I Migliori Film del Decennio: le 10 migliori Commedie 2010-2019

Siamo arrivati agli sgoccioli di questo decennio. Abbiamo quindi deciso di fare le classifiche dei migliori film usciti, per genere, tra il 2010 ed il 2019.

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Gli ultimi dieci anni sono stati ricchi di cambiamenti o, meglio, di vere e proprie rivoluzioni: a partire da quella social, a cui noi di ciakclub non possiamo che essere eternamente grati (grazie Dio Zuckerberg) fino ad arrivare, in ambito cinematografico, a quella delle piattaforme streaming (ve ne abbiamo parlato qua). Allo stesso modo ci sono stati tanti film, tante ore passate davanti ad uno schermo, tante scene che hanno segnato, magari poco magari molto, la nostra vita. Abbiamo pianto davanti a centinaia di storie d’amore finite male, abbiamo sofferto ogni volta che terminavamo una serie tv, abbiamo riso dopo l’ennesima battuta demenziale, ci siamo gasati durante un interminabile inseguimento, abbiamo avuto paura mentre l’assassino sbucava alle spalle della vittima in secondo piano. Siamo cresciuti, siamo invecchiati e siamo cambiati, tutto mentre guardavamo film con passione ed amore per questo mondo fantastico chiamato Cinema. Per questo motivo, per celebrare la fine del decennio 2010-2019, abbiamo intenzione di inondarvi di classifiche, un viaggio a ritroso nel tempo scandito dai titoli che hanno segnato questa parte della nostra vita. Faremo quindi uscire nell’arco di queste settimane una serie di articoli dove vi parleremo dei migliori film, divisi per genere, di questa decade scelti dalla nostra redazione.

Oggi parliamo delle migliori commedie 2010-2019. 

Buona lettura. 

Sigla.

Le migliori commedie 2010-2019. 

Dare una definizione precisa di commedia, oggi, è più difficile che mai. Una volta era relativamente semplice: pensando al genere veniva in mente Colazione da Tiffany o Harry ti presento Sally. Commedie classiche, facili da catalogare. Oggi, ormai, di commedie del genere non se ne fanno più. Ormai i film sono sempre più “contaminati” da diversi stili, toni umorali e, in particolare per la commedia, il compito di scegliere si fa arduo: c’è quella più riflessiva e impegnata, quella demenziale, quella che mischia elementi drammatici dando vita al famoso termine “dramedy”, quella scorrevole e senza troppe pretese, quella con connotazioni horror.

Una volta, a Trastevere, parlai con Paolo Genovese, maestro della commedia, il quale disse una cosa del genere: “Il punto non è la trama. Fare un film drammatico è abbastanza semplice, fare una commedia è molto più difficile. La cosa complicata è dare il tono giusto al film per renderlo una commedia; potenzialmente puoi anche scegliere una trama tragica ma raccontarla attraverso toni da commedia. Questa è la parte difficile. Ogni cosa realistica che ci succede nella vita è dramma in senso lato, è semplicemente vita, poi il difficile è rendere il tutto una commedia e vedere le cose sotto quell’ottica”. Ed ecco, quindi, che nascono anche le black comedy o le commedie grottesche.

Alla luce di queste riflessioni, troverete nella nostra classifica diversi film non necessariamente ancorati a un’ideale di commedia classica – dal momento che vi sfido a darci una definizione oggettiva di commedia in questo millennio – ma sicuramente film che affrontino temi di vario genere con il giusto tono umorale. Poco importa la trama, dipende da come la si affronta. In senso lato, tutta la nostra vita è dramma: ma poi come la vogliamo raccontare? Il monologo iniziale di Io e Annie, che vi abbiamo proposto come sigla, sicuramente aiuta bene a capire questo concetto e vale più di mille parole. Woody Allen parla di problemi esistenziali, eppure lo fa in maniera ironica e rende il suo film un caposaldo del genere.

Vi invitiamo a dirci la vostra nei commenti. Procediamo con la classifica.

10. Frank, di Lenny Abrahamson

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Jon è un mesto impiegato che scrive canzoni e insegue il sogno di diventare un musicista. Un giorno per puro caso assiste al tentato suicidio del tastierista dei Soronprfbs e si trova a sostituirlo in concerto la sera stessa. Nonostante l’esito della serata sia catastrofico, Jon entra nel gruppo e si unisce a loro per registrare un album. Quasi ogni membro della band ha avuto problemi psichici, a partire dal leader, Frank, che da anni ha le fattezze coperte da una testa gigante di cartapesta. A poco a poco Jon diventa amico di Frank e cerca di carpire il segreto della sua creatività.

Questa la trama di Frank, film di Lenny Abrahamson (Room) con Michael Fassbender, Domhnall Gleeson, Maggie Gyllenhaal. Un film liquido nel suo cambiare costantemente per tutta la durata, prima commedia surreale, poi vera e propria analisi del concetto di popolarità e di viralità con relative differenze. Frank è un’opera sulla musica (rock diciamo), sui social network, sul fardello del talento (grazie ad uno strepitoso Fassbender). Frank è la miglior commedia che (forse) non avete visto.

Commento di Giacomo Lenzi.

9. Vi presento Toni Erdmann, di Maren Ade

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Un rapporto disfunzionale tra una figlia seria e un padre folle. Ma anche un’analisi intima e sensibile della regista, la quale si dimostra abile nel miscelare scene totalmente deliranti a un approfondimento dell’animo umano che conquista e rapisce. Vi presento Toni Erdmann è una delle commedie più eccentriche e sui generis del decennio. Una chicca completamente fuori dal comune, impossibile da paragonare a qualsiasi altro film.

Rappresenta la nostra quota tedesca nella classifica. Venne candidato all’Oscar come miglior film straniero, venne premiato a Cannes e ricevette il plauso di tutta la critica. I Cahiers du cinéma lo misero al primo posto dei migliori 10 film dell’anno, ignorando completamente film molto più mainstream come La La Land e tanti altri. Il film presenta anche una delle scene di nudo più divertenti e originali che vedrete nella vostra vita.

8. Vita da vampiro (What We Do in the Shadows), di Taika Waititi e Jemaine Clement

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Parlare di What We Do In The Shadows è, in realtà, abbastanza semplice. Prima di tutto è un mockumentary, ovvero un film di finzione che ricalca lo stile e la narrativa propri del documentario. Più precisamente è un documentario su dei Vampiri che vivono a Wellington, capitale della Nuova Zelanda. Sono quattro: Vlago, Vladislav, Deacon e Petyr. Una sera la schiava umana di Deacon porta un ragazzo “per cena”, tale Nick, che per sbaglio invece che venir divorato viene trasformato. Da qua partono una serie di eventi tra i più strani e assurdi che potete immaginare.

Il regista è Taika Waititi che, più recentemente, ha diretto Thor Ragnarok ed uno dei film più chiacchierati dell’anno, ovvero JoJo Rabbit. What We Do in The Shadows è la sua opera d’esordio ed è stato letteralmente folgorante per questo decennio. È dotato di una brillantezza rara, ha portato tanta freschezza sia al genere commedia che a tutto il mondo relativo ai vampiri (imbolsiti da tutto il fenomeno legato a Twilight). Inoltre è nata una serie omonima, altrettanto splendida, distribuita proprio quest’anno in Italia da Sky.
Irriverente ed intelligente, non poteva proprio mancare nella nostra classifica delle migliori commedie di questo decennio.

Commento di Giacomo Lenzi.

7. The Meyerowitz Stories, di Noah Baumbach

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The Meyerowitz Stories è un piccolo capolavoro. Un padre incapace ed egocentrico, ma anche umano ed interessante, ha condizionato per sempre la vita dei suoi tre figli – concepiti con due diverse donne – che ormai sono in età adulta e hanno traumi irrisolti risalenti alla loro infanzia. Il film si concentra molto sul concetto d’arte e sul mettere tutto in mostra, sul senso della vita di una padre complesso e artista quasi fallito, e sulle ricadute nevrotiche dei figli. Ognuno, a modo suo, cerca di compensare le mancanze del padre andando in direzioni opposte. Il padre è Dustin Hoffman. Nel cast ci sono anche Adam Sandler e Ben Stiller, alle prese con i personaggi più interessanti che abbiano mai interpretato. (Chi dice che Adam Sandler fa solo film brutti, evidentemente non ha mai visto questo).

Il film ricorda nei toni e nelle carrellate Wes Anderson e, vagamente, le nevrosi caotiche newyorchesi ed ebree di Woody Allen. Ma c’è un tocco originale e del tutto personale da parte del regista, il quale è recentemente tornato con un altro grande film: Storia di un matrimonio. Già con The Myerowitz Stories si intravedeva un gran talento, una maniera di guardare le cose unica, e se il buongiorno si vede dal mattino… ecco che adesso il nuovo film di Baumbach è in pole per i prossimi Oscar.

6. Il lato positivo, di David O. Russell

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Probabilmente il miglior film di David O. Russell. Un film che venne candidato a tutte le categorie principali agli Oscar, fu l’opera che regalò la statuetta a una giovanissima Jennifer Lawrence. Nel cast, anche Bradley Cooper venne candidato.

Il film, ispirato da una storia vera, tratta il tema dell’insanità mentale e delle sue conseguenze, della resilienza – termine che tanto è andato di moda in questo decennio –  e della voglia di ricostruirsi una vita e farla propria.

Il racconto è accompagnato da una regia dolce, da carrellate ampie e piacevoli. Soprattutto, si sofferma su una prima parte più introspettiva che presenta i due personaggi principali, i quali sono entrambi costretti a prendere psicofarmaci, per poi passare a una seconda metà del film più spensierata e più vicina a una commedia leggera.

5. Midnight in Paris, di Woody Allen

Midnight in Paris è un po’ una somma di tutto il pensiero alleniano ed è forse il suo miglior film di questo millennio. C’è il tema delle illusioni e della “sindrome dell’epoca d’oro”, ovvero quella difficoltà a trovare un posto nel mondo in un’era che non ci piace, convinti – in maniera illusoria appunto – che in un’altra epoca si sarebbe stati più felici. Ma sono solo illusioni, fondamentali per aggrapparsi a una parvenza di felicità che, dopo un po’, viene puntualmente disillusa.

Alla fine Gill, il protagonista, deve capire che non è scappando in un’altra era che si trova la felicità. Le illusioni sono la tesi, la disillusione rappresenta la antitesi. Infine, con un finale agro-dolce dopo che il muro di illusioni è crollato, Gill trova una terza donna nel tempo presente con la quale potrebbe nascere qualcosa.

È qui che Woody Allen riesce ad incidere: dopo la tesi e l’antitesi, ecco la sintesi fra le illusioni e le disillusioni che rende Mindight in Paris uno dei suoi film più compiuti e completi. Anche uno dei più romantici. Il regista racconta al mondo il suo amore per Parigi sotto la pioggia, l’amore per gli anni ’20 e l’arte, l’amore per le donne. Romantico. Un’atmosfera magnetica e una scenografia impeccabile. Non poteva mancare dalla nostra top decennale.

Qui la nostra recensione del film.

4. Grand Budapest Hotel, di Wes Anderson

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Grand Budapest Hotel è sicuramente un film che miscela diversi generi. Sopratutto, però, ha quei toni da commedia di cui parlavamo. Rappresenta il film più completo di Wes Anderson. In molti parlano dei colori pastello, saturati in post produzione, o delle inquadrature simmetriche; in realtà, da un punto di vista tecnico, il film è un gioiellino soprattutto se analizzato nel montaggio. In particolare, la parte finale nell’albergo è tecnicamente perfetta: le inquadrature si legano in maniera dinamica e incisiva, la scena è piena di scavalcamenti di campo che non danno fastidio all’occhio, c’è un intreccio di raccordi visivi che ricordano quasi un western, campi e controcampi improvvisi e geometricamente perfetti. Un plauso, in generale, va anche alla colonna sonora.

Grand Budapest Hotel ribadisce lo stile di un regista che – che piaccia o meno – oggettivamente ha un’impronta davvero ben definita e ormai giunta all’apice della sua maturità.

Qui la nostra recensione del film.

3. La grande scommessa, di Adam McKay

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Apriamo il podio con un film premio Oscar per la sceneggiatura. La grande scommessa racconta un periodo particolare degli USA: il mercato è stabile, ma sta per scoppiare. Quando Michael Burry si presenta in diverse banche per scommettere contro l’andamento del mercato, tutti gli ridono contro, e invece… il mercato è una bolla che si sta gonfiando e non si possono prevedere le conseguenze.

Una storia del genere potrebbe essere raccontata in maniera piuttosto neutra o semplice; ma La grande scommessa non vince l’Oscar solo perché tratta un tema politico caro agli americani – soprattutto chi criticava da sinistra – ma soprattutto perché lo fa sovvertendo ogni regola di un racconto classico. Abbiamo premiato questo film per il coraggio di raccontare un’America sottosopra, mettendo sottosopra anche le regole filmiche più antiche. È il regista, in primis, a vincere la sua scommessa.

Ad esempio, il film di McKay ha l’originalità di far raccontare gli aspetti più tecnici dell’economia a Margot Robbie e Selena Gomez, le quali sono vergognosamente immerse nel lusso sfrenato. Alla fine dei conti, spesso la qualità di un film si valuta anche considerato il cast d’insieme: Steve Carell, Christian Bale, Ryan Gosling, Brad Pitt e non solo, insieme, funzionano come una perfetta macchina a ingranaggi. Quella macchina americana che invece si è inceppata.

2. La La Land, di Damien Chazelle

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Difficile riassumere La La Land in poche righe. Non fosse per il “fattore musical”, parleremmo comunque di una commedia sentimentale abbastanza classica, condita dal sogno di realizzare qualcosa di importante nella città dei sogni: Los Angeles. La città del cinema.

Virtuosismi tecnici a parte – basti pensare a un piano sequenza-musical di 5 minuti, cosa mai vista nella storia del cinema – la verità è che La La Land non solo stringe la mano ai vecchi musical Hollywoodiani, classici e sognanti, ma fa anche di più. Aggiunge qualcosa di moderno, di più malinconico e realistico, aggrappandosi maggiormente a una realtà dura nella quale non tutto può finire bene. Qualcosa non andrà a buon fine, ma qualcosa giustamente si dovrà realizzare come ce la immaginavamo. La retorica dei sogni è ciò che rappresenta l’essenza del cinema, e questo Chazelle lo sa. Il suo film si annovera di diritto nel filone delle grandi opere di questo genere, ma portando elementi in più. La La Land prima scava nel passato e poi innova. Da un punto di vista tecnico, è perfetto in ogni reparto. L’impatto visivo, con quei colori accesi accompagnati da quella musica, è strabiliante. Puro intrattenimento e una colonna sonora coinvolgente. Cosa chiedere di più?

È uno dei film più completi e innovativi del decennio. Ha tutti gli elementi per rimanere un punto di riferimento nel suo genere, anche fra 50 anni, così come oggi parliamo ancora di Cantando sotto la pioggia. Dite che esageriamo? Un classico, per sua definizione, ha bisogno di qualche anno per diventarlo a tutti gli effetti. Ne riparliamo fra 50 anni e vediamo… magari sbagliavamo noi.

1. The Wolf of Wall Street, di Martin Scorsese

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Una commedia dinamica e provocatoria, un cast d’insieme eccezionale, un Leonardo Di Caprio in stato di grazia che vale da solo il prezzo del biglietto. Il film di Scorsese racconta la vera storia di un broker di Wall Street che, illegalmente, inizia a fare soldi a palate.

The Wolf of Wall Street è un film completamente folle, e per questo amato. Rappresenta ottimamente il decennio e la contemporaneità, dal momento che ha regalato diverse battute e gag di cui ancora si parla con continuità. Forse, è la commedia che più racconta l’evoluzione isterica e fuori dalle righe delle commedie stesse: racconta un pezzo di realtà e lo fa in maniera realistica, ma è anche su di giri come una macchina che ha ingranato la quinta. Parla di sesso e soldi in modo esplicito e racconta un pezzo di noi, un pezzo di America, un pezzo di capitalismo.

Un manifesto della realtà che, tuttavia, non ha bisogno di toni cupi per raccontare un mondo in rovina, ma preferisce toni coinvolgenti, e spesso divertenti e deliranti, per farci capire che siamo tutti sulla stessa barca in un mondo completamente fuori di testa. Perché è così: il capitalismo ci porta fuori di testa. The Wolf Of Wall Street è un manifesto culturale, ed è per questo che lo premiamo con il primo posto. La miglior commedia del decennio.

Qui i migliori film d’azione del decennio.

Qui i migliori film d’animazione del decennio.

 

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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