The End of the F***ing World 2: siamo un po’ tutti sull’orlo del precipizio

The End of the F***ing World si rinnova per la sua seconda stagione, disponibile su Netflix dal 5 Novembre. Ecco la nostra recensione.

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Due adorabili adolescenti ai margini della società, in una ricerca disperata di trovare una loro collocazione nel mondo, iniziano un viaggio tormentato, macabro, divertente, acre e spericolato: un viaggio caotico, ma allo stesso tempo preciso che finirà fra le onde del mare ed il tuono di uno sparo. Buio. Si chiude cosi il sipario di The End of the F***ing World, la serie ispirata al graphic novel di Charles Forsman destinata a diventare cult che nel 2017 mise subito d’accordo critica e pubblico, facendo innamorare tutti di Alyssa e James, due personaggi sconclusionati alle prese con l’imminente arrivo dell’età adulta, colmi di rabbia nei confronti della vita.

Dal 5 Novembre è disponibile su Netflix la seconda stagione della serie: otto episodi di circa venti minuti, rispettando la medesima struttura della precedente consentendo un perfetto binge watching, per illustrarci il seguito delle vite di Alyssa e James.

ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER!

Bonnie, il piccolo salmone

the end of the f***ing world

Se la prima stagione di The End of the F***ing World iniziava con la presentazione di James, la puntata di apertura della seconda lascia spazio all’introduzione di Bonnie, la terza protagonista di questo nuovo appuntamento. Sì, perché a questo giro il focus non è puntato solo sul binomio indissolubile formato da James e Alyssa, ma anche su un nuovo personaggio che ha tutte le carte in regola per catturare la nostra attenzione.

Bonnie cresce sotto il severo controllo e la dura educazione della madre, la quale esige a tutti i costi che la ragazza abbia un’adeguata istruzione ed intraprenda la carriera universitaria, appagando le sue ambizioni a cui è stata costretta a rinunciare in passato. Maturando, la ragazza inizia a nutrire un senso di ribellione e desiderio di liberarsi da quelle catene, utilizzando gli unici mezzi che è riuscita a sviluppare nel corso del tempo. Lavora all’interno dell’Università e lì conosce Clive Koch, autore, professore, serial killer ucciso nella prima stagione da James per salvare Alyssa. Inizia una relazione patologica con l’uomo, innamorandosene e quando finisce in prigione, dopo aver ucciso una ragazza “per amore”, viene a sapere che il suo amato è stato accoltellato nella sua villa. Una volta uscita di galera, Bonnie avrà un unico obiettivo: vendicarsi di quella morte.

Nella seconda stagione di The End of the F***ing World, Bonnie è la nuova psicopatica, incarna la rabbia e la frustrazione sprigionate nella precedente dagli altri due adolescenti. E mentre Alyssa e James subiscono un’evoluzione in termini positivi, ammorbidendosi nel corso del tempo, la nuova protagonista ha gli occhi della gelida vendetta, da cui però trapela spavento e solitudine. La storia si ripete, in qualche modo, anche con l’incontro con il proprietario dell’albergo.

James, orfano senza casa in giro con donna sposata

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Mentre Alyssa tenta di ricostruirsi una vita, seppur parallela alle sue aspettative, James sopravvive non troppo illeso alla sparatoria della fine della prima stagione di The End of the F***ing World. In qualche modo, anche lui tenta di recuperare parte della sua esistenza, in primis partendo proprio dal rapporto con il padre, il quale fin’ora non aveva mai adempiuto ai suoi doveri di figura genitoriale. Ora, però, l’uomo sente la necessità (o almeno così sembra) di essere un buon padre, in grado di accudire il figlio. Ma il destino è infimo, si sa: un infarto lo stronca, James rimane definitivamente solo al mondo ed inizia a vivere in macchina, non separandosi mai dall’urna contenente le ceneri. James è quello che va maggiormente incontro a quel cambiamento: lo abbiamo conosciuto come il ragazzo che immergeva la mano nell’olio bollente per provare emozioni ed ora è timido, ma capace di amare. È legato e protegge Alyssa, come se fosse una creatura indifesa, la quale sotto quella corazza di parolacce e simpatico cinismo, necessita prima di tutto di cure ed affetto.

Alyssa, una sposa dark

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Dopo un incredibile viaggio, Alyssa torna a “non sentire niente”. Ha 19 anni, si trasferisce dalla zia che diffida dai deodoranti assieme alla madre, Gwen. Inizia a lavorare in una tavola calda, ma la sua vita ha assunto le stesse noiosissime note di quando ancora non conosceva James. Alyssa è apatica, si fa scivolare la sua esistenza addosso, continua a bofonchiare dentro di sé, ma ha abbandonato i panni della ragazza ribelle, dalla parolaccia facile, spericolata, provocatoria e si piega al conformismo, quello per cui una brava ragazza si sposa con un altrettanto bravo ragazzo e mette su famiglia. Il bravo ragazzo è Todd, insegnante di canoa ai bambini e con le sue convinzioni, tipo che la Finlandia non esista. Ma quella vita così opaca, non potrà durare molto.

Chi sono i colpevoli?

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Bowlby (e tanti altri) spiegava come l’attaccamento con il caregiver fosse alla base della propria sicurezza interna ed andasse ad influenzare inevitabilmente le relazioni umane successive. Con il tempo, si crea un’organizzazione psicologica che include sentimenti, desideri, aspettative, grazie a dei Modelli Operativi Interni che vanno costituendosi e che sono le fondamenta della realtà affettiva dell’individuo. Detto molto più banalmente e ridotto all’osso, il rapporto che si instaura fra genitore e figlio è alla base delle relazioni future di ognuno di noi e delle nostre risposte emotive e comportamentali.

Il destino dei personaggi di The End of the F***ing World è inevitabilmente figlio di un rapporto genitoriale inadeguato, o meglio è figlio di genitori inadeguati. Bonnie cresce in un ambiente sterile e rigido, in cui non è concesso neanche mettersi un rossetto, perché “sai quali donne se lo mettono? Le zoccole. Ed a scuola le zoccole vanno male”, in cui vige un clima di terrore che porta i componenti del nucleo a non dialogare. Non è in grado di svincolarsi da quella madre in modo sano, e Clive le dà le attenzioni che non ha mai ricevuto prima, seppur patologiche. Il padre di James è sempre stato assente e carente, tenta di recuperare dedicandosi al figlio nel momento del bisogno e questo gli garantirà di essere accudito a sua volta quando sarà ridotto in cenere. James è un protettore: non è riuscito a tutelare la madre, morta suicida, ma si riscatta accogliendo sotto la sua ala protettiva coloro a cui vuole bene. Alyssa, abbandonata dal padre delinquente, ha una madre superficiale, insicura, attratta dal niente cosmico, la quale non riesce a districare i nodi della propria vita, impensabile che possa risolvere quelli della figlia.

Tutto sommato, forse Freud non aveva poi tutti i torti: è sempre colpa della madre.

Conclusione

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The End of the F***ing World conferma la sua atmosfera dalle note andersoniane, in cui emerge un’assoluta ricerca del dettaglio, grazie anche alla cura della fotografia e le musiche curate dall’imprescindibile Graham Coxon. La caratteristica del cinismo, del black humor sull’onda della dark comedy non cessano di esistere. Bonnie, figura intrigante soprattutto all’inizio della stagione, stimola l’interesse dello spettatore. Rispetto alla prima, tuttavia, il ritmo è lievemente più lento.

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