Cinque doppiatori che hanno superato la voce originale

Ci sono doppiatori italiani capaci di unirsi perfettamente al personaggio e farci dimenticare la sua voce autentica. Eccone cinque.

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Ci sono voci italiane prestate ad attori di tutto il mondo che hanno fatto la storia della settima arte. La tecnica del doppiaggio (e quindi il lavoro di doppiatore), difatti, prima di essere un procedimento funzionale al fine di comprendere quello che il personaggio afferma recitando, è una vera e propria arte. Ma in cosa consiste e soprattutto come ha avuto inizio?

Dare una definizione di doppiaggio è abbastanza semplice. Ognuno di noi, anche gli amanti più incalliti della lingua originale, avrà sicuramente visto almeno un film doppiato nella propria lingua madre. Per cui saprete già di cosa stiamo parlando. Si tratta di una tecnica grazie alla quale nei prodotti audiovisivi, come film e serie, ma anche videogames ed altro, viene sostituita la voce originale dell’attore con quella di un professionista di un’altra lingua, il doppiatore. Questo serve a garantire la comprensione da parte di tutti e quindi poter divulgare quel determinato contenuto o prodotto in altri Paesi.

Ma quando è nata questa esigenza e perché?

Per comprendere l’inizio dell’utilizzo di questo procedimento tecnico specifico bisogna fare un salto temporale di quasi un secolo. Siamo nel 1926 quando nasce e comincia a diffondersi il cinema sonoro, il quale, nel giro di tre anni porrà fine al cinema muto, affermandosi a tutti gli effetti come il nuovo modo di fare cinema. In questo momento, dunque, si pone il grande problema: come fare a pubblicare un film parlato in una certa lingua in un altro paese che utilizzi una lingua differente? Il primo tentativo di trovare soluzione al problema viene proposto dalle maggiori case di produzione, fra cui Warner Bros. e Fox, i quali optano per girare più volte la pellicola. Così, mentre le comparse vengono anche sostituite con attori che parlino la lingua richiesta, gli interpreti principali si servono di un gobbo dietro alla cinepresa che mostra loro come pronunciare le parole. Un lavoro piuttosto consistente, dunque, che vede la sua maggior prolificazione nella lingua tedesca, spagnola, francese e italiana.

Seppur la soluzione sia meritevole e rivoluzionaria per quegli anni, si presenta come molto macchinosa, richiedendo un lavoro immane. È necessaria un’alternativa.

Così nasce il doppiaggio, e per quanto riguarda l’Italia, il primo tentativo viene posto in essere da Louis Loffer ed Augusto Galli, i quali si cimentano in una scena di Maritati ad Hollywood. Il risultato è decisamente goffo e piuttosto scarso, ma danno il via all’inizio di un’era. A partire dagli anni ‘30 dello scorso secolo, infatti, la tecnica del doppiaggio diviene praticamente una prassi, avvallata ancora di più dal Fascismo: Benito Mussolini, promulga una legge ad hoc che vieta di far circolare in tutto il Paese film con una lingua diversa da quella italiana, per mantenere al primo posto la lingua della nazione.

Sono gli anni ‘50 e ‘60 quelli in cui si affermano le voci dei doppiatori quali Oreste Lionello, Ferruccio Amendola, Manlio De Angelis, Melina Martello e molti altri ancora. Fino ad arrivare agli anni ‘80 quando l’allora Fininvest afferma anche il doppiaggio milanese, affidando le edizioni italiane dei cartoni animati trasmesse proprio dalle proprie reti, alle cooperative di doppiaggio milanesi.

Intorno al tema del doppiaggio italiano ha sempre aleggiato una questione ancestrale: è il migliore al mondo? Noi non rispondiamo a questa domanda (anche perché per fornire una risposta adeguata dovremmo mettere in mezzo anche questioni legate al cervello, alla ricezione del suono, alle aree deputate alla percezione, etc etc.), ma vi presentiamo cinque magnifici esempi di doppiatori italiani. Dovrebbe essere sufficiente a farvi un’idea della cultura nostrana del doppiaggio, che non è sempre un male, sia perché funzionale, sia perché alcune volte può anche migliorare quel personaggio, quell’attore e di conseguenza quel film.

Oreste Lionello

La carriera di Oreste Lionello non è stata solo doppiaggio: ha lavorato in radio e nel mondo della televisione e per molti sarà sicuramente uno dei volti principali de Il Bagaglino. Ma per noi, Oreste Lionello è l’alter ego di Woody Allen. Difficile immaginare qualcun altro in grado di riproporre in modo così simile la personalità e la capacità dell’attore. Lionello, scomparso nel 2009, ha riprodotto perfettamente il nevrotico del cinema per eccellenza, la sua voce caratterizzata da balbettii continui e carica di insicurezza. Le battute taglianti e agghiaccianti di Woody Allen venivano rigettate allo spettatore grazie ad un timbro simile, ad un imperterrito tentennamento ed allo stesso tempo spedite con la medesima sicurezza di un lanciatore di coltelli a chi le udiva. La forza di Oreste Lionello e la sua bravura risiedevano proprio nella corrispondenza perfetta fra volto, comportamento e psicologia del personaggio con una voce che diventa il suo specchio. Insomma, alla fine della fiera, anche i puristi incalliti converranno che Lionello ha fatto di Woody Allen un personaggio migliore agli occhi del pubblico italiano, accentuando ancora di più le sue tipiche caratteristiche e rendendolo unico nel suo genere.

Queste le parole di Woody Allen nel ricordare il suo doppiatore: “È stato un onore per me poter dire qualche parola su Oreste Lionello. Tutta la mia popolarità in Italia è in gran parte merito suo. È stato abilissimo nel farmi sembrare un attore migliore ed una persona più divertente di quanto io sia davvero. Mi ha reso un eroe agli occhi del pubblico italiano. Quando sono riuscito ad avere la fortuna di incontrarlo, dopo molti anni, sono rimasto colpito da fatto che mi somigliasse parecchio e che fosse molto attraente. Mi ha rattristato tanto sapere della sua morte. Non so se qualcuno sarà mai all’altezza di sostituirlo. È stato un privilegio veramente per me essere doppiato da lui”.

Ferruccio Amendola 

Quella di Ferruccio Amendola è probabilmente la voce più celebre nel mondo dei doppiatori italiani. Se Oreste Lionello era riconducibile ad un solo volto (nonostante abbia doppiato molto di più), quella di Amendola è stata l’anima di Robert De Niro, Dustin Hoffman, Al Pacino, Sylvester Stallone e molti altri ancora. Da Roma città aperta, prima pellicola in cui si cimentò come doppiatore seppur per un breve frammento, la sua carriera fu un’esplosione continua. Il compito dei doppiatori, per Amendola era “quello di andare il più vicino possibile all’interpretazione dell’attore cui dà la voce…Obiettivo del doppiatore è capire quello che l’attore ha voluto dire, in qualunque lingua l’abbia fatto. Bisogna porsi al suo servizio”. La sua voce pastosa, che si svincolava dai diktat dell’epoca, sporcandosi di imperfezioni ed allontanandosi da quella dizione perfetta che veniva imposta. La voce di Amendola faceva e continua a far viaggiare. Rappresentava il volto di una fetta di attori americani, in gran parte anni ‘70, riflesso di una generazione moderna. Amendola aveva la capacità di essere naturale, autentico, di caratterizzare quei personaggi e renderli reali.

Francesco Pannofino

Terza voce inconfondibile che merita di diritto un posto in questa lista di doppiatori è quella di Francesco Pannofino, che vanta il merito di essere stato Denzel Washington, George Clooney, Philip Seymour Hoffman, Daniel Day-Lewis, Kurt Russell e molti, molti altri ancora. Per non parlare degli innumerevoli lavori per cartoni animati, audiolibri e tutto ciò a cui si può regalare il proprio inconfondibile timbro. Ma fra tutti i personaggi a cui ha lavorato, uno è rimasto maggiormente impresso nella nostra memoria: Forrest Gump, interpretato da Tom Hanks. La difficoltà di quell’indimenticabile personaggio stava sia nel riprodurre in maniera naturale, ma altrettanto unica l’handicap fisico di Gump, sia nel suo accento tipico dell’Alabama. Pannofino per ottenere quel lavoro fece tre provini focalizzandosi in modo particolare sul primo elemento, dimostrando di essere uno fra i doppiatori più versatili, capace di tirare fuori una voce calda e piuttosto rauca, ma anche decisamente meno profonda e sui generis. Il segreto per essere dei buoni doppiatori è quello di trovare una perfetta corrispondenza fra la lingua straniera e quella italiana, anche nei minimi dettagli e particolarità come ad esempio i vari accenti. Come disse Pannofino, “il doppiaggio è solo un trucco”.

Luca Ward

Le sue battute le sappiamo a memoria, le recitiamo di tanto in tanto e le citiamo ad una cena fra amici. Luca Ward è quella voce che dice “Al mio segnale scatenate l’inferno” o che declina Ezechiele 25:17 in Pulp Fiction. È un monumento al doppiaggio che fa emozionare ed entra dentro il personaggio trascinandoci con lui. Da Samuel L. Jackson a Brandon Lee, passando per Keanu Reeves e finendo a Russell Crowe: un vortice di sentimenti racchiusi in una voce pulita, profonda, potente e tremendamente emblematica, in cui non conta solo avere un “bel timbro”, ma anche e soprattutto tecnica ed un bagaglio emotivo che si porta dietro ogni volta che i suoi personaggi prendono vita.

Cristina Lionello

Abbandoniamo per un attimo l’universo maschile dei doppiatori e concentriamoci su quello femminile. Fra le mille voci che potrebbero essere citate, una fra tutte spicca ed è quella di Cristina Lionello, figlia di Oreste, la quale, negli anni, ha doppiato numerose attrici, fra cui Sharon Stone e Cate Blanchett. Personaggi fondamentali per il mondo della settima arte, dotati di un estremo impatto erotico e sensuale (riferendoci a Sharon Stone), che è spesso la dama bella e dannata, carica di un profondo eros. La voce di Cristina Lionello riproduce quella bomba ad orologeria, ricalcando egregiamente i suoi ruoli e quelle scene proibite che sono diventate celebri e hanno sollevato scalpore. Una voce suadente che si infiltra e penetra unendosi in perfetta comorbilità con il volto dolce, spigoloso e mordente della Stone.

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