Toy Story: quando John Lasseter rivoluzionò il mondo dell’animazione

I grandi cambiamenti legati alla tecnologia che John Lasseter ha portato alla Pixar e Disney con il cartone animato Toy Story.

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Toy Story

“L’arte sfida la tecnologia e la tecnologia ispira l’arte” ecco quella che John Lasseter direttore creativo di Toy Story definisce come la formula magica che sta dietro al successo della Pixar,  lui che dal 2005 al 2018 ne è stato direttore creativo anche nei Walt Disney Studios.

La Pixar deve molto della sua formazione e del suo successo a John Lasseter, che nel 1984 entra a far parte di questa bottega artistica, un luogo di creazione che spazia attraverso ogni arte, architettura, pittura, musica letteratura e scultura trasmesse sugli schermi di tutto il mondo grazie ad un innovativo processo tecnologico.

Quello che Lasseter insisteva a sostenere è che niente di ciò che viene creato con il computer è lasciato al caso, dietro ad ogni creazione c’è uno studio attento di diverse figure, dai creatori agli storyboardisti ai concept artist.

Una grande influenza nei lavori di uno dei fondatori della Pixar arriva direttamente dalla sua infanzia, infatti è proprio la madre, insegnante di storia dell’arte a fargli apprezzare la bellezza che i grandi maestri d’arte quali Leonardo Da Vinci e Leon Battista Alberti hanno creato, ma non l’idea di arte non si ferma qui, infatti l’intento di Lasseter era quello di arrivare a creare un’arte totale che guardava alla tecnologia come ad un mezzo con altissimo potenziale artistico ed estetico.

John Lasseter che dopo il diploma aveva iniziato a lavorare nei Walt Disney Studios si rese conto che l’iperrealismo nei cartoni animati era necessario soprattutto per competere con il realismo dato dal cinema, per riuscire a rendere ciò che aveva in mente, la camera multipiano utilizzata per dare profondità alla Disney era ormai obsoleta ed quindi crea il suo primo cortometraggio con il computer: Luxo Junior del 1986 che apparteneva alla Pixar.

Toy Story
Luxo Junior, disegno a pastello

Il primo vero lungometraggio da attribuire a questo pioniere dell’animazione è Toy Story vincitore del premio Oscar nel 1996, proprio qui si concentra su una delle passioni che lo aveva caratterizzato fin dall’inizio del suo lavoro ovvero la ricerca dei protagonisti nel capire come sono fatti e quali sono le loro limitazioni l’esempio più evidente è proprio quello di Buzz Lightyear che non riesce a capacitarsi del fatto che in realtà non è altro che un giocattolo per bambini.

Entrambi i lungometraggi, Toy Story e Toy Story 2, lasciano sempre spazio ai tipici drammi esistenziali umani, infatti gia dalle prime sequenze viene inquadrata la gerarchia che vige tra questi giocattoli.

Il vero protagonista è Woody, un pupazzo cowboy, il preferito di Andy il bambino che ne è proprietario, ovviamente questo bambino possiede altri giocattoli come Mr. Potato (un chiaro riferimento al gioco Testa di Patata degli anni ’40) oppure Rex o i soldatini.

L’asse narrativo prosegue fino al momento della festa di compleanno di Andy dove sono in arrivo altri giocattoli e quindi il rischio di essere sostituiti o peggio buttati via. Ed è in questo momento che entra a far parte della storia Buzz Lightyear uno space ranger giocattolo che diventa coprotagonista insieme a Woody.

Toy Story
Bob Pauley, Buzz disegnato a matita

La tensione è molto alta perchè il bambino inizia a preferire Buzz al suo giocattolo d’infanzia e poi lo stesso Buzz non viene accettato da Woody molto geloso perchè non riesce a riconoscere che è solo un giocattolo e non un astronauta spaziale.

Dopo diverse peripezie il cowboy e lo space ranger di trovano in una situazione di pericolo a casa di Sid, un bambino cattivo che distrugge i suoi giocattoli e qui entrano in gioco altre tre tematiche fortemente umane, la prima è l‘amicizia nel momento di bisogno tra i due protagonisti che iniziano la storia con l’odiarsi ma che finiscono per diventare amici, la seconda è quella del pensiero prevenuto di fronte al diverso, questo viene evidenziato quando dei giocattoli molto brutti e inquietanti costruiti da Sid sembrano malvagi solo per il loro aspetto ma in realtà aiutano i due a scappare, infine la depressione di fronte alla verità sulla propria esistenza quando Buzz vede uno spot pubblicitario di sè stesso e scopre di essere davvero un giocattolo.

Toy Story
Bud Luckey, Buzz calco in resina uretanica e vetro

Toy Story  2 ha un’impronta diversa anche se comincia sempre con il concetto di paura dell’abbandono, dove Andy parte per un campeggio cowboy e non si porta dietro Woody perché ha un braccio scucito che finisce sulla mensola dei giocattoli abbandonati.

Questa paura diviene realtà quando la mamma di Andy prende un pinguino giocattolo con il fischietto rotto e lo porta al mercatino dell’usato, ovviamente l’animo da eroe di Woody lo porta a salvare il pinguino però con delle conseguenze terribili, infatti il peluche viene rubato da un uomo pazzo ossessionato dai giocattoli e proprietario di “La fattoria dei giocattoli di Al”.

Toy Story
Randy Berrett, interno della Fattoria dei giocattoli di Al, matita

La motivazione di questo furto viene presto svelata, Woody fa parte insieme ad altri tre personaggi una cowgirl di nome Jessie,  un cavallo di nome Bullseye e un cercatore d’oro di nome Stinky Pete di una famosissima serie ormai cancellata dalla tv ma di alto valore per i collezionisti di giocattoli.

Al, l’antagonista della storia ora possiede tutta la collezione e può rivendere i giocattoli per un importante museo in Giappone ma chiaramente Woody vuole tornare dal suo proprietario e Buzz in compagnia degli altri giocattoli stanno accorrendo per salvarlo.

Toy Story
Bud Luckey, Woody calco in resina uretanica

Il secondo capitolo della serie ha una forte influenza data da Star Wars, ad esempio nella scena iniziale dove Buzz combatte con il suo nemico L’imperatore Zurg nel videogioco oppure nella scena in cui Zurg gli dice di essere suo padre proprio come Dart Fener fece con Luke Skywalker, l’intento di queste citazioni è quello di riuscire a raggiungere un pubblico sempre più ampio, che spazia dagli amanti di Guerre Stellari che sono ormai adulti, ai bambini più piccoli.

Ovviamente per la riuscita di un secondo capitolo l’inserimento di nuovi giocattoli era necessario, anche delle piccole sotto trame amorose come quella tra Buzz e Jessie oppure con nuovi giocattoli antagonisti quali Zurg o Stinky Pete; però non arriva a superare il primo capitolo perchè le paure di abbandono dei giocattoli sono ancora troppo simili tra loro.

John Lasseter è riuscito a rivoluzionare partendo da Toy Story , nonostante i suoi allontanamenti nel 2018 dal mondo dell’animazione sulla scia del movimento #Metoo, la creazione dei film animati ed è stato uno dei primi a credere nell’importanza della tecnologia in questo processo di evoluzione che ci permette oggi di vedere i dettagli di film come Frozen o Inside out come se fossero veri ripresi nella vita reale.

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