Le migliori Serie TV del decennio: i migliori 20 titoli 2010-2019

Siamo arrivati agli sgoccioli del decennio. Abbiamo dunque deciso di fare la classifica delle migliori serie tv della decade.

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Gli ultimi dieci anni sono stati ricchi di cambiamenti o, meglio, di vere e proprie rivoluzioni: a partire da quella social, a cui noi di ciakclub non possiamo che essere eternamente grati (grazie Dio Zuckerberg) fino ad arrivare, in ambito cinematografico, a quella delle piattaforme streaming (ve ne abbiamo parlato qua). Allo stesso modo ci sono stati tanti film, tante serie, tante ore passate davanti ad uno schermo, tante scene che hanno segnato, magari poco magari molto, la nostra vita. Abbiamo pianto davanti a centinaia di storie d’amore finite male, abbiamo sofferto ogni volta che terminavamo una serie tv, abbiamo riso dopo l’ennesima battuta demenziale, ci siamo gasati durante un interminabile inseguimento, abbiamo avuto paura mentre l’assassino sbucava alle spalle della vittima in secondo piano. Siamo cresciuti, siamo invecchiati e siamo cambiati, tutto mentre guardavamo film con passione ed amore per questo mondo fantastico chiamato Cinema. Per questo motivo per celebrare la fine del decennio 2010-2019 abbiamo intenzione di inondarvi di classifiche, un viaggio a ritroso nel tempo scandito dai titoli che hanno segnato questa parte della nostra vita. Oggi siamo arrivati ad una delle selezioni più attese, quella delle migliori serie tv del decennio secondo la nostra redazione.

SIGLA. 

le migliori serie tvLe migliori serie tv del decennio 2010-2019


È stato un decennio fondamentale per la serialità televisiva. Sono usciti tanti titoli importanti; alcuni molto famosi, alcuni più di nicchia. L’esplosione dei social di cui parlavamo ha contribuito a rendere tanti titoli virali e le nuove tecnologie hanno spianato la strada alle piattaforme streaming che hanno conquistato il mercato. Ormai, le serie tv sono ambiziose quanto i film e spesso altrettanto amate e seguite dal pubblico: grosse produzioni, tanti soldi, attori importanti che decidono di prendersi una pausa dal cinema e dedicarsi a grandi progetti del piccolo schermo. Le migliori serie tv, in questo decennio,  si sono imposte di prepotenza e hanno confermato di essere una realtà importante quanto il cinema, ma soprattutto indipendente dal cinema – che piaccia o meno. Anche a livello di scrittura, si può dire che forse oramai le migliori serie tv siano lo strumento più completo e diretto per veicolare storie; si guardano da casa, vengono realizzate da equipe di scrittori fra i più talentuosi e hanno il tempo e il respiro per caratterizzare e sviluppare i personaggi nel lungo periodo. Le basi delle serie tv moderne le hanno messe in primis I Soprano e poi Mad Men e Breaking Bad, aprendo un nuovo mondo più ampio esploso negli ultimi dieci anni, in cui ormai è facile perdercisi. Proviamo a fare ordine.

Nella nostra classifica delle migliori serie tv troverete un po’ di tutto; tuttavia, abbiamo deciso di considerare soltanto quelle uscite a partire da gennaio 2010, e non quelle uscite a cavallo fra i due decenni (niente Breaking Bad, che è uscito nel 2008, per capirci).

È chiaro che nel corso di 10 anni escono tantissime serie di gran qualità, molte più di venti, e di conseguenza troverete mancanze importanti… quindi non significa che queste 20 serie siano le uniche belle. Semplicemente, abbiamo fatto delle scelte delicate.

Procediamo, dunque, con le migliori serie tv degli anni ’10. Buona lettura.

20. Glow (Netflix)

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Una serie comedy con personaggi approfonditi e scritti molto bene. Le Grandi Lottatrici del Wrestling, dirette da un regista in decadenza, mettono su uno show trash quanto geniale, ambientato negli anni ’80, il quale ha anche il compito di mettere in luce stereotipi di genere e di razza di varie nazionalità. La serie si occupa principalmente, con ritmi da comedy, di mettere in risalto la difficoltà di tante donne a trovare un proprio posto nel mondo.

Vista la loro carriera da attrici che non decolla, iniziano a trovare un luogo nel quale sentirsi a proprio agio: uno show in cui interpretano queste wresterls. La serie ha ritmi brillanti ma anche la capacità di alleggerire, quando ci vuole, e mettere in luce la profondità e le difficoltà esistenziali di queste persone. Dal regista Sam a Ruth, la protagonista della serie. Un’idea di base originale e uno sviluppo di scrittura sempre di livello e privo di cali.

Commento di Tiziano Angelo.

19. Westworld (HBO)

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Nel 2016 Jonathan Nolan, il fratello mediaticamente meno noto di Christopher sceneggiatore di molti suoi film, decide di portare sul piccolo scherm per conto di HBO un remake de Il Mondo dei Robot (titolo originale Westworld per l’appunto). Grazie alla potenza produttiva della regina delle cable TV, alla scrittura sapientemente circolare e impeccabile e ad un cast impressionante (su tutti un grande Anthony Hopkins) la prima stagione di Westworld è definibile come un piccolo capolavoro che, volendo, sarebbe stato perfetto anche come run autoconclusiva. La seconda stagione non è all’altezza certo, ma confidiamo molto in un terzo ciclo di episodi che possano portare avanti questo ciclo splendidamente fantascientifico.

Commento di Giacomo Lenzi.

18. Kidding (Showtime)

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Kidding pone le basi di una serie comedy, ma in realtà si muove abilmente fra il leggero e il drammatico. Le premesse sono tragiche: il figlio di Jeff, adolescente, muore in un incidente d’auto. Il trauma rovina anche il rapporto matrimoniale fra Jeff e la moglie, i quali divorziano. Jeff è anche Mr. Pickles: una star televisiva che conduce con successo un programma per bambini. Dietro a questa maschera allegra c’è una seconda identità di uomo devastato dalla sofferenza.

Kidding mostra una cosa terribilmente sottovalutata da anni: Jim Carrey è ancora uno degli attori più bravi del mondo. Non solo come “uomo di plastica” in film demenziali; ma anche come meraviglioso e malinconico interprete di ruoli drammatici. Le sue messe in scena sono di un’umanità e di uno spessore fuori dal comune.

Commento di Tiziano Angelo.

17. Master of None (Netflix)

le migliori serie tvMaster of None è la chicca della nostra classifica. Un gioiellino di comedy scritto, creato ed interpretato dal genio di Aziz Ansari. Lo show deve molto alle premesse di base poste da serie cult come Friends e Seinfeld negli anni ’90; pochi amici, qualche ambiente ricorrente e una profonda quanto divertente riflessione sull’essere single a New York, sul trovare la propria strada professionale e sentimentale. Al contrario delle vecchie serie, è condito da nuova originalità e progressismo.

La (quasi) sit-com di Ansari riflette molto anche sul multiculturalismo, sui luoghi comuni, sui rapporti con i genitori e sulla religione. Il tutto visto dagli occhi di un americano con origini indiane, un protagonista buffo e amante del buon cibo. La serie è stata candidata in diverse categorie ai Golden Globe e agli Emmy.

Commento di Tiziano Angelo.

16. This Is Us (NBC)

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Serie sottovalutata in Italia ma di gran successo negli USA. This Is Us racconta la storia di una famiglia, i Pearson, nel lungo periodo. La serie è scritta ottimamente: non si tratta di flashback, ma di veri e propri salti temporali continui; costanti e coerenti a livello di tema fra gli anni ’70 e i giorni d’oggi. Sebbene la prima stagione sia forse un capolavoro, si può dire che la serie cali leggermente con le successive, ma mantenendo comunque un livello qualitativo costante.

Se entri nello spirito, This Is Us può anche risultare una delle serie dal maggior impatto emotivo degli ultimi tempi. È facile vedere i personaggi ricorrenti prima piccoli e poi adulti, prima adulti e poi vecchi; il punto filosofico è che c’è un forte legame e una forte connessione fra tutti gli esseri umani nel presente e nel corso del tempo. A forza di associazioni di storie, si può passare dall’America del 2019 fino ad arrivare nel Vietnam degli anni ’70. Uno dei format più originali della storia della tv. Il cast vede la presenza di attori importanti quali Milo Ventimiglia e Mandy Moore.

Commento di Tiziano Angelo.

15. Modern Love (Amazon Prime Video)

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Modern Love è stata una delle più grandi sorprese di tutto il 2019. Serie comedy con episodi indicativamente suo trenta minuti, basata su una rubrica settimanale pubblicata sul New York Times. Alla delicata regia di John Carney, già regista di Tutto può Cambiare e del meno noto ma bellissimo Sing Street, si aggiunge un cast di alto calibro: Anne Hathaway, Tina Fey, Andrew Scott, John Slattery e tanti altri nomi di spessore.
Modern Love non inventa nulla, si appoggia spesso a canovacci narrativi vecchi come il cinema stesso. A colpire è la delicatezza, l’inclusività e la brillantezza con la quale queste storie di tutti i giorni ci vengono raccontate. Ringraziamo Amazon per averci dato quindi una delle migliori serie del decennio.

 

14. Better Call Saul (AMC/Netflix)

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Vince Gilligan ci sa fare. Dopo un capolavoro assoluto come Breaking Bad, il rischio che il livello cali con spin-off di vario genere è alto. Il creatore dribbla alla grande questo rischio e regala un’altra grande serie, incentrata sul personaggio secondario dell’opera originale, il nostro Jimmy alias Saul Goodman.

La serie funziona lavorando su ampi respiri, tensione, caratterizzazione e profondità dei personaggi; si prende anche i suoi tempi – a volte lenti – per raccontare i fatti. Al contrario di Breaking Bad, Better Call Saul ha anche sporadici elementi da commedia e un po’ meno azione. Quando quest’ultima c’è, però, è adrenalinica e avvincente come sempre. La firma d’autore – sebbene Better Call Saul devi rispetto alla sua serie madre senza “scopiazzare” – è sempre ben riconoscibile e pesa come un macigno. Speriamo che Vince Gilligan non si fermi mai. Il suo modo di vedere le cose e inquadrare i personaggi è unico.

Commento di Tiziano Angelo.

13. Fleabag (Amazon Prime Video)

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Una serie comedy geniale, irriverente, provocatoria, dal tipico sarcasmo british. Un’opera che – coerentemente con i tempi – miscela agli elementi da comedy tinte drammatiche più o meno occasionali. La serie è scritta, creata e interpretata dalla geniale Phoebe Waller-Bridge, che mette in mostra sé stessa attraverso una specie di alter-ego. Il suo essere fuori dalle righe e sarcastica, ma allo stesso tempo fondamentalmente triste e persa nella vita, è ciò che conquista lo spettatore.

La nostra protagonista racconta i suoi bizzarri pensieri sul suo quotidiano guardando direttamente in camera, infrangendo dunque con continuità la quarta parete, e rivolgendosi direttamente allo spettatore. Il nostro personaggio principale gestisce una caffetteria e un complicato rapporto con una famiglia disfunzionale a Londra; per il resto, cerca di capire come trovare un pizzico di felicità e di nascondere la sua tristezza dietro al suo brillante sarcasmo.

Commento di Tiziano Angelo.

12. Orange Is the New Black (Netflix)

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Orange Is The New Black non è solo una delle migliori serie tv di questo decennio, è anche una delle più rappresentative. Nasce nel 2013, le prime due stagioni in Italia arrivano su Infinity e Mediaset Premium perché (magari ve lo siete scordati) Netflix, nel nostro paese, approda solo nel 2015. Quindi Orange is The New Black è stata una delle prime serie che trovavamo sul catalogo della piattaforma streaming con cui fare un vero e proprio Binge Watching. Ovviamente i meriti della serie son tanti altri: mostrare la vita in carcere con tutto ciò che comporta, una costante rappresentazione della diversità ed uno splendido parco personaggi. Inoltre come dimenticare la magnifica sigla.

Commento di Giacomo Lenzi.

11. La fantastica signora Maisel (Amazon Prime Video)

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La comedy del decennio
. Midge, moglie e madre negli anni ’50 a New York, viene lasciata dal marito per la segretaria. La vivace donna reagisce diventando una stand-up comedian di talento, aiutata da una manager rozza e povera. Midge utilizza il palco per elaborare il trauma e sfogarsi. Nel frattempo, deve gestire un rapporto conflittuale con i borghesi genitori.

Amy Sherman Palladino è la creatrice della serie cult Una mamma per amica. La fantastica signora Maisel sembra la sue evoluzione naturale. Il segreto di Midge è la sua parlantina, il suo egocentrismo, la sua ironia. È qui che lo show ricorda tanto Una mamma per amica, precedente opera della stesa creatrice: i dialoghi fitti e brillanti danno ritmo a una serie la cui protagonista è simpatica quanto viziata. Una protagonista che deve affrontare il dramma di un rapporto costantemente complicato e irrisolto con gli uomini. Il tutto è condito da una regia eccezionale: ricostruzione storica perfetta, ampi movimenti di macchina in ambienti lussuosi e colorati. I costumi, bellissimi, diventano parte integrante della storia stessa. Non manca nulla e premiamo l’originalità di una serie unica.

Commento di Tiziano Angelo.

10. True Detective (HBO)

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La prima stagione di True Detective è stata un vero e proprio game changer del panorama televisivo di questo decennio. L’arrivo della serie HBO, scritta da Nic Pizzolato e interpretata da un duo come Matthew McConaughey e Woody Harrelson, ha dato il colpo finale a tutti quelli che pensavano alle serie TV come “Cinema di Serie B”.  Uno splendido thriller/noir che vede nelle paludi della Louisiana un vero e proprio personaggio attivo, una storia ricca di svolte e di richiami tra i più disparati ed un focus centrale piuttosto netto: i suoi protagonisti. Rust e Murty rimarranno impressi nella storia della televisione così come la regia mozzafiato di Cary Fukunaga (inutile citarvi il finale del quarto episodio con quell’indimenticato piano sequenza, no?). La seconda stagione fu pesantemente stroncata, più per il paragone alla prima che per demeriti effettivi. La terza è, nella sua diversità, un grande prodotto tra i migliori della sua annata.

Per queste ragioni True Detective non poteva mancare nella nostra classifica delle migliori serie tv del decennio.

Commento di Giacomo Lenzi.

9. The Young Pope (HBO/Sky Atlantic)

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Paolo Sorrentino, dopo essere entrato nella nostra classifica dei migliori film del decennio, entra anche in quella delle migliori serie tv. The Young Pope è un prodotto magnifico: Sorrentino ci porta a vagare nelle complessità dell’animo umano con stravagante dolcezza e con la solita magnificenza tecnica. Le ricostruzioni degli spazi vaticani sono francamente impressionanti, basta guardare i filmati sui dietro le quinte per vedere quanto lavoro c’è dietro. Altre menzioni speciali vanno alla sceneggiatura, dove possiamo trovare diverse battute cult alternate a momenti realmente toccanti, e alle musiche, tutte tra l’elettronica, l’indie rock ed il pop, che Sorrentino piazza nei momenti spesso più solenni, come a voler rivendicare la sua anima post-moderna. Ovviamente poi non possiamo dimenticarci del bello e carismatico Jude Law (ma tutto il cast è impeccabile), spettacolare Lenny Belardo vero centro della serie. Attendiamo ovviamente con ansia la seconda stagione.

Commento di Giacomo Lenzi.

8. Bojack Horseman (Netflix)

Bojack HorsemanBojack Horseman è forse la serie più amata del decennio. Un uomo-cavallo alcolizzato e con problemi di droga, con un passato da attore di una sit-com importante, inizia a cercare di smettere di ferire le altre persone e auto-sabotarsi. La serie racconta di Bojack e di altri personaggi che gli ruotano attorno; affronta il suo inconscio, il suo passato, temi d’attualità e alterna sarcasmo a una profondità emotiva a vari livelli. Difficile restare impassibili di fronte ad un’opera così.

La serie funziona perché Bojack racconta un pezzo di noi. Tutti noi siamo Bojack, tutti noi abbiamo un lato oscuro; uno psicologo direbbe che il suo successo è legato all’essere estremamente catartico vedere il protagonista e vedere contemporaneamente un pezzo di noi. Iniziamo a guardare Bojack, iniziamo a guardare dentro noi stessi.

Commento di Tiziano Angelo.

Qui la nostra recensione della quinta stagione.

Qui la nostra recensione della prima parte della sesta stagione.

7. The Americans (FX)

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The Americans è un crescendo di emozioni e di qualità, puntata dopo puntata e stagione dopo stagione. Una spy story sulla guerra fredda utilizzata per raccontare le contraddizioni presenti in rapporti familiari, le ambiguità e la solitudine. A questo aggiungiamo la mirabile ricostruzione storica, tra mode e look tipici, le nuove tendenze culturali e la vera sensazione di quotidianità che costantemente la serie trasmette. Ovviamente poi non possiamo dimenticarci dei nostri splendidi protagonisti: Philip ed Elizabeth, divisi tra la fedeltà all’Unione Sovietica e la responsabilità, le paure e i sentimenti tipici di due coniugi e genitori. The Americans è destinata a rimanere nel Pantheon delle migliori serie tv. Se non l’avete vista il recupero è d’obbligo.

Commento di Giacomo Lenzi.

6. The Crown (Netflix)

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Peter Morgan è il migliore narratore delle vicende legate alla famiglia britannica che ci sia. The Crown è, molto semplicemente, il suo capolavoro. La storia dell’ascesa al trono d’Inghilterra della Regina Elisabetta II, di tutto ciò che ruota attorno al trono, della politica di un mezzo secolo, della famiglia reale. Tutto perfettamente ricostruito con un investimento, da parte di Netflix, enorme per rendere al meglio ambienti e costumi. Cast di primissimo livello, sia per le prime due stagioni che per il cambio avvenuto nella terza. La vera protagonista di questa serie però è un’altra. Stiamo parlando ovviamente della Corona che dà il titolo. Descritta come un vero e proprio fardello che richiede abnegazione totale, potare la Corona domanda al sovrano equilibrio interiore e verso l’esterno. Un prodotto praticamente perfetta che non poteva mancare nella nostra classifica delle migliori serie tv del decennio.

Commento di Giacomo Lenzi.

5. When They See Us (Netflix)

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Entriamo nella top 5 e vi proponiamo il primo capolavoro assoluto della nostra classifica. When They See Us è una mini-serie di quattro episodi; è tratta da una storia vera, un fatto di cronaca giudiziario che portò cinque ragazzi minorenni ad essere ingiustamente accusati di aver commesso uno stupro. La serie, in circa quattro ore, mette in luce l’assurdità giudiziaria di un paese come gli USA che, in seguito a spinte politiche, aveva bisogno di trovare un capro espiatorio per dare la sensazione al pubblico di avere in mano la giustizia, l’ordine, il controllo. Un caso tipicamente americano.

La serie, complici grandissime interpretazioni, regala allo spettatore il punto di vista di questi ragazzi che entrarono in un inferno vero senza neanche rendersene conto. Il processo giudiziario, il passare degli anni, la galera. Una fotografia eccellente, un senso di claustrofobia e ansia che colpiscono e commuovono. Scritta egregiamente, When They See Us ripercorre la storia in quattro macro-capitoli divisi con logica e perfezione.

Commento di Tiziano Angelo.

4. Atlanta (FX)

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Atlanta nasce dal geniale Donald Glover che crea, scrive e interpreta questo dramedy unico nel suo genere. La retorica è quella di una minoranza nera che non riesce ad emergere, nella periferia della città, ma prova a farlo attraverso la musica. Earn, visto come un fallito agli occhi di una società benpensante, si improvvisa agente musicale del cugino, il quale sta sfondando come rapper. Inoltre ha una figlia, un rapporto difficile da definire con la madre della bambina e passa da un letto all’altro senza fissa dimora.

I personaggi sono anti-eroici: sparano, si drogano, sono cinici e incapaci di uscire dai propri pre-concetti mentali e difetti di vario genere. Sono sostanzialmente delle vittime, della società ma anche di sé stessi. L’intelligenza di Glover sta nel aver creato una serie a doppio taglio: sembra quasi voler dire “sì, la vita di un nero è difficile e siamo vittime, ma non auto-ghettizziamoci che poi è peggio”. Uno spaccato della realtà che, tuttavia, è spesso anche molto divertente e a tratti grottesco. Soprattutto malinconico.

Commento di Tiziano Angelo.

3. Il Trono di Spade (HBO)

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Game of Thrones o Il Trono di Spade non ha ovviamente bisogno di presentazioni. È la serie che più ha avuto influenza sul decennio che volge al termine, un prodotto virale che ha scavalcato tutti i confini legati al piccolo schermo. Una serie che ha fatto e continuerà a fare discutere. Partita con investimenti bassi, un cast quasi sconosciuto ed una vicenda moltro intricata per quanto affascinante, con il proseguo delle stagioni è divenuta un vero e proprio kolossal. I suoi personaggi ed i suoi attori oggi sono conosciuti da tutti, alcune scene ed alcune citazioni hanno sfondato la porta dell’immaginario collettivo. Nonostante le grandi polemiche ricevute dalle stagioni finali (per chi scrive veramente eccessive) Game of Thrones rimane un prodotto magnifico che, con la sua conclusione, lascia un un trono vuoto in cerca di un sovrano. Il Trono di Spade è stata, è e sarà la serie più importante di questo decennio, che piaccia o meno.

Commento di Giacomo Lenzi.

Qui il nostro commento al finale di stagione.

2. Chernobyl (HBO/Sky)

Chernobyl

Chernobyl è stata sicuramente la serie-rivelazione del 2019. Racconta del famoso disastro nucleare avvenuto il 26 aprile 1986. La serie meraviglia con ritmo, intensità, azione e angoscia. È poesia è dramma, è una regia spettacolare. Cinque episodi da passare sempre con il fiato sospeso, senza un attimo di tregua.

Non è un semplice racconto freddo e neutrale di un avvenimento storico, ma molto di più. È incredibilmente poetico, commovente, intervalla scene di caos a momenti musicali magnetici. Rallenty che mostrano distruzione. I colori sono freddi e poco saturi, intervallati dalle bellissime immagini del fuoco luminoso a contrastarli. Una serie che è un pugno allo stomaco, che in maniera minimalista ha bisogno di pochi elementi per convincere lo spettatore. Una produzione immensa, una ricostruzione storica perfetta.

Commento di Tiziano Angelo.

1. The Leftovers (HBO)

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The Leftovers è la miglior serie tv di queso decennio secondo ciakclub. L’opera tratta dal romanzo di Tom Perrotta e portata sul piccolo schermo da Damon Lindelof per HBO si pone un semplice quesito: come cambierebbe la vita delle persone se il 2% della popolazione mondiale, ad un certo punto, scomparisse misteriosamente senza lasciare traccia? 

Nonostante Lindelof porti spesso lo spettatore a pensare che il focus sia la ricerca del motivo di questa sparizione, il centro di The Leftovers è un altro. È l’elaborazione del lutto, la reazione ad un trauma collettivo e psicologico visto attraverso personaggi appartenenti ad una piccola comunità che simboleggia la fragilità ma, al tempo stesso, la grande forza dell’umanità. Il tutto mostrato giocando continuamente sul sottile legame che sta tra realtà e spiritualità: ogni avvenimento visto nella serie può essere interpretato dallo spettatore da un punto di vista razionale o irrazionale, così faranno anche i diversi protagonisti. The Leftovers ci porta a scoprire l’importanza delle piccole cose, cambia il modo in cui vedere il mondo grazie alle storie dei suoi magnifici personaggi, su tutti Kevin e Nora. Alcune puntate (come la 2×08) sono diventate storia del cinema al momento della messa in onda. Un grande merito va al grande e splendido cast e, soprattutto, alle musiche di Max Richter, vero motore di tutta la serie.

Questa scelta probabilmente stupirà solo chi ancora non ha visto questo capolavoro

Commento di Giacomo Lenzi.

Menzione speciale a Twin Peaks.

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Il proseguimento del cult di David Lynch, tecnicamente, riprende un percorso iniziato nei primi anni ’90. Tuttavia è difficile definire cosa sia l’ultima stagione di Twin Peaks: c’è chi dice che sia strutturato come un lungo film, chi dice che sia una serie semplicemente meravigliosa. È talmente particolare che forse prescinde dalla definizione che gli si può dare. Dunque, può rappresentare l’eccezione alla regola e, dal momento che è talmente fuori dagli schemi e complicata da definire, citiamo comunque questo capolavoro del 2017 pur non essendo iniziato in questo decennio. E non lo paragoniamo con le altre serie perché non avrebbe senso. Twin Peaks è una cosa a sé.

 

Commento di Tiziano Angelo.

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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