Torna Westworld, cosa è andato storto nella seconda stagione?

Esce la terza stagione di Westworld, in contemporanea con gli USA su Sky Atlantic. Ecco cosa non ha funzionato in precedenza e cosa ci aspettiamo da adesso.

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Westworld

Westworld è una serie ambiziosa, un prodotto che mette a dura prova la pazienza dello spettatore. Nacque con un obiettivo preciso: la HBO voleva creare un nuovo programma di punta, capace di raggiungere il successo de Il Trono di Spade e porsi come fisiologica alternativa una volta che quest’ultima sarebbe terminata. Qualcosa, chiaramente, è andato storto; tanto che adesso l’emittente potrebbe decidere di conferire lo stesso ruolo a The Last of Us, serie tratta dall’omonimo videogame e in uscita prossimamente. Sperando che questo non sottragga attenzioni a Westworld: la serie di Jonathan Nolan e Lisa Joy merita comunque di continuare, e la curiosità di vedere come prosegue deve rimanere intatta.

È in uscita la terza stagione in contemporanea con gli USA, tutte le domeniche notte e il lunedì sera. L’augurio è che possa risollevare un secondo ciclo di episodi tanto discusso ma non per questo da buttare.

Le belle premesse

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La prima stagione, uscita nel 2015, fu coraggiosa, innovativa, una serie evento a cadenza settimanale che sfidava con successo l’esplosione di Netflix e del binge watching. Qualcosa di nuovo ma anche ancorato al passato; Westworld aveva la nobiltà di voler continuare a sviluppare una storia nel lungo periodo, con ampi respiri e con una spiccata capacità di raccontare e sviscerare i personaggi e la fitta rete di relazioni con estrema cura. Una serie che vuole riflettere. Una storia che vuole entrare nell’inconscio collettivo piano piano, senza privilegiare la compulsiva velocità di consumo ma ponendo l’accento sulla qualità, sulla coerenza nella narrazione, sul gusto di scoprire un mondo un po’ per volta.

E c’è proprio un mondo da scoprire in questa serie, anzi… molti mondi. Westworld è uno dei sei parchi a tema della Delos Inc. Consente agli ospiti di sperimentare il vecchio West. Il parco è abitato da “host”, ovvero androidi umanoidi creati dalla società al fine di interagire con i visitatori come se fossero esseri umani. La cosa non potrà durare in eterno: gli host sono destinati a ribellarsi, dovranno cercare la loro libertà, la loro collocazione nel mondo.

La sceneggiatura lavora abilmente su più linee temporali; la storia si interroga sul concetto di destino, sul valore della memoria emotiva e sensoriale, sulla morale. Una riflessione sull’uomo, sulla macchina, sulla realtà del nostro mondo e su quanto sia giusto prenderlo sul serio. E poi c’è l’eterna domanda: è giusto sacrificare qualcosa di grande per uno scopo più alto? Dolores (Evan Rachel Wood), leader della ribellione, si sta ancora sperimentando al riguardo.

La serie è anche condita da una messa in scena potente, visionaria. Il montaggio incastra ogni tassello alla perfezione, assecondando con precisione i numerosi salti temporali e la complessità di una storia che, alla fine, pone ogni segmento al posto giusto.

Seconda stagione: cosa è andato storto?

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La seconda stagione, uscita nel 2018, ha deluso forse la maggior parte degli spettatori. Sebbene mantenga con coerenza lo spirito iniziale di un prodotto ambizioso e innovativo, che vuole esplorare e alzare sempre l’asticella, è indubbio che la narrazione diventi estremamente complessa e un pizzico macchinosa. Anche la prima stagione aveva una trama piuttosto variegata e ricca di elementi; tuttavia rientrava nei limiti e, come detto, ogni cosa tornava al suo posto. Il punto del problema, però, non sta tanto nella qualità quanto in un discorso legato alla pazienza. Nolan e Joy avrebbero potuto – ma forse non gliene è mai importato – considerare che, di fronte a qualcosa di così faticoso da seguire, sarebbe stato normale che lo spettatore medio, dopo un po’, si sarebbe scoraggiato. La HBO avrebbe potuto riportare i creatori all’ordine. Insomma, “tutto bello, però anche meno”.

Infatti la seconda stagione lavora su almeno tre – forse più – linee temporali e qualche flashback. Veramente tanto. La prima, il presente, racconta di Dolores che trasforma Teddy in un killer, guida la rivoluzione e imprigiona Bernard; Maeve cerca di raggiungere la figlia; William interagisce con la sua (ammesso che sia reale). La seconda ci mostra il risveglio sulla spiaggia dello stesso Bernard, il quale prova a ricordare cosa è successo nella linea temporale precedente. Scopriamo anche che Teddy è fra i tanti host morti. Nella terza vediamo Dolores testare Bernard, a ruoli invertiti: è lei la padrona, è lui l’host. E lei vuole testare la sua fedeltà. Infine, diversi flashback e la scena post-credit che pone più dubbi sulla figura di William. Tutto ciò tanto per fare un pizzico di ordine, in attesa di vedere la terza stagione – per lo più ambientata nel mondo reale, conquistato da Dolores.

Dunque, è chiaro cosa è andato storto: c’è sta poca considerazione, da parte dei creatori, delle esigenze di uno spettatore medio.

Però…

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Però va anche detto che non esiste solo lo spettatore impaziente, ma tanti appassionati che ci tengono e accettano la sfida. Partendo da questa premessa, la seconda stagione si fa comunque apprezzare, al netto di qualche buco di trama o di qualche storyline che forse neanche gli showrunner stessi hanno compreso del tutto.

Westworld 2 fornisce anche la possibilità ai personaggi di interagire e confrontarsi di più, e questo giova alla serie. I personaggi crescono, si evolvono, non si fermano mai. Chi scrive è sempre bravo a dare a tutti nuove motivazioni, nuovi scopi, nuove occasioni di conoscenza di sé stessi e della propria oscurità. È così che non si rinuncia mai al dinamismo di un prodotto televisivo o cinematografico. Succede ancora di più nella seconda stagione che nella prima; in uno show che mette la scoperta e la retorica del viaggio sempre al primo posto, tutto ciò è fondamentale. Viaggio spirituale e fisico: l’obiettivo che motiva molti degli host è quello di trovare La Valle al di Là, Il Nuovo Mondo. Un elemento che rappresenta un ideale fine del mondo al fine di crearne un altro.

Da un punto di vista di impatto emotivo, la serie assume sempre un’importanza invidiabile; questo anche per via della cifra stilistica a supporto del contenuto (la scena del toro che cade in rallenty, ad esempio, vale da sola un episodio intero).

C’è anche una puntata bellissima, sottovalutata: l’ottava. Racconta di Akecheta, un indigeno capo della Tribù Fantasma. L’episodio si mostra estremamente dolce e significativo; rappresenta una parentesi dalle storyline principali. Permette di entrare nel mondo della memoria di questo personaggio: un modo per comprendere sempre di più la coscienza e la psiche degli host.

Cosa aspettarsi dalla terza stagione

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La nuova stagione sta partendo. Per risollevarsi agli occhi del pubblico, ci si aspetta chiaramente che la trama venga un po’ semplificata; se fosse anche la metà più chiara della prima, sarebbe comunque complessa ma più scorrevole. Va anche detto che la seconda stagione è volutamente un poco macchinosa: questo permette di dare meno indicazioni temporali e di intensificare il montaggio. C’è più spazio di manovra e di esplorazione. Forse, in realtà, questo è l’approccio a cui non si vuole rinunciare del tutto: sembrerebbe quasi che il discorso sia “prendere o lasciare”. Il “quasi” è d’obbligo però, perché effettivamente se tutti i delusi decidessero davvero di lasciare, la serie rischierebbe, forse, di essere cancellata.

Ma dopo tutto, quello che ci si aspetta è che Westworld mantenga il profondo senso di coerenza che pervade lo spirito della serie stessa. Che continui a prendersi i suoi tempi, a respirare, a esplorare, a riflettere e a cercare di innovare, pur con qualche difetto. Che continui a crescere. Le premesse – forse tradite, forse in parte – erano quelle di un prodotto che aveva le potenzialità per diventare cult quanto altre serie fantascientifiche come Battlestar Galactica. È ancora alla portata, aggiustando leggermente il tiro ma mantenendo l’animo di questo show intatto. È probabile che Joy e Nolan abbiano capito. Adesso vediamo cosa succederà nel mondo reale. Con la curiosità di sempre. Speriamo anche che Aaron Paul, la new entry, alzi ulteriormente il livello.

Leggi anche Westworld – Il costruttore è la macchina, lo schiavo e l’anima.

 

 

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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