L’omicidio di Sharon Tate e la “favola” di Quentin Tarantino

In occasione del suo compleanno, vogliamo ricordare Sharon Tate ripercorrendo le tappe principali della sua vita anche attraverso lo sguardo di Tarantino.

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Estate 1969. Nella notte tra l’8 ed il 9 Agosto, un uomo e due donne armati di coltelli, una corda di nylon ed una revolver calibro 22, entrano nella villa al numero 10050 di Cielo Drive compiendo uno dei delitti più efferati e terribili della storia d’America. I tre giovani sono Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Charles “Tex” Watson, membri della Famiglia Manson; le vittime sono Jay Sebring, Wojciech Frykowski, Abigail Folger, Steven Parent e Sharon Tate, incinta di quasi 9 mesi. Un eccidio rimasto impresso nella memoria, una strage consumata nella Hollywood “fabbrica dei sogni”, di una star emblema di quella chimera americana, la quale aveva sposato da un anno Roman Polanski, diventando una delle coppie più amate del tempo.

Oggi, Sharon Tate avrebbe compiuto 77 anni e noi vogliamo ricordarla così, riepilogando le tappe principali della sua vita e ricordando l’omaggio e la versione “fiabesca” da c’era una volta, raccontata nell’ultima fatica di Quentin Tarantino, Once upon a time in… Hollywood, in cui la splendente diva viene interpretata da Margot Robbie.

NB: l’articolo è diviso in tre parti, le prime due sono prettamente storiche, l’ultima è dedicata alla rivisitazione tarantiniana del fatto, per cui conterrà inevitabilmente spoiler.

A star is born

sharon tate

Sharon Tate nasce il 24 Gennaio del 1943 a Dallas, Texas. Contraddistinta da una delicatezza innata, sguardo ipnotico, bella, seducente ed elegante. Inizia a lavorare come modella, collezionando diversi titoli nei concorsi di bellezza americani, fa qualche comparsa e, tra un ingaggio e l’altro, si convince ad intraprendere la carriera da attrice. Nel 1966 ottiene il suo primo ruolo importante nel film Cerimonia per un delitto di J. Lee Thompson ed al termine delle riprese conosce Roman Polanski, il quale le offre il ruolo di co-protagonista per la pellicola Per favore, non mordermi sul collo!. Nasce così la relazione con il regista, tanto che a fine film decide di interrompere la sua storia con Jay Sebring, con il quale rimarrà molto legata, e trasferirsi a Londra. Nel 1967 Sharon è una star: un articolo di Playboy si intitola “Questo è l’anno di Sharon Tate” con foto di nudo scattate dallo stesso Polanski durante Per favore, non mordermi sul collo!. L’anno successivo girerà La valle delle bambole, che la consacrerà come una delle attrici più promettenti del panorama cinematografico. Il 20 Gennaio 1968 Roman Polanski e Sharon Tate convolano a nozze, lui vestito con uno “sfarzo Eduardiano”, lei con un miniabito in moiré di seta color avorio. La coppia dell’anno, una delle più amate dello scenario hollywoodiano.

L’Eccidio di Cielo Drive

sharon tate

È una notte di Agosto quando Sharon Tate ed i suoi amici decidono di cenare al ristorante El Coyote per poi rincasare nella villa della Tate, mentre Roman Polanski si trova a Londra per lavoro. Di lì a poco, tre ragazzi entreranno nell’abitazione ed uccideranno con la revoler Sebring e Frykowsky, mentre colpiranno a morte con cinquantuno coltellate la Folger e con sedici la Tate. Il giorno seguente la polizia ritroverà il corpo senza vita anche di Steven Parent, il ragazzo di 18 anni che quella notte aveva deciso di recarsi a trovare William Garretson, guardiano della casa dei Polanski. Una scritta “PIG” (“maiale”) viene impressa con un asciugamano intriso del sangue della Tate sul muro dell’ingresso.

Omicidi disumani, modalità brutali e speculazioni a fiumi una volta che la notizia divenne in possesso dell’opinione pubblica. Quel luogo, una Hollywood splendente, ventre dei sogni di tutti, venne macchiata di rosso e di odio. Charles Manson e la sua famiglia squarciarono in poche ore la culla della speranza e di un’epoca. “Per favore, ti chiedo solo qualche giorno. Ti prego, lasciami vivere ancora due settimane” sono parole che tuonano ancora oggi, pronunciate dalla Tate al momento dell’omicidio e riportate successivamente dalla Atkins, soprannominata Sadie. La notte seguente gli stessi murders entrarono a casa di Leno e Rosemary LaBianca, togliendo la vita anche a loro in maniera altrettanto spietata.

La favola di Tarantino

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Quentin Tarantino, con la sua opera meta-cinematografica, C’era una volta a… Hollywood, compie la sua reinterpretazione della storia contraddistinta da una dichiarazione d’amore aperta verso una specifica epoca, una distinta cultura e periodo cinematografico. Il tutto inserito all’interno dello scenario dell’omicidio di Sharon Tate, interpretata da Margot Robbie. Il maestro del cinema riscrive una storia amara, rendendola incredibilmente epica, pulp, fiabesca ed ironica. Con tratti diversi, ma è lo stesso procedimento che fu utilizzato dieci anni prima per Bastardi senza gloria, quando i tedeschi finirono abbrustoliti all’interno di un cinema.

Sono gli anni ‘60, gli anni della moda, della grazia, del portamento e dell’eleganza. Sharon Tate atterra a Los Angeles, sale in macchina con Polanski indossando dei grandi occhiali neri ed un fazzoletto colorato in testa, tipico di ogni magica diva del tempo. Siamo nel Febbraio del ‘69 e con una delicatezza senza eguali, volteggia e saltella alle sfarzose feste hollywoodiane. Sharon ha tutti gli occhi addosso, mentre lei sembra una figura fanciullesca. Il mondo lì fuori, a quattro passi da lei, è divorato dall’odio, dalla follia e dalla ferocia della Manson Family.

Sharon Tate è una star in crescita, ma continua a conservare tutto il candore di una bambina. Si emoziona quando va nella sala cinematografica a vedere se stessa nel film The Wrecking Crew. Margot Robbie guarda la vera Tate su quello schermo, osserva la sala e ride con il pubblico, adagiando i piedi sul poggiatesta delle seggiole (marchio di fabbrica di Tarantino).

Quella è la Tate di Tarantino, quella del “Non volevo che Sharon Tate fosse un personaggio, volevo che fosse la persona che era”.

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La pellicola scorre e si prosegue nella storia che si intreccia con quella di Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) e Cliff Booth (Brad Pitt).

Quattro ragazzi si presentano davanti il vialetto della villa della Tate e Rick Dalton, l’attore appena rientrato da un viaggio in Italia, vicino di casa dei Polanski. È la notte più calda dell’anno, Rick e Cliff sono ubriachi marci e la Tate, a cena con i suoi amici al ristorante El Coyote è costretta a tornare a casa per quella malinconia che le stava salendo.

Ed eccoci nella scena pulp del film, quando i quattro “luridi hippy di merda” accostano l’auto, disturbando Dalton, il quale, portandosi dietro un frullatore pieno di Frozen Margarita, li caccia dalla sua proprietà. Cliff è fuori a passeggio con Brandy, il suo pitbull, ed è strafatto causa una sigaretta imbevuta di acido pagata 50 cent da una di quelle ragazze hippy del ranch. In pochi minuti i membri della famiglia Manson, cambiano obiettivo: non più la Tate, ma Dalton perché “siamo cresciuti guardando TV e quindi guardando omicidi, quindi uccidiamo chi ci ha insegnato ad uccidere”.

Inizia la riscrittura della storia secondo il Vangelo di Tarantino. I tre ragazzi (una intanto se l’è data a gambe) si intrufolano armati nella casa di Dalton, che nel mentre è nella sua piscina con il suo Frozen Margarita e delle cuffie. Cliff, che sembra faticare a distinguere la realtà dalla fantasia, scaglia la sua Brandy contro la Famiglia Manson: i particolari sono cruenti, i dettagli estremi, senza lasciare troppo spazio alla fantasia. E mentre i volti vengono sfracellati battendoli contro il muro, l’unica quasi superstite dei murders sfonda il vetro e finisce in piscina. Dalton non ci pensa due volte, recupera il suo lanciafiamme e le dà fuoco, con una fine simile a quella dei crucchi in Bastardi senza gloria.

Il terribile destino riservato alla Tate nel ‘69 è solo un sogno, la storia è stata riscritta. Lei ringrazia dal citofono Dalton e lo invita ad entrare, mentre il vero eroe di tutta la vicenda, Cliff, viene portato in ospedale.

Questa è la favola di Tarantino, è la storia di una diva del cinema, icona di bellezza e di eleganza, emblema di un periodo felice, che vive ancora, volteggia alle feste, guarda se stessa al cinema, solca con un portamento impeccabile le strade di Los Angeles. Ed i tre tate murders sono solo un incubo sepolto nella casa di Dalton.

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