Adesso che avete visto Tiger King, potete guardare Tigertail

Avete finito la miniserie Tiger King e non sapete cosa guardare? Lasciatevi persuadere e cambiate completamente genere, guardate Tigertail.

0
997
Tigertail

Se già prima il binge watching era un bel problema, con la quarantena sta sfuggendo di mano. Uno degli effetti è che la miniserie Netflix, Tiger King, ha raggiunto un volume di spettatori inatteso. Negli Stati Uniti è stata vista da più di trenta milioni di persone e la copertura mediatica è stata altrettanto massiccia.

Adesso che avete visto l’accattivante serie incentrata su Joe Exotic, non sapete cosa guardare? Tigertail potrebbe essere la soluzione al vostro problema.

I due contenuti sono diametralmente opposti, sia come formato, che come argomenti, l’unica cosa che li accomuna probabilmente è la parola Tiger nel titolo. Perché, dunque, sto consigliando un film che non ha nulla a che fare con il commercio illegale di tigri, debiti, traffici illeciti e personalità disagiate?

La ragione è che alcuni contenuti raggiungono facilmente la viralità, mentre altri hanno bisogno di una spintarella maggiore, anche se meriterebbero di raggiungere lo stesso volume di spettatori.

Tigertail è uno di questi. Un film un po’ di nicchia per certi aspetti, ma per le emozioni che veicola può toccare tutti nel profondo, con delicatezza ed eleganza.

Tigertail

Di cosa parla Tigertail? (No spoiler)

Tigertail  segna l’esordio della carriera di Alan Yang come regista, scrittore e produttore di lungometraggi. Si basa approssimativamente sulla vita di suo padre, vissuto a Taiwan ed emigrato negli Stati Uniti per rincorrere the American dream.

Anche il protagonista, Pin-Jui, ha passato la giovinezza a Taiwan, per poi trasferirsi in America negli anni ’60. Ora, Pin-Jui è un uomo di circa sessant’anni, ha una figlia adulta, un figlio in giro per il mondo, ed è divorziato. La morte di sua madre, rimasta a Huwei (piccolo comune di Taiwan, chiamato anche Tigertail), porta alla mente di Pin-Jui i ricordi della sua vita. Iniziano ad alternarsi alla narrazione i flashback della sua infanzia, passata con la nonna, e della sua giovane età, fatta di povertà e stenti e trascorsa al fianco della madre. Solo un personaggio rimane costante in entrambi i periodi ritornati alla mente, si tratta di Yuan, prima amica di giochi, poi l’unico grande amore della sua vita.

La difficile vita e la rigida educazione che gli è stata impartita l’hanno reso un uomo imperturbabile, freddo, distaccato e infelice. Per non farsi toccare dal dolore, ha costruito attorno a sé un muro impenetrabile, che nemmeno l’attenzione della moglie o l’amore della figlia Angela hanno potuto scalfire. Come possono essere ricostruiti i legami famigliari, quando due persone non riescono a comunicare?

Tigertail

Perché guardare Tigertail?

1. Per riflettere sulla famiglia, sull’amore, sulla solitudine.

In questi mesi, stiamo facendo esperienza di un tipo di solitudine, determinata dalla distanza fisica rispetto alle persone a noi care. Tigertail fa riflettere su un altro tipo di distacco sociale, una condizione di isolamento emotivo che certe volte creiamo inconsciamente. Abbiamo paura di soffrire e di mostrare la nostra vulnerabilità, quindi costruiamo barriere invisibili. Ma ci stiamo davvero proteggendo in questo modo?

L’esperienza di Pin-Jui ci mostra quanto siano importanti i legami famigliari ma anche le amicizie e le relazioni. Perché in fondo, una volta ottenuto una stabilità economica e persino il successo, l’amore (in senso lato) è l’unico sentimento che può salvarci da noi stessi, no?

Tigertail

2. Per la fotografia.

La fotografia di Tigertail è molto elegante, la scelta dei colori e degli spazi influenza notevolmente le sensazioni che una sequenza trasmette. Per esempio, nella sequenza iniziale vediamo un piccolo Pin-Jui correre in un sentiero, tra i campi di riso. La sequenza, ricca di giallo e verde intenso, richiama una dimensione di ricordo infantile e di gioia in stile Terrence Malick.

Nei ricordi della giovinezza di Pin-Jui c’è invece una sequenza che sembra uscire da un film di Wong Kar-Wai, con un dolce motivo di sottofondo e due innamorati che corrono mano nella mano.

Infine, le sequenze dedicate al presente sono più rigide, simmetriche, immobili. Come se il silenzio tra padre e figlia, oltre ad essere percepito a livello uditivo, fosse persino percepibile a livello visivo. (Alcuni critici hanno giudicato negativamente queste sequenze, dicendo che smorzano l’atmosfera, ma, per il motivo che vi ho appena spiegato, secondo me hanno più che senso.)

Tigertail

3. Per l’attore protagonista, Tzi Ma.

Tzi Ma, attore americano di origini cinesi, interpreta Pin-Jui adulto e finalmente ha ottenuto il riconoscimento che si merita. Dopo aver passato buona parte della sua carriera come attore di supporto – quando serviva un attore asiatico – ha avuto modo di impersonare un personaggio centrale e a tutto tondo.

Di recente, ci ha donato una bellissima interpretazione in The Farewell (la recensione), ma in Tigertail raggiunge il livello successivo. Nella sua performance c’è attenzione e cura nella scelta di ogni espressione facciale. Nonostante Pin-Jui sia un uomo austero che nasconde le proprie emozioni, riusciamo a percepire dai suoi occhi il lutto per la madre, o la preoccupazione per la figlia.

Tigertail

4. Per avvicinarci a una cultura diversa e a una storia raramente raccontata. 

Alan Yang ci parla delle sue radici, di Taiwan e dell’immigrazione in America della popolazione asiatica. Argomenti raramente trattati e poco conosciuti.

Vediamo Taiwan negli anni ’50, quando il partito nazionalista cinese (Kuomintang) era al potere. Inoltre, la fabbrica di Huwei, con scarse condizioni di sicurezza e in cui i dipendenti lavorano allo stremo delle forze, ci mostra la povertà del piccolo comune. Questa condizione di miseria si riflette anche nella piccola casa di Pin-Jui e nei discorsi della madre, rassegnata a quella condizione.

L’arrivo in America è ancora più desolante, la distruzione del sogno americano è una grande batosta per il protagonista, che ha rinunciato all’amore per la fortuna economica. Il successivo rifiuto della madre di trasferirsi da lui è probabilmente l’ultimo colpo di grazia, che lo farà chiudere in sé stesso in modo irrimediabile.

Entriamo a contatto con una cultura e una storia totalmente diversa dalla nostra. Infine, dal momento che la lingua fa parte della cultura di un paese, il fatto che non sia doppiato è da considerare una dote, che rendere l’esperienza più coinvolgente.

Mi rendo conto che cimentarsi nella visione di un film non doppiato, per noi italiani, sia difficile e che leggere i sottotitoli sia una scocciatura che non tutti sono disposti ad accettare. Ma i dialoghi non sono troppo complessi, e non vale la pena di perdersi Tigertail per colpa della barriera linguistica.

Questa e altre recensioni su CiakClub.

Ricerco nell’arte l’espressione tangibile dei miei pensieri e la confutazione degli stessi.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here