Ma quanto diavolo è cult la trilogia di Ritorno al Futuro?

Oggi sono 30 anni da Ritorno al Futuro 2. Ogni scusa è buona per parlare della trilogia cinematografica più cult in circolazione.

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Oggi Ritorno al Futuro II compie ben trent’anni e noi bah, vi piazziamo l’articolato qua. Sì, diciamo che il trentesimo anniversario del sequel non è una di quelle occasioni memorabili, pazzesche, assolutamente imperdibili. Anzi, diciamoci proprio la verità: è un’ottima scusa per fare un articolo.

Ma ehi, odia il gioco, non il giocatore.

Detto questo è sempre un buon momento per parlare della trilogia più cult delle trilogie cult. Tre film in cui ogni scena è memorabile, ogni citazione può essere estrapolata ed usata fuori contesto non perdendo un briciolo della sua forza (Strade? Dove andiamo noi non servono strade”)Quindi ho fatto quello che faccio sempre: ho chiesto ad alcuni miei redattori, tutti più bravi di me, di fare un commento stringato su Ritorno al Futuro, dicendo che potevano scrivermi più o meno di tutto. Quello che leggete qua sotto è il risultato.

Prima però vi lascio questo articolato sulle famose scarpe di Ritorno al Futuro II che la Nike ha deciso di realizzare veramente.

Citazione di Salmo con tanto di link per la sigla e si parte.

“Back in the days brah, Marty McFly” 

Alberto

Ritorno al futuro

Per quanto paradossale possa sembrare per l’impostazione di questo omaggio a Ritorno al Futuro, la saga non rappresenta una delle mie trilogie preferite, né potrebbe rientrare nei cosiddetti “miei film della vita”. Ma… (e ve lo assicuro è un grande ma!) penso che la saga, più che “trilogia DELLA vita”, possa essere definita una “trilogia SULLA vita”. Una storia semplice, moraleggiante, infantile, ma quanto mai magnetica, narrativamente perfetta e universalmente capace di comunicare a tutti.

Questa la caratteristica principale di Ritorno al futuro: il suo essere contemporaneamente nel suo tempo e fuori dal tempo. E non, banalmente, perché è una storia che fa dei viaggi nel tempo il suo fulcro narrativo, ma perché ci fa ragionare su di esso. Il tempo, quindi, non è il motore dell’azione, ma quello che la unisce, e che ci unisce. Riusciamo a provare nostalgia per cose che non ci sono più e che non abbiamo mai vissuto. Riusciamo a sperare in un futuro che non c’è e che forse non ci sarà mai. Il tutto condito da quel senso di realtà e verità che solo le grandi storie riescono a dare.

Questa saga, dunque, è solo una fantascienza che riesce a lasciare da parte la “scienza”, per concentrarsi sul “fanta-”. Un prefisso che conduce direttamente alla sua dimensione favolistica. In definitiva: Ritorno al futuro è l’emblema della fiaba moderna di cui tutti abbiamo (ancora) bisogno. Marty è il “ragazzo tipo”, è/siamo tutti noi, colti nel tempo della crescita e dell’esperienza. I suoi desideri, le sue preoccupazioni, le sue paure e le sue gioie sono universali, fuori dal tempo proprio perché valide per ogni tempo. E quando le classiche coordinate temporali saltano – il passato è presente e al futuro non ci si dirige, ma ci si ritorna – ne rimane solo una: la vita.

 

Arturo

Ritorno al Futuro

Ritorno al Futuro è uno di quei film di fantascienza capaci di essere sia punto di arrivo sia punto di inizio di un nuovo immaginario e di un nuovo modo di girare film di questo genere.
Zemeckis è stato in grado di traslare tutti gli aspetti più pop della fantascienza degli anni ’50, 60 e ’70 (viaggi nel tempo, nucleare, scienziati pazzi) in un prodotto unico in cui essi non vengono parodizzati, bensì adattati ad un linguaggio comune, comprensibili da tutti.
Zemeckis è sempre stato abile nel far convergere spunti narrativi “elevati” in narrazioni non necessariamente drammatiche (basti pensare a Chi ha incastrato Roger Rabbit od al suo capolavoro Forrest Gump) eppure con la trilogia di Ritorno al Futuro questa propensione viene mostrata in tutta la sua potenza e la sua perfezione.

Una cosa che infatti ancora oggi fa riflettere, parlando dei film della trilogia, è come tutti gli elementi narrativi e le contaminazioni fra generi riescano a coesistere senza che uno sovrasti del tutto gli altri. Ecco che quindi si può passare da scene di fantascienza pura a scene da commedia, da scene d’avventura od azione a scene di velata satira sociale.
Ritorno al futuro riesce quindi a catalizzare su di sé tutte le tendenze del cinema precedente ed a gestirle alla perfezione, senza dare quasi mai minimamente l’idea di sovrabbondanza.
E per questo rimane, a distanza di 30 anni dal secondo film della trilogia, un film fresco, nuovo per ogni tipo di spettatore che lo veda per la prima volta nel 2019.
E’ quindi un film che è riuscito a sbalordire anche uno spettatore non avvezzo ai toni da commedia come me, né tantomeno ai film in cui si respirano anni ’80 proprio per questa sua peculiarità.

Inutile dire che senza Ritorno al Futuro non avremmo avuto numerosissimi prodotti che vedono alla base il rapporto fra un ragazzo ed uno scienziato, basti pensare solo all’acclamato Rick and Morty, e che non avremmo avuto numerosi film che seguiranno nelle loro trame dei canovacci simili.
Ed ecco perché la trilogia di Ritorno al Futuro è immortale e Ritorno al Futuro è probabilmente il titolo perfetto che io affiancherei alla parola CULT.

Gaia

Ritorno al Futuro

Tante cose sono state dette e tante ci sono da dire sulla Trilogia di Ritorno al Futuro. Sulla sua iconicità che l’ha resa un simbolo degli anni 80. Sul suo essere visionario, sul suo immaginare un 2015 che però è ancora lontano. Sul suo essere ambientato negli anni 60, 80, nel far west e nel futuro e riuscire ad essere sempre attuale, a non sembrare mai “vecchio”.
Ma in realtà per me Ritorno al Futuro non è questo. Per me è il ricordo di lunghi pomeriggi invernali in cui i miei genitori, per trovarmi qualcosa da fare, mi facevano vedere film. Ho visto e rivisto la trilogia infinite volte, con i miei fratelli tutti sotto la stessa coperta. Per me è l’energia di ballare su Johnny B. Good che “ai vostri figli piacerà“, è la magia del ballo scolastico, la paura di vedere Marty scomparire, l’ansia di Biff così cattivo da creare un universo parallelo distopico… emozioni che si ripetevano ogni volta che premevo Play, nonostante ormai conoscessi le scene a memoria. Ogni volta che guardavo il primo, per poi rivedere il secondo che era il mio preferito, e infine immancabilmente completare la maratona col terzo.

Forse è anche da lì che è nato il mio amore per il cinema, da quei pomeriggi con Ritorno al Futuro. Sicuramente è da lì che è nato il mio profondo desiderio per le scarpe che si allacciano da sole.

Marta

Ritorno al Futuro

Ritorno al Futuro è uno di quei film che fanno parte della mia infanzia. Indipendentemente dalla qualità della fotografia, dalla bravura degli attori e dalle abilità di Robert Zemeckis, resterà sempre il film che mi ha fatto avvicinare per la prima volta al genere fantascientifico. Mi ha fatto dunque scoprire un nuovo tipo di fantasia, quella basata sul verosimile e sulla scienza.

In modo semplice e divertente, Spielberg e Zemeckis hanno saputo trattare il tema del viaggio temporale e far sognare le generazioni degli anni 80’/90’ sulle possibili invenzioni future. Adesso probabilmente fa sorridere notare che Ritorno al Futuro II è ambientato nel 2015, e che tutt’ora le macchine non sono assolutamente volanti. Però hanno saputo anticipare alcune tecnologie, come le fotocamere portatili, i tablet, le videoconferenze e molto altro.

La trilogia di Ritorno al Futuro è diventata quindi un vero e proprio prodotto di culto, che ha alimentato l’interesse per il genere fantascientifico. Di conseguenza, è tutt’ora fonte di ispirazione di prodotti sci-fi. Basti pensare alla serie animata Rick & Morty, in cui il nonno scienziato e il nipote partono per avventure attraversando spazio, tempo e universi paralleli.
Quindi non mi resta che ringraziare Bob Gale, per aver trovato la foto del padre in cantina (è così che ha avuto l’idea), e Zemeckis, per aver assecondato le sue fantasie.

Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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