Ocean’s Eleven: un virtuosistico divertissement

Approfondiamo uno dei film cult del recente passato, con un cast stellare e una colonna sonora azzeccatissima: Ocean's Eleven.

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È il bello di una recensione: quello di poter dire ciò che si pensa. È vero, spesso si abusa di tale licenza, ma altre volte c’è una sufficiente evidenza dei fatti a suggerire la più appropriata delle opinioni. Ocean’s Eleven non è un film eccezionale, partiamo da questo.
Come si può spiegare allora un tale successo?
Questa è la domanda che guiderà l’analisi del cult di Steven Soderbergh.

Target ragionevole

Visualizza immagine di origineOcean’s Eleven nasce con un’esigenza molto specifica: intrattenere e divertire, e ci riesce alla grande. La sceneggiatura, volutamente e costantemente sopra le righe, mantiene sempre alta l’attenzione, senza tuttavia risultare mai eccessivamente complessa. Soderbergh si concede un po’ di puro e sano divertissement, pur senza rinunciare ad una cifra stilistica decisamente apprezzabile, che ha caratterizzato negli anni il suo lavoro di regista.

Brad Pitt della porta accanto

Visualizza immagine di origineBere rumorosamente una bevanda con la cannuccia in Burn after reading. Assaggiare del burro di arachidi da un cucchiaio in Vi presento Joe Black. Nel caso specifico della trilogia di Ocean’s ingannare l’attesa mangiando un panino. Gli esempi sono numerosi, è come se attraverso il cibo (ed altre piccole e studiate espedienti) Brad Pitt si fosse costruito un personaggio più accessibile al pubblico. Spesso attori considerati molto belli rischiano di perdere credibilità in determinati ruoli, nella pellicola in questione però l’attore che interpreta Rusty riesce a crearsi un personaggio molto interessante che riproporrà, seppur con diverse sfaccettature, negli anni a seguire.

Colonna sonora e sceneggiatura

Visualizza immagine di origineCome detto in precedenza la sceneggiatura riesce a rendere molto interessante un’idea che di originale aveva non troppi elementi. Ted Griffin (autore anche di Il genio della truffa) districa con maestria i nodi di una trama che avrebbe potuto creare dei problemi ad essere seguita con facilità dallo spettatore. La colonna sonora è un altro elemento che aiuta molto il film, accompagnando molte scene con delle musiche leggere, che sgravano la pellicola dalla serietà e dalla suspance che avrebbe tranquillamente potuto avere dato il rischio corso dai protagonisti. David Holmes infatti riesce in quello che dovrebbe essere sempre lo scopo di una colonna sonora, ovvero suggerire allo spettatore la chiave di lettura emotiva della scena.

Danny-Diabolik

Visualizza immagine di origineTutti conosciamo Diabolik, ladro gentiluomo creato dalla penna delle mitiche sorelle Giussani. Danny Ocean, interpretato da George Clooney, è un personaggio estremamente simile, alleggerito però del tono estremamente serio e drammatico. Calato in un’atmosfera in cui una truffa da 160 milioni di dollari è più una giocosa sfida che un reale furto, Danny si muove con eleganza e con un codice morale tutto suo, che rende però la definizione di “ladro gentiluomo” particolarmente calzante.

Bello oggettivo?

Visualizza immagine di origineEsiste il bello oggettivo? Forse si, forse no anzi, più probabilmente no. Quello che è certo è che Ocean’s eleven si è sicuramente ispirato alla nozione di bello oggettivo durante la sua creazione. Lo scopo di Soderbergh è stato palesemente quello di riunire quanto di più bello ed affascinante potesse trovare ad Hollywood (George Clooney, Brad Pitt, Julia Roberts, Andy Garcia, Matt Damon, Casey Affleck ai quali si aggiungeranno, tra gli altri, Al Pacino e Cathrine Zeta Jones) costruendogli intorno una cornice adeguata (il lusso dei casinò Bellagio, MGM e Mirage) e rivestendo il tutto con una patina dorata, capace di rendere i suddetti personaggi ancora, se possibile, più belli ed interessanti.

Conclusione

Visualizza immagine di origineIn fin dei conti però sono davvero tanti gli aspetti ben riusciti di Ocean’s Eleven e, contrariamente a quanto detto in apertura, forse è un film complessivamente altrettanto ben fatto. Ebbene si, il parere conclusivo è discordante da quello iniziale, ma va bene così, il bello di una recensione è anche questo: poter cambiare idea.

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