Non è una novità definire Billy Wilder uno degli autori più lucidi e innovativi della Hollywood classica. Capace come pochi di infarcire la commedia con elementi decisamente amari, ha saputo irridere il mondo in cui viveva. E questo, mantenendo sempre un’eleganza e uno stile che ci hanno fatto pervenire alcune delle più grandi commedie di tutti i tempi. Tra queste: L’appartamento.

Se con Viale del tramonto era riuscito a scalfire l’aura dei grandi divi di Hollywood e con A qualcuno piace caldo aveva destabilizzato l’immaginario gangsteriano degli anni 20, con L’appartamento siamo in un territorio del tutto nuovo. È il 1960 e il boom economico e finanziario imperversa in tutto il mondo, portandosi con sé nuove figure, nuove relazioni e soprattutto nuove dinamiche sociali.

L'appartamento

L’idea iniziale di Wilder per la sua nuova commedia era molto semplice. In un appunto sul suo taccuino si legge infatti: “sarebbe interessante approfondire un uomo che ogni volta che si infila nel suo letto, trova le lenzuola ancora calde per consumati incontri tra terzi. Un’idea perversa e onestamente molto ammiccante già di per sé. Un’idea che nelle abili mani di Wilder (e del suo co-sceneggiatore I.A.L. Diamond) si è enormemente trasformata ne L’appartamento. Una satira lucidissima e amara sul ricatto sociale e sul degrado morale dell’individuo.

 

La trama: Baxter, l’appartamento, gli amanti

L'appartamento

L’appartamento che dà il nome al film è quello di C.C. Baxter (Jack Lemmon). Egli è un semplice impiegato di una grande compagnia assicurativa newyorkese che conta la bellezza di 31.259 impiegati. “Un numero superiore all’intera popolazione di Netchez, Mississippi” come recita bene il film in apertura, tutti stipati in un palazzo gigantesco, simbolo e nemesi del sistema. E Baxter è lì, “19° piano, reparto polizze ordinarie, settore contabilità premi, sezione W, scrivania numero 861”, perso tra la miriade di colleghi seduti alle loro scrivanie intenti a battere forsennatamente sulle loro macchine IBM.

Eppure Baxter non è uno come gli altri. Ha una peculiarità. È conosciuto tra i grandi capi dell’azienda perché presta, praticamente tutti i giorni, il suo umile appartamento in Central Park per i loro incontri extra-coniugali. Uno sforzo che lo costringe a passare intere notti a vagabondare per la Grande Mela. Concesso al fine di ottenere promozioni e incentivi lavorativi, il prestito diventa ben presto una forma di ricatto sociale (e di classe) al quale Baxter non sa più come sottrarsi.

In particolare, le cose si complicano quando “Buddy” Baxter si innamora di Fran Kubelik (Shirley MacLaine), ascensorista del grattacielo e amante del grande dirigente Jeff D. Sheldrake (Fred MacMurray). Quando anche quest’ultimo inizierà ad utilizzare il famigerato appartamento per i suoi incontri con Fran, ecco che avrà avvio la parabola di redenzione del povero Baxter.

L’appartamento alla fine è tutto qui in queste poche indicazioni. Una tragi-commedia che si svolge in interni, tanto pieni di gente quanto silenziosi. Ed è proprio in questi interni, enfatizzati da un insolito formato panoramico, che si svolge il dramma che accomuna tutti i personaggi: quello della solitudine urbana moderna e delle sue imprescindibili maschere sociali.

 

Personaggi e attori

L'appartamento

Come tutti le commedie “da camera” che si rispettino, anche L’appartamento ha come punto focale i suoi tre personaggi protagonisti, abilmente interpretati dai tre grandi attori già citati. Tutta la storia, infatti, gira attorno alle relazioni che si creano tra l’impiegato Baxter, l’amante Fran e il capo Jeff.

Per Billy Wilder, Jack Lemmon fu una scelta naturale data la prova comica appena mostrata in A qualcuno piace caldo dell’anno precedente. Lemmon è capace di dare molto spessore al suo Baxter, unendo nel suo volto apatia, tenerezza, ma anche una buona dose di tenacia. Sotto la persistente loquacità da “impiegato che vuol far carriera” si cela, infatti, tutta la fragilità e l’insicurezza dell’uomo medio per eccellenza. Un’espressività così sfaccettata da rendere credibile l’arco narrativo del suo personaggio, e da fargli ottenere un Golden Globe, un BAFTA e una nomination agli Oscar.

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Anche Shirley MacLaine, notata in Qualcuno verrà – melodramma di Vincente Minnelli nel quale rubava la scena a figure leggendarie come Frank Sinatra e Dean Martin – si rivelò essere la prima scelta di Wilder. Lontana dalle movenze marcate à la Marilyn, la MacLaine si rivelò l’interprete più giusta per l’ascensorista Fran. Un personaggio capace di passare con estrema facilità dalla spigliatezza nel comando dell’ascensore al tormento delle sue pene d’amore.

Non ultimo è da segnalare anche il quarto protagonista, Dr. Dreyfuss, il vicino di casa con il quale Baxter intrattiene scambi comici. Personaggio macchiettistico per eccellenza interpretato da Jack Kruschen (anch’egli nominato all’Oscar), Dreyfuss assume anche un ruolo definitivo. Sarà proprio lui ad indicare a Baxter la retta via da seguire.

 

Il ricatto sociale

L'appartamento

Billy Wilder non la manda di certo a dire: L’appartamento è forse la sua commedia più cinica ed amara. Abbiamo, infatti, messo in luce più volte nel corso dell’articolo quanto il film sia una metafora a più livelli del ricatto sociale. Una disparità che è di classe e quindi, più in generale, una disparità di potere.

Ogni personaggio all’interno del film è sottoposto ad un ricatto relazionale, un rapporto che spesso è caratterizzato e guidato dalla mera logica dell’interesse. Baxter è costretto a cedere la sua casa per ottenere migliori possibilità di carriera. Fran è innamorata di un uomo che la usa quando gli conviene e che la riempie di scuse.

Ma questo “gioco al ricatto” non è solo ai danni di quelli che palesemente sono più deboli. Così anche lo stesso Jeff è costretto a mantenere le apparenze della sua relazione extra-coniugale, finché questa non sarà portata alla luce dalla sua segretaria. E così pure gli altri avventori dell’appartamento di Baxter sono costretti ad usarlo perché sarebbe riprovevole per la loro posizione utilizzare una camera d’albergo.

In fin dei conti tutti soccombono a queste dinamiche dettate essenzialmente da interessi individuali o monetari. Il che non significa che lo spettatore non provi empatia per la condizione in cui si trovano sia Baxter che Fran, ma che anch’essi non sono esenti da critiche. Wilder lo sapeva molto bene, tanto che dichiarò che “ne L’appartamento tutti hanno i propri torti”. Insomma, come a dire, che per quanta pietà si possa provare per la condizione di debolezza dei due protagonisti, una soluzione c’è sempre.

E, alla faccia di chi vuole Wilder cinico fino al midollo, ecco che il regista ci propone la sua personale soluzione. È proprio il già citato Dr. Dreyfuss a dare all’ormai assistente-del-direttore-Baxter il consiglio definitivo: diventare Mensch, diventare “uomo”. In un mondo di gente che si abbandona al gioco delle apparenze – non sembrano tutti bambini alla festa aziendale di Capodanno?! – l’unica cosa da fare, come prescrive il dottore, è “rimettere senno e diventare un essere umano”.

 

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Alberto Candiani

Alberto Candiani

Un veneto esportato a Bologna, con una laurea in cinema da mostrare e molta curiosità per tutto ciò che si può vedere, leggere e ascoltare.

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