Dodici anni dopo, quel che resta di Heath Ledger

Dodici anni dopo la sua prematura scomparsa, cosa ci ha lasciato Heath Ledger?

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Sono passati ormai dieci anni dalla scomparsa di Heath Ledger: il 22 gennaio, in un anonimo pomeriggio newyorkese, l’attore si spegneva a causa di un’intossicazione acuta provocata dagli effetti combinati di ossicodone, idrocodone, diazepam, temazepam, alprazolam e doxilamina.

Tutte queste sostanze erano state comprate e assunte previa prescrizione medica. Ma la domanda che sorge spontanea è: erano davvero necessarie? Ovviamente no. Quello che però è altrettanto scontato è che il malessere che da anni lo tormentava fosse purtroppo qualcosa di irrisolvibile.

Heath Ledger in Ned Kelly (2003)

Capita più spesso di quanto si pensi ad attori di successo e, in generale, agli artisti, persone di estrema intelligenza ed abituate a pensare molto di più e più velocemente della media, che una volta raggiunto il successo finiscano per provare un vuoto incolmabile dentro di sé. Quell’impegno e quella dedizione che li avevano impegnati notte e giorno per riuscire nel lavoro dei loro sogni, raggiunta la meta svaniscono, rendendo la mente nuovamente vulnerabile.

Ma vulnerabile a cosa precisamente? Per rispondere prendiamo il caso specifico di Heath Ledger. Dopo la sua morte sono circolati molti documentari con immagini di repertorio che ho avuto la fortuna di guardare e che mi hanno immediatamente permesso di capire cosa lo rendesse allo stesso tempo così speciale e così indifeso: lo stupore.

Heath non dava nulla per scontato, possedeva una sensibilità unica. Aveva spesso la videocamera in mano perché era naturalmente stupito della maggior parte di ciò che vedeva. Era innamorato perso della bellezza del mondo. Questo amore però si rivela quasi sempre un’arma a doppio taglio: per troppo amore ci si può disinnamorare. Quella sensibilità amplifica la percezione di tutto il male e la sofferenza che il mondo, quello al tempo stesso bellissimo, ci mostra ogni giorno.

Heath Ledger in Two Hands (1999)

Appare come tristemente ironico il fatto che senza questa qualità non sarebbe mai diventato l’incredibile attore, e aggiungo performer, che tutti conosciamo; ma averla lo ha reso profondamente infelice, portandolo alla morte.

Gli aneddoti che raccontano le sue incredibili doti si sprecano, uno in particolare mi ha colpito. Set de I segreti di Brokeback Mountain, Heath Ledger e Jake Gyllenhaal stanno per girare la scena del bacio tra di loro e Ange Lee racconta:

“Li ho incoraggiati a darsi un bacio estremamente appassionato. Ho detto loro che non avrebbero mai baciato così una donna e che quindi volevo il più grandioso bacio western possibile.”

Heath Ledger in The Dark Knight (2008)

Heath colse lo spirito del regista immediatamente e riversò tutto se stesso in quel bacio, rischiando di rompere il naso al collega. Tutt’ora quel bacio resta uno dei più intensi che si siano mai visti al cinema.

Recentemente Joaquin Phoenix, premiato per la sua interpretazione di Joker, ha voluto omaggiarlo nel suo discorso celebrativo, affermando:

“Sono qui sulle spalle di una persona alla quale devo tutto, il mio attore preferito: Heath Ledger. Perciò grazie e buonanotte.”

Credo quindi che sia questo il lascito di Ledger, quello di una persona così innamorata del proprio lavoro per la possibilità di raccontare la bellezza del mondo da arrivare ad avvelenare la propria anima. Un lascito dal sapore triste, come vagamente tristi sono spesso apparsi i suoi occhi. “Disinnamorato per troppo amore”.

Heath Ledger in Brokeback Mountain (2005)

(citazione finale del grande giornalista sportivo Michele Plastino)

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