Dal cinema muto al sonoro: il cambiamento e le sue vittime

L'avvento del sonoro ha segnato in modo indelebile la storia del cinema, cambiandone radicalmente l'industria e il destino di molti attori.

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Il 1927 è una di quelle date da imprimere nella memoria, perché ha luogo un evento importante nella storia del cinema: è lo spartiacque che separa il muto dal sonoro.

Sembra un’innovazione banale vista un secolo dopo, in un’epoca in cui la tecnologia ci permette di fare cose fino a poco fa inimmaginabili. Eppure, il passaggio dal cinema muto al sonoro è una grande pietra miliare per la storia del cinema.

Il 1927 è stata scelta come data di spicco, perché in quest’anno è stato distribuito il film Il cantante di Jazz (Alan Crosland). La pellicola, a differenza di quelle passate, oltre ad avere scene cantate e suonate, conteneva al suo interno pochi minuti di dialogo parlato.

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L’avvento del sonoro

Dovete sapere che, fino agli anni ’20, i film oltre ad essere muti (quindi non parlati, ma con didascalie) non avevano una colonna sonora. O meglio, l’accompagnamento musicale veniva fatto da una piccola orchestra che suonava dal vivo, in sala.

Ma il cambiamento era dietro l’angolo. Sin dai primi anni del ‘900 iniziò la battaglia dei brevetti per introdurre il sonoro nel cinema. I primi inventori a creare dei sistemi funzionanti furono un italiano, Giovanni Rappazzo (a cui la Fox rubò il brevetto) e il francese Eugène Augustin Lauste.

L’invenzione del secondo ebbe più successo, e permetteva di sincronizzare sonoro e immagini grazie a un sistema ottico. Gli bastò includere sulla pellicola, accanto alle immagini, un ristretto fascio di luce, indispensabile per registrare il suono direttamente sulla striscia.

Quindi, da quel momento in poi, fu possibile mostrare in sala film con accompagnamento musicale e rumori inclusi nella pellicola, senza bisogno di qualcuno che suonasse dal vivo.

Ma mentre Il cantante di Jazz viene considerato il primo film sonoro, c’è da sottolineare che il primo film interamente parlato arrivò l’anno successivo: Lights of New York (Bryan Foy).

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Cinema durante la proiezione di un film di Buster Keaton con accompagnamento musicale dal vivo.

Le conseguenze del sonoro

L’avvento del sonoro ha determinato numerosi cambiamenti all’interno dell’industria cinematografica. Dal punto di vista tecnico, per esempio, è stato necessario ridurre il rumore della macchina da presa e delle luci, e scegliere una velocità standard di 24 fps.

Ma, al di là degli aspetti tecnici, il sonoro ha determinato un cambiamento radicale soprattutto per gli attori, che ormai dovevano essere sia fotogenici che fonogenici.

Per spiegare in modo concreto (e visivo) le conseguenze ho deciso di fare riferimento a due film: Viale del tramonto (1950, di Billy WilderThe Artist (2011, di Michel Hazanavicius).

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Metropolis (1927, Fritz Lang)
Una recitazione diversa

Nel cinema muto, gli attori dovevano veicolare delle informazioni senza voce, per questo, la mimica facciale, i gesti e i movimenti del corpo erano molto importanti. Potremmo dire che la parola chiave era l’esagerazione.

Le espressioni del volto dovevano essere immediatamente riconoscibili dal pubblico e quindi era fondamentale che fossero molto teatrali. Inoltre, per accentuarle e far focalizzare su di esse l’attenzione del pubblico, era solito truccare gli attori, dando risalto agli occhi e alle labbra.

  • Viale del Tramonto – Norma Desmond scende la scalinata.

Norma Desmond è un’ex-diva del cinema muto che vive nella costante illusione di poter tornare a fare cinema. Si trova isolata dal mondo, in un palazzo fatiscente ormai in rovina, pieno di foto ricordo della sua carriera.

Nella scena proposta, il suo palazzo è pieno di giornalisti e operatori per via del ritrovamento di un corpo nella piscina. Lei, mentalmente instabile, appena apprende la presenza di telecamere crede debba girare la scena di un film di De Mille.

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Una volta truccata e travestita per la parte, scende la scalinata del salone. Si può notare la differenza di portamento tra Norma e i giornalisti che hanno invaso casa sua. Il mento è alto e le conferisce un tono solenne, permettendo al viso di essere completamente illuminato. Gli occhi sono spalancati e continua a muovere le mani in modo teatrale attorno al volto.

Dopo un breve discorso di ringraziamento, in cui emerge ancora una volta la totale illusione in cui vive la donna e la sua incapacità di accettare il cambiamento, la sequenza si chiude con il suo primo piano.

“Eccomi De Mille, sono pronta per il mio primo piano”.

Le riprese

Inoltre, nel cinema muto, le inquadrature tendevano ad essere molto fisse e il raccordo tra campo e controcampo era molto importante. Non si potevano permettere, per esempio, di far parlare qualcuno senza aver ripreso l’attore nell’atto di parlare. Altrimenti sarebbe stato impossibile per il pubblico capire chi pronunciava le parole.

Con l’avvento del sonoro, tutte queste accortezze artificiose non erano più necessarie. Per esempio, gli attori potevano muovere la labbra normalmente, senza scandire perfettamente le parole. In sintesi, la fonte del suono non doveva essere per forza presente sulla scena, ma poteva essere fuori campo, non visibile.

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Scena iniziale di The Artist.
  • The Artist – L’incubo di George Valentin

Nonostante The Artist sia un film del 2011, è stato girato in bianco e nero ed è muto. Le uniche parti in cui è parlato sono due: la scena proposta qua sotto e la sequenza finale.

Il film è ambientato nel 1927, quindi mostra effettivamente il passaggio dal cinema muto a quello sonoro. Il protagonista, George Valentin, è un divo del muto che con l’avvento del suono si rifiuta di recitare nei talkies (venivano chiamati così i primi film parlati) e questo lo porta a perdere tutto.

Nella sequenza, George fa un incubo dopo aver assistito a delle prove del suono. Ciò che la differenzia da buona parte delle altre sequenze (a parte il suono) è la posizione della macchina da presa. Le riprese non sono fisse e perpendicolari ma storte, come a preannunciare il cambiamento dell’estetica e a sottolineare lo sconforto dell’uomo.

Le vittime del sonoro

Non tutti gli attori furono in grado di sostenere il cambiamento e di cavalcare l’onda del sonoro. Molte star del cinema muto furono licenziate dalle case cinematografiche perché non abbastanza fonogeniche. Oppure, altre furono costrette ad abbandonare gli studios, per via della drastica riduzione di stipendio.

Per capire possiamo prendere come riferimento il genere più in voga del cinema muto: la slapstick comedy. Le due star più importanti, associate a questo genere, negli anni ’10 erano Charlie Chaplin e Buster Keaton. I loro film erano caratterizzati da gag fisiche divertenti, ma il loro successo durante l’avvento del sonoro prese strade completamente diverse.

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Charlie Chaplin in Luci della città (1931)

Come si può notare dai suoi film, per esempio Il pellegrino e Il circoChaplin lavorava molto dal punto di vista espressivo e per questo, gli occhi erano marcati di nero. Ciò che ha determinato il suo successo, è stata la creazione di un vero e proprio personaggio, un alter-ego di sé stesso, riconoscibile in ogni film per i suoi tratti distintivi. Si tratta di Charlot, il vagabondo dal vezzo di un gentleman decaduto. Vestito con un completo da aristocratico tutto sgualcito, con la giacca troppo stretta, i pantaloni e le scarpe troppo larghe e il bastone. Però in realtà è anche un borghese, come si può capire dalla sua bombetta e dal fatto che sopravvive di piccoli espedienti.

Il suoi film, inoltre, hanno un profondo legame con il contesto sociale, e questa caratteristica gli ha permesso di rimanere in voga anche durante l’arrivo del sonoro. (Tempi moderni, Il grande dittatore)

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Buster Keaton in Il Cameraman (1928)

Al contrario, Buster Keaton non fu così fortunato. Era soprannominato The Great Stone Face, perché il suo volto restava inespressivo anche nelle situazioni più disparate. La sua comicità puntava molto sull’acrobazia e la fisicità, e per questa ragione non ha mai voluto uno stuntman. Inoltre, i suoi lungometraggi non avevano una caratterizzazione sociale, ma preferiva introdurre l’elemento meta-cinematografico e surreale (un esempio lampante è il film Il Cameraman).

La sua rovina fu firmare il contratto con la MGM, perché limitarono drasticamente la sua libertà creativa proprio durante l’arrivo del sonoro. Keaton era interessato alla nuova tecnologia e volonteroso di sfruttarla nei suoi film, ma le restrizioni della MGM lo demoralizzarono al punto tale che fu licenziato (nonostante gli ultimi film sonori in cui aveva recitato erano stati un successo, per esempio Viva la birra).

Un altro comico, la cui carriera è stata intralciata dal sonoro, è Hank Mann (morto esattamente 48 anni fa). Ha collaborato svariate volte con Chaplin, e viene considerato come l’ideatore dei Keystone Cops, ovvero il gruppo di poliziotti maldestri, ricorrente nei film comici del cinema muto. (Il termine è entrato anche nell’uso comunque della lingua inglese per identificare un gruppo di persone che commette errori grossolani).

Anche Mann con l’avvento del sono e il superamento del genere slapstick dovette reinventarsi e accettare svariati ruoli come semplice comparsa.

“People are tired of old actor mugging at the camera to be understood. Out with the old, in with the new. Make way for the young! That’s life!” (The Artist)

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The Artist (2011, Michel Hazanavicius)

La novità cambia il sistema

L’abbandono della formula del cinema muto è stato inizialmente visto come uno sbaglio, perché negli anni ’20 aveva raggiunto il suo apice qualitativo. Infatti, molti registi e attori del tempo sarebbero stati d’accordo con l’ex-diva Norma Desmond di Viale del Tramonto, quando attacca il mondo cinematografico dicendo:

“Io sono sempre grande. È il cinema che è diventato piccolo. […] È finito, distrutto. Un tempo, col nostro mestiere, gli occhi di tutto il mondo erano stregati da noi. Ma non era sufficiente per loro, oh no!, dovevano impadronirsi anche degli orecchi. Allora aprirono le loro bocche bestiali e vomitarono parole, parole, parole…”

Chaplin stesso, per esempio aveva affermato che “L’essenza del cinematografo è il silenzio” e Alfred Hitchcock invece credeva che “I film muti erano la forma più pura del cinema”.

In ogni modo, le innovazioni tecniche degli anni ’30, possono essere considerate solo la punta di quella che è stata una vera e propria rivoluzione del sistema. Il cinema, infatti, ne è stato scosso fino alle fondamenta.

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The Artist (2011, Michel Hazanavicius)

Cambia il numero di case di produzione, il sistema economico da loro utilizzato, e la loro organizzazione. Nasce quindi lo studio system, chiamato anche il sistema dei generi e delle star.

Le MPPDA rendono più rigido il loro sistema di censura e di conseguenza cambiano anche i generi di successo. Se negli anni venti si prediligevano la slapstick comedy, il western, i film di cappa e spada e gli horror, negli anni 30′ se ne aggiungo di nuovi e se ne abbandonano anche alcuni. Il musical, i film noir, i gangster movie, il cinema sociale e la commedia romantica acquisiscono successo.

Nonostante la necessità di un periodo di assestamento dal punto di vista tecnico, in pochi anni vengono prodotte nuovamente pellicole che superano, dal punto di vista estetico, le migliori del cinema muto. Basti pensare a Quarto Potere (1941, Orson Welles), Scandalo a Filadelfia (1940, George Cukor), Cappello a cilindro (1935, Mark Sandrich), Scarface (1932, Howard Hawks) e moltissimi altri.

Non rimane che apprezzare la mente di coloro che hanno portato alla luce un’invenzione come quella del sonoro, e soprattutto, non dimenticare le grandi opere del muto che hanno segnato la storia del cinema per sempre.

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Accadde una notte (1934, Frank Capra)

Questo e altri approfondimenti nella sezione focus di CiakClub.

Ricerco nell’arte l’espressione tangibile dei miei pensieri e la confutazione degli stessi.

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