Liliana Cavani: Il portiere di notte ed il lato controverso del cinema italiano

Compie oggi 87 anni Liliana Cavani. Per omaggiarla analizziamo il suo capolavoro, Il portiere di notte, film del 1974 con Dirk Bogarde e Charlotte Rampling.

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Liliana Cavani

Quando si parla di registe donne italiane il primo nome che viene in mente è sicuramente quello di Lina Wertmuller, recentemente premiata con un Oscar alla carriera.
Raramente si fa invece il nome di Liliana Cavani, regista spesso relegata ad un marchio di “regista controversa” in un periodo di grande fioritura del cinema italiano.

Una carriera, quella della Cavani, che l’ha portata da essere fra le prime donne a diplomarsi al centro di cinematografia sperimentale di Roma, nel 1959, a portare sugli schermi la vicenda Francesco D’Assisi, primo film televisivo prodotto dalla Rai ed a dirigere attori universalmente riconosciuti come fra i più grandi interpreti della storia del cinema come Burt Lancaster, Charlotte Rampling, Dirk Bogard, John Malkovich e Marcello Mastroianni, giusto per fare qualche nome.

Sulla vita e sulla storia di San Francesco d’Assisi la Cavani tornerà per ben 2 volte; la prima volta nel 1989 con Francesco, interpretato da un inaspettato Mickey Rourke, la seconda volta nel 2014 con la miniserie per la rai dall’omonimo nome del film dell’89.

Liliana Cavani
Il San Francesco di Mickey Rourke

Il cinema della Cavani, come quello di altri grandi nomi della filmografia nostrana, ha sempre presentato un forte scarto fra successo critico e successo fra il pubblico, nonostante abbia sempre raggiunto ottimi risultati al botteghino.
Ciò deriva da una fortissima impronta innovativa che Liliana Cavani ha sempre inserito nelle sue opere, capace di trattare temi altamente scabrosi per i tempi senza però ricorrere al grottesco di stampo Pasoliniano bensì muovendosi sugli stilemi di un neorealismo visionario, sul modello del primo Elio Petri e dell’ultimo Visconti.

I CANNIBALI: IL DISTOPICO PRESENTE

Questa sua tendenza rappresentativa la si può notare chiaramente ne i Cannibali, film del ’69 in cui, in pieno periodo di lotta sociale, Liliana Cavani sceglie di riadattare l’Antigone Sofoclea in un futuro distopico con fortissimi echi del presente di quegli anni.
Il film destò parecchio scandalo in Italia, per l’esplicito riferimento alla situazione in cui versava il nostro paese all’epoca, ma trovò uno straordinario successo alla proiezione al festival di New York.
Liliana Cavani ha recentemente raccontato in un’intervista al Sole 24 ORE che il successo del film in America fu tale che la Paramount, volendo distribuire il film negli States, le propose di girare un finale diverso da quello della versione italiana, offrendole 175mila dollari.
La Cavani ha affermato di aver rifiutato l’offerta perché non è possibile cambiare un’opera di capitale importanza come l’Antigone di Sofocle.

Liliana Cavani
Immagine tratta da I Cannibali (1969)

IL PORTIERE DI NOTTE: LO SCANDALO DELL’AMORE

Il successo internazionale di Liliana Cavani è dovuto sicuramente a quello che, anche oggi, è il suo film più noto: Il portiere di notte.
Il film vanta la partecipazione di attori del calibro di Dirk Bogarde e Charlotte Rampling, la stessa Rampling che ha deciso di far proiettare Il portiere di notte, non la marea di altri capolavori nei quali ha partecipato, quando ha ritirato l’Orso D’Oro alla carriera alla Berlinale del 2019.

Il tema centrale che il film sviluppa è il rapporto fra vittima e carnefice, argomento già di per sé scabroso ma al quale va ad aggiungersi il fatto che questo rapporto si è sviluppato all’interno di un campo di concentramento fra un SS ed un’internata.
Oggi, probabilmente, un tema del genere non desterebbe lo stesso scandalo che destò nel 1974, anno d’uscita del film, dal momento che siamo abituati a tutt’altra speculazione su un fatto drammaticamente storico come quello della Shoah che è stato ormai storicizzato e cristallizzato nella memoria collettiva.

Liliana Cavani
Immagine tratta dalla scena più nota del film

SINOSSI

Il film, ambientato in una decadente Vienna del 1957 che non ha ancora fatto pienamente i conti con la II Guerra Mondiale, narra la vicenda dell’ex SS Max (Dirk Bogarde) che, finita la guerra, trova rifugio nell’isolante lavoro di portiere notturno di un Hotel frequentato da maschere intrappolate nel proprio ruolo come una vecchia ed ormai insignificante contessa, dedita solo ai piaceri della carne, od ex-SS come Max che, fieri prigionieri del loro ruolo di nazisti, si riuniscono periodicamente per sostenere degli auto-processi volti al far pervenire più prove possibili della loro attività da SS in modo tale che esse vengano poi distrutte.
Se le prove sono poi rappresentate da umani si procede direttamente all’eliminazione fisica di essi.

Lo sconvolgimento di questa stasi è dato dall’arrivo nell’Hotel di Lucia (Charlotte Rampling), moglie di un direttore d’orchestra americano, ma ex internata nel campo di concentramento in cui operava Max.
Tramite un oculato uso del Flashback viene ricostruita la vicenda “amorosa” di Max e Lucia. Lucia, dapprima violentata ripetutamente, diventerà poi “amante” di Max in un contesto come quello del campo di concentramento ed in un rapporto sadomasochista ed autodistruttivo.Liliana Cavani

CLAUSTROFOBIA ED EVASIONE

L’Hotel, l’appartamento di Max e la Vienna del ’57 comunicano un senso di claustrofobia spaziale e, soprattutto esistenziale.
Tutti i luoghi presentati nel film sono gabbie in cui Liliana Cavani rinchiude i suoi personaggi, condannati ad indossare sempre la solita maschera.
La contessa rimane contessa anche in un momento in cui, si intuisce, il suo ruolo non vale più nulla.
I nazisti rimangono nazisti, nel pensiero e nei modi, e continuano a comportarsi come tali anche in un mondo che, seppur ha cercato di espellerli come un virus dalla storia, non si è liberato di loro.
Il carnefice, Max, rimane sempre carnefice nei confronti della vittima, Lucia, a prescindere dall’amore che essi provano l’uno per l’altro. Max continua ad esercitare violenza su Lucia e Lucia continua a subirla, in un morboso rapporto fra amanti in cui il sentimento di amore va a pari passo con quello di morte.

Liliana Cavani
Charlotte Rampling in una scena del film

Non c’è via di fuga dalla stasi esistenziale e l’unica via di evasione è la morte.
Non c’è il campo di concentramento, luogo dove i ruoli sono chiari e ben definiti e da dove si “evade”, purtroppo, solo da morti, c’è Vienna. Vienna è la prigione ed il palco in cui l’uomo reciterà sempre la stessa parte.

CAMPI MEDI CHE INGABBIANO I PROTAGONISTI

Il sentimento di claustrofobia è denotabile anche dalle scelta della Cavani di utilizzare perlopiù campi medi salvo poi nell’occasione dell’”evasione” di Max e Lucia dalla gabbia esistenziale sfoggiare l’unico campo lungo presente in tutto il film, come a voler significare una liberazione dell’uomo dalla claustrofobia, dalla gabbia esistenziale in cui è rinchiuso.

L’ETERNO RITORNO DELL’UGUALE

Nel Portiere di notte appare quantomai incontrovertibilmente la tendenza Nietzschiana dell’eterno ritorno dell’uguale.
Da notare è, inoltre, che Liliana Cavani ha bene in mente il filosofo nichilista, dal momento che nel 1977 girerà Al di là del bene e del male, con protagonista, per l’appunto, il filosofo Nietszche.
Sono passati anni dalla guerra e dai campi di concentramento eppure la storia si ripete con gli stessi interpreti e con le stesse, distruttive, scelte.
Lucia torna da Max memore dell'”amore” che li ha uniti in un contesto drammatico, rinunciando ad una vita di agi ed accettando di tornare a subire la violenza di Max.
La vittima rimane vittima, il carnefice rimane il carnefice, la maschera tenta di essere gettata ma, di fatto rimane incollata agli attori.

Ed ecco che Vienna, l’Hotel e l’appartamento di Max, diventano quasi dei gironi infernali in cui i dannati compiono ab aeterno, gli stessi errori.
Ed ecco che l’appartamento in cui Max e Lucia consumano il loro rapporto non è tanto diverso da un campo di concentramento.
Nell’appartamento infatti sono entrambi prigionieri degli ex compagni di Max che agiscono ancora come nazisti, non accettando l'”evasione” di Max dal loro mondo e non accettando che una testimone dei loro atti possa rimanere in vita.
Eros e Thanatos non sono distinti, ma sono, reciprocamente, uno conseguenza dell’altro. La morte ha fatto nascere l’amore fra Max e Lucia e l’amore li condurrà alla morte.
L’amore trionfa, permette di uscire dalla prigione esistenziale, l’amore fra Max e Lucia è vero, per quanto possa essere malato, ma il trionfo di esso non può che coincidere con la morte degli amanti.

DIRK BOGARDE E CHARLOTTE RAMPLING VALORE AGGIUNTO DELLA PELLICOLA

Da sottolineare, infine, la straordinaria bravura di Dirk Bogarde e Charlotte Rampling che restituiscono alla storia del cinema due personaggi memorabili al pari di un’altra coppia di “amanti” in un film coevo ad Il portiere di Notte, Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci con Marlon Brando e Maria Schneider.

L’ACCOGLIENZA DELLA CRITICA: L’umanità dell’SS.

Liliana Cavani
La scena del balletto

Il film, come già accennato, venne recepito in maniera contrastante dalla critica che, se da un lato spese elogi sull’interpretazione dei protagonisti e sulla indiscutibile bravura tecnica della Cavani, dall’altro mal recepì la rappresentazione “umana” di un ex-SS e la torpida storia d’amore.
Nell’ottica dell’epoca il ricordo del nazismo era ancora vivo ed i nazisti non potevano essere rappresentati in un contesto estraneo a quello della guerra, specie se poi venivano inseriti in una cornice narrativa di una storia di amore e sadomaso con una ex prigioniera.
Chiaramente, però, negli anni ’70 era ancora viva la generazione della guerra mondiale e che aveva assistito agli orrori dei campi di concentramento e il pretesto narrativo usato dalla Cavani non poteva far altro che dividere fra chi acclamava l’audacia della regista e chi invece la accusava di mancanza di buon senso.

Liliana Cavani compie oggi 87 anni a cui vanno i nostri sentiti auguri. La sua ultima esperienza sul grande schermo risale al 2002 dove ha diretto John Malkovich in Il gioco di Ripley, ma ha recentemente annunciato, sempre al Sole24Ore, di avere in mente la realizzazione di un film sul fisico Carlo Rovelli.
Sarebbe il secondo fisico su cui la regista girerebbe un film, avendone già girato uno, nel ’68, su Galileo Galilei.
Sicuramente rivedere sul grande schermo un’autrice fondamentale per la storia del cinema italiano e, senza alcun azzardo, del cinema europeo sarebbe un’esperienza fantastica e ci auguriamo che le venga data opportunità di tornare a girare uno di quei suoi film che hanno sempre diviso pubblico e critica.

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