Top Ten Brad Pitt: le sue migliori 10 interpretazioni

Celebriamo una delle più grandi star di Hollywood: Brad Pitt. Le sue migliori 10 interpretazioni secondo la redazione di CiakClub.it.

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Brad Pitt

Ci sono attori che, anche andando oltre al proprio talento, con carisma e risonanza mediatica riescono a lasciare un segno indelebile nel mondo di Hollywood. Uno di questi è sicuramente Brad Pitt, fra i migliori attori contemporanei. La stella americana, classe ’63, nasceva il 18 dicembre. È entrato nel cuore di tanti amanti del cinema con film cult, film indimenticabili… basti pensare all’amato Fight Club.

È ritornato recentemente sotto alla luce dei riflettori con C’era una volta a… Hollywood di Quentin Tarantino. E lo ha fatto alla grande. Sulla carta, dovrebbe essere il favorito per vincere il prossimo Oscar come miglior attore non protagonista. Di strada, prima di arrivarci, ne ha fatta tanta: la sua carriera iniziava nel lontano 1987. Da allora, la qualità delle sue interpretazioni, al contrario di attori meno costanti, è stata un crescendo continuo. Ormai, forse, ha raggiunto una maturità artistica invidiabile.

Eppure, Brad Pitt non si è fatto notare solo come attore: è stato anche il produttore di tanti successi. Ad esempio The Departed, La grande scommessa e 12 anni schiavo; quest’ultimo gli è valsa la statuetta più ambita in quanto produttore del film, vincitore dell’Oscar come miglior pellicola nel 2014.

Inoltre, è doveroso ricordare quanto Brad Pitt, attraverso donazioni mostruose da milioni di dollari, abbia fatto attivismo sociale e finanziato diverse associazioni che operano nel terzo mondo; insieme ad Angelina Jolie, l’attore nel 2006 si impegnò per la ricostruzione di New Orleans, in seguito all’uragano Katrina. Brad, inoltre, sostiene la comunità LGBT e si è sempre esposto in favore dei matrimoni fra persone dello stesso sesso.

Nella vita privata, le polemiche non sono mancate. È stato descritto da Angelina come un marito violento e terribile, con problemi d’alcol; di certo non ha lasciato neanche un buon ricordo in Jennifer Aniston, sua precedente moglie. Con lei, quando erano già sposati, ha anche recitato in Friends: Brad Pitt è apparso come guest star in un episodio. Anni dopo, però, non c’è stato il lieto fine che una sit-com del genere potrebbe offrire. Il ricordo di quella esperienza come guest star, però, Pitt lo ricorda come un qualcosa di positivo e divertente.

Detto questo, due mogli e star del cinema e due matrimoni complessi. Ultimamente, dopo il divorzio con la Jolie, Brad Pitt ha dichiarato di aver iniziato una nuova vita e di essersi dato alla ceramica, hobby che lo tiene lontano dall’alcol. Gossip a parte – dal momento che alla fine la vita privata di due sposati è complessa, e difficile da capire se non la vivi dall’interno – vogliamo soffermarci sulle migliori interpretazioni dell’attore.

Ecco la top ten  e buona lettura.

Brad Pitt

10. Il curioso caso di Benjamin Button

Brad Pitt

L’ultimo posto della classifica è dovuto all’incredibile complicità fra Brad Pitt e David Fincher, in questo caso alla loro terza collaborazione. Per Pitt il film ha rappresentato anche una delle tante candidature all’Oscar. Era il 2008, e la star si dimostrava ormai malleabile ed eclettica, capace di fare ruoli drammatici di vario genere e di adattarsi senza problemi ai ruoli più strani da interpretare in condizioni particolari.

In Il curioso caso di Benjamin Button, tratto dal racconto breve omonimo di Francis Scott Fitzgerald, interpreta un uomo che inizia da vecchio e con il passare del tempo ringiovanisce; riesce ad interpretare tutte le fasi della vita di una persona. Prima soffre di cataratta, poi è un ragazzino. E risulta sempre credibile.

Ecco perché dimostra anche di sapersi adattare a circostanze particolari: il trucco, per cambiare la percezione della sua età, ovviamente gioca un ruolo determinante e per un attore non è facile stare ore immobile in un camerino. Soprattutto, non è facile portare in scena varie fasi della vita di un essere umano in maniera così convincente. Come se Brad Pitt conoscesse tutte le fasi della vita di una persona.

9. Snatch

Brad Pitt

Decisamente non un ruolo da protagonista per l’interpretazione di Mickey O’Neill in Snatch. Guy Ritchie assegna una parte macchiettistica, a comparse alterne, a Brad Pitt che si trova a dover interpretare uno zingaro/pugile dall’inspiegabile e incomprensibile accento irlandese.

Un film da vedere assolutamente in lingua originale, perché Pitt riesce nella mirabile impresa di dare forma e spessore ad un personaggio (letteralmente) difficile da comprendere. Il personaggio di uno zingaro poteva facilmente diventare una caratterizzazione molto banale e superficiale, messa lì solo per suscitare il riso. Nelle mani di Pitt risulta, però, di una profondità inaspettata, ed è capace di conquistarsi pian piano la fiducia dello spettatore. Spesso eclissando gli altri interpreti principali.

Brad Pitt fu molto frustrato dall’idea di avere un ruolo come questo perché gli ricordava troppo il Tyler Durden interpretato solo l’anno prima. Ma alla fine accettò, riponendo fiducia in Ritchie che lo ripagò affidandogli uno dei personaggi comici più esagerati e riusciti della sua carriera. In fin dei conti, se riusciamo a provare addirittura stima per un ladro incolto, mammone, sempliciotto e molto naïf, lo dobbiamo solo all’egregia interpretazione di Brad Pitt.

Commento di Alberto Candiani.

8. L’arte di vincere

 

Gli Oakland Athletics sono una buona squadra di baseball che però non può competere con i budget stratosferici di squadre come ad esempio i New York Yankees. All’inizio di una nuova stagione, però, il GM Billy Beane incontra incontra Peter Brand, giovane laureato in economia che gli dimostra come si possa costruire una squadra vincente basandosi sulle statistiche invece che sui nomi altisonanti.

L’arte di vincere (Moneyball) è la seconda regia di Bennett Miller (dopo Truman Capote e prima di Foxcatcher), regista solidissimo e non banale quando si tratta di portare in scena dei biopic. Il punto però è che, in questo caso, la sceneggiatura è firmata Aaron Sorkin, ovvero uno dei migliori sceneggiatori al mondo (se non IL migliore).
L’autore, tra gli altri, di Codice d’Onore piazza una storia sportiva in un’impalcatura prettamente politica e da lì sviluppa il personaggio di Beane, sconfitto da giocatore dal sistema Baseball proverà a cambiarlo dall’interno come Manager.

Brad Pitt è perfetto nel dare il volto ad un uomo che Sorkin descrive come un perenne sconfitto, guidato da uno spirito di rivalsa forte ma non ben definito. Un personaggio non eroico cui l’attore dona carisma e rabbia repressa. Anche qua, come e più di altri film, Brad Pitt mangerà per quasi tutte le scene, ormai un tratto caratteristico di molti personaggi da lui interpretati.

Commento di Giacomo Lenzi.

7. L’esercito delle 12 scimmie

Brad Pitt

Film diretto da Terry Gilliam e rimasto alla memoria come un piccolo cult. Nel 2035 la popolazione della Terra è quasi completamente cancellata da un attentato battereologico. Il carcerato James Cole (Bruce Willis) accetta di partecipare ad un rischioso progetto per poter ricevere la grazia ed evitare la pena di morte. Alcuni scienziati, infatti, hanno intenzione di utilizzare i carcerati per studiare l’attuale situazione della superficie e per scoprire le dinamiche che hanno portato alla catastrofe mondiale. Cole va a studiare L’esercito delle 12 scimmie, un gruppo ecologista che si ritiene responsabile dell’attentato all’umanità. Per errore, però, l’uomo viene spedito nel 1990, ovvero 6 anni prima… è qui che si imbatte in Jeffrey Goines, un animalista schizofrenico interpretato dal nostro Brad Pitt.

Con questa sua interpretazione, Pitt vince il Golden Globe come miglior attore non protagonista e viene candidato all’Oscar. La nostra classifica, ormai giunta al settimo posto, ha anche il compito di mettere in risalto la duttilità di un grande attore, a volte sottovalutato perché visto come il “sempliciotto belloccio di Hollywood”. Mai definizione fu più sbagliata. Fra i suoi tanti ruoli, Brad Pitt si destreggia alla grande anche nei panni di un personaggio con problemi psichiatrici. Eclettico. 

6. Fight Club

Brad Pitt

Quella di Tyler Durden in Fight Club è l’interpretazione più cult, più amata, più rappresentativa di un attore con la A maiuscola. È anche la prima collaborazione fra Pitt e Fincher.

Tyler Durden rappresenta l’ater-ego e l’insanità mentale del protagonista, interpretato da Edward Norton. Rappresenta quella parte insana e rivoluzionaria di tutti noi: vogliamo mettere a soqquadro il sistema, vogliamo liberarci dal consumismo ma ne siamo schiavi. Tyler è la parte che ci spinge a superare i limiti – anche esagerando, se preferite (ma ne siamo sicuri che sia così esagerato?).

Senza dubbio il film si può considerare un esperimento, così come lo definì David Fincher. In qualche modo, l’esperimento è riuscito. Sono riuscite le interpretazioni, la scena finale con Where is my mind dei Pixies ha un impatto emotivo notevole… ma tutto riesce anche grazie a Brad Pitt, che interpreta Tyler in maniera ferma, sicura e a suo modo autorevole in quanto mentore; ma allo stesso tempo dinamica. Un personaggio che ha il ruolo smuovere lo status quo di un inconscio di una persona e di una società, ma anche l’inconscio di un pazzo. C’è tutto questo nella sua interpretazione ed è notevole.

5. Seven

Brad Pitt

Seven è uno dei primi grandi cult in cui partecipa Brad Pitt. E se il film assume questa rilevanza, è anche grazie all’attore. In questo caso, recita affianco ai più esperti Morgan Freeman e Kevin Spacey. Soprattutto, nasce il sodalizio vincente con David Fincher; uno di quei classici rapporti umani e professionali che portano al successo.

Qui Brad Pitt interpreta David Mills, un giovane detective che indaga su sette delitti ispirati ai sette peccati capitali. Durante le riprese, si fa anche male a un braccio e la sceneggiatura viene appositamente modificata per far fronte a questa emergenza.

Di certo Brad non si fa scoraggiare. Il coraggio e il carisma che spesso mette in campo nei suoi film probabilmente proviene dal suo carattere. Era il 1995, e ormai l’attore stava diventando un talento affermato e amato a tutto tondo.

4. The Tree of Life

Brad Pitt

Forse uno dei film più belli di questo secolo, diretto dal geniale Terrence Malick. Un film quasi anti-strutturale, ovvero una pellicola in cui la trama non c’è. In questo caso c’è un po’ di trama, ma neanche troppa, quindi lo possiamo definire una via di mezzo fra anti-struttura e minimalismo (o struttura debole). Sicuramente, parliamo di un film spirituale e profondo nell’analizzare l’animo umano. Un film alla Terrence Malick, nel suo stile… quello de La sottile linea rossa.

A Brad Pitt viene affidato il ruolo di un padre severo e temuto dai figli. È il ruolo più serio e intenso della carriera dell’attore. La sua interpretazione è tronfia, impostata, magnetica. Quasi inumana a tratti, salvo poi ricordarci che il regista è Terrence Malick… e l’umanità esce fuori. Non poteva scegliere attore migliore per questo ruolo.

3. L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Redford

Brad Pitt

Veniamo ora a L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, stupefacente opera seconda del neozelandese Andrew Dominik. Come ben intuibile dal titolo, l’opera si concentra sull’ultima fase della vita del leggendario Jesse James (Brad Pitt) e sul personaggio di “Bob” Ford, quest’ultimo interpretato da un giovane ma già bravissimo Casey Affleck.

Il film di Domink è, senza dubbio, una delle opere più belle e memorabili di questo millennio. (anti)Spettacolare, il regista costruisce un western (o forse, più correttamente, un gangster movie) fatto di anti-eroi in cui la profondità psicologica non sembra aver mai fine. Una lunga ballata nichilista e crepuscolare, fotografata in un modo ancora oggi insuperabile (sempre grazie a Roger Deakins), ed interpretata magistralmente da tutti i membri del cast. Oltre alla già citata prova di Casey Affleck abbiamo un perfetto Sam Rockwell e lui, il Jesse James di Brad Pitt.

Una prova impeccabile (premiata con la Coppa Volpi a Venezia) fatta di sguardi, piccoli movimenti nervosi e un inarrivabile fascino del più maestoso dei pavoni, imprescindibile per portare in scena una delle grandi leggende della Storia americana. Un film dal titolo lunghissimo che porta dentro l’anima della New Hollywood e del postmodernismo. Un film ingiustamente poco citato ma che rappresenta una pagina unica del cinema degli ultimi vent’anni e che vede Brad Pitt in uno dei ruoli più difficili della sua carriera.

Commento di Giacomo Lenzi.

2. Bastardi senza gloria

Brad Pitt

Il secondo posto del podio, sicuramente, Brad Pitt lo deve anche a Quentin Tarantino. Il leggendario regista gli ritaglia un ruolo da “mangianazisti”, un personaggio violento con lo scopo dichiarato di massacrare i fedeli hitleriani, considerati da lui al di sotto anche delle bestie. E come dargli torto. Un film in cui, come al solito, la storia è riveduta e corretta dal regista e il Tenente Aldo Raine alla fine ha un ruolo fondamentale.

Il ruolo gli calza a pennello: Brad Pitt riprende in mano la sua capacità di regalare prestazioni carismatiche, con forte presenza scenica e caratterizzate da dinamicità e un’espressività che a volte vale più di mille parole.

La cosa complicata nell’interpretare una sceneggiatura di Tarantino è sicuramente legata alla presenza scenica di cui parlavamo, ma soprattutto bisogna essere perfetti nell’azzeccare i tempi – comici e non – di battute fitte e intense. Brad Pitt ci riesce alla perfezione, e in questo risiede l’importanza della sua interpretazione.

Qui il nostro approfondimento sulla scena dello scantinato di Bastardi senza gloria.

And the winner is

1. C’era una volta a… Hollywood

Brad Pitt

Il primo posto è di nuovo dovuto alla premiata ditta Pitt-Tarantino. In realtà, si potrebbe anche parlare della grande collaborazione fra Brad Pitt e Leonardo DiCaprio, dal momento che i due attori si spalleggiano e completano a vicenda e mettono in scena due fra le migliori interpretazioni della loro carriera. Riescono a farti credere che la forte amicizia che c’è fra Rick e Cliff sia vera, e risulta molto naturale e spontanea.

Brad Pitt interpreta uno stuntman scanzonato, menefreghista, violento e sornione. La sua interpretazione regala momenti comici perfetti per la riuscita del film, e Brad Pitt sembra aver raggiunto una naturalezza nel farlo che mai aveva mostrato prima. Dare i tempi comici intervenendo nel momento giusto al posto giusto può cambiare le sorti di un film intero. E la parte comica – in un film non comico in generale – è soprattutto sorretta da lui. Maturità artistica, appunto.

Riesce nel compito assai arduo di far risultare il suo fedele cane – violento quanto lui – un vero compagno di bevute e sincero amico. Uno di quelli che ti potrebbe dare una pacca su una spalla e sul quale potrai sempre contare. Eppure è un cane… buona parte del film si regge su questo rapporto, comico e a tratti quasi demenziale, fra Cliff e la sua bestia, e di certo Brad si merita gli applausi per questo. Recitare con un animale così non era affatto facile. Promosso, a pieni voti. In corsa per gli Oscar, ancora una volta. Che sia la volta buona?

Qui la recensione di C’era una volta a… Hollywood.

E voi cosa ne pensate di Brad Pitt e quali sono, a vostro avviso, le sue migliori interpretazioni? E i film più belli ai quali ha partecipato? Per queste e altre riflessioni, lasciate un commento o fatevi una chiacchierata con me. Trovate i miei profili social qui e qui.

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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