BlacKkKlansman e Malcolm X: Il razzismo spiegato da Spike Lee

Spike Lee ha sempre trattato nei propri film tematiche sociali. Con Malcolm X e BlacKkKlansman ci dimostra l'immortalità del razzismo.

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Spike Lee

Sono tanti i film che trattano di tematiche sociali e ingiustizie, basti pensare a The Help, o Il Colore Viola… Eppure, se mi viene chiesto di scegliere un regista impegnato in questi ambiti, Spike Lee capeggia nella mia mente.

Il regista Premio Oscar, infatti, usa le sue pellicole per condannare il razzismo e la discriminazione, ma racconta anche il ruolo dei media nella vita contemporanea, il crimine e la povertà. Questo atteggiamento lo distingue da buona parte dei registi e l’ha assunto sin dall’inizio sua carriera. She’s Gotta Have It (1986), per esempio, mostra la dura lotta che le donne afroamericane affrontano ogni giorno nella società (in questo caso nella realtà ristretta di Brooklyn).

Quest’articolo vuole approfondire le modalità con cui il cinema affronta il tema del razzismo. Un problema sociale senza tempo, che affligge tutt’ora il mondo intero.  Per farlo, verranno presi ad esempio due dei film più iconici di Spike Lee: Malcolm X BlacKkKlansman.

Spike Lee

“Vi insegnerò una parte di storia americana che finora è stata tenuta nascosta.”

 

Malcolm X (1992)

Con queste parole, il regista invitava tutti gli afroamericani ad assistere alla prima del film, anche a costo di marinare la scuola. Questo “Spike Lee Joint” è l’adattamento dell’autobiografia di Malcolm X, scritta tra il 1963 e 1965 con la collaborazione del giornalista Alex Haley.

Malcolm X è un’icona per la cultura afroamericana. Era un attivista per i diritti umani e leader nella lotta degli afroamericani. Il suo carisma, le sue abilità oratorie e le sue idee hanno portato molte persone a seguirlo come esempio. Ma ha anche suscitato l’ira di persone potenti, che hanno deciso di toglierlo di mezzo con un attentato nel 1965.

Il film di Spike Lee non si sofferma solamente sull’attivismo dell’uomo ma ne ripercorre anche il passato. Inizia mostrando la sua giovinezza a Boston negli anni ’40 e segue gradualmente l’evoluzione di Malcolm, che culmina con la morte. Inoltre, sfrutta anche la tecnica del flashback per riportare alla luce alcuni episodi della sua infanzia.

Spike Lee

L’attore scelto per interpretare un personaggio di questo calibro è Denzel Washington, che ci grazia con una delle (sue) migliori interpretazioni. In tutte le tre ore e venti minuti di film, Washington veste letteralmente e spiritualmente i panni dell’icona afroamericana.

La somiglianza ha dell’incredibile. Sarà forse la dieta (fisica e spirituale) ferrea che Denzel decise di mantenere. Abolì alcool e maiale, fece molte settimane di digiuno, lesse il Corano e andò a letto presto ogni sera. Spike Lee stesso ha dichiarato:

“Da lui si irradia l’aura di Malcolm X.”

Una struttura narrativa in quattro atti

La vita di Malcolm X può essere riassunta in quattro atti:

  1. La gioventù e l’illegalità (58 minuti)
  2. Il carcere (24 minuti)
  3. La conversione all’islam (70 minuti)
  4. La presa di coscienza (30 minuti)

Questi nuclei narrativi non sono effettivamente separati l’uno dall’altro con didascalie o stacchi particolari, ma è il colore l’elemento indicativo del cambiamento. (Nei suoi film Spike Lee gioca sempre coi colori, creando sequenze saturate o contrasti sgranati, per esempio, la scena nel club in La 25esima ora).

Spike Lee

Se si fa attenzione, la parte che mostra la sua giovinezza è caratterizzata da colori accesi. Malcolm in quegli anni si fa chiamare Red, per via del colore rossiccio dei capelli. Si mantiene facendo lavori occasionali come il cameriere, ed è solito andare in locali notturni a ballare. In questo modo entra anche in contatto con la malavita, inizia a rubare, farsi di cocaina e raccogliere scommesse.

Il carcere conclude questa parte della sua vita. I toni diventano cupi e monocromatici, la palette si compone di tre colori: il grigio, il bianco e il blu. Nei dieci anni trascorsi in prigione viene chiamato Little Satan, ma l’incontro con Baines cambia la sua vita. Gli vengono trasmessi gli insegnamenti di Elijah Muhammad, un predicatore musulmano che accresce il suo orgoglio afroamericano, ma di pari passo anche il suo odio per i bianchi.

Spike Lee

La conversione all’islam e la conseguente presa di coscienza, invece assumono toni più caldi: marrone, verde e beige dominano la fotografia. Malcolm Little diventa Malcolm X, un membro della Nation of Islam e portavoce dei precetti di questa religione.

Tuttavia, nel 1964, si rende conto che l’uomo che ha sempre elogiato come il molto onorevole Elijah Muhammad non è che una maschera. Si distacca dunque dalla Nation of Islam, compie un pellegrinaggio alla mecca e decide di fondare un nuovo movimento politico: l’Organizzazione dell’Unità Afroamericana. Alla base di questo nuovo movimento c’è il concetto di integrazione tra razze e culture.

Durante una manifestazione, il 21 febbraio 1965, tre uomini mandati dalla Nation of Islam lo uccidono con sette colpi di pistola.

Spike Lee

L’incipit 

Uno dei tanti trademark di Spike Lee è un incipit d’effetto e anche in questo caso ha colpito il segno. Mentre scorrono i titoli di testa la voce di un uomo invita Malcolm X a parlare.

Nel momento in cui la sua voce risuona di sottofondo, lo sfondo nero viene sostituito dalla bandiera degli Stati Uniti. La statica immagine della bandiera, viene intervallata da spezzoni di video che ritraggono il pestaggio di Rodney King. (Per chi non lo sapesse, nel 1991 un gruppo di poliziotti uccide Rodney King, un tassista afroamericano, picchiandolo. Questo fatto ha scatenato subbuglio tra gli afroamericani di Los Angeles, che si sono rivoltati, King è stato eretto come simbolo delle ingiustizie perpetrate per mano della polizia).

Mano a mano la bandiera inizia a bruciare lasciando solamente la lettera X a caratteri cubitali.

Spike Lee

Questa sequenza è stata molto criticata e Spike Lee ha dovuto lottare parecchio perché non venisse tagliata. Il vilipendio alla bandiera (anche se non fisico in questo caso) più comune è il rogo pubblico, è un atto molto forte e simbolico perché la bandiera è il primo emblema di uno Stato.

In Italia, per esempio, è un atto illegale e punibile penalmente a seconda del contesto in cui avviene. “Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato” rischia di pagare una multa che va dai 1000 ai 10.000 euro. Se viene deturpata, invece, si rischia la reclusione fino a due anni.

BlacKkKlansman (2018)

A livello temporale, BlacKkKlansman potrebbe essere considerato una diretta continuazione di Malcolm XUna sorta di sequel che mostra come la società americana sia cambiata dopo l’avvento di attivisti afroamericani come Malcolm X e Martin Luther King. Ma fa vedere anche quanto sostanzialmente sia rimasta la stessa.

Spike Lee ci racconta ancora una volta una storia vera, basata su un autobiografia. Siamo negli anni ’70, a Colorado Springs e Ron Stallworth (John David Washington) ne è il protagonista.

Stallworth è stato il primo afroamericano ad entrare nel dipartimento di polizia del Colorado e la sua carriera come poliziotto sotto copertura fu di incredibile successo. Riuscì ad infiltrarsi nella particella locale del Ku Klux Klan e parlò al telefono personalmente con David Duke, il capo del clan al tempo.

In parallelo alla storia di Ron, Spike racconta anche lo sviluppo di movimenti afroamericani, che inneggiano, attraverso lo slogan Black Power, la loro presa di potere simbolica. In questo caso sono identificati nella figura di Patrice (Laura Harrier), bella e fiera afroamericana, a capo della Black Student Union.

Spike Lee

L’incipit

Anche in questo caso, una delle sequenze più d’effetto è proprio l’apertura.

Tra le immagini proiettate di film, come Via Col Vento Nascita di una Nazioneil Dr. Kennebrew Beauregard (Alec Baldwin) prova un discorso sulla razza. Incespica nelle parole, cerca il tono adatto e chiede aiuto a una donna fuori campo (forse la segretaria?).

In questo modo, le sue parole, ricche di odio contro le minoranze, vengono come destrutturate e perdono tutto il loro potere. Quello che dovrebbe essere un discorso sconvolgente assume toni ridicoli (attenzione, ridiamo di lui).

Ciò che mantiene la sequenza estremamente forte dal punto di vista intellettuale, sono le immagini proiettate: i film, il cambiamento di colore (rosso, blu e bianco come i colori della bandiera), persino l’assenza di luce è carica di significato.

Via col Vento è del 1939 ed è ambientato durante la guerra di secessione, la guerra civile americana durata dal 1861 al 1865 che vedeva gli unionisti e i confederati lottare tra loro. Il motivo? l’abolizione della schiavitù. Coloro che aderirono agli stati Confederati d’America si rivoltarono, erano, infatti, proprietari terrieri del sud, che sfruttavano gli schiavi neri nei campi di cotone.

Il film è passato alla storia come uno dei capisaldi della settima arte, ma è anche stato criticato negli anni seguenti. I motivi sono la poca accuratezza con cui ha dipinto la guerra civile, i falsi stereotipi veicolati sugli afroamericani e infine per aver tramandato una versione romanzata del passato.

Nei primi minuti della sequenza iniziale di BlacKkKlansman è riconoscibile una delle scene più epiche, che mostra le conseguenze della guerra civile. Nel frattempo la bandiera a brandelli dei Confederati svetta su tutti gli uomini. È simbolo della sconfitta ma allo stesso tempo ha un’aura di austerità, che giustifica il suo accostamento con il discorso del Dr. Kennebrew Beauregard che anela alle glorie del passato.

Spike Lee

Film estremamente razzista che è passato alla storia per le tecniche innovative usate dal regista, è il primo ad utilizzare il montaggio analitico, dando logica e continuità alle inquadrature.

Il film è del 1915 e fino al 1937 è stato campione di incassi. Però ha anche indignato molti movimenti afroamericani, e scoppiarono delle rivolte dopo la visione della pellicola. In effetti, Nascita di una Nazione ebbe come effetto quello di aumentare l’orgoglio nei sostenitori del suprematismo bianchi, che ha cercato nuovamente di riaffermare la propria supremazia.

Spike Lee

Aumentarono i casi di violenza contro i neri, e spesso sfociavano anche nell’omicidio. Viene imputato al film di aver fatto tornare in auge il Ku Klux Klan. (È stato il primo film ad essere proiettato alla Casa Bianca. L’allora presidente Woodrom Wilson ha affermato di disapprovarlo, ma successivamente continuò a tenere delle visioni private della pellicola).

Nascita di una Nazione, oltre ad essere proiettato sulle parole d’odio del dottore è richiamato anche successivamente. Infatti, viene mostrato da David Duke agli adepti del KKK, che ne frattempo ridono, applaudono alla vista di “colleghi” e lanciano pop-corn, per poi esplodere all’unisono nell’urlo “White Power”.

(Spike Lee durante il suo percorso accademico universitario realizzò un cortometraggio di critica contro Nascita di una Nazione. Il corto, intitolato The Answer, gli è quasi valso l’espulsione.)

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Conclusione

Nonostante i temi di base siano fondamentalmente gli stessi, Malcolm X BlacKkklansman lasciano lo spettatore con due sapori completamente diversi in bocca.

Malcolm X è ricco di speranza, e il cameo finale di Nelson Mandela che parla a una classe di bambini ne è la prova.

Senza alcun dubbio, il film mostra anche il lato negativo di pensieri radicali (adottati sia dai bianchi, che dai neri), ma la morte di Malcolm sembra quasi espiare il peccato originale alla stregua di Gesù (il corpo disteso e Betty che gli cinge il capo piangendo rimanda all’iconografia cristiana). L’elogio funebre di Ossie Davis infatti termina con le parole:

“Non ha esitato a morire, perché ci amava così tanto”

Al contrario, BlacKkKlansman lascia un sentimento di paura, che nasce quando Patrice e Ron scivolano lungo il corridoi con le pistole puntate (altro trademark di Lee). Questo sentimento è ulteriormente alimentato, quando vedono fuori dalla finestra la croce che brucia, opera del KKK.

In seguito, c’è una serie di immagini di cronaca recente. I disordini del 2017 a Charlottesville (manifestazione di suprematisti bianchi) e le dichiarazioni di Trump in merito. Poi David Duke (il vero David Duke) elogia il pensiero del presidente, sostenendo sia possibile “riportare indietro l’America (di una volta)”. Infine l’attacco in auto, sempre a Charlottesville, contro un gruppo di persone, che ha tolto la vita a una donna e ferito molte persone.

Torna l’immagine della bandiera americana, stavolta per al contrario, con le stelle in basso: col significato di pericolo e di richiesta di aiuto.

Spike Lee

Questo e altri approfondimenti nella sezione focus di CiakClub.

Ricerco nell’arte l’espressione tangibile dei miei pensieri e la confutazione degli stessi.

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