Cena con delitto: il perfetto giallo umano e divertente di Rian Johnson

Ecco la nostra recensione (SPOILER FREE) di Cena con delitto - Knives Out, il nuovo sorprendente giallo, intriso di umanità, di Rian Johnson.

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Dopo essersi cimentato con il quanto mai incompreso Star Wars: gli ultimi Jedi (forse uno dei migliori tra gli ultimi della saga, affossato da un fandom troppo rigido), Rian Johnson trova qui l’occasione del riscatto. Cena con delitto – Knives Out diventa l’occasione per offrire allo spettatore ritmo e divertimento, il tutto condito con precisione e attenzione al dettaglio. Senza tralasciare un apporto del tutto personale e umano alla storia. 

Harlan Thrombley (Christopher Plummer), un ricco scrittore di gialli che vive appartato nella sua villa vittoriana, viene trovato morto la notte del suo 85esimo compleanno. Il caso, dapprima archiviato come suicidio, è messo subito in discussione dalla presenza di Benoît Blanc (un Daniel Craig in vesti decisamente nuove), un detective assoldato in anonimato. Troppi interessi in ballo da parte della famiglia riunita per l’occasione, a cominciare dall’eredità. Così vengono coinvolti nell’indagine i due figli, Linda (Jamie Lee Curtis) e Walter (Michael Shannon), la nuora Joni (Toni Collette) e i rispettivi figli: Ransom (Chris Evans), Jacob (Jaeden Martell) e Meg (Katherine Langford). Un caso allargato che finisce per trascinare dentro anche Marta (Ana de Armas), la bravissima infermiera privata di origini paraguaiane. 

Cena con delitto - Knives Out

Il gioco dei generi

Cena con delitto – Knives Out ha tutte le carte in regola per essere un classico giallo. Già dall’aggiunta del titolo italiano, che poco ha a che fare con la trama ma molto con l’omaggio ad Agatha Christie (Invito a cena con delitto), si comprende quale sia il bacino di riferimento di Johnson. Ma non è così semplice. Knives Out ha l’immenso pregio di raggirare il genere del murder mystery, prendendosi molte libertà, ma riuscendo a restituire, alla fine dei conti, il più classico, autentico e ben architettato intrigo narrativo.

In una tradizione che sta diventando sempre più in voga nel cinema (Parasite docet), infatti,  Rian Johnson è una abile manipolatore dei generi. E Cena con delitto – Knives Out si pone proprio su questa linea. Parte come un classico thriller investigativo, ma diventa ben presto una commedia durante le interviste preliminari. Inizia poi a prendersi seriamente nel segmento centrale. Ed è in questo punto che noi come spettatori stiamo iniziando a riempire tutti i tasselli del puzzle, ma non è ben chiaro se vogliamo seriamente vederli svelati. Parte del piacere di questo film è che noi non sappiamo bene a che puto di vista allinearci. Ma ecco, allora, che il film prende una direzione diversa, trasformandosi in una black comedy che non disdegna violenza e “giudizio”, salvo poi risolversi di nuovo nel più classico degli scioglimenti narrativi.

Cena con delitto - Knives Out

Rian Johnson usa i generi a suo piacimento, senza destrutturarli come fa Tarantino, ma assoggettandoli al suo sguardo e restituendoli in una forma contemporanea, che diventa più classica del classico. Guardando Cena con delitto ci troviamo di fronte ad un film nuovo praticamente ogni mezz’ora. Ogni dettaglio della storia diventa una buon motivo per svelare un nuovo modo di praticarla; eppure questa operazione non viene fatta con intento puramente ludico, al contrario non tradisce mai lo spirito del giallo classico, a cui viene in ultima battuta ricondotta. 

Tutto torna

Insomma, dal classico al contemporaneo per tornare al classico. Cena con delitto – Knives Out è un film circolare: tutto c’è, tutto è evidente e tutto torna. Un po’ come quella tazza con la scritta “la mia casa, le mie regole, il mio caffè” che apre e chiude il film, in un arguto passaggio di testimone. Questa è la strada che cerca di praticare Johnson, quella di costruire un ingranaggio perfetto, un orologio(!), delimitato nello spazio in cui può creare, sfatare e reimpostare le regole a suo piacimento. Così sceglie la classica casa di Cluedo, con tanto di stanze, scale, e pure passaggi segreti, in cui architettare il suo rispettoso gioco.

Cena con delitto - Knives Out

E vi assicuriamo che nel film è tutto evidente. Basta fare attenzione ai dettagli che, in una casa piena zeppa di orpelli, sono tantissimi. Dalla palla da baseball ai disegni sulle vetrate; dal fango sul tappeto ai quadri appesi alle pareti; dall’erba nascosta sopra il caminetto ai flaconi di medicine. Impresa non facile certo, ma lo spettatore sa tutto, lo sa dall’inizio, prima del detective, e quasi prima degli stessi protagonisti. Ad esempio, le dinamiche dell’omicidio si scoprono prima di arrivare a metà pellicola. Ma, lungi dal creare noia o ripetizione, questa evidenza dà la possibilità a Johnson di creare nuove suggestioni e aprire nuovi spazi di interesse.

A proposito bisogna fare un’altra affermazione. In Cena con delitto l’immagine non mente mai, non è mai messa in dubbio la sua verità. I flashback sono veritieri, mai fuorvianti o illusori, i fatti sono sempre fatti vedere alla luce del sole. Al contrario, sono solo le parole, e chi le dice, che mentono e ingarbugliano il tutto. 

 

Un giallo pieno di umanità

Cena con delitto - Knives Out

Un film fatto di suggestioni e dettagli che rimarrebbero perduti se a tenere le fila della storia non ci fossero i personaggi. In particolare quelli del detective Blanc e di Marta. E in questo film che fa della sua coralità un punto di forza, i personaggi hanno uno strano ruolo. Macchiette invischiate in un carattere che gli è stato assegnato, non si discostano dal tracciato. E Johnson è bravissimo a raccontarne isterie e posizioni solamente a partire dalle loro smorfie, dai gesti, dalle parole dette a caso nel caos dei punti di vista. Tutti i personaggi di Cena con delitto così diventano semplici oggetti narrativi da utilizzare nell’indagine o poco più. E questa caratteristica è talmente evidente che quasi si nascondono tra le statue che campeggiano nella villa. Emblematica in tal senso è la figura della vecchia.

 

Ma in questo paesaggio fatto da personaggi-orpello, c’è chi ha capacità di distinguersi. È Marta, l’infermiera dagli occhi da cerbiatto, gettata in un mondo che non le appartiene, ma che dovrà riuscire a padroneggiare. Unico ad avere il “privilegio della profondità”, il suo personaggio si discosta dalla superficialità del resto della famiglia per rappresentare in tutto e per tutto l’elemento umano del film. Non è un caso che, in un cast di attori super-affermati, il ruolo principale sia stato dato proprio alla bravissima esordiente Ana de Armas (prossima Bond Girl). 

Cena con delitto - Knives Out

Marta è il punto di vista “esterno”, il vero motore di un film altrimenti calcolato e distante. Ed è proprio attraverso questa misuratissima soluzione che Rian Johnson riesce ad evadere da quella struttura classica del giallo. Nonché riesce a dire quel qualcosa in più. Marta si fa infatti portatrice di tematiche quali l’integrazione, la migrazione e il conflitto di classe, tuttavia senza risultare stucchevole. Così, non serve parlare di Trump, del muro o del confine messicano per rendere conto di determinate realtà. L’immagine, in questo caso di Marta, le ha già rese evidenti da sola. E questo il regista lo sa bene.

Insomma, Cena con Delitto è davvero un prodotto sorprendente, intelligente e, non ultimo, divertente. Capace di agire a più livelli e parlare a più tipologie di pubblico, ha dalla sua un’abilità innata nel bilanciare struttura e imprevedibilità, logica e intuizione, superficie e umanità. 

 

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