l’impeto dell’interpretazione, nonché il superbo monologo sul milkshake, non fanno che proiettare Daniel Plainview in cima alla nostra classifica. E probabilmente in cima alla lista dei villains di tutti i tempi – quelli davvero reali, però!

Siete d’accordo con la nostra classifica? Fatecelo sapere nei commenti!

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