You 2: la deludente nuova vita di uno stalker

Netflix torna a raccontare la storia di Joe Goldberg, lo stalker senza scrupoli con l'aria da bravo ragazzo. You 2 è una serie senza troppe pretese, ma che non ci convince del tutto.

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Ammettiamolo: You non è mai stata una serie perfetta, ma la prima stagione nonostante tutto non è stata così male. Sicuramente le problematiche non mancavano, ma senza troppe pretese si è rivelata una tranquilla serie da binge watching con alcuni alcuni lati macabri, qualche colpo di scena interessante (soprattutto sul finale) e, diciamolo, qualche aspetto trash che non guasta. Per questo, l’uscita di You 2 era attesa senza troppe aspettative, ma con molta curiosità.

La prima stagione si era conclusa con l’inaspettato ritorno di Candace (Ambyr Childers), la misteriosa ex di Joe: perché è tornata? Cosa ha intenzione di fare? Smaschererà Joe e i suoi delitti? Erano queste le domande con cui attendevamo la seconda stagione. Abbiamo avuto delle risposte? Sì, ma non così soddisfacenti.

Per sfuggire da Candace, Joe (Penn Badgley) è costretto a cambiare vita: si trasferisce a Los Angeles, la città più lontana dalla sua natura, e si fa chiamare Will Bettelheim. Lontano da New York, Joe/Will è anche deciso a cambiare vita, a comportarsi bene: vuole stare lontano da ogni ragazza che possa attirare la sua attenzione e a sopprimere i suoi istinti da stalker che ben conosciamo. Tuttavia, questi buoni propositi crollano quando incontra Love Quinn (Victoria Pedretti), una giovane vivace e affascinante, con un passato drammatico e una famiglia complessa. Joe non può resistere a Love (nome emblematico), e si lega così non solo a lei, ma anche al fragile e disturbato fratello Forty (James Scully) e ai suoi folli amici. Ovviamente, i disturbi e i lati oscuri di Joe non tarderanno a riemergere.

You 2 ha il merito di non risultare ripetitivo rispetto alla prima stagione: la nuova ambientazione e i nuovi personaggi permettono di far imbattere Joe in situazioni diverse rispetto a quelle precedenti, che affronterà con la solita riflessività, espressa ancora con monologhi interiori che ci fanno entrare nella sua psiche. Ma con la seconda stagione, You si conferma una serie nella media: senza infamia, ma decisamente senza lode. Come spesso accade in questi casi, tirare per le lunghe una serie che non brilla particolarmente ne evidenzia soprattutto le problematiche.

IL REALISMO E IL CAMBIAMENTO DI JOEYou 2

Il realismo era una criticità già nella prima stagione: avevano fatto sorridere la mancanza di tende a casa di Beck o il sorprendente udito di Joe. Anche in You 2 alcuni aspetti vengono inseriti senza troppe spiegazioni, risultando quasi surreali e grotteschi: dopotutto, potrebbe accadere qualsiasi cosa nella folle California.

Sin dalla prima puntata, Joe sostiene di essere cambiato, ed in effetti è vero: nonostante l’aspetto violento del suo carattere sia presente anche in questa stagione, ci sono alcuni dettagli che sembra aver totalmente rimosso dalla sua vita. Per esempio, nella prima stagione Joe era particolarmente affezionato ai libri, tanto da avere una teca (che poi avrebbe usato come gabbia) in cui conservava i tomi più fragili, e quasi interpretava la vita in base ai modelli letterari, come una sorta di Bovary macabra. Era un aspetto interessante del personaggio di Joe, forse non sfruttato a pieno già nella prima stagione. In You 2, tuttavia, questo amore per la letteratura è appena accennato, viene quasi del tutto accantonato, nonostante nella prima stagione fosse un aspetto legato ai suoi traumi precedenti. Inoltre, nella seconda stagione Joe riesce a trattenersi dallo spiare e stalkerare sin troppo facilmente: a parte qualche episodio, le scene in cui pedinava Beck sono ricordi lontani, e anche i crimini commessi sono sempre quasi “per errore”, mai veramente legati ad una mania di controllo.

NELLA MENTE DI UN CRIMINALE

Uno degli aspetti più interessanti di You è il fatto di essere narrato dal punto di vista di Joe: conosciamo i suoi pensieri, le sue intenzioni e le sue motivazioni. Assumere il punto di vista di un criminale non è una novità: nel 1955 Vladimir Nabokov pubblicava Lolita, un romanzo che fece scandalo perché narrava la passione tra un uomo adulto ed una ragazza minorenne, ma soprattutto perché raccontato in prima persona dall’uomo. L’aspetto sconvolgente è che in questo modo Nabokov induceva il lettore a “simpatizzare” per un pedofilo, conoscendo le sue azioni interiori e le sue giustificazioni.

You 2

Oggi una tale dinamica risulta sicuramente meno scandalosa. La letteratura e la cinematografia ormai spesso esaltano serial killer e criminali di varia natura come figure pop, analizzandone la psicologia, le motivazioni intrinseche e rivestendoli di un fascino oscuro. Così, pur senza giustificare i loro omicidi, è facile interessarsi e rimanere affascinati anche da figure terribili come Ted Bundy o Charles Manson. Netlfix stesso spesso fa leva su questi aspetti, basti pensare al successo di Mindhunter.

Ma in You l’effetto non è quello sperato: la figura di Joe rimane sempre ambigua, difficile da definire. Non è abbastanza carismatico da diventare un antieroe affascinante, non riusciamo a giustificare i suoi delitti. Ma allo stesso tempo non riusciamo a vederlo come una figura totalmente negativa, a condannare le sue azioni con decisione. Questo anche perché nella prima stagione potevamo ammirare la precisione e l’astuzia con cui nascondeva i suoi lati oscuri sotto l’apparenza di ragazzo gentile e premuroso; in You 2 i crimini di Joe non sono mai voluti e studiati, sono sempre casuali e causati da goffi errori che poi scatenano monologhi (che alla lunga risultano ripetitivi) in cui è combattuto tra l’ammettere di “non essere degno” di amore e il tentativo di giustificarsi.

Attraverso dei flashback scopriamo anche nuovi dettagli sull’infanzia di Joe, volti a spiegare la causa dei suoi problemi. Tuttavia anche questi appaiono piuttosto banali e non causano l’effetto sorpresa ricercato. Persino il personaggio di Candace è debole e poco inquadrato: il suo ritorno aveva creato un cliffhanger ricco di potenziale, ma in realtà l’ex torna solo per poche scene, senza un piano ben delineato e risultando molto più innocua di quanto ci aspettassimo.

TANTI TEMI, TROPPA SUPERFICIALITA’

You 2

I personaggi di You 2 sono tanti, e la maggior parte di questi sono connessi a tematiche importanti, anche delicate. C’è il tema della fallacia del sistema di giustizia americano proposto da Candace; il tema dell’apparenza da mantenere a tutti i costi tenendo in ombra aspetti oscuri, anche con l’aiuto dei soldi (come accade nella famiglia di Love); Delilah impersona la questione del metoo, con l’abuso di potere delle star e la difficoltà per le vittime di denunciare; Los Angeles si presta al tema del sogno americano, con una serie di giovani che cercano il successo nel mondo del cinema e si scontrano con una realtà molto più cinica e difficile.

Nessuno di questi temi, però, è approfondito con la giusta attenzione. Sono sfiorati superficialmente, senza mai concentrarsi veramente su di essi, col rischio di renderli dei clichè da sottovalutare. Forse sarebbe stato meglio toccare pochi temi, ma ben trattati. L’impressione che si ha è che talvolta si voglia far leva su aspetti scottanti della società contemporanea semplicemente per cavalcare l’onda mediatica, senza un effettivo interesse alle problematiche in questione.

YOU 3 CI SARA’?

Senza fare spoiler, il finale di You 2  lascia intuire che le avventure di Joe Goldberg non sono ancora terminate. Inoltre già da prima dell’uscita della seconda stagione erano trapelati alcuni rumors secondo i quali You 3 sarebbe in cantiere. Tuttavia, i romanzi di Caroline Kepnes, dai quali la serie è tratta, sono solamente due, il terzo è ancora in fase di scrittura.

Non sappiamo quindi se un’eventuale terza stagione sarà legata al terzo libro della Kepnes o proporrà una trama originale. Ma, alla luce di quanto detto sulla seconda stagione, abbiamo realmente bisogno di una terza stagione di You?

Questo ed altro su CiakClub.it

 

 

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