Harry Potter: I film della saga dal migliore al peggiore

Nonostante sia uno dei compiti più difficili del mondo, abbiamo deciso di stilare la lista dei film della saga di Harry Potter, in ordine fino al migliore.

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Harry Potter

Ogni Potterhead che si rispetti può immaginare quanto sia arduo stilare una top dei film della saga di Harry Potter. Dopo lunghi travagli interiori e condivisione di opinioni, io e Tiziano siamo riusciti nell’impresa e vi proponiamo la lista di seguito.

Onde evitare insurrezioni babbane, credo che sia d’obbligo fare una piccola premessa. Siamo entrambi appassionati della saga e il nostro punto di vista è frutto di svariate maratone dei film ma anche della lettura di tutti e sette i libri.

Per quanto mi riguarda, sono entrata a contatto con il magico mondo creato da J. K. Rowling quando ero ancora una bambina. Avrò avuto otto o nove anni quando ho iniziato a leggere Harry Potter e la pietra filosofale e i miei genitori sono sempre stati così gentili da regalarmi ogni volume che seguiva.

Ho guardato i film ogni volta che venivano messi in onda da Italia 1 e ho persino ceduto alla tentazione di scoprire la mia Casa e il mio Patronus su Pottermore (molto nerd, lo so, purtroppo i test non tengono conto della tua opinione come il Cappello Parlante). Recentemente ho persino deciso di rispolverarmi la memoria e ho ascoltato gli audiolibri narrati da Francesco Pannofino (il doppiatore di Hagrid), un’esperienza magica davvero.

Okay, ora che conoscete il nostro rispetto per la saga, vi auguriamo buona lettura.

8. Harry Potter e il principe mezzosangue

Harry Potter

Nonostante sia uno dei film della saga ad aver ottenuto il maggior numero di incassi, è stato il film che mi ha deluso di più. Come vi ho scritto, ho letto e riletto i libri e devo ammettere che a livello di sceneggiatura è stato un colpo al cuore ogni minuto. Troppe parti tagliate e troppe parti modificate per allettare un pubblico assetato di drama. 

È un capitolo della saga importantissimo, che getta le basi per il prossimo. Viene approfondito il personaggio di Severus Piton e si scopre di più sul passato di Voldemort. Inoltre, inizia la ricerca degli Horcrux, Draco Malfoy passa alla parte oscura e muore l’amato Albus Silente.

Purtroppo, però, del Principe Mezzosangue non se ne parla che in qualche occasione, del passato di Tom Riddle vediamo solamente due dei tanti ricordi versati nel pensatoio e i discorsi tra Harry e Silente sono ridotti all’osso.

Steve Kloves (sceneggiatore) ha preferito concentrarsi sugli intrighi amorosi e su Malfoy. Nel primo caso male, perché si sono inventati teatrini piuttosto inutili. Nel secondo caso bene, perché Tom Felton rende molto bene il suo dissidio interiore.

C’è però da dire che fotografia e colore in molti casi sono perfetti. Per esempio la sequenza nella grotta durante la ricerca dell’Horcrux è da brividi e si chiude in modo spettacolare, con i cerchi di fuoco che scaturiscono dalla bacchetta di Silente. Infine, anche la caduta in slow motion del Preside dalla Torre Nord e le bacchette levate al cielo in suo onore sono una trovata decisamente toccante e geniale.

 

7. Harry Potter e l’Ordine della Fenice

Harry Potter

Anche se dobbiamo fare delle scelte, in qualche modo riusciamo ad apprezzare ogni capitolo. Il quinto, però, ha un problema non indifferente: tutta la storia legata alla profezia è resa male, in maniera sbrigativa e incompleta. Non si capisce come una persona che non abbia letto il libro possa avere ben chiara tutta la storia. L’Ordine della Fenice mette in chiaro una cosa: per motivi commerciali di produzione e per la lunghezza dei romanzi, era necessario iniziare seriamente a tagliare delle parti importanti. E così si inizia a pasticciare a livello di sceneggiatura.

Tuttavia, c’è anche da dire che la parte di saga diretta da David Yates è apprezzabile da un punto di vista visivo e sonoro: le atmosfere cupe e inquietanti che assecondano dei libri che si fanno gradualmente più per adulti sono molto interessanti. Così anche le luci di taglio, i raccordi sonori e diverse inquadrature molto evocative. L’immaginario della Rowling è tradotto in immagini con potenza. Inoltre, il personaggio della Umbridge è perfetto: proprio come lo immaginavamo leggendo.

Quando Harry è al Ministero e combatte contro Voldemort dopo la scioccante morte di Sirius, nel momento di crisi e di totale percezione del nemico dentro di sé, Silente pronuncia una battuta bellissima: “Harry, non conta quanto siete uguali, ma quanto non lo siete”. Una frase che, nella sua semplicità, riassume un po’ il senso di tutto il capitolo e di una gran parte della saga. L’integrazione dell’ombra… ma poi conta da che parte agire.

Commento di Tiziano Angelo.

 

6. Harry Potter e i Doni della Morte pt. 1

Harry Potter

Scegliere di dividere il settimo libro in due film, per non sacrificare una trama ampia e piena di elementi, è stata una decisione vincente. Finalmente si può godere della buona regia di Yates e anche di una buona sceneggiatura, seppur non eccelsa e con qualche scelta poco comprensibile. Il film, attraverso un’apprezzabile introduzione, mette subito in chiaro quanto, dopo la morte di Silente, le cose si siano fatte veramente gravi e serie. La tristezza di Hermione che cancella la memoria ai genitori la dice lunga su quale sarà l’umore da qui alla fine. I tempi della scuola, pieni di problemi ma anche di bei momenti, sono decisamente finiti.

Con il settimo film siamo all’inizio della fine: Harry, Ron e Hermione non tornano a scuola per andare a cercare gli Horcrux mancanti. Scopriamo qualcosa su i Doni della Morte stessi, sul percorso della Bacchetta di Sambuco, Neville inizia a tirare fuori il Grifondoro che è in lui sfidando Piton, muore Edvige e alla fine ci lascerà Dobby. Il finale dedicato all’elfo è ben riuscito: il sacrificio, l’impatto emotivo e la frase “Dobby è felice di stare col suo amico, Harry Potter” farebbe scendere una lacrima anche alla persona più cinica del mondo.

Harry Potter e i Doni della Morte pt. 1 mette in luce anche la crescita attoriale degli interpreti dei ragazzi. Fenomeni non sono e non lo diventano, soprattutto se paragonati ai giganti del cinema che interpretano gli adulti; tuttavia risultano un po’ meno impacciati in situazioni in cui solitamente avevano difficoltà. Rupert Grint, però, continua a non sapere cosa fare quando è inquadrato ma non ha battute; Emma Watson e Daniel Radcliffe a volte sono sempre troppo enfatici, al punto di risultare innaturali, ma comunque meglio rispetto ai complicati film di mezzo. L’esperienza paga.

Commento di Tiziano Angelo.

 

5. Harry Potter e i Doni della Morte pt. 2

Harry Potter

Una fine non è mai facile. Il senso di vuoto non sparirà mai. Siamo alla resa dei conti: la Battaglia di Hogwarts è brutale e molto coinvolgente. La pesantezza dei lutti si regge a fatica. A tratti è anche commovente, soprattutto la scena del Pensatoio: i ricordi di Piton sono riassunti in pochi minuti con estrema precisione, completezza e con un impatto emotivo veramente notevole. Non era facile, se considerato che nel libro sono tante pagine. L’ex insegnante di pozioni è diventato il nostro eroe. “Dopo tutto questo tempo…”, “Sempre”. In generale, questo capitolo si arricchisce con un’intensità che si può tagliare col coltello, un senso di dramma e di “fine del mondo” che colpisce forte, con la morte sempre dietro l’angolo. Sembra un’altra saga se comparata ai primi e più ingenui capitoli. È anche molto catartico vedere Neville che uccide Nagini, Molly che si vendica di Bellatrix.

Nota dolente, purtroppo, è proprio il duello finale fra Harry e Voldemort, dopo una battaglia in generale convincente: non si capisce perché debbano fare tutte quelle acrobazie da soli, al punto di volare, quando potevano semplicemente stare dentro, davanti agli altri, a scambiarsi incantesimi come accade nel libro. Sembra che l’esigenza di rendere tutto più spettacolare a livello cinematografico faccia perdere il buon senso. La frase di Harry “finiamola come abbiamo iniziato, Tom, insieme” per poi buttarsi sul nemico e farsi un bel volo è forzata e poco credibile. Inoltre, una cosa fastidiosa sta nel fatto che Harry spezza e butta la Bacchetta di Sambuco senza prima riparare la sua, come succede nel romanzo. Pazienza.

Nel complesso, l’ottavo è un buon film ed è pur sempre il finale di una storia con cui siamo cresciuti. Come la pizza: anche se non fosse buona, ce la mangeremmo lo stesso. Ma questo forse vale per tutta la saga.

Commento di Tiziano Angelo.

 

4. Harry Potter e la camera dei segreti

Harry Potter

Probabilmente uno dei film più sottovalutati della saga e sicuramente quello che resta più fedele alla trama del libro.

Paragonati a Lord Voldemort, un basilisco e un diario con dentro un pezzo della sua anima sembrano una passeggiata, e la lunghezza della pellicola non ha aiutato a renderlo più avvincente.

In questo capitolo sono i dettagli a fare la differenza e se si collegano tutti i puntini prende tutto un’altro gusto. Percepiamo per la prima volta una strana connessione tra Harry e Voldemort, per via della loro abilità di parlare con i serpenti. Inoltre, vediamo la distruzione di un horcrux prima di sapere persino cosa sia (il che è tutto dire sulla mente della Rowling). Infine, conosciamo meglio Hagrid e il suo spropositato amore per le creature magiche, anche quando sono ragni giganti assassini.

Harry Potter e la camera dei segreti ci regala però delle sequenze magnifiche. Per esempio, quando  Fanny, la fenice, accorre in aiuto di Harry portandogli il Cappello Parlante, da cui estrae la spada di Grifondoro.

Anche questo capitolo contiene dei momenti indimenticabili, come l’arrivo e la liberazione di Dobby, la dolce fenice che rinasce dalle proprie ceneri e la fuga dal numero 4 di Privet Drive a bordo di una Ford Anglia volante.

 

“Non sono le nostre capacità che dimostrano chi siamo davvero, sono le nostre scelte.”

 

3. Harry Potter e la pietra filosofale

Harry Potter

Il primo film è proprio bello. I due capitoli di Chris Columbus, come detto, sembrano quasi un’altra saga. In la pietra filosofale c’è quella bellissima ingenuità che gradualmente si perde. Era ancora relativamente facile scrivere il film senza fare rinunce importanti; c’era anche maggior buon senso nel decidere cosa tagliare e cosa no. Si valorizzava il Quidditch, le piccole cose; la colonna sonora è la più caratteristica di tutti i film, quella che si ricorda chiunque. A livello scenografico, questo capitolo sembra essere il più fedele ai libri (prima che spostassero la casa di Hagrid sul burrone, invece che lasciarla davanti alla Foresta, ad esempio).

I ragazzi iniziano a scoprire sé stessi: si fanno smistare nelle case, scoprono di cosa sono capaci, si mettono alla prova, fanno le amicizie di una vita e danno inizio a un’avventura fantastica. Columbus, regista di Mamma ho perso l’aereo, risulta perfetto per dare inizio a questa fortunata storia. Col mutare dei libri forse era giusto cambiare regista; il primo però è il più importante, la scelta più azzeccata per portare la saga al cinema e aiutare il mondo a conoscere Harry e gli altri, aiutarlo a immergersi del tutto in quest’altro mondo originale e eccentrico, familiare  e vario. Soprattutto familiare: Harry Potter e la pietra filosofale ci ricorderà sempre che questo mondo è un pezzo di casa, un pezzo di noi.

Commento di Tiziano Angelo.

 

2. Harry Potter e il calice di fuoco

In Harry Potter e il Calice di Fuoco le cose si fanno decisamente più serie. Voldemort rinasce, un Mangiamorte si finge Malocchio Moody grazie alla Pozione Polisucco e Cedric Diggory muore per mano di Peter Minus.

Questo capitolo è anche quello che ci fa immergere di più nel mondo magico, facendoci guardare oltre il confine protetto di Hogwarts. Grazie alla Coppa del Mondo di Quidditch, al Torneo Tremaghi e all’arrivo degli studenti di Beauxbatons e di Durmstrang, ci rendiamo conto che fino ad ora abbiamo conosciuto solo una piccola parte dell’universo magico.

Questa sensazione aumenta in modo esponenziale grazie alla competizione, al Calice di Fuoco che sprizza una fiamma azzurra e tutte le creature magiche che si incontrano nelle prove. Draghi, Maridi e Avvincini sono solo una piccola parte di quello che la Rowling infila nelle sue pagine, ma ce li facciamo bastare.

La nostra attenzione e i nostri ricordi sono tutti focalizzati sul ritorno di Voldemort, che fa passare in secondo piano persino le prime morti della saga (Barty Crouch e Diggory). La sequenza ambientata nel cimitero in cui Codaliscia getta nel calderone il gracile Voldemort, l’osso del padre, la sua mano e il sangue di Harry è agghiacciante. Poi il fuoco, e vediamo il volto serpentesco e pallido del Signore Oscuro.

Il tutto si conclude con il duello dei due, che il Prior Incantatio rende persino più bello di quello finale.

(La pecca più grande? I capelli di Harry e Ron.)

 1. Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

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Harry Potter e il prigioniero di Azkaban è uno dei capitoli di transizione. Niente tête-à-tête con Lord Voldemort, solo un suo Mangiamorte in vista e nessuna morte eroica. Eppure siamo soddisfatti dei piccoli risultati: Harry produce un Patronus del tutto formato, e finalmente ha accanto a sé qualcuno da considerare famiglia.

Sicuramente merito del regista Alfonso Cuarón (Roma, Gravity, I figli degli uomini), che arricchisce la saga con molti dettagli e non perde mai di vista il lato umano della storia. Ma anche merito di Gary Oldmanche riesce a rendere perfettamente Sirius Black, il latitante trasandato e al limite dalla pazzia, ma anche paterno nei confronti di Harry.

Il cast è arricchito da altre interpretazioni perfette, come quella del Professor Lupin (David Thewlis), di Peter Minus (Timothy Spall) e della Professoressa Trelawney (Emma Thompson).

In questo film tutto fila liscio (a parte il tempo). La giratempo di Hermione  fa riavvolgere la narrazione su sé stessa, ma Cuarón e Kloves non lo rendo per niente noioso, o complicato da capire.

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban introduce anche delle atmosfere un po’ più cupe, che a tratti ricordano lo stile di Guillermo del Toro (non posso non pensare a lui quando vedo le Testoline Parlanti).

Una delle sequenze più geniale è sicuramente quella del Nottetempo, il magico bus per i maghi e non si può concludere senza ricordarsi della zia Marge, che vola nel cielo come un palloncino.

“La voce di un bambino, per quanto onesta e sincera, è insignificante per chi ha dimenticato come ascoltare.” 

  1. Qual è la vostra classifica? Fatecelo sapere nei commenti!

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Ricerco nell’arte l’espressione tangibile dei miei pensieri e la confutazione degli stessi.

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