Joe Pesci merita l’Oscar per l’interpretazione in The Irishman?

Joe Pesci compie settantasette anni oggi. Visto l’avvicinarsi della Cerimonia degli Academy Awards, tiriamo le somme sulla sua più recente interpretazione.

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Joe Pesci

Oggi, 9 febbraio 2020, Joe Pesci raggiunge i settantasette anni d’età. Al posto di celebrare il suo compleanno tirando le somme sulla sua carriera, mi sembra più giusto (e interessante) riflettere sulla sua ultima interpretazione.

È ben noto che la sua ultima performance è quella di Russel Bufalino, in The Irishman (puoi leggere la nostra recensione qui). L’ultima fatica del regista Martin Scorsese, e probabilmente anche l’ultimo film che vede collaborare la triade Pesci-Scorsese-De Niro in un film gangster.

Per Joe Pesci tornare sotto le luci della ribalta non è stato facile. Nel 1999 (vent’anni prima di The Irishman) l’attore ha lasciato la carriera cinematografica per seguire la sua passione da musicista (il suo ultimo album ha dei featuring con Adam Levine, il cantante dei Maroon 5). Nonostante due brevissime comparse sullo schermo (The Good Sheperd – L’ombra del potere Love Ranch), The Irishman è stato il suo grande ritorno. E potremmo dire che ne è valsa la pena.

“Questi tizi [n.d.r. Indicando Scorsese e De Niro] mi hanno praticamente tirato fuori dalla fogna, mi hanno riportato qui. E apprezzo tutto molto di più, e vedo anche tutto in modo diverso.” (Joe Pesci)

Joe Pesci

La nomination e L’Oscar di Goodfellas

Non è la prima volta che il buon vecchio Joe ottiene una nomination agli Oscar. Nonostante la “breve” carriera (che potremmo dire va dal 1975 al 1999), Pesci ha ottenuto la candidatura come attore non protagonista anche per Toro Scatenato e si è portato a casa l’Academy Award per Goodfellas.

Toro Scatenato ha segnato l’inizio del suo successo. E il modo in cui ha raggiunto questa vetta è una storia che vale la pena di conoscere. Nel 1975 aveva lavorato in un film poliziesco a basso budget, The Death Collector, che non ha raggiunto il successo sperato. Pesci era già pronto a lasciare il mondo dello spettacolo e si era messo a lavorare in un ristorante italiano nel Bronx.

Joe Pesci

Quattro anni dopo riceve una telefonata: a Martin Scorsese e a Robert De Niro era piaciuta la sua interpretazione e lo volevo come co-protagonista in Toro Scatenato.

L’apice, però, lo raggiunse con Goodfellas, nel 1990 (nel mezzo ci sono stati C’era una volta in America, Bronx e Casinò). La sua interpretazione di Tommy DeVito è passata alla storia per varie ragioni: le improvvisazioni con la madre di Scorsese, il coltello da cucina usato contro l’uomo nel bagagliaio e l’iconica scena del “Buffo come?”.

C’è da dire che quella sera, alla cerimonia degli Academy Awards, Joe Pesci di certo non si aspettava di sentire il suo nome. Per evitare figuracce con un discorso improvvisato, ha semplicemente pronunciato cinque parole:

“Il privilegio è mio, grazie.”

joe pesci

E The Irishman?

Con Goodfellas, Pesci ha lasciato nell’immaginario collettivo il ricordo di un gangster violento, spietato e irrazionale. La sua bravura e naturalezza in un ruolo simile si dimostra nuovamente in Casinò, in cui Nicky Santoro non ci pensa due volte prima piantare la penna nel collo di un uomo (e non solo…).

In The Irishman però è diverso. Interpreta sempre un gangster potente e a tratti spietato, ma il suo lato oscuro è sempre velato dalla compostezza. Non commette azioni violente, non alza mai la voce e non è mai avventato. E il motivo è che non ne ha bisogno. È talmente potente che anche la decisione di dover togliere di mezzo Jimmy Hoffa non ha bisogno di essere imposta: “It is what it is”, non c’è niente da fare.

Il film stesso è diverso dai precedenti, nonostante sia un film gangster ricco di esplosioni, omicidi e tradimenti, trasuda umanità. Il motivo risiede nel fatto che, come spiega il regista nel video su Netflix, The Irishman – Parlano i protagonisti, i tre personaggi sono le colonne portanti del film. Quindi, le relazioni personali di questi tre amici così diversi sono il fulcro della narrazione, che racconta di lealtà, amicizia e tradimento.

Joe Pesci

Pesci riesce a rendere questo lato umano del gangster in modo brillante. Sicuramente la vera amicizia con Robert De Niro aiuta a rendere le loro interazioni più naturali, ma ci sono alcune sue espressioni facciali che esprimono molto di più di gesti o parole. Si è spogliato della sua eredità di gangster stralunato che lo ha fatto passare la storia e si è immerso completamente nella pacatezza e risolutezza di Russel Bufalino.

Ricordate, per esempio, quando dice la barzelletta a Peggy e cerca di farla sorridere. Oppure, quando prende le mani di Frank Sheeran dicendogli che solo tre persone hanno quell’anello, e che solo una di loro è irlandese.

Per questo, si può dire che The Irishman è la prova della completa maturazione delle abilità attoriali di Joe Pesci (e di quelle registiche di Scorsese).

“Una volta avuta la sceneggiatura siamo arrivati ai flashback (..) e che avrebbero dovuto essere interpretati da attori più giovani. Così ho detto: “Che faccio? Gli devo spiegare tutto?” C’è poco da spiegare… si tratta di comportamento, come ti siedi, come stai in piedi, come saluti una persona, come improvvisi un dialogo.” (Martin Scorsese)

Joe Pesci

Merita un secondo Oscar?

Dopo le considerazioni fatte, mi spingo a dire che si, Joe Pesci si meriterebbe un Oscar per la sua interpretazione. In primis perché è stato bravo, in secundis perché è bello pensare che possa chiudere la sua carriera con una nota positiva. Un Oscar ha sancito l’inizio del suo successo, e il medesimo premio chiude le fila della sua carriera.

Purtroppo (e per fortuna in realtà), il secondo motivo non è uno dei criteri che permettono a un attore di ricevere un Academy Award. Oltre alla bravura, dipende molto anche da coloro che sono stati candidati oltre a lui.

Come miglior attore non protagonista, quest’anno sono in lizza Anthony Hopkins per I due papi, Brad Pitt per C’era una volta a… Hollywood, Al Pacino sempre per The Irishman e infine Tom Hanks per Un amico straordinario.

Joe Pesci

È sicuramente una scelta difficile, considerando soprattutto che tutti gli attori candidati hanno un bagaglio artistico alle spalle non indifferente. Hopkins, come Pesci, ha ricevuto un oscar nel lontano 1991 per Il Silenzio degli Innocenti e Pacino nel 1993 per il film Profumo di donna. Tom Hanks è quello che ne ha ottenuti di più, uno nel 1994 per Philadelphia e nel 1995 per Forrest Gump.

Brad Pitt è l’unico a non aver ancora vinto un Oscar per le sue performance, anche se ne ha ricevuto uno nel 2014 perché 12 anni schiavo è stato giudicato come miglior film dell’anno.

È difficile scegliere. Sono tutti e cinque attori molto bravi, che per un motivo o per l’altro si possono meritare l’Oscar. La mia modesta opinione oscilla tra Joe Pesci e Brad Pitt. Il primo per i motivi elencati in questo articolo, il secondo è stato altrettanto lodevole e lo dimostrano i premi già ricevuti. Pitt si è già aggiudicato il Golden Globe, il BAFTA, il SAG Award e altri trenta premi circa.

Chi è il vostro preferito?

Questo e altri approfondimenti nella sezione focus di CiakClub.

Ricerco nell’arte l’espressione tangibile dei miei pensieri e la confutazione degli stessi.

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