La pupa e il secchione, e viceversa. La TV italiana è morta, e viceversa.

La pupa e il secchione, e viceversa ci ricorda che viviamo in una società in cui l’istinto di conservazione ha preso una deriva etico-estetica ben precisa: #seguimisuInstagram.

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Martedì 7 Gennaio 2020. Italia 1. 21:30 circa. La pupa e il secchione, e viceversa.
-“Ti vedo sardonica!”
-“Macchè sarda, sono romana!”
Il debordante umorismo di Paolo Ruffini apre il programma con più hype dell’attuale panorama televisivo italiano e funge da manifesto programmatico: lo spettatore è avvisato, ci sarà da ridere a crepapelle!
Baci stellari.
Ebbene sì, un Paolo Ruffini che calato in questo contesto risulta anche più piacevole del solito non poteva non essere affiancato dalla presenza più valorizzante nonché qualificata possibile: Valeria Marini.
Il suo contributo, baci stellari, si dimostra da subito, baci stellari, decisamente indispensabile. La pupa e il secchione, e viceversa ha la sua star!

La pupa e il secchione, e viceversaMa non perdiamoci in quisquiglie, come diceva Kant: “Dritti alla meta e conquista la preda” (Jack Sparrow in realtà, so che lo sapete, ma vale tutto!”.

La prima prova consiste in un mix di ricerca ontologica-gnoseologica che mina seriamente il lascito della filosofia Novecentesca: fare una valigia. Decisamente un mestiere che qualifica l’essere pupa ma, dal momento che si tratta dell’edizione La pupa e il secchione, e viceversa c’è ovviamente la controparte intellettuale: qualche lapalissiana domanda geografica, come ad esempio la capitale della Francia, unita alla da sempre impervia tabellina del due.

Fiaccate dall’estenuante esercizio mentale è obbligatorio e necessario riposare.
La mattina seguente presenta, un po’ come Il Decamerone, una giornata a tema. Il tema del giorno è il clichè: esercizio fisico da Navy SEAL per i secchioni (è incredibile come non arrivare a due piegamenti sulle braccia possa minare il concetto di dignità).
Ma stendiamo un velo di baci stellari.

Improvvisamente compare un pullman e, caso vuole, sporco di fango fino al tetto. Delle canne dell’acqua, unite a secchioni e pupe in costume che lavano il malcapitato mezzo di trasporto, permettono uno spettacolo che genera in me un sentimento manicheisticamente ambivalente: sono infatti combattuto tra l’elegante azione di spegnere la televisione e quella più violenta, ma onesta, di distruggerla contro un muro. Non avendo le possibilità economiche di assecondare sempre e comunque i miei istinti, mi contengo; sto per spegnere. La pubblicità, per una volta, mi permette di respirare. Posso farcela, finirò la puntata e la recensirò.

La pupa e il secchione, e viceversaBaci stellari. La Marini manca da un po’, sono preoccupato.

Si torna sui banchi di scuola. Elementare. In una classe di bambini. I bambini sono presenti. Inutile dire che lo spettacolo è impietoso. Alla richiesta di indovinare il nome di personaggi mostrati in foto (Mattarella, Merkel) le risposte date sono più stupide della domanda d’esordio “ha un ciuffo di capelli lilla?” al gioco Indovina chi.

Il discorso moralistico, all’insegna del tanto in voga politically correct, è accompagnato da primi piani di scollature, tatuaggi, gioielli e unghie ricostruite. Grazie a tale scelta è finalmente chiaro il vero scopo del programma, che rovina anche l’ultima e più debole speranza da me nutrita.

Mi spiego meglio. Da buon inguaribile ottimista sono convinto che si possa trovare del buono e utile in quasi ogni cosa, di conseguenza anche in questo programma. Rovinare l’unico tentativo educativo mi ha aiutato a prepararmi a quanto ancora da vedere.

La pupa e il secchione, e viceversaBaci stellari. È un po’ che non lo scrivevo.

Ora però è la parte del viceversa: vengono introdotte due secchione e due pupi. Incredibilmente però sono ancora le donne a scegliere il partner. A quanto pare gli autori ritengono lo spettatore medio non pronto a vedere giudicata una donna in base al proprio aspetto. Cioè succede praticamente su ogni canale televisivo, ogni giorno, ma in un programma pensato apposta per giocare sulla superficialità a quanto pare non potrebbe essere accettato. Gli autori però sono italiani medi, sanno bene cosa indigna il finto perbenista, e alla fine hanno ragione.

A questo punto facciamo un gioco di ruoli, con una piccola ricostruzione storica. Credo che l’ideazione della prossima fase del programma sia andata più o meno così:
Autore 1: “Cosa esiste di più demenziale del programma che stiamo creando?”
Autore 2: “Credo Temptation Island”
Autore 1: “Geniale, mettiamocelo!”
E c’è quindi un’incredibile quanto scrupoloso seguito di video in cui “lui ha detto quello di lei, che però ha finto di crederci, per poi accusare lui di quanto detto da quell’altro.” Insomma, l’equivalente di Piero Angela per l’elitaria schiera di malati di trash.

La pupa e il secchione, e viceversa

Baci stellari. La Marini continua a non farsi vedere, sono seriamente preoccupato.
Il programma si avvia alla conclusione, ma è evidente che manca qualcosa. Cosa ci deve assolutamente essere in un programma di influencer e sedicenti fashion blogger?
Ma la gara all’hashtag, naturalmente. Vengono così inserite casualmente parole avulse da qualsiasi contesto, ma che estirpano ogni residuo di aleatorietà nella feroce caccia alla fetta più ampia di share televisivo.
Femminismo. Omosessualità. Hitler. Diversità. Falsità (“Perzona falza!?!” nel sostrato linguistico dell’ormai defunto facebook). Chiara Ferragni.
In tutto ciò il cancelletto era insito nella preoccupante vacuità dello sguardo dei partecipanti.

Ruffini tenta di nuovo una battuta. Fallisce miseramente. Stavolta però è recidivo, non merita di essere risparmiato.
Considerazione personale: se mi puntassero una pistola alla testa e mi dicessero: “ti salvi se ridi ad una battuta di Paolo Ruffini” credo che nemmeno il mio più profondo e primordiale istinto di sopravvivenza potrebbe salvarmi.
Secondo delle logiche a me sconosciute, ma ammetto che la mia attenzione è ormai andata scemando, una coppia viene eliminata. Forse quella in cui il secchione si era meno pupizzato e la pupa secchionizzata. Chi può dirlo.
Devo dire che, nell’ottica di scrivere una recensione, il programma non è poi stato nemmeno troppo pesante. L’idea di vedere un’altra puntata de La pupa e il secchione, e viceversa però mi causa vertigini, labirintite e, più in generale, un diffuso nonché generale stato di malessere.

La pupa e il secchione, e viceversa

Non sono ancora pubblici i dati sugli ascolti. Sono pronto a scommettere che saranno stati molto alti.

Concludo quindi con una riflessione dal sapore agrodolce: la bassissima qualità media della televisione italiana, un tempo fondamentale strumento didattico, che ha permesso un’incredibile unificazione linguistica, è lo specchio di un paese in piena crisi di valori, dove questi ultimi vengono mistificati in funzione dell’unico e vero Dio del tempo moderno: il Like.

Questo ci porta a realizzare che viviamo in una società in cui l’istinto di conservazione ha preso una deriva etico-estetica ben precisa: #seguimisuInstagram.

“L’interazione umana ridotta a niente più che dati”. Baci stellari.

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