I migliori film: 10 grandi opere per riscoprire gli anni ’30

I migliori film per riscoprire ogni decennio. Parliamo degli anni '30 consigliando e discutendo alcune delle opere più belle, importanti e rappresentative.

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Via col vento

Dieci grandi film per ogni decennio. Un decennio per articolo. Iniziamo questa nuova serie di approfondimenti con l’obiettivo di riscoprire il grande cinema; senza presunzione alcuna di essere necessariamente esaustivi, ma semplicemente con la volontà di discutere e consigliare alcuni de i migliori film di sempre. In questo articolo parliamo degli anni ’30

Luci della Città, di Charlie Chaplin (1931)

I migliori film

Charlot, povero vagabondo, viene per errore scambiato per un milionario quando compra una rosa da una giovane fioraia cieca. Deciso ad aiutare la donna, di cui si innamora e che ha bisogno di cure mediche, il protagonista si alterna fra diversi lavori umili. Salva anche la vita a un vero milionario sull’orlo del suicidio; quando quest’ultimo lo rincontra, offre al protagonista i soldi per salvare la donna. Il finale, però, è dolceamaro e non del tutto lieto, rappresentativo dell’immaginario dell’autore.

Charlie Chaplin azzecca i tempi e prende allo stomaco un popolo minacciato dalla recessione economica in tutto il mondo. Con un mix di commedia e dramma, tipico del suo genere, Luci della Città si afferma come un film senza tempo, capace di catturare gli umori e le assurdità di quei tempi. Una pellicola perfetta nella sua ingenuità e nel suo realismo, filtrato dalle gag e da un’estetica elegante e impeccabile.

M – Il mostro di Düsseldorf, di Fritz Lang (1931)

I migliori film

Definire M – Il mostro di Düsseldorf un capolavoro è il minimo che si possa fare. Una città tedesca è terrorizzata da un maniaco che ha adescato e ucciso otto bambine. Con la popolazione presa dal panico, i poliziotti iniziano a cercare di scoprire l’identità del Mostro.

Per la prima volta nella storia, vediamo al centro delle vicende di un film un serial killer, tipologia di personaggio troppo negativo per gli standard di Hollywood. È qui il punto: la pellicola del tedesco Fritz Lang umanizza la bestia e rilancia le ipocrisie “ordinarie” della gente per bene. Rivelata la sua pazzia, il nostro personaggio esplode in uno dei monologhi più belli e coinvolgenti di sempre – ve ne abbiamo parlato qui.

Fritz Lang, forte del successo di Metroplis e ormai padrone del mestiere, costruisce un film dalla importante cifra simbolica e difficile da analizzare in poche righe. È geniale il suo associare un palloncino all’anima di una bambina morta; il montaggio è fuori da ogni schema, innovativo, mutato in parte dall’opera di Ejzenstejn. Questa pellicola è anche il prototipo del noir che si sarebbe sviluppato negli anni ’40 in America.

Accadde una notte, di Frank Capra (1934)

Film anni '30
Accadde una notte

Clark Gable e Claudette Colbert sono i protagonisti di una commedia vivace e coinvolgente. Una viziata ereditiera, Ellie, scappa dalla sua ricca famiglia per raggiungere New York e sposare l’uomo dei suoi sogni; per viaggiare sceglie l’autobus, sul quale conosce un giornalista disoccupato e calcolatore, Pietro. Quest’ultimo, dopo aver riconosciuto la ragazza per la sua fama, si offre di accompagnarla e aiutarla in cambio di uno scoop esclusivo. Ellie accetta, anche perché il pullman e la Grande depressione non sono adatti a una ragazza che non conosce la vita reale. La relazione fra i due è destinata a trasformarsi in qualcosa di importante.

Accadde una notte rappresenta una commedia fresca e attuale; ha fatto scuola, molto influente nel porre le basi della commedia classica. Fu il primo film della storia a vincere i 5 Oscar principali (film, regia, sceneggiatura, attore e attrice) e il primo a raccontare una storia d’amore on the road, formato poi ripreso diverse volte negli anni successivi.

Frank Capra, italiano naturalizzato statunitense, mise il primo importante tassello della grande tradizione di commedie sentimentali holliwoodiane. Accadde una notte è una storia d’amore ingenua e semplice, la quale ruota attorno al tira e molla di due personaggi interpretati da grandi divi del tempo.

Tempi Moderni, di Charlie Chaplin (1936)

I migliori film

Tempi Moderni manifesta l’universalità delle tematiche affrontate da Chaplin. Parlare della condizione degli operai sfruttati e scatenare la simpatia di tutti, poveri e ricchi, non è operazione semplice. Questo è possibile perché il film non ha la pretesa di proporre analisi complesse e soluzioni improbabili; lavora sul concetto di empatia, difficile da non provare nei confronti di un protagonista buffo, impacciato e protagonista di gag divertenti quanto simboliche. Sebbene la scena iniziale lanci un messaggio molto forte, ovvero il paragone metaforico fra il branco di pecore e gli impiegati che vanno al lavoro, la pellicola si caratterizza attraverso un’estrema semplicità, impreziosita dalle qualità espressive dell’autore.

Tempi Moderni è strutturato come un film muto e ne sfrutta i tempi e la struttura. Chaplin, scettico nei confronti del sonoro, era convinto che se il suo personaggio avesse parlato avrebbe perso la forza poetica. Il suono lo sentiamo attraverso le radio, ma non c’è mai un dialogo vero e proprio.

Una curiosità sta nel fatto che il regista/autore decise di fare il film ispirandosi a un colloquio che ebbe con Mahatma Ghandi, il quale criticò la tendenza “all’industrializzazione sconsiderata con in mente solo il profitto”.

Il risultato fu un capolavoro assoluto, valorizzato da uno dei finali più potenti e significativi di sempre: Charlot e la monella si avviano per la strada, andando simbolicamente incontro al futuro incerto dell’uomo moderno, ma con un sorriso.

La grande illusione, di Jean Renoir (1937)

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La grande illusione è considerato da molti il film di guerra per eccellenza. Un’opera francese di vitale importanza e fra i più rappresentativi del Realismo poetico – di cui vi parliamo meglio più avanti. Ambientata durante la Prima Guerra Mondiale, è una pellicola anti-militare che si muove nell’opposizione fra illusione e realismo.

Il tema è quello delle barriere di classe da superare con l’amicizia, con la solidarietà, e l’illusione di una guerra che dovrebbe essere l’ultima, combattuta in maniera cavalleresca e ingenua quando non ci sono ancora bombe atomiche. Il film venne censurato, infatti, dal nazismo; distribuito proprio mentre l’esercito tedesco occupava Vienna.

La grande illusione è mediamente considerata la massima espressione del regista Jean Renoir, figlio del noto pittore. Vede nel cast Jean Gabin, che l’anno dopo si sarebbe confermato con Il porto delle nebbie di cui vi stiamo per parlare.

Il porto delle nebbie, di Marcel Carné (1938)

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Il porto delle nebbie è uno dei film manifesto del Realismo poetico, importante corrente cinematografica nata in Francia. Questa avanguardia voleva mettere in primo piano storie legate a personaggi emarginati fra ladri, criminali e poveri; elementi che andavano in direzione opposta al cinema americano, il quale avrebbe iniziato a parlare alle classi poco agiate solo 30 anni dopo, con la New Hollywood. Il cinema francese di quegli anni metteva in luce il crudo realismo legato alla difficoltà della vita, senza voler necessariamente far evadere lo spettatore, ma dandogli la possibilità di identificarsi maggiormente con una realtà che più gli apparteneva. Tuttavia i film di questa corrente erano caratterizzati da una grande forza emotiva, raccontando di “eroi tragici” il cui destino era già segnato.

Il porto delle nebbie, dunque, racconta di un disertore dell’esercito che si innamora di una malinconica ragazza, terrorizzata dal tutore che ella sospetta essere l’assassino del fidanzato. Le vicissitudini che seguono sono inevitabilmente drammatiche e sanguinarie.

Il film di Marcel Carné introduce elementi da gangster movie e influenza il Neorealismo italiano, la Nouvelle Vague e la New Hollywood. Il porto delle nebbie consacra anche il mito di Jean Gabin, anti-divo del cinema e rappresentante della fisionomia romantico-populista dell’uomo semplice e rude.

Susanna!, di Howard Hawks (1938)

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Caposaldo delle comedy frizzanti e quasi demenziali, Susanna! ha come protagonisti una delle coppie più funzionali della storia del cinema: Katharine Hepburn e Cary Grant. Un paleontologo di successo, il giorno prima di sposare la sua segretaria, conosce casualmente un’ereditiera stravagante e capricciosa. La donna gli causa diversi guai, fino a portare l’uomo all’inseguimento di un leopardo. Dopo essersi dichiarati reciprocamente innamorati, i due distruggono accidentalmente il brontosauro che il paleontologo stava ricostruendo.

Susanna! è un perfetto puzzle di gag, equivoci e guerra tra i sessi. Importante esempio per le commedie esilaranti e al limite dell’assurdo che sarebbero venute dopo.

Ombre rosse, di John Ford (1939)

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Mettete insieme una prostituta, un banchiere, un commerciante di liquori, una donna incinta, un dottore alcolizzato, un evaso di prigione e uno sceriffo e avrete un mix esplosivo. Sullo sfondo del New Mexico del 1880, John Ford cuce un western su varie tipologie di esseri umani, diversi e sinceri, riuscendo a realizzare un prodotto che trascende il genere stesso.

Il tutto a servizio di un’opera epica senza tempo, che utilizza questo genere per raccontare le emozioni umane più vere e per questo immortali. Ombre Rosse è il primo grande western del leggendario John Ford. Da qui, la tradizione sarebbe poi continuata anche con i nostri Leone e Corbucci.

Il Mago di Oz, di Victor Fleming (1939)

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Il capolavoro di Victor Fleming, tratto dal noto romanzo per ragazzi, è un’esplosione di canti, colori pastello e sogni ad occhi aperti. Vede una giovane Judy Garland nel ruolo della protagonista Dorothy: scelta più che mai azzeccata dalla MGM. La ragazza, già fra le regine dello star system, recita bene e canta divinamente; la sua Somewhere Over The Rainbow è tutt’ora una delle canzoni più famose della storia del cinema.

Il film viene “dipinto” in Technicolor, che negli anni ’30 stava rivoluzionando il cinema in larga scala. Il Mago di Oz affronta la tematica della ricerca della strada di casa, fortemente simbolica e spesso affrontata da storie di vario genere.

Per trovare casa, però, non possono mancare il coraggio, il cervello e tanto cuore. Saranno i compagni di viaggio di Dorothy a trovarli, dentro se stessi, per poi metterli a servizio del mondo.

Il Mago di Oz figura al decimo posto nella classifica dei più grandi film americani di tutti i tempi, stilata dall’American Film Institute nel 2007. È disponibile su Netflix.

Via col vento, di Victor Fleming (1939)

I migliori film

Via col vento, tratto dall’omonimo romanzo, nasce con l’ambizione di realizzare un film veramente mastodontico. Quattro ore per raccontare la storia di Rossella O’Hara, la quale vive il dramma della Guerra Civile, dalla prospettiva del Sud battuto, ed è divisa in amore fra due uomini, Rhett e Ashley.

Via col vento rappresenta un’epopea tragica entrata con forza nella cultura popolare. Le frasi “francamente me ne infischio” e “dopotutto, domani è un altro giorno!” pronunciate da Rhett e Rossella ancora sono in cima alle citazioni più influenti del cinema. Il film è stato citato 200 volte da altre opere, fra parodie e riferimenti espliciti. La pellicola conferma anche due divi come Vivien Leigh e Clark Gable sul tetto del mondo di Hollywood.

Il secondo film di Fleming presente nel nostro articolo vinse 8 Oscar a fronte di 10 nomination (fra cui film, regia, sceneggiatura, attrice). Hattie McDaniel fu la prima attrice afroamericana a vincere la statuetta dorata. Nonostante sia tutt’ora controverso, in quanto con palesi problemi di razzismo e sessismo – solo in parte giustificati dal contesto culturale del tempo – Via col vento è comunque un meraviglioso viaggio d’avventura. Rappresenta la massima espressione del cinema di finzione, condito da inquadrature mozzafiato, effetti speciali all’avanguardia e dall’esplosione del Technicolor di quegli anni.

Via col vento è stato inserito al sesto posto nella classifica dei migliori film americani di tutti i tempi dell’American Film Institute. Anche questo film è disponibile nel catalogo di Netflix.

Leggi anche Via col vento: il film preferito di Hitler.

Questi sono alcuni tra i migliori film degli anni ’30, validi per cercare di inquadrare meglio quel decennio. Quali sono i vostri preferiti?

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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