John Carpenter: Essi Vivono, noi (ancora) dormiamo

Celebriamo il compleanno di John Carpenter, maestro dell'horror, ricordando uno dei suoi film più celebri: Essi Vivono.

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Molti lo chiamano “maestro dell’horror”, lui preferisce definirsi “L’anti Spielberg”: è sicuramente un personaggio originale John Carpenter, regista ormai cult nel mondo del cinema di genere e autore di film come “Halloween”, “Fuga da New York”, “La cosa” o “Essi Vivono”. Ma definirlo “regista” è riduttivo: Carpenter è anche produttore, sceneggiatore, attore, fumettista e soprattutto musicista: autore di gran parte delle colonne sonore dei suoi film, dal 2015 Carpenter (all’età di 67 anni) si dedica alla musica a tempo pieno, rilasciando ben tre album di musica elettronica e partecipando anche a vari festival.

Una carriera vivace e poliedrica, premiata l’estate scorsa con la Carrozza d’Oro al Festival di Cannes. Proprio in questa occasione Carpenter si è presentato come l’anti Spielberg: “E.T. e La cosa sono usciti lo stesso anno: lui voleva far commuovere il mondo e io volevo terrorizzare”. Una presentazione efficace ed un obiettivo sicuramente raggiunto da Carpenter, i cui mostri (che oggi forse guardiamo con un sorriso, abituati ai moderni effetti speciali) hanno segnato la storia del cinema horror.

Ma ciò che forse distingue Carpenter dagli altri registi horror, conferendogli il titolo di Maestro, è la sua attenta analisi della realtà e la sua capacità di far riflettere lo spettatore. Non sono solo mostri surreali quelli dei suoi film, non basta aspettare i titoli di coda per far finire il senso di angoscia che trasmettono. Quelle maschere grottesche sono proiezioni di paure interiori, paranoie reali, criticità rappresentate con metafore semplici e facilmente intuibili. Sono mostri presenti nella vita di tutti, sotto forme diverse da quelle che vediamo sulla pellicola, ma proprio per questo più sottili e difficili da sconfiggere.

Ed è per questo che i protagonisti dei film di Carpenter sono spesso anti-eroi, personaggi comuni, proletari e subordinati, che si trovano a fronteggiare situazioni surreali senza disporre di armi o qualità straordinarie. I film di Carpenter nascondono una grottesca ma cinica critica della società moderna, abitata da mostri all’apparenza non spaventosi come quelli dei suoi film ma altrettanto pericolosi.

DA FALLIMENTI A CULT

Essi Vivono

Oggi Carpenter è considerato un regista geniale, ma la sua carriera è costellata da insuccessi. Carpenter ha sempre avuto un rapporto difficile con l’industria cinematografica, e gran parte di quelli che oggi sono considerati i suoi capolavori furono, quando uscirono, dei veri e propri fallimenti.

Il primo film che lo rese noto al grande pubblico fu Halloween: pietra miliare del cinema horror, rese Carpenter uno dei padri del genere slasher, ma il successo non fu così immediato. Una volta riconosciuto il valore di questo film, tuttavia, Carpenter avrebbe potuto continuare sullo stesso genere e mantenere un successo sicuro. Invece il regista aveva altri obiettivi. All’inizio degli anni ’80 inizia la realizzazione di un film scritto dopo lo scandalo Watergate, che gli aveva trasmesso quella sfiducia nelle istituzioni che sarà evidente nei film successivi. Realizza quindi Fuga da New York, un film oggi considerato cult, ma che all’epoca ebbe risultati scarsissimi al botteghino.

Lo stesso accade nel 1982 con La Cosa: un film horror basato sulla paranoia, in cui i protagonisti non sono alleati contro un unico nemico (come accadeva solitamente in questo genere di film), ma sono in lotta gli uni contro gli altri, in quanto il mostro è capace di assumere le sembianze dei personaggi che assimila. Ancora una volta, il film risultò un insuccesso: sotto accusa anche gli effetti speciali, considerati all’epoca troppo splatter.

Grosso guaio a Chinatown esce nel 1986: anche in questo caso il film viene aspramente criticato, giudicato una parodia. Il pubblico non coglie la critica che Carpenter muove contro i classici e stereotipati eroi americani. Questo ennesimo insuccesso rende per il regista difficile trovare nuovi finanziamenti e fiducia da parte delle case produttrici. Un accordo con la Universal gli permetterà di girare Il signore del Male ed Essi vivono: ancora una volta due film che verranno rivalutati e riconosciuti solo dopo anni.

Passare da una collezione di fallimenti ad essere un regista di culto premiato a Cannes è sicuramente una soddisfazione. Carpenter stesso (che nelle interviste si rivela spesso inaspettatamente auto-ironico) durante la premiazione a proposito della proiezione de La Cosa, accolta con entusiasmo dai fan presenti ha spiegato “Ho scelto questo film perché quando è uscito è esploso come una bomba, la gente, i miei spettatori lo hanno odiato e quindi ho creduto che fosse una grande vendetta da parte mia, tutti questi anni dopo, avere la mia proiezione a Cannes”.

ESSI VIVONO

Essi Vivono

Nel 1988 John Carpenter realizza Essi Vivono, uno dei suoi film più celebri. E’ un film grottesco, ma anche molto legato alla realtà, un thriller che punta alla riflessione politica, un film di fantascienza che poco ha a che fare con il futuro. Essi Vivono è tratto da un breve racconto di Ray Nelson intitolato Alle otto del mattino: Carpenter riprende gran parte della trama distopica, ne sottolinea la violenza e il cinismo, adotta il chiaro messaggio critico che Nelson aveva inserito nel racconto. Tuttavia, in Essi Vivono vengono meno alcuni degli elementi più fantascientifici, vengono sostituiti con elementi quotidiani, realistici, conferendo al messaggio un efficacia ancora maggiore.

John Nada (interpretato dal wrestler Roddy Piper) si trasferisce da Denver a Los Angeles in cerca di un lavoro: è un uomo semplice, senza qualità eccezionali, ma che crede fermamente nel sogno americano. Inizia quindi a lavorare in un cantiere edile e trova alloggio in un campo di baracche in periferia insieme all’amico Frank Armitage (Keith David). Accadono però cose strane: un predicatore ceco invita tutti a “svegliarsi”, così come un uomo che appare in tv durante delle interferenze; John scopre inoltre che la chiesa nei pressi del campo non è che una base di questo gruppo di complottisti, che verrà presto violentemente sgomberata dalla polizia. A seguito di ciò, John torna nella chiesa trovando solo una scatola di occhiali da sole che, se indossati, rivelano la realtà subliminale del mondo: una realtà in bianco e nero, in cui al posto dei cartelloni pubblicitari appaiono scritte come “Obbedisci” o “Conformati” e le banconote riportano scritte come “Io sono il tuo Dio”; ma, cosa ancora più spaventosa, tutti gli uomini d’affari, i poliziotti e così via non sono umani, ma strani esseri alieni dal viso scheletrico.

Una volta scoperta l’inquietante realtà, John fa di tutto per distruggere e uccidere questi esseri, che a loro volta lo cercano e attaccano ripetutamente. Insieme ad altri ribelli scoprirà che gli alieni sfruttano la Terra come un terzo mondo, approfittando delle sue risorse finché ciò sarà possibile per poi abbandonarlo e cercare un nuovo pianeta. Alla fine Nada riuscirà, con l’aiuto di altri ribelli tra cui lo stesso Frank, ad introdursi nella segreta base aliena raggiungendo lo studio televisivo di Canale 54. Subito prima di essere ucciso John distruggerà il segnale rendendo visibile a tutti la realtà.

Essi Vivono

A prima vista Essi Vivono potrebbe risultare un film banale: le performance attoriali non sono particolarmente rilevanti (Roddy Piper non è neanche un professionista), i dialoghi non sono così memorabili e il grottesco prevale anche sul senso di paura da horror tradizionale. Ma al di là degli effetti speciali ormai superati, il messaggio di fondo, che appare in realtà abbastanza evidente, è attuale e ancora efficace.

Essi Vivono esce nel 1988: in America è in atto il cosiddetto Reaganomics, politica economica che promuoveva il liberalismo. Questo comporta una aggressiva competitività nel mondo lavorativo, l’abbassamento della pressione fiscale porta ad un aumento del consumismo e del conformismo. Prevalgono quei giovani capitalisti detti yuppies, che si arricchiscono a dismisura nelle loro carriere, mentre una larga fetta della popolazione viene lasciata indietro. Carpenter ambienta il suo horror fantascientifico esattamente in questo contesto: da una parte John Nada e gli altri lavoratori, dall’altra gli spietati alieni sotto forma di yuppies.

L’aspetto veramente spaventoso di Essi Vivono non sono i bizzarri mostri o i macchinari fantascientifici, ma il crudo realismo. Stabilire una lontananza tra umani e alieni permette di intuire chiaramente la crudeltà e la spregiudicatezza di questi ultimi, completamente disinteressati verso le sorti del Pianeta perché estranei ad esso. Riflettere sul fatto che, nella realtà, sono esseri umani quelli che si comportano con questa stessa crudeltà è ancora più straniante: non sono spietati esseri alieni quelli che inquinano il pianeta, si sottomettono al dio denaro e impongono obbedienza e conformismo, ma sono uomini veri e propri.

Una delle scene più celebri di Essi Vivono è la lotta tra John Nada e Frank: è una scena che dura più di 5 minuti, durante i quali Nada cerca di convincere con violenza l’amico ad indossare gli occhiali. Oltre ad essere una citazione ad Un uomo tranquillo, Carpenter trasmette qui tutta la resistenza che gli uomini oppongono nel guardare in faccia la realtà, preferendo la tranquillità di un ruolo sottomesso ma stabile piuttosto che ribellarsi alle ingiustizie sociali.

Sarà forse un messaggio “banale”, ma a volte ci vuole coraggio anche a mettere in scena con chiarezza una realtà critica che tutti conoscono ma accettano passivamente. Per questo fa ancora bene oggi guardare Essi Vivono: forse sarà difficile trattenere il sorriso di fronte ai visi alieni e ai loro grossolani macchinari, forse le sparatorie finali sembreranno esagerate e magari qualche battuta risulterà poco convincente. Eppure, sul finale è immancabile un senso di amarezza, considerando che forse è vero: essi vivono, noi dormiamo.

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