La prima volta che vidi Via col Vento ero piuttosto piccola: sapevo ben poco della Guerra di Secessione americana e “Nordisti e Sudisti” erano per me parole con un significato molto vago. Nonostante ciò, quelle quattro ore di film esercitarono su di me un fascino immenso: inevitabile di fronte ad un kolossal di tale portata rimanere stregati. Riverderlo anni dopo, con nuove consapevolezze, significa guardarlo con occhi diversi, notando e rivalutando tanti aspetti. Ma il senso di grandezza non è cambiato.

Via col vento è un film del 1939 diretto da Victor Fleming che narra le drammatiche vicende di Rossella O’Hara (Vivien Leigh), ragazza vivace ed irriverente appartenete ad una famiglia Sudista la cui vita cambia con lo scoppio della Guerra di Secessione. Si trova inoltre ad affontare l’amore impossibile per Ashley Wilkes (Leslie Howard) e le avances del giovane ed affascinante Rhett Butler (Clark Gable).

Per l’epoca fu un film immenso: la produzione puntò tutto sulla grandezza, l’impatto visivo. Furono realizzati 90 set, coinvolte più di 2400 comparse, al fine di realizzare un’opera che rimanesse nella storia del cinema. Via col vento detiene tuttora il record di  incassi ed ottenne ben 10 premi Oscar (tra cui miglior regia, miglior attrice protagonista e non, miglior fotografia) e 5 Nomination.

Inoltre, Via col Vento rappresenta anche un film innovativo a livello tecnico: è infatti il primo lungometraggio realizzato in technicolor, come possiamo notare dai suoi colori tipicamente saturi. Indimenticabile è anche la grande scena dell’incendio di Atlanta, nel quale vennero bruciate diverse scenografie di vecchi film causando addirittura l’intervento dei vigili del fuoco, allarmati dal denso fumo che proveniva dal set.

Tutte queste innovazioni e sperimentalismi sorprendono se si pensa al fatto che le tematiche del film sono invece piuttosto tradizionaliste e conservatrici. I protagonisti sono infatti Sudisti e legati all’ambiente contadino impersonato dalla celebre terra di Tara.

L’impatto e l’importanza del film di Fleming sono innegabili, il suo titolo di classico della storia del cinema è assicurato. Tuttavia, Via col Vento è anche un film pieno di contraddizioni sotto diversi aspetti: alcune sono emerse col passare del tempo, e sono problematiche inevitabili per un film che compie quest’anno ben 80 anni. Ma ci sono aspetti bizzarri e controversi che appartengono alla storia e alla realizzazione stessa del film, e che è interessante tenere in conto.

PRODUZIONE, REGIA E SCENEGGIATURA

via col vento

Tre aspetti fondamentali nella realizzazione di un film, e tre aspetti controversi per quanto riguarda Via col Vento. Il produttore David O. Selznik era infatti ossessionato dal realizzare un film “perfetto” e interveniva continuamente durante le riprese per apportare modifiche, spesso licenziando e sostituendo coloro che non assecondavano le sue richieste. Probabilmente uno dei motivi di questo atteggiamento ossessivo risiede nel fatto che Selznik assumesse Benzedrina, la prima metanfetamina prodotta legalmente all’epoca, spesso mischiandola con barbiturici.

Non era facile quindi star dietro a Selznik: ne sa qualcosa lo sceneggiatore Sidney Howard, che fu licenziato dal produttore perchè considerato troppo lento. Al suo posto fu assunto Ben Hecht, a capo di un piccolo gruppo di sceneggiatori. Ma il lavoro non fu facile neanche per loro: Selznik li chiuse in una stanza costringendoli a lavorare per ore, dando loro da mangiare solo noccioline e banane.

Travagliato fu anche il ruolo del regista: inizialmente fu scelto George Cukor, ma ben presto fu licenziato e sostituito da Fleming. Questa volta la colpa fu di Clark Gable per un motivo piuttosto infelice: l’attore infatti si lamentò della dichiarata omosessualità di Cukor, sostenendo di voler lavorare con “veri uomini” e costringendo Selznik a licenziarlo.

ROSSELLA O’HARA E VIVIEN LEIGH

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La fama di Via col Vento è sicuramente legata al carisma della sua protagonista, Rossella O’hara. Rossella è infatti un personaggio complesso e variegato, difficile da inquadrare e al limite tra un’eroina da imitare ed un emblema di egoismo e meschinità. La sua vicenda è sicuramente drammatica: all’inizio del film è una giovane frivola e viziata, innamorata di Ashley seppur consapevole del suo prossimo matrimonio con la gentile Melania, ma capace di prendere alla leggera questioni importanti come il matrimonio, tanto da sposarsi “per dispetto” con un giovane spasimante. L’arrivo della guerra la costringe a crescere e assumersi delle grosse responsabilità, prendendo il ruolo di capofamiglia e dimostrando la sua forza e determinazione.

Rossella si trova così a lavorare da contadina, a vivere di ristrettezze, a correre rischi. Un atteggiamento ammirevole, ma mai del tutto positivo. Se infatti Melania si caratterizza sempre per la sua assoluta bontà, Rossella è sempre un personaggio machiavellico, disposta a tutto pur di ottenere ciò che vuole. Si susseguono dunque menzogne, matrimoni di convenienza e addirittura un omicidio.

Nonostante i cambiamenti che Rossella affronta, un aspetto rimane fisso: l’amore che prova per Ashley, nonostante i continui momenti di contatto con Rhett. È lecito domandarsi come una giovane intraprendente come Rossella possa preferire lo scialbo Ashley all’affascinante Rhett, e questo aspetto rende ancora più interessante il suo personaggio: per lei Ashley rappresenta l’unico aspetto rimastole della sua vita precedente, quella spensierata e felice che conduceva prima che scoppiasse la guerra; Rhett, al contrario, è molto più simile alla vera Rossella, quella manipolatrice e meschina che le difficoltà hanno fatto emergere. Rifiutando Rhett, Rossella rifiuta inconsciamente sé stessa e ciò che è diventata, rimanendo illusoriamente legata al suo passato. Infatti solo alla fine comprenderà quanto in realtà ha amato “qualcosa che non esiste”, o meglio, che non esiste più.

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Ricerca quindi l’amore che fino ad allora ha rifiutato, quello di Rhett. Questi però decide di abbandonarla con la celeberrima frase “Francamente me ne infischio”. Tuttavia, la relazione tra Rossella e Rhett è tutt’altro che idilliaca: vista al giorno d’oggi, anzi, risulta decisamente tossica. Rhett, consapevole che Rossella non ha mai dimenticato Ashley, è un marito violento, fisicamente e psicologicamente, che più volte la minaccia, fa uso della forza in mancanza di consenso da parte della giovane, la umilia pubblicamente e infine la abbandona in un momento di estrema fragilità psicologica.

Un personaggio così complesso non è facile da interpretare, tuttavia Vivien Leigh riuscì magistralmente in questo ruolo, ottenendo l’Oscar come miglior attrice protagonista. Forse tale successo è dato dal fatto che sotto vari aspetti l’attrice somigliava al suo personaggio: Vivien Leigh era infatti bipolare, sul set passava da momenti di depressione a picchi di euforia incontrollata, fino ad episodi di ninfomania. La sua vita non fu meno drammatica di quella di Rossella: ebbe due aborti spontanei che la fecero cadere in depressione, ebbe problemi di alcolismo e fu sottoposta all’elettroshock, il che le causò danni permanenti alla tempia, e dopo la vittoria del suo secondo Oscar (per Un tram chiamato desiderio) venne ricoverata in una clinica psichiatrica.

LA GUERRA, SUL SET E FUORI

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Via col Vento uscì nel dicembre 1939, tre mesi dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. L’America sarebbe scesa in guerra solo nel 1941: fino all’attacco di Pearl Harbour, infatti, Hollywood proporrà film con una visione negativa della guerra e delle sue conseguenze. La guerra di Secessione narrata in Via col Vento è orrore, distruzione e miseria, a differenza di ciò che proponeva la propaganda nazista, che basava la sua arte su personaggi impersonali ed esaltava l’eroismo in guerra.

Può sembrare strano che il kolossal non subì censure da parte del regime: sicuramente non rispecchiano le direttive hitleriane, tematiche quali il patriottismo e l’attaccamento alla terra americano o la denuncia della retorica di guerra, ben presenti nel film. Tuttavia, la censura nazista agiva in modo meno serrato sulla cultura di massa, per cui Via col Vento venne proiettato anche in Europa.

Anche qui, dunque, il film fu molto apprezzato. Non si direbbe, ma Via col Vento era il film preferito di Adolf Hitler: il Furer era un fan di Clark Gable, che tuttavia nel 1942 si arruolò volontariamente nell’aviazione americana per combattere contro i nazisti. Hitler decise quindi di porre una sorta di taglia sulla testa dell’attore, affinché fosse catturato ma non ferito per poterlo conoscere dal vivo.

RAZZISMO E INCLUSIONE

Uno spettatore moderno non può fare a meno di notare che Via col Vento ha vari aspetti razzisti: lo schiavismo sudista è narrato in modo edulcorato e idealizzato, viene quasi giustificato. Sotto accusa anche il doppiaggio italiano, in cui i personaggi di colore parlano con un linguaggio sgrammaticato, con verbi all’infinito.

Anche Hattie McDaniel, che interpreta l’indimenticabile Mami, fu accusata da parte di varie associazioni per i diritti afroamericani di accettare ruoli che portavano avanti lo stereotipo negativo sui neri ottusi e al servizio dei bianchi, e anche di non aver mai preso parte in prima persona ai movimenti di protesta.

Tuttavia, fu proprio Hattie McDaniel la prima donna afroamericana a vincere un premio Oscar: un passo avanti per l’intera comunità nera, ma non una vera vittoria. L’attrice infatti non poté prendere parte alla prima del film ad Atlanta, a causa delle leggi razziali degli stati del Sud, e durante la cerimonia di premiazione degli Oscar dovette sedere ad un tavolo separato da tutti gli altri attori.

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Alla luce di tutti questi aspetti controversi, come giudicare Via col Vento? Come un film problematico, da rivalutare, o come un’opera figlia del suo tempo, e dunque da giustificare? Forse la risposta è una via di mezzo: bisogna saper giudicare criticamente anche i classici, ma senza mai dimenticare il loro contesto.

Ma sono questioni molto delicate, forse non è il caso di pensarci nel giorno dell’ottantesimo anniversario dell’uscita del film. Come direbbe Rossella O’hara: “Ci penserò domani: dopotutto, domani è un altro giorno!”.

Questo ed altri approfondimenti su CiakClub.it

 

 

 

Gaia Franco

Gaia Franco

Lucana, studentessa a Bologna. Appassionata da sempre di cinema, letteratura e qualsiasi forma d'arte.

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