Realizzare uno spin-off senza deludere non è semplice: bisogna evitare di essere banali o ripetitivi, non snaturare troppo le atmosfere e i personaggi della serie originale, creare una storia che sia coerente e coinvolgente. Ancora peggio se la serie di partenza è Breaking Bad, acclamata da molti come capolavoro: il confronto è automatico, è difficile mantenere lo stesso livello qualitativo, senza deludere lo spettatore, senza far pensare che tutto sommato lo spin-off non sia che un’aggiunta inutile. Eppure, Better Call Saul 5 dimostra quanto tutto questo sia difficile, ma non impossibile.

Una qualità altissima, un’attenzione maniacale ai dettagli, una costruzione lenta e accurata: sono tutte caratteristiche che Vince Gilligan ci ha abituati a ritrovare nei suoi prodotti e che non mancano in Better Call Saul. Ma in questa stagione è riuscito a sorprendere particolarmente lo spettatore, ribaltando le nostre aspettative (che avevamo pronosticato a inizio stagione qui). Sapevamo che Jimmy McGill avrebbe avuto la sua definitiva trasformazione in Saul Goodman, che la sua carriera da avvocato si sarebbe incrociata sempre più con quella di piccoli delinquenti e poi del Cartello Messicano. Ci aspettavamo il suo emergere, elevarsi e spiccare tra gli altri personaggi, ormai troppo lontani da lui.

Invece, Better Call Saul 5 ci ricorda che Saul Goodman è un uomo mediocre, che non basta cambiare nome per dimenticare la fallimentare vita di Jimmy McGill. In compenso, sono gli altri personaggi a spiccare, a crescere: Mike, che da solo regge le fila del complesso gioco dei Cartelli; Lalo Salamanca, capace di creare tensione con un sorriso a trentadue denti; ma, soprattutto, Kim Wexler, che si dimostra il personaggio più forte che Saul Goodman possa avere al proprio fianco.

Se non avete ancora visto Better Call Saul, vi consigliamo caldamente di recuperarla. Da qui in poi l’articolo contiene Spoiler!

L’ILLUSIONE DEL POTERE

Saul

Ad inizio stagione Saul Goodman sembra invincibile. Lontano dalle umiliazioni subite, il nuovo Jimmy ha un progetto ambizioso in mente che sembra concretizzarsi in fretta: i clienti sono sempre di più, le idee di marketing funzionano, Saul inizia a vedersi riconoscere il rispetto che Jimmy McGill non ha mai avuto.

Saul ha un vero e proprio delirio di onnipotenza. Per mantenere questi nuovi successi, per creare un personaggio nuovo e brillante, è disposto a tutto. Saul non è un buon avvocato, non sa vincere in aula con mezzi tradizionali, ma è un uomo estremamente furbo e spregiudicato. I suoi mezzi scorretti e meschini gli permettono di conquistare sempre più obiettivi, illudendolo di essere capace di qualsiasi cosa. Così mente a Kim, attacca Howard ed è sempre più convinto delle proprie potenzialità.

I flashforward che aprono la stagione ci ricordano che anche il Saul Goodman di successo che conosciamo in Breaking Bad è destinato a crollare, ma in tutta la prima parte della stagione crediamo in Saul, lo assecondiamo. Lo asseconda Kim, sposandolo proprio quando la loro storia sembra finita, senza anelli né invitati, ancora una volta al solo scopo di nascondere gli inganni di Goodman stesso. Lo assecondano i Salamanca, che lo assumono per difendere Lalo.

Il rapporto tra Saul Goodman e il Cartello Messicano è interessante: da un lato non ha scelta, i Salamanca gli impongono di lavorare per loro e sono troppo pericolosi per poter accettare un rifiuto; dall’altro Saul capisce che quello è il suo posto. Si sente a suo agio con i criminali, più che con gli altri avvocati. Conosce i pericoli del cartello, ma solo per via indiretta. Nel suo delirio di onnipotenza è convinto di poterli gestire tranquillamente. Non gli basta che Lalo sia arrestato con una cauzione da 7 milioni di dollari, un fallimento per l’avvocato. Non ha paura di fare da corriere nel deserto messicano.

LA DISCESA ALL’INFERNO

Saul

L’ascesa di Saul Goodman non fa altro che condurci alle ultime, decisive, tre puntate. È qui che arriva tutto ciò che non ci aspettiamo. È qui che Saul scopre di essere un uomo mediocre di fronte all’Inferno. E per lui, l’Inferno ha la forma del deserto Messicano.

È qui che si scontra con la realtà, che si ricorda di essere mortale. La sparatoria, il caldo, la sete, la fatica. Saul Goodman sarebbe morto nel mezzo del deserto se non fosse arrivato Mike, uno stoico e deciso Virgilio che lo guida al sicuro. Ancora in nome della famiglia, della nipote, Mike è pronto al sacrificio, elevandosi al di sopra di Saul, il quale si rivela poco disposto a lottare anche per la propria vita quando la situazione si complica.

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Quando tornerà a casa e dirà a Kim che l’unico pensiero al quale si è aggrappato per uscire dal deserto era l’amore per lei, sappiamo che sta mentendo. Non che Saul non ami Kim, ma non è un sentimento forte fino a questo punto. Istintivamente ci sembra di risentire le parole di Walter White: L‘ho fatto per me. Mi sentivo bene. Ero bravo.” 

La differenza tra Walter e Saul è che il primo non ha nulla da perdere: il suo cambiamento è repentino, dal momento in cui scopre di essere un malato terminale ogni sua inibizione sparisce. Saul, invece, non ha la stessa forza né la stessa motivazione. Per questo per lui affrontare la Morte nel deserto è un vero e proprio trauma che rischia di far crollare ogni sua ambizione.

KIM

Saul

A questo punto ci saremmo aspettati che ad attendere Saul all’uscita dal suo Inferno ci sia una Kim-Beatrice, ferma nel cercare di ricondurlo sulla buona strada, magari pronta a lasciarlo in caso contrario. Kim sa che è successo qualcosa nel deserto, ma non insiste troppo. Si prende cura di Saul, è preoccupata. Ma quando Lalo Salamanca bussa alla loro porta, in una scena tesissima, da guardare col fiato sospeso, è Kim che salva la situazione.

Kim Wexler si dimostra forte e brillante. Sa gestire la tensione meglio di Saul, sa cosa dire, sa come comportarsi. È sempre stato così: è un ottimo avvocato anche senza sotterfugi, ma sa ingannare riuscendo a farla franca. Kim è tutto ciò che Saul vorrebbe essere, ma non può.

Nell’ultima puntata, però, scopriamo che Kim è più simile a quell’ideale Saul Goodman di quanto non lo sia Jimmy. È lei disposta ad ingannare Howard, è lei a non farsi più scrupoli. È lei a diventare irriconoscibile, lontana, quasi spaventosa.

Ma su Kim incombe anche un’ombra: il suo personaggio in Breaking Bad non compare. In qualche modo la sua strada e quella di Saul Goodman si divideranno. Quest’ultimo, d’altro canto, troverà la sicurezza e la forza che gli mancano prima di incontrare Walter White. Cos’è che cambierà nella loro vita?

IL FINALE

Saul

Sappiamo già che Better Call Saul 5 è stata la penultima stagione della serie: la sesta sarà il definitivo anello di collegamento con Breaking Bad. Si prospetta una nuova stagione molto intensa, capace di mantenere alto il livello di qualità che Better Call Saul ha raggiunto.

Lalo Salamanca cercherà vendetta per l’attentato che Gus ha organizzato contro di lui. Ha ormai capito il doppio gioco di Nacho, che potrebbe essere quindi la prima vittima. Nacho è stato una pedina nelle mani di Gus e Mike, ricattato e costretto, e probabilmente presto sacrificato. Non sappiamo se Lalo deciderà di vendicare anche l’affronto di Kim. Sarà così che finirà questo personaggio che abbiamo imparato ad amare e, soprattutto in questa stagione, ammirare?

Sarà interessante anche vedere come si svilupperà il rapporto tra Kim e Saul. Il progetto contro Howard potrebbe diventare realtà, rendendo Kim sempre più disposta ad abbandonare la retta via e affiancare Saul, rendendolo il personaggio che conosciamo in Breaking Bad.

Per il resto, aspettiamo che sia Gilligan a sorprenderci. Sappiamo che sa farlo bene, e Better Call Saul 5 ne è la conferma.

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Gaia Franco

Gaia Franco

Lucana, studentessa a Bologna. Appassionata da sempre di cinema, letteratura e qualsiasi forma d'arte.

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