Sex Education 2: il mondo liceale attraverso il sesso

Un microcosmo impazzito e divertente che però non esula troppo dal reale: Sex Education 2

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Un mondo nel quale il sesso è al centro di tutto o, forse meglio, la causa di tutto. Non è né un sogno malato, né un’opera di Sigmund Freud: stiamo parlando di Sex Education 2.

Lucrezio scelse di trattare un argomento ostico e di natura filosofeggiante attraverso il verso poetico, affermando che i medici, per somministrare ai bambini gli “amari assenzi”, bagnano i bordi del bicchiere con il miele.
Il paragone risulterà ardito ma allo stesso modo Sex Education sceglie la comicità e la leggerezza come registri per trattare un argomento nei confronti del quale, tra chi pensa di sapere tutto e chi prova imbarazzo a parlarne, viene certamente dedicata meno importanza di quanto si dovrebbe.

Aimee Lou Wood, Mimi Keene, Simone Ashley, and Chaneil Kular in Sex Education (2019)

In generale

La seconda stagione si basa su più triangoli amorosi. Tutti estremamente differenti tra loro e mai banali. Il rischio di cadere nel patetismo è alto in questi casi, ma la freschezza della sceneggiatura e la forte espressività di buona parte di un cast decisamente talentuoso, nonché ben amalgamato, hanno permesso di creare una stagione decisamente piacevole e scorrevole.
Le musiche scelte sono sempre vivaci e originali, e conferiscono velocità laddove la sceneggiatura talvolta scorre un po’ di meno.
Bello poi è il messaggio lanciato, morale Virgiliana delle Bucoliche: Omnia vincit amor.
Le relazioni in Sex Education 2 sono contestualizzate nell’universo liceale, sicuramente figlie di forti sentimenti, ma ben lontane dalla dimensione totalizzante che una relazione può arrivare ad instaurare tra persone adulte, come è normale che sia ( i “Ti amo” vengono utilizzati senza troppa parsimonia e passare da un partner all’altro è un po’ troppo frequente per un mondo che non sia quello liceale) chi infatti può dire di non essersi rivisto in tutto ciò?

Asa Butterfield and Ncuti Gatwa in Sex Education (2019)

Tutti sanno tutto, nessuno sa niente

La deriva mostrata dalla serie è diffusa nell’intera società. L’immediatezza nella reperibilità di un’informazione ha reso le nuove generazioni pigre nell’approfondire e quindi soggette ad una conoscenza superficiale. L’autenticità stessa dell’informazione è spesso discutibile, esponendo chiunque si interessi di qualcosa alla possibilità di essere disinformato.
Ed è proprio la critica a queste dinamiche che permette ad un ragazzo, figlio di una sessuologa e di conseguenza molto bene informato riguardo al sesso, di fornire consulenze a molti suoi compagni di liceo.

Aimee Lou Wood and Emma Mackey in Sex Education (2019)

Upgrade

Sex Education 2, rispetto alla stagione precedente, segna sicuramente un importante passo avanti.
Se prima l’educazione sessuale, permeata attraverso i consigli di un ragazzo, era lo sfondo di un piacevole susseguirsi di trame legate ad un eterogeneo gruppo di ragazzi, in questa nuova stagione c’è sicuramente una maggior consapevolezza degli autori circa la centralità dell’argomento sesso, che porta tutto il resto in secondo piano.
Tale scelta porta inevitabilmente a creare una cornice (il liceo Mordale e chi lo frequenta) decisamente surreale, ma che garantisce la possibilità di sviluppare al meglio il tema principale.
Mi spiego meglio: è difficile che un professore, peraltro preposto all’insegnamento di educazione sessuale, giri per la scuola con una mascherina poiché terrorizzato dalla possibilità di contrarre per via aerea la clamidia e che, al tempo stesso, quasi ogni studente pensi di averla a sua volta contratta.
Isteria di massa e ipocondria hanno uno scopo: permettono di generare situazioni comiche e mostrano la deriva negativa alla quale può facilmente portare la disinformazione.

Ncuti Gatwa in Sex Education (2019)

 

Conclusione

La serie insegna, è istruttiva. Non poteva essere diversamente vista la parola “education” nel titolo. Ma non insegna soltanto a conoscere se stessi e gli altri, anche e soprattutto attraverso il sesso: Sex Education è un microcosmo impazzito e divertente che però non esula troppo dal reale. Situazioni grottesche e gag sono solo differenti esiti di una posta in palio emotiva che ricalca perfettamente quella di ciascuno di noi.
Lo dimostra egregiamente il finale: quello che era stato un piacevole subplot, diventa improvvisamente la raison de vivre dell’intera serie, ovvero sapere se Otis e Meave riusciranno finalmente a capire di piacersi a vicenda.
Qui però entra in gioco l’insegnamento più importante e dal sapore agrodolce: nella società dei mille e più modi per comunicare e delle infinite possibilità di interazione, l’incomunicabilità diviene un problema inconsapevolmente insormontabile.
Ci nascondiamo dietro la tecnologia che ci ripara dalle nostre paure: trovarsi e parlarsi apertamente è perlopiù passato di moda.

Vi è piaciuta questa recensione di Sex Education 2?

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Cinematograficamente onnivoro, sono cresciuto tra l’autorialità dei fratelli Coen ed i fagioli western di Bud Spencer e Terence Hill. Sogno di sceneggiare un film in cui Trinità e Bambino prendono a sberloni i responsabili del furto del proprio tappeto che “dava un tono all’ambiente”.

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