Unorthodox: la serie al confine tra religione e libertà

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Unorthodox

Con la miniserie Unorthodox entriamo a far parte di una storia d’amore in maschera, dove solo alla fine, comprendiamo perché la protagonista ha deciso di togliersi la sua.

La narrazione di questa miniserie, si basa sul racconto del 2012 di Deborah Feldman: “Ex ortodossa. Il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche”. Rilasciata da Netflix il 26 marzo 2020, in breve tempo ha scalato la classifica dei contenuti più visti in Italia arrivando al sesto posto. 

Questa nuova miniserie ha anche la particolarità di essere in tre lingue, inglese (doppiato), tedesco ma soprattutto yiddish, che gli autori decidono di non doppiare e di lasciare solo i sottotitoli in italiano, per rendere il contenuto ancora più autentico.

Cerchiamo di capire perché Unorthodox è così fresca e innovativa e quanto si allontana da altre storie che già conosciamo.

L’AMORE

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L’amore che tutti conosciamo segue molto spesso delle fasi tipiche che possiamo ridurre ad attrazione visiva, poi emotiva – mentale e infine decidere di stare insieme se il sentimento è reciproco.

I due protagonisti, Esty e Yanky elaborano queste fasi in modo totalmente diverso; la loro fede ultra-ortodossa chassidica non gli permette di scegliere, ma sono le famiglie a concordarsi per farli sposare.

Questo elemento si rivela inizialmente un salvataggio per entrambi, Esty dal passato doloroso che cerca in tutti i modi una vita serena e felice, un punto dove ripartire per costruire se stessa; Yanky un ragazzo estremamente timido, poco attraente e introverso, che fa fatica a volare con le sue ali, continuamente oppresso dalla madre.

L’amore in questa serie svolge un ruolo fondamentale, sia nel suo senso fisico che in quello emotivo. Sarà proprio la necessità della ricerca di un figlio, a distruggere la sottile campana di vetro in cui vive la coppia e a rivelare una serie di aridi rituali a cui entrambi devono sottostare.

La storia d’amore che vediamo rappresentata in Unorthodox, è diversa da altre storie viste sul grande schermo per le sue modalità, una religione che segna due giovani, che sembrano gli unici nella comunità chassidica a non riuscire ad avere un figlio, un contatto tra i corpi che avviene solo nel giorno del matrimonio, quando i due si stringono le mani, una fuga oltreoceano per scappare da una dolorosa richiesta.

RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ

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Unorthodox si potrebbe definire un quadro ricco di elementi così particolari, da renderlo intrigante alla vista di chiunque.

Uno di questi è la ricerca di sé stessi, Esty ha un passato che rinnega, che nasconde sotto la maschera del suo matrimonio, sotto alla parrucca che deve indossare per non far mostrare i suoi capelli (rasati) ad altri uomini.

Questo passato però pulsa nella mente e nel cuore di Esty e sembra la sua unica via d’uscita di fronte alla spiacevole vita coniugale.

Attraverso solo 4 puntate vediamo come il personaggio e la vita della protagonista, cambiano notevolmente, saranno elementi come: la ricerca di qualcosa che la renda più di una semplice moglie e madre, in questo caso la musica e nuove amicizie che le fanno capire come i suoi coetanei di 19 anni, vivono molto più spensieratamente la loro vita.

Esty ricerca e si perde in se stessa, non si crede capace di nulla, ma alla fine si ricongiunge con le sue aspirazioni verso una nuova vita.

UN’EBREA IN GERMANIA

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Il tema della religione ebraica ultra ortodossa chassidica fa da sfondo a tutta la narrazione.

Non è casuale la scelta di far ambientare il presente di Esty in Germania, proprio la stessa nazione da dove era nato tutto ciò che ha portato all‘olocausto.

Le tradizioni e i rituali non vengono abbandonati dai protagonisti nemmeno a Berlino, Yanky e suo cugino Moishe ad esempio, coprono il corpo seminudo della donna ritratta in un quadro nella camera d’albergo, oppure vanno alla ricerca degli antenati nel cimitero di Berlino.

L’olocausto vive nella mente e nel corpo di Esty, come di tutti gli ebrei, ma già dai primi fotogrammi di questa serie comprendiamo che il modo di pensare a Berlino è cambiato, anche dagli stessi ebrei. Una scena che riflette questa nuova scuola di pensiero la vediamo nella prima puntata, dove Esty e i suoi nuovi “amici” si dirigono al lago e discutono cosa far visitare alla nuova arrivata.

I ragazzi sembrano fare ironia su alcuni monumenti ebraici ma in realtà tutti hanno radici diverse, solo uno di loro è davvero tedesco. Esty risponde alle provocazioni affermando: “I miei nonni hanno perso i loro famigliari nei campi” e sarà proprio una ragazza israeliana a risponderle, a tono: “Come molti in Israele, ma ora difendiamo il presente inutile piangere sul passato“.

Quest’ultima affermazione rivela quanto sia una serie innovativa, fuori dagli schemi che decide di affrontare numerose tematiche complesse con semplicità e schiettezza.

Unorthodox

Per concludere, Unorthodox è un grido di cambiamento che squarcia il cielo, di una realtà semi sconosciuta ma che si rivela al mondo in tutte le sue caratteristiche dove la voce della protagonista femminile sovrasta tutte le imposizioni.

A voi è piaciuta?

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Aspirante regista, in perenne ricerca di contenuti cinematografici sconosciuti e fuori dagli schemi ordinari.

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