Léon: perché dopo 25 anni è ancora un film iconico

Venticinque anni fa usciva in sala Léon, il film diretto da Luc Besson che vede protagonisti Natalie Portan, Jean Reno e Gary Oldman.

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Léon

Venticinque anni fa usciva nelle sale Léon, il film diretto da Luc Besson che viene considerato l’ultimo capolavoro del regista.

Luc Besson, infatti, dopo averci regalato due piccoli gioielli come Nikita Léon si è lasciato travolgere dall’onda commerciale e ha privilegiato la produzione di pellicole legate all’azione e all’intrattenimento. Molti critici hanno commentato la sua scelta in toni talmente sprezzanti, che il regista si è visto costretto a denunciarli per diffamazione.

Nonostante questa diatriba, Léon continua ad essere applaudito dal pubblico, che rimane affascinato dalle interpretazioni degli attori protagonisti, nonché dalla commistione di genere che si ritrova nel film.

Léon

Léon: The Professional

Il titolo del film richiama uno dei protagonisti, Léon, un killer professionista che preferisce prendersi cura della sua Aglaonema piuttosto che relazionarsi alle persone e che beve due litri di latte al giorno. La sua routine ripetitiva viene stravolta dall’arrivo di una ragazzina dodicenne che vive nell’appartamento vicino al suo e che era solito vedere mentre fumava, seduta sulle scale del condominio.

Mathilda: La vita è così dura… solo quando si è bambini?
Léon: È sempre così.

Mathilda però non è una ragazzina qualunque, la vita non è stata gentile con lei e l’ha costretta a crescere in fretta. In primo luogo per via della famiglia disfunzionale composta da un padre spacciatore, una matrigna e una sorellastra che “pensa solo a dimagrire”. Data l’assenza dei genitori e di qualsiasi figura responsabile, Mathilda è costretta a mettere da parte la propria infanzia e accudisce il fratellino di quattro anni come se fosse la madre.

Ovviamente, piove sempre sul bagnato, infatti la situazione della ragazzina peggiora notevolmente in seguito allo sterminio della sua famiglia fatto da Norman Stansfield, un agente corrotto e psicopatico della DEA. Trovatasi sola, Mathilda cerca aiuto nell’appartamento vicino, quello di Léon, il quale dopo un attimo di esitazione apre la porta e la accoglie.

Ed è così che l’esistenza di un sicario e quella di una bambina si intrecciano. Lei resta con lui, si occupa della casa, gli insegna a leggere e lui la allena a “fare le pulizie” e la prepara alla vendetta contro Stansfield.

Léon

Thriller d’azione o dramma sentimentale?

Definire il genere di Léon è più difficile di quanto sembri. Luc Besson ha saputo rendere labile il confine tra due generi apparentemente opposti: thriller d’azione e dramma sentimentale.

Il film è stato targato come thriller d’azione per via della presenza di sequenze violente e sparatorie. Non a caso, il protagonista è un sicario che aiuta una ragazzina a vendicare lo sterminio della famiglia. Inoltre, quella che potremmo definire come “la battaglia finale” rivendica brillantemente quest’etichetta talmente è ricca di tensione e azione.

Tuttavia, se si considera l’unicum del film, non è poi così scontato inserire Léon in un genere preciso. Si potrebbe persino classificarlo come un dramma sentimentale, perché Luc Besson si concentra moltissimo sulla relazione tra Mathilda e Léon.

Léon

Entrambi quando si incontrano sono due gatti randagi, senza casa e senza famiglia, soli al mondo e apparentemente contenti della loro indipendenza. Ma dopo aver intrecciato le loro esistenze, si rendono entrambi conto di aver bisogno l’uno dell’altra perché hanno costruito un rapporto basato sulla condivisione e sul mutuo aiuto.

Mathilda grazie a lui conosce l’amore, finalmente entra nella sua vita una figura di riferimento che si prende cura di lei e le insegna a vivere. Léon invece è senza radici, come la sua pianta, ha già conosciuto l’amore e vuole stargli a debita distanza. Ma Mathilda gli trasmette la spinta vitale che aveva soppresso da anni. Finalmente ha una missione diversa, non deve uccidere qualcuno, ma farlo crescere, prendersene cura, un po’ come se fosse la sua pianta.

Mathilda [piangendo]: Non voglio perderti Léon.
Léon: Tu non mi perderai Mathilda. Mi hai fatto conoscere il significato della vita. Voglio essere felice, voglio dormire in un letto, mettere le radici. Non sarai più sola Mathilda.

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Per questa attenzione di Besson nella costruzione di una base coinvolgente dal punto di vista emotivo si può dunque affermare che Léon è un dramma sentimentale.

Ma di che tipo di relazione si tratta? Il regista è stato molto criticato per l’ambiguità del rapporto. Da un lato c’è chi sostiene che Léon vada a sostituire la figura paterna e che diventi una sorta di punto di riferimento, un insegnante, un mentore. Di conseguenza quando Mathilda parla di “amore”, si tratta di un sentimento puro e innocente, che viene scambiato per qualcosa di più per via della tenera età.

Ma c’è anche da tenere a mente che Mathilda non è tenera, la sua anima non è più bambina, quindi il sottile filo tra accettabile e non vacilla parecchio. Molte recensioni condannano quest’ambiguità, anche se c’è da sottolineare che di fatto si tratta di un amore platonico.

  • Eros e Thanatos 

A sostegno della tesi che Léon è un dramma sentimentale è la presenza del topos dell’Eros e Thanatos, secondo cui amore e morte siano due forze opposte ma indissolubilmente legate l’una all’altra.

Sono molte le tragedie e i drammi basati sull’intreccio di queste due tematiche e la pellicola presa in considerazione è costellata d’amore e morte. Tuttavia due sono le scene principali in cui gli opposti sono più vicini che mai.

La prima è quella in cui Mathilda chiede ufficialmente a Léon di uccidere Stansfield, lui rifiuta sostenendo che la vendetta sia inutile ma per la ragazzina non ci sono mezze misure.

Léon

“Non mi importa niente di dormire, Léon. Io voglio amore… o morte. E basta.”

Dopo queste parole, prende la pistola sul tavolo, la carica, fa ruotare il tamburo e se la punta alla tempia. In questo caso, la forza auto distruttrice identificata nel Thanatos raggiunge i massimi livelli, ma è sempre legata all’Eros perché prima di premere il grilletto dichiara nuovamente i suoi sentimenti per l’uomo: “Ti amo, Léon”.

La seconda scena da prendere in considerazione invece è verso la fine, ovvero quando Léon morente chiama vicino a sé Stansfield, mette nelle sue mani l’anello della sicura di una granata e pronuncia le sue ultime parole: “Questo te lo manda Mathilda”.

Le fonti di ispirazione

Vista l’importanza dei tre personaggi principali a livello della narrazione, è curioso risalire alle fonti di ispirazione che hanno fatto nascere Léon, Mathilda e Stansfield.

Il personaggio del sicario italo-americano interpretato da Jean Reno proviene proprio dal film precedentemente realizzato: NikitaAnche in questo l’attore interpreta un killer professionista, Victor, soprannominato in inglese the Cleaner. Il regista stesso ha affermato che “Léon è un cugino americano di Victor”, soprattutto più umano e meno spietato dell’altro.

Mathilda invece viene interpretata dalla giovane Natalie Portman e la relazione tra lei e il sicario richiama, secondo svariate fonti, quella tra Luc Besson e l’ex moglie. Nel 1991 infatti, il regista ha conosciuto l’attrice quindicenne Maïwenn Le Besco, i due, perdutamente innamorati, si sono sposati l’anno successivo e nel 1993 è nata la figlia, Shanna. Si sono separati nel 1996, dopo che il regista è rimasto affascinato da Milla Jovovich.

Léon

Gary Oldman invece ha vestito i panni del corrotto agente Norman Stansfield, che è passato alla storia come uno dei villain più violenti e senza scrupoli. Per via della sua passione per Ludwig van Beethoven viene paragonato al protagonista di Arancia Meccanica (Stanley Kubrick). Alex DeLarge, infatti, era ossessionato dal pianista tedesco oltre ad avere una natura estremamente violenta, al limite del sociopatico, proprio come l’agente.

Adoro questi brevi momenti di quiete prima della tempesta. Mi riportano sempre a Beethoven. Riesci a sentirlo ?! È come… quando poggi l’orecchio sull’erba. Riesci a sentirla crescere, riesci a sentire l’interno che passsssa! Ti piace Beethoven?! Adesso te lo faccio sentire…

Léon

Aneddoti, curiosità e impatto culturale

  • Ci sono due versioni di Léon per via dell’impatto che ha avuto durante la prima a Los Angeles. La versione lunga, chiamata anche versione integrale o internazionale è stata diffusa nel 1996 e approfondisce la relazione tra Léon e Mathilda. Tra le scene aggiunte vi sono, per esempio, la scena sopracitata della roulette russa, ma anche la sequenza ambientata nel ristorante, quando Mathilda si ubriaca bevendo champagne.
  • Gary Oldman e le scene improvvisate. L’attore – oltre ad aver accettato di lavorare con Besson senza aver letto lo script – ha improvvisato le scene più iconiche. Per esempio, quella appena citata in cui parla di quanto ami Beethoven. Un altro esempio è la sequenza in cui interroga il padre di Mathilda: a un certo punto possiamo vedere che si avvicina estremamente all’attore Michael Badalucco e lo annusa. La reazione sconcertata dell’uomo è quindi completamente genuina.

Léon

  • I genitori di Natalie Portman sono stati molto tassativi sulle scene del fumo. Hanno fatto inserire nel contratto che ci sarebbero state solo cinque scene in cui Mathilda fuma, non doveva essere ripresa mentre inspira o espira fumo e Mathilda doveva smettere di fumare nel corso del film. Tutte le clausole sono state rispettate.
  • Riferimento a Hitchcock. Mathilda registra lei e Léon sotto il nome di MacGuffin all’hotel. Il termine fa riferimento all’elemento che Alfred Hitchcock era solito inserire nei propri film: si tratta di un elemento indispensabile per i personaggi affinché si svolga l’azione, tuttavia per lo spettatore non possiede un vero significato. (Per esempio, in Psycho è la busta con i soldi).

Léon

  • La band inglese indie rock Alt-J ha composto due canzoni ispirate al film. La prima si intitola Leon ma la più conosciuta è Matilda, contenuta nel loro album di debutto An Awesome Wave.

Put the grenade pin in your hand, so you understand who’s boss
My defeat sleeps top-to-toe with her success
Oh, this is from
This is from
This is from Matilda

  • I coreani vanno matti per Léon. In Sud Corea ci sono moltissimi negozi che vendono gadget con grafiche che rimandano al film di Besson, accompagnate dalla scritta “Love or death”. Inoltre la cantante coreana IU ha realizzato una canzone in tributo al film intitolandola allo stesso modo.
Chiudiamo il tutto con la canzone di Alt-J perché merita davvero:

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Ricerco nell’arte l’espressione tangibile dei miei pensieri e la confutazione degli stessi.

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