Gandhi di Richard Attenborough e la ricetta perfetta per un film biografico

Il 30 gennaio del 1949 moriva il Mahatma Gandhi. Dalla sua vita è stato tratto un film considerato da molti come un esempio perfetto di film biografico.

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Gandhi

Ci sono film biografici prima di Gandhi e film biografici dopo di Gandhi.
Gandhi è il punto di arrivo di un certo tipo di kolossal-biografici tipicamente britannici ed è a sua volta punto di discontinuità.
E’ la riproposizione del cinema di David Lean nell’impostazione e nello stile di regia, ma è allo stesso tempo l’abbandono dello stilema dell’eroe tragico che caratterizzò personaggi come il Lawrence d’Arabia del regista inglese.
In Gandhi convivono la denuncia all’imperialismo britannico e la lotta, elementi tipici del cinema di Lean.
Ma Gandhi non è un eroe tragico. Gandhi è un eroe, è l’eroe della non-violenza. E’ l’uomo che, come Lawrence d’Arabia, libera un popolo, in questo caso il suo, ma non tramite azioni militari, tramite la forza persuasiva della parola e tramite l’arma più potente: la pace.

Gandhi di Richard Attenborough arriva nelle sale nel 1982 e, da quel momento, inizia a riscuotere un enorme successo fra critica e pubblico che lo porterà a vincere 8 premi Oscar, 5 Golden Globe e ad incassare più di 127 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte dei 22 milioni spesi per la produzione.

Gandhi
Inquadratura tipicamente Leaniana presente in Gandhi.

Parlare ancora dell’importanza della figura di Gandhi per la storia contemporanea è ovviamente scontato in quanto egli fu iniziatore di altre serie di movimenti che si diffusero in tutto il mondo che combattevano lotte sociali con lo strumento della non-violenza, quindi è opportuno proseguire l’articolo soffermandosi su un altro punto che trascende dalla vicenda biografica di Gandhi.
Perché Gandhi è l’esempio di come si dovrebbe girare un film biografico?

LE RICETTE PER UN PERFETTO FILM BIOGRAFICO

1)Una grande prova attoriale
Inutile dire che la grande fama che riscosse il personaggio di Gandhi fu dovuta anche a questo film. Il cinema era il mezzo più comodo per far arrivare alle masse determinati messaggi e determinati concetti e sicuramente molte persone conobbero il personaggio e l’azione di Gandhi proprio a seguito del film del 1982.

Non è infatti scontato pensare che molte persone abbiano in mente il vero volto di Gandhi quando si parla di lui. Per molte persone il volto di Gandhi è il volto che gli diede il perfetto Ben Kingsley e molte persone ancora oggi quando vedono un’interpretazione di questo grande attore britannico faticano parecchio a scinderlo dal Gandhi da lui interpretato.
Ben Kingsley, esordiente al cinema dopo anni di teatro, restituisce infatti una prova iconica che è entrata di diritto nella storia della settima arte e che gli ha fatto vincere un Oscar al miglior attore.
Forse fu proprio la presenza, la posa, l’espressione tipica dei grandi attori teatrali a rendere alla perfezione un personaggio che proprio questo richiedeva.

Gandhi
Ben Kingsley nei panni di Gandhi.

2)Equilibrio
Partendo dalla vicenda umana e reale di Gandhi il film prosegue mantenendosi in perfetto equilibrio sul sottile filo della vicenda biografica e della narrazione cinematografica.
Questo avviene perché la vita di Gandhi è di per sé straordinaria ed inventare qualcosa di nuovo non serve più di tanto.
Molti film biografici sono inoltre basati su romanzi biografici che, nella loro natura, tendono ad idealizzare od a creare situazioni per avere nuovi espedienti narrativi.
Il pregio invece del film di Attenborough è che non ha come riferimento alcun libro, bensì la pura e vera vita di Gandhi, documentata dalle fonti e dalle azioni. Non riportata da altro se non dai fatti.
In molti criticarono la rappresentazione di alcuni personaggi, ma c’è da sottolineare che il film ruota attorno al personaggio del Mahatma e gli altri personaggi convergono a creare una cornice narrativa e non documentaristica.

3)Struttura ad episodi
Altra scelta fondamentale che determina la grandezza del film è la struttura ad episodi.
Grazie a questo espediente narrativo i vuoti che avrebbero potuto causare invenzioni di trama od aggiunte ruffiane su una vicenda puramente personale di Gandhi non documentata da alcuna fonte non necessitano di esistere.
Obiettivo del film è infatti quello di mostrare al pubblico varie tappe della vita di un grande uomo che lo hanno portato da essere un semplice privato cittadino a un vero leader. Ciò si ottiene rievocando gli aspetti più salienti della sua vita, lasciando sottintendere allo spettatore il percorso che il Mahatma ha fatto per arrivare ad essi.
In questo vuoto si lascia spazio all’immaginazione dello spettatore che è libero di andare in seguito ad informarsi sull’intera vicenda di Gandhi oppure è libero di credere che gli eventi rappresentati nel film siano effettivamente quelli più importanti della vita del Mahatma.
La discrezionalità dell’informarsi sulla vita di Gandhi sta nello spettatore. Un film biografico, come già detto, non è un documentario, sta quindi al pubblico voler approfondire il personaggio e la vicenda dell’indipendenza dell’India.

4)Schema circolare
In quest’ottica appare anche perfetto lo schema circolare che il film segue. Il film infatti si apre con la morte di Gandhi ed i suoi funerali e si chiude con la cosparsa delle sue ceneri nel Gange.
Un inizio del genere riesce a catturare da subito lo spettatore che, non conoscendo magari la vicenda del Mahatma, si chiede come abbia potuto un uomo all’apparenza fragile riunire così tante persone attorno a se.
Le vicende narrate nel film rispondono quindi alla domanda iniziale che si può porre il pubblico ed il finale che riprende l’inizio vuole quasi domandare allo spettatore: “ho risposto alla tua domanda?”

Gandhi
La scena iniziale del film.

 

REALTA’ EPICA E FINZIONE INTIMA

In conclusione possiamo dire che Gandhi rappresenta l’esempio perfetto di come si deve dirigere un film biografico. E’ un peccato però che rimanga ad oggi un unicuum nella storia del cinema.
La lezione di Attenborough è stata accantonata subito dopo il successo del film di Gandhi per vari motivi fra i quali risaltano la mancanza di audacia di sceneggiatori e produttori che avessero ancora voglia di portare sullo schermo grandi storie come quella di Gandhi e la tendenza a raccontare vicende biografiche di vari personaggi molto più intime che epiche.
Le narrazioni intimistiche richiedono una narrazione molto più romanzata rispetto a quelle esteriori di grandi personaggi.
Una vicenda privata di un grande personaggio deve per forza essere filtrata, deve per forza trovare una corrispondenza con tematiche accattivanti tali da invogliare il pubblico ad andare in sala.

C’è chi potrebbe obiettare a questa affermazione dicendo che non ci sono più grandi personaggi da raccontare, ma così non è.
Il mondo è pieno di persone che hanno appreso la lezione di Gandhi ed hanno lottato e lottano tutt’oggi per affermare i diritti di gruppi etnici, religiosi, o sociali da loro rappresentati. Spesso questi personaggi non vincono neanche premi Nobel per la Pace (come Gandhi, d’altronde) o, se li vincono non ottengono più una certa risonanza come un Nelson Mandela od un Martin Luther King.
La vicenda di Gandhi narrata nel film del 1982 ha contribuito ad aprire gli occhi al mondo su una figura importantissima, mondo che prima probabilmente non sapeva molto della vita di Gandhi e lo stesso film viene ancora oggi utilizzato quando si vuole parlare di un personaggio come il Mahatma. Forse oggi avremmo bisogno di un esempio da seguire, di vedere una grande storia su un personaggio che abbia qualcosa da insegnare al mondo.
Forse abbiamo bisogno ancora di imparare da eroi del calibro del leader indiano. Forse il cinema può essere ancora il mezzo per comunicare grandi valori.

Questo ed altri approfondimenti su CiakClub.it

 

Grande appassionato di cinema orientale, apprezzo film di ogni tipo e di ogni genere, dai cult ai “mattoni” filippini. Non bisogna mai porre limiti alla propria curiosità e lasciare che i pregiudizi ci influenzino.

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