Kurt Cobain, la fragilità dell’uomo dietro alla leggenda del grunge

26 anni fa ci lasciava Kurt Cobain. L'infanzia, il successo e la distruzione di una leggenda della musica che ha segnato la storia della musica.

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kurt cobain

Ho sempre avuto una passione piuttosto smodata nei confronti dei Nirvana, passione ereditata da un fratello maggiore che in epoca adolescenziale bombardava la mia mente con i loro cd, come se tentasse una sorta di innesto. Poi quei cd sono diventati miei ed ora che sono consumati e divorati dal troppo ascolto e dal tempo, sono solo oggetto feticci da collezione. La musica dei Nirvana e la loro storia hanno segnato un’epoca ed una generazione, ma è soprattutto grazie a lui, Kurt Cobain, frontman bello e dannato che esattamente 26 anni fa si toglieva la vita, che il mito e la leggenda si sono intensificati, diventando così un gruppo monumentale.

L’alba

kurt cobain

Kurt Cobain, all’anagrafe Kurt Donald Cobain, nasce il Febbraio del 1967 ad Aberdeen, quando la cittadina era nel pieno boom economico e si presentava come un’oasi felice dove crescere ed educare figli. Sguardo magnetico, bambino affabile, dolce e molto gentile con un talento innato per la musica evidente fin da principio. Ma in questa storia, non c’è molto spazio per l’idillio. Quando Kurt ha 9 anni i suoi genitori divorziano e quello che sarà un vero e proprio mito generazionale ed uno dei più importanti musicisti di sempre, vive quel momento come uno dei peggiori traumi: il suo sogno di famiglia e di stabilità che tanto ricercherà successivamente, in un attimo si riduce in frantumi. A concorrere al dramma che vive con forte imbarazzo, anche il non trovare un posto stabile, una casa che lo accudisca come desidererebbe. In epoca adolescenziale inizia il suo rapporto con le droghe, in particolare con la marijuana che lo aiuta a rilassarsi e a disperdere nell’aria i pensieri nervosi che lo permeano. Tralasciando i dettagli dell’infanzia e del periodo adolescenziale, è bene sapere alcuni piccoli particolari come questi per comprendere meglio la vita di Kurt Cobain ed i fatti che accadranno successivamente.

Saltiamo poi di qualche anno, quando nel 1987 Kurt fonda i Nirvana assieme a Krist Novoselic, bassista del gruppo, a cui successivamente si unirà Chad Channing, batterista, sostituito poi da Dave Grohl. Si tratta di un gruppo grunge (nichilismo totale tradotto in una formula rumore-ritornello-rumore), diventato nel giro di pochi anni e con pochi dischi una vera e propria leggenda.

La luce

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I Nirvana sono la voce di un’intera generazione. Sono un simbolo, un qualcosa entro cui iscriversi, sentirsi vivi e compresi. Il loro inizio è con un 45 giri dal titolo Love Buzz/Big Cheese prodotto da Sub Pop Records, il quale, però, ottiene recensioni non troppo positive. Ma il vero e proprio esordio avverrà nel 1989 con il 33 giri Bleach (“candeggina”, la stessa sostanza che veniva consigliata di utilizzare dai cartelloni pubblicitari per disinfettare l’ago prima di iniettarsi dell’eroina), fino al successo nel 1991, anno in cui esce una pietra miliare della musica, Nevermind, prodotto da Bitch Vig e mixato da Andy Wallace. Nevermind va oltre la musica: “qui si parla di amore. O di confusione, che spesso è il risultato dell’amore: perché tutte le nostre relazioni, ad un certo punto diventano incomprensibili”. Kurt Cobain inizia con l’apatia della sua generazione attraverso Smells like teen spirit per arrivare ad un unico scopo: unirsi con l’altro simile a lui. Quelle canzoni che parlano di amore, di adolescenza, sesso, fede, unite alle viscere doloranti di Kurt Cobain, da cui tutto parte ed in cui tutto si risolve. Nonostante questo, nonostante il successo del disco, Nevermind non è lo spirito di Kurt (tanto è vero che lo stesso frontman non lo ama molto, ma anzi lo considera un po’ troppo candido). Dopo la fama con Nevermind arriva In Utero, terzo album della band, autentico capolavoro dei Nirvana. Qui viene fuori tutto il Kurt: il suo ritorno alle origini, al grunge, ai suoni rotti, strazianti, carichi di micce pronte ad esplodere. Come lui: “I Hate Myself And I Want To Die”.

Il tramonto 

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Se da una parte la vita artistica di Kurt Cobain tocca vette altissime, la sua vita privata, il suo intimo, iniziano a crollare vertiginosamente. Il rapporto con le droghe si fa sempre più potente fino a diventare dipendente da eroina. Incontra, si fidanza ed infine sposa Courtney Love, cantante e frontwoman del gruppo Hole, altrettanto autodistruttiva. Dalla loro unione nasce una bambina, Frances Bean Cobain: le polemiche nascono fin dalla gravidanza, quando spunta la notizia che Courtney continua a farsi di eroina nonostante aspetti una figlia. Dopo le varie vicissitudini giudiziarie per l’affidamento di Frances, la giovane coppia riesce ad ottenerla. Ma questo non è sufficiente a colmare quel vuoto sedimentato dentro Kurt Cobain, il quale, dopo aver tentato un primo suicidio, il 5 Aprile 1994 si spara un colpo di fucile in testa, lasciando una lettera di addio diretta all’amico immaginario della sua infanzia, Boddah.

Ci lascia uno dei più grandi musicisti, un emblema, un creatore divino di musica epica, ma prima di tutto un uomo fragile, estremamente sensibile, con una forte paura dell’abbandono e con gli occhi indifesi, di uno che teme di essere divorato da quel mondo oscuro che lo accerchia e lo risucchia. Amante della poesia di Bukowski, si ripara dalla violenza umana sparandosi un colpo in gola e ripetendosi che “è meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente”.

Intorno alla morte di Kurt Cobain sono state fatte ipotesi, indagini, si sono susseguite diverse supposizioni che non accettano (o semplicemente non vedono chiarezza) nel suicidio di quest’uomo, tanto da riporre dubbi su Cortney Love fin dai primi momenti.

Il buio

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Kurt Cobain è solo uno dei tanti nomi di una lista infinita di giovani star che ci hanno lasciato prima del previsto, chi per un motivo chi per un altro. Nel mondo della musica, si uniscono al dramma delle morti precoci anche Janis Joplin, Jim Morrison, Jimi Hendrix ed Amy Winehouse, detti anche Club 27. Ma anche l’universo della settima arte è stato segnato da perdite clamorose e talvolta piuttosto misteriose come quella di Brittany Murphy, Heath Ledger, River Phoenix, Marilyn Monroe e l’indimenticabile John Belushi.

Impressi nella storia, talentuosi, affascinanti, belli e dannati.

Per saperne di più…

kurt cobain

La vita ed il triste epilogo dell’esistenza di Kurt Cobain sono stati oggetto di alcune opere. La prima che vi sottolineiamo è Kurt Cobain: Montage of Heack, un documentario del 2015 di Brett Morgen, presentato in anteprima al Sundance Film Festival. Il film è una centrifuga di immagini di repertorio, unite alle viscere dello stomaco di Kurt (il cantante soffriva di dolori lancinanti), ai suoi scritti nei vari diari, fino a filmati abbastanza franchi della famiglia felice e dannata con la piccola Frances. Complessivamente il documentario è meritevole: riesce a riportare sullo schermo lati profondi, pregni di sofferenza del cantante, dipingendolo grazie alle sue stesse parole e mostrando anche e soprattutto quell’aspetto distruttivo che custodiva dentro di sé.

L’altra pellicola rilevante è Last days di Gus Van Sant, presentato in concorso al 58esimo Festival di Cannes. Il film è ispirato agli ultimi giorni di vita di Kurt Cobain, anche se i vari personaggi raccontati e presentati hanno nomi fittizi. Pertanto è solo quello che potrebbe accadere ad un uomo X qualsiasi, con le medesime caratteristiche di Kurt: da vedere con le dovute precauzioni.

“Ma chiedilo a Kurt Cobain
come ci si sente a stare sopra a un piedistallo
e a non cadere
 chiedilo a Marilyn
quanto l’apparenza inganna
 e quanto ci si può sentire soli
e non provare più niente
non provare più niente
 e non avere più niente
da dire.
V
ivere come sognare ci si può riuscire spegnendo la luce e tornando a dormire”.

Da Kurt Cobain di Brunori Sas

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