Rebecca – La prima moglie: il primo capolavoro di Alfred Hitchcock

Ottant'anni fa usciva Rebecca - La prima moglie. Andiamo a vedere perchè è da molti ritenuto il primo capolavoro di Alfred Hitchcock.

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Rebecca

Alfred Hitchcock è fra i migliori registi della storia del cinema e questo è fuori discussione.
Alfred Hitchcock ha sfornato tantissimi capolavori ed anche questo è fuori da ogni discussione.
Ma qual è il primo vero capolavoro di Hitchcock?
Questa è una domanda molto più interessante da porsi e, per rispondere, bisogna prendere in analisi i due “periodi” che  visse nella sua esperienza da regista di Hitchcock.

Come tutti sappiamo Alfred, inglese di nascita e statunitense di adozione, iniziò a girare film proprio in territorio d’Albione, 23 film che gli fecero ottenere fin da subito una fama di eccelso regista di thriller e spy story.
Per il periodo inglese sono  da annoverare film come Il club dei 39, L’uomo che sapeva troppo o l’ultimo La taverna della Giamaica che gli assicurarono la fama necessaria a farlo sbarcare ad Hollywood.
Nel 1940 esce il suo primo film “americano”, Rebecca, da noi noto con vari nomi come La prima moglie, Rebecca o, più comunemente, come Rebecca – La prima moglie. Il film compie oggi 80 anni e in quest’articolo andremo a vedere perché esso può essere ritenuto il primo vero grande capolavoro di Alfred Hitchcock.

CHE COS’E’ UN CAPOLAVORO?

Quando si guardano i capolavori della storia del cinema ci si accorge sempre, in primo luogo, di una cosa: non sembrano invecchiati di un giorno.
La differenza infatti fra film come Vertigo e, per citare un film dello stesso genere e ad esso contemporaneo, l’ottimo Ascensore per il patibolo del francese Louis Malle, sta proprio nel fatto che guardandoli entrambi nel 2020 è lampante che il secondo film citato ricorre ad uno schema narrativo che, seppur poi abusato da molti, è a noi chiaro fin dal principio, mentre il primo, pur ricorrendo ad uno schema narrativo che verrà poi usato e ri-usato, risulta a noi oscuro ed entusiasmante fino all’ultima scena per la capacità di agire sullo schema predisposto.

Per Rebecca si può fare un discorso simile. Rebecca è un film che non sente quasi per niente i suoi 80 anni di vita e ciò è dato da numerosi fattori che andremo ora ad analizzare.

Rebecca
La seconda signora de Winter (Joan Fontaine) e la signora Danvers, la governante (Judith Anderson)

LA STRUTTURA NARRATIVA

La soggettività:

Su Rebecca – La prima moglie sono stati scritti saggi, tesi di laurea e numerosi tomi e se non spetta certo a noi prendere in analisi ogni singolo aspetto dell’opera è comunque opportuno soffermarsi sulla struttura narrativa che il film presenta.
Rebecca è sostanzialmente il racconto di un flashback della protagonista, la “seconda signora De Winter”, stimolato da un sogno che ella ha fatto molti anni dopo la vicenda.
Tramite questo espediente narrativo lo spettatore assiste ad una storia filtrata interamente dalla soggettività della protagonista. Il racconto a cui assistiamo è frutto di un punto di vista, evidentemente distorto, della giovane seconda moglie di Massimo de Winter (la splendida Joan Fontaine).

Grazie a questa prospettiva Rebecca riesce ad essere un film opprimente, incombente e morboso anche quando di morboso, in teoria, non ci dovrebbe essere nulla.
Cosa c’è infatti di più bello di essere sposati con un uomo ricco, vivere in uno splendido castello vista mare ed essere serviti e riveriti dalla servitù del castello?
Sulla carta, nulla.
Nei fatti, invece, qualcosa di più bello potrebbe esserci.
Grazie agli occhi della “seconda signora De Winter” (colpo di genio la scelta di non chiamarla mai per nome per tutto il film) riusciamo a percepire un’atmosfera opprimente, di profondo disagio, gotica nel suo non apparire tale.

Lo stravolgimento del genere gotico: Il castello

Il castello era elemento tipico dei film “gotici” che tanto di moda andarono fra gli anni ’30 e ’40 ed era spesso luogo delle più losche azioni, delle più terribili vicende.
Hitchcock, conscio del “ruolo” del castello, decide di rendere esso non un castello semi-abbandonato dove si muovono spettri e fantasmi, ma un castello abitato da persone in carne ed ossa infestato da un solo fantasma, quello di Rebecca, la prima moglie.

Lo stravolgimento del genere gotico sta nel non mostrare il castello e il fantasma come luoghi di azioni nefaste, ma nel far sembrare essi luogo di queste.
Una tensione del genere, che non si verificava, per ovvi motivi, nei film gotici intenti a mostrare e a far provare il classico “brivido”, in Rebecca produce, tramite il punto di vista della protagonista, un’angoscia lacerante nello spettatore.
E l’angoscia, a differenza dell’impressione visiva soppiantata da tecniche sempre nuove, non invecchia mai.

Rebecca
Il castello “gotico” in cui si svolge gran parte della vicenda

La psicoanalisi della protagonista:

Se infatti vedendo oggi un film dell’orrore di quegli anni magari ci può anche scappare una risata per gli espedienti utilizzati o per ciò che appare sullo schermo, guardando Rebecca avremo sempre e comunque la stessa angoscia che prova la protagonista, proveremo, come lei, la stessa oppressione, lo stesso senso di claustrofobia ed empatizzeremo sempre con lei.

Capirete allora che, in quest’ottica, la scelta di mostrare con la camera la vicenda come la vide la “seconda signora de Winter” è una scelta vincente.
Non è un caso che questa tecnica, oggi a noi risultante banale o scontata tanti sono i film che l’adottano, verrà riproposta nei maggiori film di Hitchcock come La finestra sul cortile e Vertigo.
Tornando all’utilizzo della soggettiva si è detto che ad oggi esso risulta certo scontato come mezzo per attrarre lo spettatore nel racconto, ma quanti sono i film che hanno avuto successo e che oggi vengono ritenuti capolavori ad utilizzare la stessa identica tecnica? Il conto si perde facilmente.

Non è un caso che nel 900 nacque la psicanalisi, i narratori onniscienti vennero lasciati da parte dagli scrittori in favore di narratori che esponevano le vicende in base al proprio io, in base alla propria personalità e diventavano quindi narratori recidivi, faziosi, fortemente influenzati da ciò che stavano raccontando e da ciò che volevano trasmettere
Hitchcock fu, se non il primo, fra i primi a portare questi schemi narrativi contemporanei nel cinema.

IL GIOCO DEGLI INGANNI E IL TERRORE DELL’APPARENZA

Altro fattore da prendere in considerazione parlando di Rebecca è un fattore comune alla futura produzione di Hitchcock e presente già nei film del periodo inglese, ma che in Rebecca ottiene una definitiva consacrazione: il gioco delle apparenze gli inganni.

Il piacere del disvelamento:

In un’analisi approfondita notiamo nel film di Hitchcock che ogni scena da quando viene disvelato il mistero che si cela fra il signor de Winter e la sua prima moglie, Rebecca, ci appare diversa da quella che ci era sembrata.
In quest’ottica ogni piccolo dettaglio, anche il più insignificante, ottiene un altro valore. La precisione certosina con cui Hitchcock costruisce il film rende Rebecca, in questo modo, un film piacevole non soltanto per l’atmosfera e per la tensione che viene creata ma anche per il disvelamento che consente una seconda lettura di scene che allo spettatore (e anche alla seconda signora de Winter, ricordiamoci che ci stiamo sempre muovendo secondo il suo punto di vista) inizialmente appaiono in un modo pur essendo in realtà totalmente diverse.

Rebecca
Il signor de Winter (Laurence Olivoer) e la seconda signora de Winter

Il primo esempio di thriller psicologico:

Sempre tenendo come termine di paragone La finestra sul cortile e Vertigo si capisce che molti degli elementi citati per Rebecca torneranno sotto varie forme nel cinema di Hitchcok.
Ma nel film del 1940 essi hanno un valore in più: non è costruito sullo schema del thriller.
Non c’è nulla in apparenza nella struttura di Rebecca che lo caratterizzi come un film del genere.
L’ambientazione, la trama, ciò che avviene, non ha alcun motivo di essere thriller. La sinossi è infatti più simile a quella di una fiaba, ad una sorta di Cenerentola nella quale il ruolo delle sorellastre è interpretato dalla signora Danvers, come fece notare lo stesso Hitchcock.
E’ la messa in scena, il modo di raccontare la storia, che rende Rebecca il primo esempio di thriller psicologico nel senso più appropriato del termine.

Quando la sensazione fa più paura della realtà:

Rebecca è un film che parla di una donna che “si fa i film” (bel gioco di parole) su un’altra donna. Di reale c’è poco. Di “terrificante” non c’è niente. O sembra non esserci…
Man a mano che la verità viene disvelata si assiste infatti, paradossalmente, alla fine dell’incubo e dell’angoscia della protagonista, e, di conseguenza, anche dello spettatore. Quando il velo di Maia viene abbattuto lo spettatore dovrebbe provare terrore perché la realtà è molto peggio dell’apparenza, è molto peggio di ciò ch si pensava.
Ma non lo prova.
Come la “seconda signora de Winter” di fronte alla scoperta della verità, lo spettatore si tranquillizza, diventa sicuro, cessa la propria angoscia e lascia posto al dubbio sul “come si risolverà la faccenda” che è però accolto in maniera quasi piacevole e rassicurante, se confrontato con il timore dell’angoscia.

Cosa rimane dopo l’illusione?

Non a caso dalla terribile rivelazione che fa il signor de Winter, dal crollo dell’illusione, il film prenda una piega da giallo, salvo poi concludersi come un vero e proprio film dell’orrore (con l’emblematica scena finale).
In Rebecca, infatti, sono racchiusi già tutti i nuclei e tutti i generi che verranno trattati nell’esperienza americana di Hitchcock.
Rebecca – La prima moglie quindi non solo è il primo tassello del successo americano di Hitchcock, ma è anche l’archetipo da cui egli trasse gli spunti per i suoi film successivi.

Rebecca
La soggezione della protagonista di fronte al castello

L’INFLUENZA CHE REBECCA HA AVUTO NELLA STORIA DEL CINEMA

In conclusione, se dobbiamo trovare un primo capolavoro di Alfred Hitchcock, Rebecca è sicuramente il film che più risponde alla nostra ricerca.
Esso non è solo base dei futuri film del maestro del brivido, ma anche base per qualunque altro film che vede confrontarsi i personaggi con il “fantasma” di qualcuno che non c’è più nonché di qualunque altro film che utilizzi il concetto della casa non solo come luogo d’azione ma anche come parte dell’azione, come ebbe a dire anche Hitchcock in un’intervista riferendosi al castello in cui si svolge gran parte del film.

Numerosi sono i film che possono essere citati che utilizzano questi schemi.
Prendendo ad esempio un acclamato film degli ultimi anni, Il Filo Nascosto di Paul Thomas Anderson, è  quasi impossibile non percepire varie similitudini con Rebecca.
Se un film riesce ad essere spunto dopo quasi 80 anni di un film come quello di Anderson siamo davvero di fronte ad un capolavoro.

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