Tim Burton: Ed Wood e la rivincita degli ultimi e dei dimenticati

Il 10 dicembre 1978 moriva Ed Wood, il "peggior regista di tutti i tempi". Andremo ad analizzare il film di Tim Burton e la sua poetica dei dimenticati.

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Ci sono registi che vengono ricordati per i film che hanno girato e registi che vengono invece ricordati, a distanza di anni, per dei film girati su di loro.
Edward Wood Jr. rientra sicuramente nei secondi citati.
Il 10 dicembre del 1978 si spegneva, a soli 54 anni, colui che fu in seguito nominato come il “peggior regista di tutti i tempi”.
Un personaggio del genere non poteva non colpire un regista come Tim Burton che scoprì Ed Wood dopo che venne affibbiato questo pesante macigno sul suo nome e si appassionò dei suoi film o, meglio, del modo con cui Ed cercava di perseguire le sue idee, perlopiù bizzarre, nella realizzazione pratica delle sue pellicole.

TIM BURTON ED IL FANTASTICO

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Tim Burton, Johnny Depp e Sarah Jesssica Parker sul set di Ed Wood

Tim Burton è il regista che più di tutti, nel cinema contemporaneo, è riuscito a mettere in scena storie di dimenticati ed emarginati, dei cosiddetti “outcast”, senza il patetismo tipico dei peggiori melodrammi ed abbandonando gli stilemi del cinema realista preferendo ad essi una narrazione “fantastica”, intesa nel significato etimologico della parola ovvero “mostrare qualcosa di speciale”.

Ed in effetti nel cinema di Tim Burton si riscontra questo leit-motiv che appare evidente sin dal suo film d’esordio Pee-Wis Big Adventures, che si concretizzerà nel suo primo capolavoro Edward mani di forbice e si ripeterà nel corso della sua carriera con alti e bassi fino ad arrivare agli ultimi forse poco ispirati film dove comunque permane questa vena di rendere “fantastica” la realtà, basti guardare Big Eyes per capire quello che intendo.

C’è inoltre da considerare che l’immaginario di Tim Burton si fonda principalmente sui film horror-gotici o di fantascienza-sociologica che tanto sbancavano nella Hollywood degli anni ’50, a cui Tim fa un esplicito tributo già solo nella scelta di rappresentare la vicenda biografica di Ed Wood in un bianco e nero dai contrasti gotici od anche nella straordinaria scena dei titoli di apertura, citazione ad un certo tipo di cinema, quello che Ed Wood cercava di fare (la vedremo infatti ricomparire anche alla fine del film Plan 9 from Outer Space).

ED WOOD ED IL POTERE DEL CINEMA

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Il vero Edward Wood Jr.

In Ed Wood entriamo in un micromondo Hollywoodiano di personaggi che cercano di perseguire l’American Dream nell’industria cinematografica, in un setting temporale che non si discosta più di tanto dal capolavoro di Billy WilderViale del Tramonto”. E’ facile infatti trovare affinità fra i personaggi di Edward Wood Jr e Joe Gillis, così come è abbastanza semplice trovare un punto in comune fra il Bela Lugosi di Martin Landau e la Norma Desmond di Gloria Swanson.

All’interno di un contesto che può benissimo evolversi in una situazione estremamente drammatica come nel Classico di Wilder, Burton sceglie una narrazione “incantata”, escludendo o lasciando in delicata disparte qualsiasi elemento negativo, come la dipendenza di Bela Lugosi dalla morfina od i continui fallimenti di Wood e compagni, concentrandosi sull’effetto magico che ha il cinema sui personaggi rappresentati.

Edward Wood Jr ama il cinema ed ama i film, Bela Lugosi ama il mondo di cui ha fatto parte ed in cui ora stenta a riconoscerci, e questo a Burton sembra voler bastare, forse perché in Edward Wood si può specchiare qualsiasi giovane regista con in testa tante idee ma impossibilitato a realizzarle.

Ed Wood consiste quindi in un elogio del potere fascinoso che ha il cinema sulle persone e del potere immaginativo che esso conferisce ai suoi cultori.

IL REGISTA SECONDO TIM BURTONBurton

Burton ricevette critiche per la rappresentazione bonaria ed indulgente che diede di Edward Wood e dei suoi colleghi ed amici, critiche a cui rispose affermando che il regista ed i suoi operatori erano già stati derisi abbastanza da altri.
Burton fu colpito dall’evidente passione che aveva Wood per il cinema, per la caparbietà con cui tentò di mettere in pratica le sue idee, perché in fondo questo è il bello del lavoro del regista, avere delle idee e metterle in pratica a prescindere dal fatto che esse siano più o meno azzeccate (a questo ci penseranno i critici).

Il regista è un creativo, Wood era un creativo, Burton è un creativo ed è questo quello che traspare come unica cosa che conta.
Dialogo emblematico è quello che Ed ha con Orson Welles, una riflessione spietata sul cinema o, meglio, sul mondo del cinema di allora che vale anche per l’industria cinematografica dei nostri giorni, più interessata al nome in copertina più che alla qualità effettiva del film.
Ma il Cinema è una forma d’arte e l’arte è pura espressione dello spirito dell’artista ed Edward Wood ne è la dimostrazione più lampante.

La delicatezza e la generosità del Tim Burton regista di Ed Wood si concretizza nel finale in cui, come spesso in molti film biografici accade, viene descritta la vita che hanno poi fatto dopo le vicende narrate i personaggi dell’opera.
I personaggi che il regista porta in scena sono tutti dei dimenticati, gente di cui il mondo non sentiva assolutamente la necessità del loro ricordo, eppure Tim Burton decide di dire come va avanti la loro vita, come a significare che tutte quelle persone non scompaiono nella vicenda cinematografica, ma hanno vita anche dopo essa, a prescindere dal fatto che abbiano fatto grandi cose o cose dappoco.

LA GLORIA DI ED WOOD

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Landau con l’Oscar per la sua interpretazione di Bela Lugosi

Il film di Tim Burton ebbe un successo strepitoso complici anche le interpretazioni straordinarie di Johnny Depp e di Martin Landau ed, ancora oggi, Burton è fra i registi più amati dal grande pubblico che sicuramente ricorda ed annovera, fra i film più belli del regista, Ed Wood.
E qui si può dire che Tim Burton è riuscito nel suo intento, ovvero ricordare i dimenticati. Una persona che non apprezza più di tanto il cinema classico ma che apprezza (o disprezza) Tim Burton, non saprà risponderti se gli chiederai chi era James Whale o Don Siegel, ma saprà sicuramente chi era Ed Wood.

Tim Burton non mirava sicuramente alla riabilitazione della memoria del “peggior regista di tutti i tempi”, mirava semplicemente a ricordarlo come esempio di estremo amore per il cinema, quello che devono avere tutti i registi e che spesso sorge il dubbio essi non abbiano.

Ed Wood morì alcolizzato ed in stato di assoluta povertà dimenticato dal mondo intero, se mai esso avesse notato la sua presenza, ed i suoi film sono davvero dei brutti film, forse neanche degni di menzione.
Ma se è vero che i morti vivono nel ricordo dei vivi, allora Tim Burton e Johnny Depp sono riusciti a rendere Ed Wood immortale.

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