The Truman Show, un film distopico e profetico, tra voyeurismo e libertà

In occasione del compleanno di Ed Harris, abbiamo deciso di rendere omaggio ad una delle sue performance, parlandovi di un film unico, The Truman Show.

0
2358
the truman show

Ricordo perfettamente la prima volta che vidi The Truman Show, fu una sorta di illuminazione. Quando eravamo bambini, mio zio regalava a me e mio fratello solo libri e DVD (all’epoca che palle, ora colgo l’occasione per ringraziarlo) e, per uno dei miei compleanni, mi fece recapitare proprio quello di The Truman Show. Fra i tanti, posso dire che questo film ha un posto di prim’ordine nel mobiletto della mia videoteca, ed oggi sono fiera ed entusiasta di poter scrivere questo articolo.

Mettendo da parte i regali di mio zio e concentrandoci sul vero protagonista di questo pezzo, era il 1998 quando Peter Weir portò sul grande schermo un piccolo capolavoro tragicomico, surreale, distopico e profetico di un modo di rapportarsi ai media che, soprattutto dagli anni 2000 in poi, dilagherà rendendoci tutti degli impeccabili e tremendi voyeuristi. E così vogliamo anche celebrare Ed Harris, che con questa performance, una delle sue migliori in assoluto, si guadagnò una candidatura agli Oscar come miglior attore non protagonista e la vittoria del Golden Globe.

“Caso mai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!”

the truman show

Truman Burbank (Jim Carrey nel suo primo vero ruolo in un film drammatico) è un agente assicurativo che vive nell’isolotto di Seahaven insieme alla moglie Meryl. La sua intera esistenza, piuttosto monotona ed usuale, viene seguita da sempre da milioni di telespettatori. Perché? Perché fin dalla nascita, a sua insaputa, è la star di un programma televisivo di nome The Truman Show. Circa 5000 telecamere nascoste lo seguono in ogni minuto della giornata appassionando ed attaccando al televisore il pubblico, che si commuove e gioisce della sua vita. Attraverso una serie di segnali, Truman inizia a comprendere lentamente che c’è qualcosa che non torna, fino a ritrovarsi faccia a faccia con il creatore di quel mondo, Christof (Ed Harris).

“A star is born”

the truman show

Stiamo guardando un film. Stiamo guardando una vita. Stiamo guardando un film che parla di una vita, la quale è un reality a tutti gli effetti. I titoli di testa presentano i protagonisti di The Truman Show che ci illustrano quanto sia tutto estremamente reale all’interno di quel set che è la vita di Truman: Christof, il demiurgo, creatore di quel mondo, Meryl, moglie di Truman e Marlon, suo migliore amico.

L’esistenza del nostro uomo si svolge all’interno di una realtà fittizia, in cui nessun elemento è reale, nemmeno la luce del Sole. È una gabbia d’oro in cui è stato inserito all’interno senza che nessuno gli chiedesse il permesso. È il “primo bambino legalmente adottato da un network” e tutto si svolge sotto i riflettori: quando nasce il titolo di copertina del giornale è “a star is born” ed il mondo applaude le mani a quel nuovo giochino. Una fotografia, da bambino, lo immortala dietro le sbarre e la didascalia ci conferma quanto sia tutto un’illusione: “il mio piccolo clown”. Niente è lasciato al caso, perché Christof, il deus ex machina, manovra tutto prestando attenzione alle variabili possibili. Così, gli istinti di Truman di lasciare quell’isola vengono placati da una serie di escamotage definiti a tavolino da una sceneggiatura, che garantiranno la sua permanenza a Seahaven, quella città tanto raffinata, quanto artificiale che sprigiona malvagità ed immoralità da ogni angolo. La mattina Truman si sveglia, si reca a lavoro e tutti recitano un copione, le comparse prendono parte assumendo una posizione data ed attendono di andare in scena. Una serie di leitmotiv, una città abbacinante, volti docili, contribuiscono a dare forma a quel contesto così rassicurante, creato ad hoc per Truman.

“Chi sei tu’” “Sono il creatore di uno show televisivo che dà speranza, gioia ed esalta milioni di persone” “E io chi sono?” “Tu sei la star!”

the truman show

La figura più affascinante è probabilmente Christof, il demiurgo, il creatore di quella gabbia d’oro dove Truman conduce la sua vita. Christof controlla tutto dalla sua Luna, osserva la propria creatura mentre dorme, lo accarezza in volto sullo schermo quando lui sta per spiccare il volo, si emoziona ripercorrendo le tappe dell’infanzia del ragazzo. Christof ha creato un mondo in cui Truman non ha niente da temere: “Là fuori non troverai più verità di quanta non ne esista nel mondo che ho creato per te. Le stesse ipocrisie, gli stessi inganni… ma nel mio mondo tu non hai niente da temere”.

Ma Christof, annebbiato dal suo delirio di onnipotenza, come se fosse veramente un Dio che ha dato la vita alla sua creatura, ha la capacità di plagiare, grazie a quello show, un intero mondo. Ed è questa la vera critica di Weir. Una critica aspra, tagliente, ad una società dissacratoria che rimane completamente ipnotizzata da quello scempio e che vive per questo. Tutto si ferma. Si scommette, si piange, non si dorme solo per guardare Truman. Le persone anelano davanti all’immagine del loro personaggio. Così c’è chi chiama anche in diretta e ringrazia il demiurgo per questo spettacolo e per la gioia che è stato in grado di regalare in tutti quegli anni, incurante della vita di Truman, unico elemento veritiero.

“Non sarà sempre Shakespeare, ma è autentico: è la sua vita”

the truman show

The Truman Show, ispirato ad un episodio di Ai confini della realtà, ha la peculiarità di toccare in modo particolare tre punti fondamentali. In primo luogo, strizzando l’occhio a 1984 di George Orwell ed anticipando il boom dei reality televisivi, punta il dito verso il controllo stringente dell’altro nei confronti dell’uomo comune ed anonimo.

Il secondo punto, abbracciando il Mito della Caverna di Platone, è la volontà di voler fuggire a questo controllo, acquisire la propria libertà, di voler essere Ulisse o meglio ancora Colombo (considerando che la barca con cui Truman abbandona la sua città si chiama Santa Maria). È la tenacia e la caparbietà dell’individuo che riesce a ribellarsi e liberarsi dalle catene della società andando verso un futuro ignoto, ma quantomeno reale. Truman abbandona il suo show governato, in cui è tutto deciso, è tutto manipolabile, tutto sotto forma di spot pubblicitario, per andare incontro alla vita vera, che per sua caratteristica intrinseca non è possibile gestire.

Infine, come già anticipato, la vera critica è mossa nei confronti dei veri fautori di quel disgusto: noi, gli spettatori, che leviamo del tempo alle nostre vite ed ai nostri problemi per ripararci in quelle altrui. Truman è un po’ il nostro opposto di oggi: una società in cui siamo seguiti da telecamere, ci scattiamo foto, rendiamo nota la nostra vita e ci mostriamo al nostro pubblico quotidianamente.

Curiosità

In The Truman Show niente è lasciato al caso, davvero. Compiendo un’opera di metacinema, Weir ricerca la perfezione anche nei nomi. Truman è la combo dei termini true (vero) e man (uomo), in quanto unico personaggio reale. Meryl, è ripreso da Meryl Streep, proprio perché lei stessa, esattamente come la stella del cinema, è un’attrice. E come Truman conduce la sua esistenza nella finzione, stando accanto ad un uomo che non ama, anzi sopporta a malapena, recitando costantemente un copione. Marlon, amico di Truman, riprende Marlon Brando, proprio per sottolineare ancora una volta la finzione che si cela dietro. La città, Seahaven, è l’Eden in cui vive Truman, un porto sicuro, una sorta di paradiso terrestre dove il protagonista non incontrerà mai le vicissitudini della vita reale. E per rendere ancor di più il senso di quella finzione, ogni strada e piazza ha il nome di attori. Infine, Christof, il burattinaio che vive su una Luna, è un collegamento diretto a Cristo.

Questi ed altri approfondimenti su CiakClub.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here