Ogni maledetta domenica: quando Al Pacino declamò come Cicerone

Ogni maledetta domenica ha consegnato Al Pacino alla leggenda, attraverso un discorso che proviamo ad analizzare con l'aiuto dei precetti di Cicerone

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Inventio, dispositio, elocutio e actio. Queste per Cicerone sono le caratteristiche che deve assolutamente possedere un grande oratore. Vanno aggiunte memoria, cultura e chi più ne ha più ne metta. Insomma per il celebre esponente degli optimates l’oratoria è una vera e propria arte, con il solo e unico scopo di movere (persuadere), docere (insegnare) e delectare (divertire).
Tutto giusto, nessuna obiezione, la fonte è più che autorevole. Ma se invece il fine dell’orazione non fosse uno di quest’ultimi? Se l’obiettivo fosse solo quello di motivare dei giocatori ad una partita.
Questa è la storia dell’orazione sportiva più famosa del cinema: il discorso di Al Pacino in Ogni maledetta domenica.

Tempora tempore tempera. Con il passare del tempo le cose si indeboliscono.

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Questo famoso detto latino aiuta a capire la situazione delineata in Ogni maledetta domenica prima del celebre discorso.
Al Pacino è Tony D’Amato, anziano e stimato allenatore dei Miami Sharks che, dopo la morte dell’anziano proprietario, è ormai inviso alla dirigenza. La squadra è disunita e, prima della partita più importante della stagione, l’allenatore ha bisogno che tutti i giocatori remino nella stessa direzione, scendendo in campo disposti a mettere il bene della squadra davanti al proprio.
Nella nuova era del football, figlia unica del dio denaro e monopolizzata dalla tecnologia che ambisce ad analizzare e capire ogni singolo aspetto del gioco, l’empatia suscitata dal coach attraverso il suo discorso risulterà anacronisticamente l’arma vincente.
Se però mancano molti degli elementi elencati dal maestro Cicerone, cosa rende l’orazione di Ogni maledetta domenica così riuscita?

“Vi è un arte del silenzio che vale quanto l’eloquenza”

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“Non so cosa dirvi davvero”. Pausa.
“Tre minuti alla nostra più difficile sfida professionale”. Pausa.
“Tutto si decide oggi”. Pausa.
La pausa, e quindi il silenzio, se utilizzata nel modo corretto, è un’arma potentissima. Amplifica il sentimento scaturito dalla frase appena pronunciata, aiuta a fissarla nella mente degli ascoltatori e conferisce solennità all’orazione.
In questo particolare caso Al Pacino, un maestro nei monologhi (L’avvocato del diavolo, Scarface, The Irishman, solo per citarne alcuni), attraverso la sua gestualità copre i momenti di silenzio, garantendo continuità: quando non parla cammina, si muove. Questa espediente catalizza l’attenzione, impegna la vista oltre che l’udito.

Il soggetto del discorso

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Quanto detto fin ora non può prescindere dal contenuto, è necessario trovare il soggetto di tale discorso, qualcosa di originale e che catturi l’attenzione. I centimetri.
“Possiamo scalare le pareti dell’inferno un centimetro alla volta”. Il suo indice si alza, a sottolineare la parte finale della frase: “un centimetro alla volta”.
Da qui in avanti niente è lasciato al caso, proprio come non dovranno lasciare nulla al caso i giocatori, concentrati anche su un solo e singolo centimetro.

Epifora vincente

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L’epifora è un’efficacissima figura retorica che consiste nell’utilizzo del medesimo vocabolo come conclusione di differenti frasi, al fine di rafforzare il concetto.
La parola in questione è centimetro. Un singolo centimetro. Un’unità di misura così ridotta ma al tempo stesso così grande, ossimoricamente suggestiva.
“In questa squadra si combatte per un centimetro”.
“In questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro”.
“Ci difendiamo con le unghie e coi denti per un centimetro”.
La somma di queste affermazioni è ciò che nel cinema viene chiamato set up (semina) e dà luogo al pay off (raccolta):
“Perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri, il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta. La differenza tra vivere e morire.”

Aumento della posta in gioco e conclusione d’impatto

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L’obiettivo è chiaro: guadagnare centimetri. Coach D’Amato però alza la posta in gioco, non basta volere quel piccolo centimetro, “bisogna essere disposti a morire per quel centimetro”.
Per farlo serve però che tutti lo vogliano, è necessario poter contare gli uni sugli altri.
“Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente”.

Infine una frase per certi versi tautologica e una domanda. Quanto basta per concludere.
“È il football ragazzi, è tutto qui”.
“Allora, che cosa volete fare?”.
I giocatori hanno riscoperto ciò che li ha avvicinati a quello sport: la passione. La squadra esulta, sembra aver già vinto e, anche se la partita deve ancora essere giocata, in parte è proprio così.

Conclusione

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E anche se Cicerone afferma che “i desideri debbono obbedire alla ragione”, per una volta si fa uno strappo alla regola. Il buon oratore tende romanticamente all’impossibile. Al Pacino è il condottiero e, con buona pace del maestro latino, i suoi scudieri, per una volta, dovranno essere un po’ irrazionali.

E voi, cosa ne pensate di Ogni maledetta domenica?

fatecelo sapere nei commenti e venite a trovarci su Ciakclub.

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