Il cinema di Sergej Ejzenstejn sotto Stalin: fra innovazione e propaganda

Il 5 marzo del 1953 moriva Iosif Stalin. In quest'articolo andremo ad approfondire la figura di Sergej Ejzenstejn, regista a lui indissolubilmente legato.

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Ejzenstejn

IL LEGAME INSCINDIBILE FRA ARTE E PROPAGANDA

Arte e propaganda hanno spesso rappresentato, nel corso della storia, un binomio inscindibile. Senza una volontà implicita o esplicita di propaganda non avremmo mai avuto, ad esempio, poemi epici come lEneide o le famose Chanson de geste medievali o anche vari prodotti dell’arte pittorica rinascimentale. All’arte è infatti sempre stato legato, con un filo alle volte quasi invisibile, un messaggio. Quando l’arte diventa schiava del messaggio nasce l’arte di propaganda.

Il cinema è l’ultima per nascita delle forme d’arte e, come tale, ha ereditato il meglio dalle sue “colleghe”. Se un libro oltre ad essere letto o ascoltato va capito e un’immagine è inevitabilemente asservita alla mediazione del pensiero di chi guarda, il cinema, unendo un suono o una didascalia all’immagine, diventa il più grande mezzo per veicolare un messaggio o un ideale.

La potenza di uno strumento come il cinema fu subito intuita nel clima instabile della prima metà del Novecento tant’è che qualsiasi governo nazionale, democratico o dittatoriale che fosse, si mobilitò per produrre film che veicolassero determinate idee ai fruitori di essi.
Nella storia è però possibile riscontrare pochissimi casi in cui quello che viene definito “cinema di propaganda” presentasse una struttura indipendente da ciò che doveva essere veicolato.

SERGEJ MICHAIJLOVIC EJZENSTEJN: UN CASO ESEMPLARE

Caso esemplare di sintesi fra innovazione e propaganda è, indubbiamente, il cinema di Sergej Michajlovič Ejzenstejn. Il regista, ritenuto oggi una pietra miliare per la storia del cinema per via delle rilevanti innovazioni apportate al linguaggio cinematografico, si trovò, nel corso della sua vita, a dover conciliare la sua ricerca estetico/formale con le necessità propagandistiche impostegli da Iosif Stalin.
Noto a tutti, sia per merito sia per forse infelici citazioni, è il suo capolavoro del 1925, La corazzata Potemkin, diventata erroneamente con il tempo prosopopea di “film pesante” a causa di celebri citazioni.

La corazzata Potemkin, oltre ad essere un film d’importanza capitale per la tecnica di montaggio, per le inquadrature e per la potenza visiva delle immagini (basti pensare alla famosa scena della bandiera rossa), costituisce un perfetto esempio di ciò che ai nostri occhi può sembrare propaganda quando in realtà non lo è. La corazzata Potemkin riflette in maniera disinteressata le idee rivoluzionarie di un intellettuale che aveva partecipato attivamente alla Rivoluzione e che credeva fermamente in essa.

Il film, infatti, venne sì “commisionato” al regista, ma non fu soggetto ad alcun atto di revisione e di intromissione del potere centrale nella produzione e nel montaggio di esso.
Ejzenstejn ebbe carta bianca per mettere in atto le sue idee innovative in un prodotto non concepito per propagandare un determinato messaggio, bensì per rievocare un fatto storico indipendente dalla storia dell’URSS, prodromo della rivoluzione del 1917.

Ejzenstejn

OTTOBRE: IL PRIMO FILM DI PROPAGANDA

Non a caso fu proprio dopo questo capolavoro che ad Ejzenstejn venne commissionato un film dal Partito. Il film in questione è Ottobre, uscito nel 1928 per celebrare i 10 anni della Rivoluzione d’Ottobre che aveva portato alla nascita dell’URSS. Per un film del genere ad Ejzenstejn vennero lasciati ampi spazi di autonomia e Ottobre fu proprio quel successo che era stato preannunciato, ma ottenne critiche da parte di uomini vicini a Stalin per via dell’eccessivo sperimentalismo della pellicola, nonché per la presenza di personaggi nel tempo diventati ostili al regime staliniano come Trotzky e Zinovev che subirono nulla di più che un’antica damnatio memoriae e vennero quindi rimossi dalla versione finale dell’opera.

Ottobre, nonostante questi incidenti di percorso, si rivelò un successo sia in terra sovietica (più per il messaggio che per la tecnica), sia in terra straniera e lasciamo l’immaginazione al lettore il motivo di questo successo per evitare un procedere per dicotomie forse troppo snervanti. In Ottobre, infatti, Ejzenstejn non aveva rinunciato alla sperimentazione e, presentando una struttura sicuramente più ortodossa del precedente film, non perde di vista i punti focali della sua teoria cinematografica riuscendo a mantenere, in un film prettamente propagandistico, un equilibrio stabile fra forma e contenuto.

Ejzenstejn
Lenin nella scena finale di Ottobre

L’AVVENTURA AMERICANA DI EJZENSTEJN

Tralasciando, per pietà, Il vecchio e il nuovo o La linea generale, film di propaganda in cui Ejzenstejn tenta ancora, questa voltadisperatamente, di sintetizzare, non riuscendoci, la sua ricerca teorica ed estetica con la rigidità delle imposizioni staliniane, arriviamo ad un punto di svolta nella vita del regista.
Negli anni ’30 Stalin aveva iniziato una politica di parziale apertura nei confronti degli Stati Uniti essendosi reso conto che non occorreva per forza essere nemico di una superpotenza nello stesso periodo in cui in Europa andavano rafforzandosi regimi dittatoriali non comunisti che minacciavano più da vicino i confini dell’URSS. Questo spiraglio aperto dalla politica staliniana permise ad Ejzenstejn di ottenere un lavoro nel continente americano, dove egli era molto apprezzato per la carica innovativa del suo cinema.

L’esperienza americana prima e messicana poi si concluse in una vera e propria disfatta per il regista. Vari problemi, di budget prima e politici poi, lo costrinsero ad un rientro rocambolesco in Unione Sovietica dove era appena iniziata la stagione delle purghe staliniane ed Ejzenstejn era diventato particolarmente inviso in virtù del suo ruolo di intellettuale prima che di regista. Il materiale prodotto dal Ejzenstejn in continente americano venne poi suddiviso in 3 film di cui soltanto Lampi sul Messico può essere attribuito, parzialmente, al regista sovietico. Le fonti riportano che il materiale del film avrebbe dovuto essere spedito in Russia per poi essere montato da Ejzenstejn e ri-inviato negli Stati Uniti, ma ciò non avvenne mai.

IL DECENNIO DELLE PURGHE STALINIANE E LA RICERCA DI UN’IDENTITA’

Arrivati a questo punto, appare molto interessante osservare come le vicende di un uomo di elevata caratura come Ejzenstejn si intreccino quasi alla perfezione con le vicende politiche che coinvolsero l’URSS negli anni ’30. Sono questi infatti gli anni in cui Stalin inizia ad abbandonare gradualmente la linea di Lenin ed inizia a trasformare l’Unione Sovietica in una dittatura monocentrica e personalizzata.
In un certo senso possiamo dire che Ejzenstejn, proprio in virtù del suo ruolo di teorico e regista rappresenta la quint’essenza di questo cambiamento, la livella su cui misurare le conseguenze dei cambiamenti interni all’Unione nel decennio pre-bellico.

Siamo fra il 1937 ed il 1938. Le cosiddette Grandi Purghe sono in corso e Ezjenstejn paga la sua sopravvivenza con la mancata realizzazione di alcuni progetti sperimentali. Sono ormai distanti gli anni in cui il regista de La corazzata Potemkin riscuoteva successo in patria e nel mondo ed è ormai evidente che per cercare di dedicarsi ancora a ciò che prima che un lavoro è una passione bisogna piegarsi totalmente al volere di Stalin. E’ forse questo il vero momento in cui Ejzenstejn rinuncia alla sua ricerca teorica ed estetica a favore delle norme dettate dal realismo socialista, ma il regista e intellettuale non è l’unico ad aver subito una metamorfosi; anche Stalin è cambiato e cambiata è la sua visione del potere e della propaganda.

Gli oppositori “controrivoluzionari” stanno mano a mano venendo eliminati, le varie rivendicazioni represse ed è ormai evidente che l’utopia comunista è destinata a rimanere tale. In questo momento più che mai Stalin ha bisogno di dare al popolo un qualcosa in cui credere, un nemico da temere, un’immagine comune da usare come emblema, come cardine del popolo Russo. E’ arrivato il momento di rivendicare, più forte che mai, un’Identità da contrapporre ad una Non-Identità.

ALEKSANDR NEVSKIJ E LA VITTORIA DELLA PROPAGANDA

Nel 1938 il III Reich tedesco è una realtà da non sottovalutare, specie se nei suoi piani presenta una volontà di espansione ad Est e di distruzione del comunismo. Stalin decide di abbandonare ogni pretesa di ateismo ed anticlericalismo e commissiona ad Ejzenstejn, regista ormai sulla via del tramonto, un film sulla figura del Principe Aleksandr Nevskij.
La mossa di Stalin è il più classico tentativo di propagandare un’identità di contrapposizione. Il popolo russo, quello vero, quello delle vastissime aree rurali, ha una memoria ancestrale del passato quasi mitico della Russia ed Aleksandr Nevskij, santo per la Chiesa Ortodossa, è l’immagine perfetta per costruire, questa volta sì, una solido messaggio propagandistico.

Ejzenstejn
Icona di Aleksandr Nevskij

Aleksandr Nevskij fu Principe del Granducato di Suzdalia (fonte nota a noi solo per il film in questione) e della Repubblica di Novogorod, stato pre-moscovita, una sorta di retrotopia comunista in cui vige l’uguaglianza sociale e Nevskij è l’esempio perfetto del buon governante. Intorno alla metà del XIII secolo la terra di Novgorod riceveva continui attacchi sul fronte occidentale ad opera dei Cavalieri Teutonici e Livoniani, ordini di monaci-guerrieri cattolici tedeschi che governavano i territori degli attuali stati baltici. Aleksandr Nevskij sconfiggerà ripetutamente gli eserciti di questi ordini in varie battaglie e proteggerà i confini dei granducati russi ed ortodossi, acquisendo poi la fama di Eroe del popolo e di Santo per il clero ortodosso.

Avrete ben capito che una figura del genere, nel 1938, deve essere per forza rievocata. Il pericolo tedesco è alle porte e l’URSS sta vivendo un periodo molto agitato per le varie lotte intestine. Aleksandr Nevskij è un personaggio in grado di compattare una nazione e di dare essa un’identità in funzione di un nemico da sconfiggere. Se nel medioevo, in un contesto del genere, si sarebbe scritto un poema nazionale sul personaggio in questione, nel Novecento la settima arte può fare molto di più. Aleksandr Nevskij esce nel 1938 ed è un vero e proprio kolossal.
Anche la scelta di avere alla regia Ejzenstejn rappresenta una intrinseca volontà di propaganda. Il regista di Riga è infatti, nonostante gli anni di inattività, un personaggio il cui lustro e la cui fama è indiscussa. E’, in sintesi, un eroe del comunismo.

Ejzenstejn rinuncia a qualsiasi estetismo e si concentra soltanto sull’obiettivo propagandistico dell’opera, producendo un’opera dall’austerità formale e dalla maestosa spettacolarità. Gli eventi storici vengono volutamente piegati al contesto del 1938 e ne esce fuori una visione dei Cavalieri Teutonici e Livoniani (ribadiamolo, tedeschi) talmente negativa che, vista oggi, potrebbe quasi sembrare parodistica. Il protagonista non è più il “popolo che ha fatto la rivoluzione” come nei film Ottobre e La corazzata Potemkin, bensì il Principe Aleksandr Nevskij, in tutto il suo splendore ed in tutta la sua magnificenza.
Il paragone con Stalin è praticamente urlato, in un film che si rivelerà un successo assoluto.

Ironia del destino volle che dopo poco tempo dall’uscita del film venne firmato il famoso patto Molotov-Ribbentrop e di questo monumento della propaganda stalinista fu vietata la proiezione per ovvi motivi politici, gli stessi che poi portarono il film di Ejzenstejn ad essere riproposto in pubbliche proiezioni a seguito dell’invasione nazista dell’URSS (1941).
In maniera non casuale, ma sintomo di un’idea ormai radicalizzata nel pensiero di Stalin, simile al tono del discorso del Principe Nevskij nel film di Ejzenstejn, sarà il celebre discorso con cui il dittatore annunciò al popolo l’inizio della guerra contro il Terzo Reich.

Aleksandr Nevskij rappresentò, con le dovute proporzioni, sia la salvezza di Sergej Ejzenstejn, che per il film ricevette l’onorificenza dell’Ordine di Lenin, sia la salvezza Iosif Stalin, che ridiede al popolo russo un antico senso di patriottismo che 20 anni di comunismo non avevano cancellato.

Ejzenstejn
Immagine tratta da Aleksandr Nevskij (1938)

IVAN IL TERRIBILE: IL TRIONFO DI STALIN?

Dopo Aleksandr Nevskij Ejzenstejn si adoperò per girare una trilogia su un’altra grande figura storica russa, Io Zar Ivan il Terribile. Se il Principe Nevskij almeno non godeva del titolo che la Rivoluzione Sovietica eliminò dalla storia, Ivan il Terribile era colui che aveva permesso con le sue conquiste la nascita dell’impero russo e, in ultima analisi, anche dei soprusi assolutistici che avevano portato all’avvento del comunismo in Russia, ma ormai il tempo del comunismo auspicato da Lenin era finito e Stalin era a tutti gli effetti uno Zar non proclamato tale. Il secondo film della trilogia su Ivan uscì, rimaneggiato, soltanto nel 1958 perché soggetto a censura dagli organi di controllo del governo sovietico ed il terzo film non venne mai completato a causa dell’eliminazione di vario materiale già girato e dell’improvvisa morte di Sergej Ejzenstejn, avvenuta per un attacco cardiaco nel 1948.

Ejzenstejn
Immagine tratta da Ivan il Terribile (1944).

IL CINEMA RUSSO DOPO EJZENSTEJN

Fortunatamente per noi, con Ejzenstejn non morì il cinema russo ed i successori di Iosif Stalin, primo fra tutti Nikita Krusciov, pur portando avanti la politica di censura e di propaganda del loro predecessore, non evitarono che altri capolavori della storia del cinema come i film di Andrej Tarkovskij, di Aleksandr Sokurov o dei famosi registi della scuola polacca degli anni ’60/ 70 venissero alla luce.
Ejzenstejn ha rappresentato più di altri registi di altre nazioni, il tentativo di sintetizzare una ricerca stilistica innovativa con le rigide direttive del potere e, in una visione d’insieme, rappresenta forse lo specchio, l’immagine più eclatante della Rivoluzione Sovietica: fermento, innovazione, stabilizzazione e, infine, irrigidimento.

Questo ed altri approfondimenti su Ciakclub.it

 

 

 

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