“Non si lasciano sole le grandi stelle! È per questo che sono stelle”

Per quanto ci siano film stupendi e immortali, pochi sono i film che davvero riescono a cambiare la storia del cinema. Se mi trovassi ad elencare, su due piedi, alcuni titoli hollywoodiani che l’hanno fatto, mi verrebbero in mente: Nascita di una nazione (1915), Via col vento (1939), Il laureato (1967), Pulp Fiction (1994); e poi ci aggiungerei pure Viale del tramonto (1950).

Uscito a metà esatta dello scorso secolo, il film (insolitamente) noir di Billy Wilder ne segna, più o meno volontariamente, una svolta definitiva. Forse non completamente assimilata al tempo, ma sicuramente molto avanguardistica dal punto di vista sia del contenuto che della modalità di rappresentazione. Critica cinica e lucida del sistema, fatta da dentro il sistema stesso, Viale del tramonto svela infatti le macchinazioni del magico mondo del cinema, esaltandone e irridendo i suoi stessi fantasmi.

Tutto, dalla scelta minuziosa delle parole (la pellicola ha vinto anche l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura) a quella del cast, sono fatte a scopo parodico. La parodia è la cifra principale attraverso cui leggere Viale del tramonto. Così vediamo l’affastellarsi di  riferimenti al cinema che è e che è stato, il tutto in un fine gioco grottesco.

Ed è proprio il grottesco l’imperativo a cui si è sottoposta, in maniera più o meno consapevole, anche Gloria Swanson che nel film interpreta la memorabile Norma Desmond. La protagonista diventa infatti il riflesso, allo stesso tempo vero e fittizio, della grande diva del cinema classico. Un riflesso che Wilder utilizza per chiedersi quanto quel tramonto del divismo auspicato dal titolo sia tale. O se sia l’ennesima strategia del cinema (e degli stessi divi) per parlare di sé.

 

La trama

Viale del tramonto

Lo sviluppo della trama di Viale del tramonto è quanto di inaspettato e assurdo ci possa essere. Rispettando il canone del genere noir, il film è narrato tramite un lunghissimo flashback dal giovane soggettista di Hollywood Joe Gillis (William Holden). Il fatto strano è che Gillis giace, ormai morto, nella piscina di una lussuosa villa di Sunset Blvd. Il paradosso del cadavere parlante diventa l’espediente poetico per l’omaggio perverso wilderiano al cinema del passato.

Tutto il film è dunque la messa in scena di questo flashback. La trama si svolge nell’incontro/scontro tra la proprietaria della villa Norma Desmond, ex-diva del cinema muto ormai in rovina, e il giovane sceneggiatore in cerca di fortuna. Quest’ultimo, per scappare dagli esattori dei suoi debiti, infatti è finito per rifugiarsi a casa della Desmond. Qui, si instaurerà tra i due un intenso rapporto, dapprima lavorativo e poi amoroso.

Da questo si creerà un legame basato principalmente sull’attrazione, la dipendenza e il ricatto. Sentimenti che non tarderanno a mostrare il loro lato nefasto e mostruoso, e che pertanto condurranno al triste omicidio finale, di cui il pubblico era a conoscenza fin dall’inizio.

 

Norma “Swanson” Desmond

Viale del tramonto

Il reale fulcro della vicenda è, in realtà, la figura esagerata e scomoda della protagonista Norma Desmond. E Viale del tramonto non avrebbe avuto la stessa rilevanza se ad interpretare questo ruolo non ci fosse stata la altrettanto imperiosa e particolare Gloria Swanson. Non c’è dubbio, infatti, che la Desmond sia un alter ego (o forse persino di più) della stessa Swanson.

L’intenzione iniziale di Billy Wilder era quella di scegliere come interprete una storica diva del muto, ma la scelta non fu facile. Mae West si reputò troppo giovane per la parte. Mary Pickford chiese di apportare modifiche alla sceneggiatura per paura di ledere la sua immagine: cosa che non venne fatta e quindi lei declinò in risposta. Pola Negri fu scartata per colpa del suo accento, mentre Greta Garbo non prese nemmeno in considerazione la proposta.

Fu così che Wilder decise di chiedere a Gloria Swanson di fare uno screen-test: anch’essa declinò, offesa, dicendo di non essersi mai sottoposta a uno in tutta la sua intera carriera. Accettando però il ruolo alla fine. E la scelta non potè essere che la migliore per la protagonista, che venne così modellata sulla sua persona.

LEGGI ANCHE  Warner Bros ritarda le uscite: Dune rimandato al 2021 e The Batman al 2022

Alla soglia dei 50 anni, infatti, Gloria Swanson incarnava esattamente quel tipo di divismo rappresentato da Viale del tramonto. Conosciutissima diva del cinema muto tanto da essere la prima star ad aver guadagnato 1 milione di dollari (un’enormità per il tempo!), la Swanson conobbe una grandissima crisi con l’avvento del sonoro. Fece molta fatica, infatti, a convertire la sua recitazione al parlato: i film in cui venne scritturata dal 1928 in poi si possono davvero contare sulle dita di una mano. Quando ricevette la chiamata di Wilder, praticamente l’attrice era a digiuno dalle scene da quasi 15 anni.

Il paragone con la protagonista era troppo evidente, tanto che pure la Swanson in quegli anni stava passando un periodo difficile, caratterizzato da molti debiti. Ma Norma Desmond divenne la sua occasione, il canto del cigno del suo divismo. Un ruolo che non la lasciava neppure dopo le riprese. E Gloria Swanson ne fece una performance sublime e audace, rimanendo in bilico sulla fragile linea del ridicolo e del grottesco.

 

Sul viale del grottesco

Viale del tramonto

Se ci sia coraggio, incoscienza o distinta superiorità nell’accettare un ruolo che palesemente irride i propri lati oscuri ancora non ci è dato a sapere. Ma di sicuro è rimarchevole per Gloria Swanson l’atto di interpretare la versione parodica di se stessa. Perché tale è Norma Desmond, costruita per filo e per segno per creare questo gioco di specchi meta-testuale con l’attrice e la sua storia.

Ed è Wilder stesso, con i co-sceneggiatori Charles Brackett e D.M. Marshmann Jr., a mettere tutti gli elementi parodici al punto giusto, a partire dal nome della protagonista. Norma Desmond venne infatti scelto come un riferimento alla carriera iniziale della Swanson; l’attrice iniziò come stralette comica nel gruppo delle Bathing Beauties di Mack Sennett, ragazze in costume impiegate per sketch comici, salvo poi rinnegare questo suo esordio a carriera avanzata. Fu così che, per contrappasso, Wilder scelse il nome in onore dell’altra “beauty” famosa, Mabel Normand, e del suo amante trovato morto (si vocifera per mano sua) William Desmond Taylor.

Pure la villa scelta come set principale è la diretta immagine metaforica di chi ci abita. Maestosa tanto quanto fatiscente, altezzosa tanto quanto solitaria, il maniero della Desmond ne rappresenta la sua quintessenza visualizzata. Per non parlare del fatto che la casa è ornata in maniera iperbolica di vere foto d’epoca della Swanson. Uno specchio di nostalgia e d’oblio che finirà per essere la gabbia di follia della stessa protagonista.

Una follia che viene accentuata dallo stesso film in più punti e che aggroviglia i piani della realtà e della finzione. Una finzione che viene generata nella mente della Desmond e che si riverbera nella rappresentazione di un cinema che non c’è più. Così agli occhi della diva, Joe Gillis è il necroforo venuto a celebrare il funerale della sua defunta scimmietta; e la cattura da parte della polizia è il massimo momento di esaltazione segnato dalla celeberrima frase finale: “Eccomi De Mille, sono pronta per il mio primo piano”

 

Quanto ci sia della Desmond e della Swanson in Viale del tramonto non è chiaro. Tanto che pure a scrivere questo articolo si finisce per confonderle. Fatto sta che è proprio questo perfido, ma geniale, espediente a rendere magistrale questa pellicola. Un film che si è guadagnato un posto d’onore nella storia del cinema, diventando, ironia della sorte, quello per cui la stessa Gloria Swanson è stata più acclamata e ricordata a posteriori.

 

Per news e altri approfondimenti dal mondo del cinema e delle serie tv, continuate a seguirci su CiakClub.it!

Alberto Candiani

Alberto Candiani

Un veneto esportato a Bologna, con una laurea in cinema da mostrare e molta curiosità per tutto ciò che si può vedere, leggere e ascoltare.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments