Steven Soderbergh: regista a metà strada tra ispirazione e imitazione

Un'analisi critica sulla filmografia del tanto acclamato regista Steven Soderbergh, che lascia un perenne dubbio sulle sue capacità.

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Steven Soderbergh

Steven Soderbergh è un regista americano della classe del 63 che in molti descrivono come uno dei più grandi registi americani, ma è davvero così?

Analizzando il suo primo vero lungometraggio premiato al Festival di Cannes con la Palma d’oro possiamo capire che il regista di soli 26 anni porta delle idee diverse nel mondo del cinema.

Si tratta di Sesso, Bugie e Videotape  del 1989 un film chiaramente precursore di Nymphomaniac di Lars Von Trier e di tutti quei film di rivelazione sessuale in cui smette di essere un taboo e diventa un vero e proprio soggetto cinematografico.

Questo film presenta moltissime possibilità di successo però purtroppo è un prodotto destinato ad essere dimenticato nel tempo perché è molto depotenziato e non presenta elementi atemporali, a partire dalla tematica che una volta entrata nel mondo cinematografico e allontanata dalla questione pornografica sarà sicuramente ripresa, superata e migliorata.

Steven Soderbergh

Anche la storia in sé, quella di un tradimento, è sicuramente già vista e conosciuta nella cinematografia ma l’aspetto interessante di questo film è la chiave voyeuristica in cui viene rappresentato attraverso l’occhio di una videocamera dentro la ripresa del cinematografo.

Il suo lavoro non si ferma a questo primo apparente successo ma prosegue per una famosa trilogia, quella di Ocean’s (qui la nostra recensione). Questo è il chiaro esempio dell’effetto della fortunata saga di James Bond seguita da tutti questi imitatori come Jason Bourne o appunto Ocean’s.

Steven Soderbergh

Fondamentalmente sono film che intrattengono il pubblico e hanno molto successo perché il ritmo incalzante con cui sono costruiti difficilmente fallisce, soprattutto quando si tratta di tematiche come quella della rapina, un altro chiaro esempio di come questo tema venga abusato è Now You See Me ovviamente in una chiave più magica e fantastica.

Poi arriva il 2000 che è chiaramente l’anno migliore per Steven Soderbergh, riesce ad ottenere quattro premi Oscar con il film Traffic,in cui finalmente troviamo una sorta di soddisfazione di fronte a come il regista ha deciso di impostare l’impronta narrativa.

Il percorso di Steven Soderbergh parte quindi con un picco estremamente elevato, con un’alta aspettativa da parte del pubblico di fronte ad un regista giovane, emergente con idee innovative ma si abbassa al semplice intrattenimento con questa trilogia e si spegne definitivamente con il film Magic Mike film del 2012 che è oltre ad essere incentrato sul superficiale mondo dello spogliarello maschile è costruito in maniera ancora più insignificante.

Steven Soderbergh

L’ultimissima delle “fatiche” di Steven Soderbergh arriva direttamente dal 2019, si tratta di Panama Papers che è attualmente reperibile sulla piattaforma di streaming di Netflix e purtroppo ci troviamo di fronte ad un grande remix tra due film, The Post e The Wolf of Wall Street , ad esempio nella ricerca disperata della verità e nella scelta di lasciarla nell’oblio o portarla a galla (The post) e nella tematica della frode assicurativa e di come eludere le autorità ( The Wolf of Wall Street) e  nonostante ci sia un chiaro tentativo di innovazione nel far parlare Antonio Banderas e Gary Oldman direttamente al pubblico e quindi interagendo direttamente con la cinepresa risulta purtroppo un tentativo fallito, testimonia il fatto che non bastano volti famosi (anche Meryl Streep) per avere un lungometraggio destinato a restare nel cuore e nella mente di tutti, ma del resto anche l’importanza dell’intrattenimento non è da sottovalutare.

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Aspirante regista, in perenne ricerca di contenuti cinematografici sconosciuti e fuori dagli schemi ordinari.

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