I Cento Passi ed il coraggio di non chinare mai la testa dinanzi alla mafia

Il 5 Gennaio, Peppino Impastato, il giornalista ucciso dalla mafia, avrebbe compiuto 72 anni. Noi vogliamo ricordarlo attraverso la pellicola I Cento Passi.

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i cento passi

“Mio padre, la mia famiglia, il mio Paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” (Peppino Impastato/Luigi Lo Cascio, I Cento Passi).

Il 5 Gennaio 1948 nasceva a Cinisi, in provincia di Palermo, Peppino Impastato (all’anagrafe Giuseppe, ma per tutti Peppino), giornalista ed attivista che urlò a gran voce i crimini della mafia e che per questo venne assassinato nella notte fra l’8 ed il 9 Maggio 1978. Figlio di Luigi e Felicia Impastato e cresciuto in una famiglia mafiosa, in una cittadina dove l’unico punto di riferimento era Gaetano Badalamenti, detto don Tano, il boss, il burattinaio che teneva le fila delle vite altrui. L’attivismo, la forza, la passione, le urla e la rabbia di Peppino Impastato sono stati raccontati da Marco Tullio Giordana nel 2000 con il film I Cento Passi, in cui si ripercorre la vita del giornalista dalle origini, quando si scattava foto felice ed ignaro in mezzo alla famiglia mafiosa, alla fondazione di Radio Aut e la denuncia di Mafiopoli con la trasmissione Onda Pazza, fino alla notte dell’esplosione sui binari del treno. La pellicola di Giordana riporta luce sulla vita di Peppino, per troppo tempo poco ricordata ed archiviata sotto l’etichetta di suicidio. E come lui, in tanti, lo hanno ricordato attraverso diverse declinazioni dell’arte; per questo, prima di parlarvi del lungometraggio di Giordana (che fra gli altri premi, vinse numerosi David di Donatello), vi proponiamo la canzone dei Modena City Ramblers, I Cento Passi, uscita nel 2004 e contenuta nell’album Viva la vida, muera la muerte!. Un altro ponte per fissare nella memoria e tramandare ai posteri il coraggio di Peppino Impastato.

Marco Tullio Giordana disse a proposito de I Cento Passi: “Questo non è un film sulla mafia, non appartiene al genere. È piuttosto un film sull’energia, sulla voglia di costruire, sull’immaginazione e la felicità di un gruppo di ragazzi che hanno osato guadare il cielo e sfidare il mondo nell’illusione di cambiarlo. È un film sul conflitto familiare, sull’amore e la disillusione, sulla vergogna di appartenere ad uno stesso sangue. È un film su ciò che di buono i ragazzi del ‘68 sono riusciti a fare, sulle loro utopie, sul loro coraggio. Se oggi la Sicilia è cambiata e nessuno può fingere che la mafia non esista (ma questo non riguarda solo i siciliani) molto si deve all’esempio di persone come Peppino, alla loro fantasia, al loro dolore, alla loro allegra disobbedienza”.

Fine anni ‘50, si canta felici Nel blu dipinto di blu. Cesare Manzella, boss di Cosa Nostra e zio di Peppino Impastato, ripete nella piazza di Cinisi “Cos’è la mafia? Dov’è?”, mentre ad assistere ai comizi di coloro che vogliono combattere quel sistema, ci sono solo poche persone, nascoste agli angoli delle strade, seduti ai bar, che fanno finta di non ascoltare, perché hanno paura. Peppino Impastato, interpretato (egregiamente) da Luigi Lo Cascio, cresce, alza il pugno al cielo, porta avanti la sua bandiera comunista, simbolo indiscusso di essere un acerrimo nemico dei mafiosi e prende coscienza del suo cognome, ingombrante e rispettato, come cantano i Modena City Ramblers e della culla di protezione, corruzione e silenzio in cui Cinisi si è adagiata. Quella città in cui solo cento passi dividono la casa degli Impastato da quella del boss Badalamenti (Tony Sperandeo) e che si nutre di quelle famiglie e gerarchie radicate nel terreno siciliano. Peppino squarcia quel silenzio racchiuso tra i monti ed il mare attraverso il mezzo più potente in grado di distruggere le cose: la parola, la denuncia, la conoscenza. Con i suoi amici del partito fonda Radio Aut e sbeffeggia in rima e senza troppe riserve don Tano, che diventa “Tano Seduto” e tutta Mafiopoli, mettendo a nudo e disonorando il padre, Luigi Impastato. Sì, perché altro punto essenziale del film di Giordana è proprio il rapporto padre-figlio, quel dolore genitoriale per aver miseramente “fallito” nell’educazione della prole, che oramai si ribella a tutti gli effetti e decide di non chinare la testa alla mafia. Quello sbricio tentativo di andare in America, dai cugini mafiosi, e poi tornare in Italia e porre la mano a don Tano, in segno di pace, facendo prevalere l’amore paterno al senso del dovere mafioso. E la madre, Felicia, mamma amorevole, che accoglie, ma al contempo donna forte e coraggiosa.

i cento passi

I Cento Passi di Marco Tullio Giordana non è un film sulla mafia in senso stretto del termine, ma abbraccia l’attivismo del ‘68, la lotta del partito, gli anni di piombo, il clima di terrore, le bocche chiuse, il rapimento di Aldo Moro, la voglia di cambiare, di spaccare gli schemi, di scrivere come titolo che la mafia è una montagna di merda. È un buon dipinto di un periodo che ha segnato per sempre la storia di questo Paese. Un film per continuare ad aprire gli occhi e non dimenticare mai, magari non privo di difetti, ma per questa volta poco importa.

Peppino Impastato venne legato ai binari del treno e fatto esplodere. Il 9 Maggio fu ritrovato il suo corpo, ma nello stesso giorno, in via Caetani, all’interno di una Renault 4, fu ritrovato anche il corpo di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. Il delitto di Peppino rimase quasi in sordina, anche se oggi, esattamente come le sue parole, tuona ancora. Di quest’uomo, di questo giornalista, rimangono la sua voglia di cambiare, la sua forza, il suo coraggio, il suo desiderio di abbattere quel sistema sporco perfettamente insediato nelle nostre esistenze, di spezzare quelle catene trasparenti, rendendole prima visibili a tutti.

La fine di un’epoca, l’inizio di un’altra.

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