Studio Ghibli su Netflix – un marzo ricco di capolavori

Torniamo a parlare di Studio Ghibli analizzando i 7 film rilasciati da Netflix per il mese di marzo, tra capolavori assoluti e pellicole meno conosciute.

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Marzo è finalmente arrivato e non vedevamo l’ora di (ri)parlare di Studio Ghibli. Per questa seconda ondata di film Ghibli rilasciati da Netflix i capolavori si sprecano. Non ci resta che analizzarli uno per uno e scoprire cosa li rende delle pellicole tanto speciali.

Principessa Mononoke (1997) – Hayao Miyazaki

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Miyazaki lo definì “la summa dei miei lavori” ed effettivamente in questa pellicola è condensato tutto il suo pensiero dal primo all’ultimo frame. Principessa Mononoke è un film spietato. Questa volta Miyazaki non usa mezzi termini nel descrivere l’eterna lotta tra uomo-natura, tra progresso e rispetto per l’ecosistema che ci circonda. Il protagonista Ashitaka funge da arbitro tra queste due opposte fazioni rappresentate da due donne, Lady Eboshi e San, la Principessa Spettro. Figure femminili molto diverse tra loro ma accomunate da un carattere forte e determinato.

L’abbiamo definito un film spietato. Spietato nelle immagini, nei dialoghi e nelle scelte prese dai personaggi. Principessa Mononoke è un film che parla di guerra, di morte, di sofferenza. Tuttavia la pellicola è ricoperta continuamente da un alone di amore e di speranza che diventa quasi poetico. Questo dualismo si contrappone in maniera netta all’interno del film e lo possiamo notare da diversi scambi di dialoghi:

  • San: ti squarcerò quella gola cosi che a sputar ciance non potrai metterti mai più.
  • Ashitaka: vivi… Tu sei splendida.

O ancora:

  • Moro: se da te si fosse levato anche una sola voce, un solo lamento, ti avrei sbranato. E’ stato un peccato
  • Ashitaka: è un bosco splendido…

Il film è pieno di questi momenti tipici dei molti personaggi che popolano questo capolavoro. Ognuno di loro ha qualcosa da dire e lo dice in maniera forte, decisa, a volte come un pugno nello stomaco.

A livello tecnico il film è, ovviamente, magnifico. Dopo anni e anni di rewatch non sono ancora riuscito a trovare le parole per descrivere l’eterea suggestione che le sequenze di Principessa Mononoke riescono a trasmettere. L’entrata in scena del Dio Bestia, San che trascina Ashitaka nell’acqua nella speranza di salvarlo e mille altre scene visivamente e concettualmente splendide.

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Credo si sia capito che si tratta del mio Miyazaki preferito e che consiglio di partire da qui per chi si sta imbattendo per la prima volta in un film dello Studio Ghibli.

Ultima cosa: cito qui, una volta per tutte, le bellissime colonne sonore di Joe Hisaishi. Grazie, Maestro, perché senza le tue musiche questi film non sarebbero gli stessi.

Nausicaa della Valle del Vento (1984) – Hayao Miyazaki

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Subito dopo Principessa Mononoke, non a caso, visto che i due film si assomigliano per certi aspetti. Uno su tutti lo scontro tra natura-uomo, con una forte enfasi sulla stupidità e l’egoismo di quest’ultimo.

Se In Principessa Mononoke, San condivideva la scena con Ashitaka, qui la protagonista rappresenta l’unica vera figura salvifica del film. Nausicaa è l’eroina Miyazakiana per eccellenza. Forte, carismatica, dolce, empatica, di buon senso e con la passione per il volo.

In uno scenario post apocalittico, la principessa della valle del vento possiede un rapporto con la natura quasi viscerale e non ha paura di affrontarne i lati più pericolosi e potenzialmente distruttivi al fine di comprenderne i mutamenti e di studiare come la sua specie possa vivere in armonia con essa. Alla guerra e alla violenza, Miyazaki contrappone empatia e buon senso. Doti che il regista fa prevalere all’interno del suo film, forse per lanciare un messaggio di speranza e di responsabilità a cui però sappiamo che lo stesso Miyazaki non crede più di tanto.

Nausicaa della Valle del Vento è il primo film dello studio ghibli per adozione. Targato 1984 rappresenta già un pensiero maturo di tutto ciò che Miyazaki vuole dire e che dirà in futuro attraverso le sue opere.

La Città Incantata (2001) – Hayao Miyazaki

 

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Il film forse più amato dal pubblico. Premio Oscar nel 2003 come miglior film d’animazione, La Città Incantata mostra il percorso di crescita di una ragazzina di 10 anni, Chihiro. Se Nausicaa e San sono due eroine idealizzate dal regista, Chihiro è una semplice ragazzina di 10 anni, forse anche un po’ svogliata. L’avventura (o la disavventura) in una cittadina di spiriti, alcuni innocui e altri che nascondono insidie, la porterà ad intraprendere un proprio percorso di formazione interiore al termine del quale Chihiro si ritroverà più matura e con un po’ più di fiducia in se stessa.

La prima cosa che balza all’occhio è lo sfarzo e l’inventiva visiva con cui Miyazaki dipinge la sua “Città Incantata” impreziosendola di innumerevoli simbologie e significati, molti dei quali sono rappresentati dagli spiriti e dai personaggi che la popolano. Il Senza Volto è un’allegoria dell’avidità più sfrenata. L’uomo delle caldaie kamaji, raffigurato con molte braccia tutte indaffarate a lavorare, forse più per routine che per necessità. La strega Yubaba, temibile proprietaria del bagno termale dove è ambientata la vicenda e allegoria del lato peggiore del capitalismo e di quella imprenditoria che porta i lavoratori ad essere privati della propria identità, talvolta anche del proprio nome, come succede alla nostra piccola protagonista.

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Miyazaki riesce a parlare di tutto questo mantenendo un tono abbastanza leggero e facendoci affezionare a tutti i personaggi, anche a Yubaba stessa.

Il regista impreziosisce il film regalandoci una delle sequenze più belle di tutto il cinema d’animazione. Un viaggio a bordo di un treno che scorre a pelo d’acqua. Nessuna parola, basta solamente lo sguardo di Chihiro per capire che il suo percorso di maturazione ha raggiunto una fase successiva. A rendere il tutto magico ci pensa la musica di Joe Hisaishi (ti cito di nuovo) e gli splendidi fondali che scorgiamo dai finestrini del treno: un mare che si mischia con il cielo, le insegne luminose, un tramonto coperto dalle nuvole. Pelle d’oca.

Arietty (2010) – Hiromasa Yonebayashi

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Lo Studio Ghibli ritorna a parlare di convivenza e di armonia tra diverse specie o “realtà” attraverso una deliziosa favola moderna dati toni delicati e leggeri. Arrietty è una piccolissima “prendimprestito” che vive assieme alla sua famiglia sotto il pavimento della casa di Sho, un ragazzo umano che entrerà in contatto con la nostra mini protagonista creando un legame di affetto e di empatia.

Per sbarcare il lunario, la famiglia di Arrietty ha bisogno talvolta di rifornirsi di piccoli oggetti di trascurabile importanza per gli umani (una zolletta di zucchero, un fazzoletto di carta) ma che per loro diventa vitale.

Mai come in questo film la cura del dettaglio è stata così minuziosa ed è bellissimo scoprire come degli oggetti comuni vengano reinventati dalla protagonista e dalla sua famiglia. Uno spillo può diventare un’arma, dei chiodi sporgenti delle scale, una scatoletta di bustine del tè si trasforma in un guardaroba ecc… Questi particolari sono così ingegnosi e ben animati da risultare quasi commoventi.

Attraverso il rapporto tra Sho e Arrietty le due famiglie vengono a contatto e il film sembra dirci quanto sia difficoltoso per queste due realtà riuscire a convivere in armonia tra di loro, nonostante non ci sia una lotta insanabile (come invece accade in Principessa Mononoke).

Le musiche delicate ed arpeggianti della cantante bretone Cécile Corbel sono la ciliegina sulla torta di questa deliziosa pellicola diretta da Yonebasa Yonebayashi e co-scritta da Hayao Miyazaki.

La Storia della Principessa Splendente (2013) – Isao Takahata

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Testamento artistico dell’altro genio dello Studio Ghibli, il compianto Isao Takahata.

Credo si possa dire che siamo al cospetto di uno dei migliori film d’animazione della storia e non è facile parlare di questo film visto che tocca corde molto intime e che smuovono qualcosa di diverso in ognuno di noi.

Le animazioni sono splendide e a volte sembrano degli antichi quadri giapponesi. Si passa dall’essere cullati da queste immagini leggere e delicate all’essere sorpresi da sequenze dirompenti e molto forti.

La storia è tratta da uno dei racconti più antichi della mitologia giapponese, quello della principessa Kaguya, protagonista e fulcro assoluto di questo film.

Kaguya è un personaggio incredibilmente complesso e sfaccettato di cui ne vediamo la genesi e la crescita. Tutti gli altri personaggi ruotano attorno alla sua purezza, la sua grazia e la sua unicità.

Si potrebbe stare delle ore a parlare della perfezione registica, stilistica, visiva di questo capolavoro e di come Takahata ci abbia donato una gemma preziosa prima di lasciarci.

La Principessa Splendente è senza dubbio uno dei must-watch di questa seconda release ghibliana e non ha nulla da invidiare agli altri capolavori citati poco fa.

I Miei Vicini Yamada (1999) – Isao Takahata

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Lo stile animato della Principessa Splendente lo potevamo intravedere già in questo film del 1999, sempre targato Isao Takahata.

I Miei Vicini Yamada racconta le vicessitudini di una famiglia del Giappone contemporaneo alle prese con la loro quotidianità: piccole gioie, litigi, imprevisti, cotte scolastiche ecc…

Takahata rimane fedele al proprio stile realista in ciò che vuole comunicare ma si diverte a sperimentare nuove forme e un nuovo linguaggio animato che, come detto pocanzi, troverà massimo compimento nel suo ultimo lavoro, La Storia della Principessa Splendente.

Il film mantiene i toni leggeri e apparentemente scanzonati della commedia, ma alcuni episodi sono dipinti in modo inaspettatamente cinici e diretti.

Takahata, come spesso accade, attraverso i suoi film ci parla della società giapponese, dei suoi limiti e delle sue problematiche. I miei Vicini Yamada non fa eccezione, infatti si toccano tematiche come la distanza emotiva del rapporto padre-figlio, alla difficoltà del ruolo materno fino allo stressante ritmo lavorativo del classico impiegato giapponese.

Finalmente grazie a Netflix potete scoprire o riscoprire uno dei film meno conosciuti dello Studio Ghibli ma che possiede all’interno tutta la poetica e le caratteristiche del proprio autore, Isao Takahata.

La Ricompensa del Gatto (2002) – Hiroyuki Morita

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La ricompensa del gatto è lo spin-off de “I Sospiri del mio cuore”, delizioso film del compianto Yoshifumi Kondo che troverete su Netflix a partire dal prossimo mese.

La giovane Haru salva quello che si rivelerà essere il re dei gatti da una morte certa, quest’ultimo la ricompenserà catapultandola del regno dei gatti.

Un film che prende enorme ispirazione dai racconti classici occidentali, Alice nel paese delle meraviglie e Pinocchio su tutti, molto godibile e carino ma che forse non raggiunge il livello del “prequel” diretto da Yoshifumi Kondo né tantomeno quello di altri film dello Studio sopra citati.

Le animazioni sono piacevoli ma il tratto spigoloso dei personaggi stona un po’ con il classico stile “Ghibliano”. Insomma, un buon film d’animazione ma tra tutti questi ultimi 7 film usciti forse è quello che guarderei per ultimo. A meno che siete degli amanti viscerali dei gatti, si intende.

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Ebbene, non resta che darci appuntamento ad aprile per parlare degli ultimi 7 film dello Studio Ghibli. Rimanendo in tema, qui trovate la nostra top 10 dello Studio, mentre qui un approfondimento sul personaggio femminile nel cinema di Hayao Miyazaki.

Buon Ghibli a tutti!

Cresciuto con Final Fantasy e la coppia Del Piero – Trezeguet.
Amante del cinema d’animazione. Ha un debole per Hayao Miyazaki.

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