Andy Warhol: l’arte della sequenzialità di un regista incompreso

A 33 anni dalla sua scomparsa, ecco uno degli aspetti meno analizzati di Andy Warhol che mostrava un grande talento cinematografico.

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Andy Warhol era senza alcun dubbio un autore eclettico, instancabile ed estremamente curioso nelle sue ricerche verso nuovi mezzi artistici dalla pittura alla stampa al cinema.

Il suo interesse per il mondo cinematografico arriva solo nel 1963 dopo la frequentazione della cinémathèque di Jonas Mekas e il circuito del New American Cinema, che lo spingono a comprare una cinepresa 16 mm, il formato più utilizzato nel cinema sperimentale perché il più economico e accessibile.

Andy Warhol muove i primi passi in questo mondo grazie anche al clima che si era creato nella New York dei primi anni ’70, una città caratterizzata da giovani senza soldi ma ricchi di idee che grazie alla contestazione e divenendo la Beat Generation si erano creati un vero e proprio quartier generale artistico.

E mentre artisti come Allen Ginsberg e Bob Dylan scrivevano poesie e cantavano negli speakeasy emergevano anche autori di cortometraggi che venivano definiti canti metropolitani con tematiche affini alle avanguardie surrealiste e molto lontane dal cinema spettacolare hollywoodiano.

Sarà Hans Richter, pittore e regista tedesco a creare un’ unione tra la pittura e il cinema.

Emigrato a New York nel 1947 e inventore del cinema astratto radunò artisti emigrati come lui, Marcel Duchamp, Man Ray e Max Ernst invitandoli a girare alcuni corti di neoavanguardia ad esempio Dreams That Money Can Buy.

Andy Warhol prosegue questa modalità di fare cinema relazionandosi all’arte, che non a nulla a che vedere con le sequenze narrative proposte da Hollywood.

Un autore che aveva iniziato il suo percorso con la Pop art con ritratti di Marilyn e i barattoli di conserva Campbell, ma che aveva proseguito con dei film composti da lunghissimi piani sequenza e dalla forte provocazione visiva.

SLEEP

Warhol

Primo film di Warhol del 1963, realizzato con la tecnica definita “Longtake” che consiste in un’ inquadratura di lunga durata in modo che si elimini quasi totalmente l’uso del montaggio.

Il soggetto di questo lungometraggio era l’attore John Giorno che venne ripreso mentre dormiva sereno e tranquillo.

Questo film della durata di otto ore venne presentato in un’ anteprima a New York e risultò al pubblico composto da nove persone così noioso e infinito che due di queste abbandonarono la sala dopo due ore di film.

L’interesse dell’artista era quello di rappresentare dei quadri cinematografici che invece di essere appesi alla parete venivano proiettati su uno schermo e soprattutto erano in movimento.

KISS

Warhol

 

La produzione, nonostante lo scarso successo, non si ferma. Andy Warhol da vita al cortometraggio Kiss, del 1963 e della durata di tre minuti e mezzo, il primo di tanti film girati all’interno di The Factory da lui fondata.

The Factory era lo studio dove l’artista lavorò dal 1962 e il 1968, considerato un punto di ritrovo per artisti (come John Giorno o Jean Michael Basquiat) era il centro principale di produzione delle famosissime serigrafie.

L’interesse per il mondo cinematografico da parte di Warhol nasce quasi come esigenza, visto i ritmi a cui era costretto per produrre le serigrafie a livello industriale per permettersi  di ripagare i costi, iniziò a realizzare film per adulti  destinati ad un cinema definito Underground.

Questa categoria, composta proprio da film come Kiss, dove diverse coppie, due uomini, due donne e uomo e donna si baciano tra di loro erano considerati socialmente inaccettabili.

L’artista incentivava un clima di accettazione sessuale e di stravolgimento della normale coppia nella sua Factory, introducendo anche Drag Queen, transgender e l’utilizzo di droghe.

EAT

Warhol

 

Film del 1963, della durata di 45 minuti e con assonanze con tutti i suoi lungometraggi girati nello spazio Factory : bianco e nero, assenza di una colonna sonora e longtake.

Il soggetto è un collega di Warhol, esponente della pop art, Robert Indiana nell’atto di mangiare quello che all’apparenza pare essere un fungo.

L’incomprensione di questo modo di fare cinema è la mancanza di una base narrativa, l’autore sembra voglia tornare indietro nel tempo affrancandosi alle prime vedute dei Lumière dando alla ripresa un taglio documentaristico con la staticità tipica di un quadro dipinto.

BLOW JOB

Quest’opera ha un’origine controversa quasi quanto il suo nome, l’identità del ragazzo che eseguì la fellatio è attribuita al realizzatore di film di avanguardia Willard Maas, nonostante Warhol affermò nel suo libro che era stata praticata da cinque ragazzi diversi.

Il soggetto ripreso, doveva inizialmente essere un altro, un certo Charles Rydell il quale però decise di non presentarsi prendendo la richiesta del pittore come uno scherzo e che ovviamente non voleva essere associato ad un film di quel genere.

Andy Warhol dovette sostituirlo con quello che definì “un bel ragazzo che si trovava nella Factory” riprendendo esclusivamente il suo volto per 35 minuti.

L’importanza di questo film è fondamentale soprattutto per il cinema che seguirà, chiaramente il creatore non era interessato al lavoro che avrebbe potuto apportare la censura e proprio per questo lascia che sia lo spettatore ad immaginare cosa stia davvero accadendo, riesce a creare una scena dall’alto valore erotico mostrando unicamente un volto nel pieno del godimento.

EMPIRE

Warhol

Nel 1965 viene realizzato Empire, un film rallentato apposta per arrivare alla durata di otto ore in cui viene ripreso l’Empire State Building.

La velocità di registrazione era di 24 fotogrammi al secondo, ma il film venne proiettato a 16, sebbene sia stato girato in 6 ore e 36 minuti, il film dura 8 ore e 5 minuti quando viene riprodotto.

Questo film parte con un’inquadratura totalmente bianca dove emerge l’immagine dell’Empire, per la durata di 6 ore e mezza si possono ammirare i riflettori esterni della struttura rimanere accesi mentre all’interno le varie luci di accendono e spengono e solo alla fine le luci esterne si spengono lasciando l’edificio quasi oscurato dal buio.

Andy Warhol resta una figura molto influente e maestro per artisti come Basquiat e Keith Haring e apprezzato come innovatore dell’arte grazie al movimento Pop, lui stesso raccontava:”Alcune aziende erano recentemente interessate all’acquisto della mia aura. Non volevano i miei prodotti. Continuavano a dirmi: “Vogliamo la tua aura”. Non sono mai riuscito a capire cosa volessero. Ma sarebbero stati disposti a pagare un mucchio di soldi per averla. Ho pensato allora che se qualcuno era disposto a pagarla tanto, avrei dovuto provare ad immaginarmi che cosa fosse.”

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