Buon compleanno Leo: le migliori 10 interpretazioni di DiCaprio

Oggi Leonardo DiCaprio compie 45 anni. Celebriamo il nostro più grande attore contemporaneo con le sue 10 migliori, meravigliose, interpretazioni.

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DiCaprio

Leonardo DiCaprio oggi compie 45 anni. Abbiamo deciso di celebrarlo con una top 10 delle sue migliori interpretazioni. Non è stato facile, poiché nella sua lunga carriera – iniziata nel 1991 con lo sconosciuto film Critters 3 – di interpretazioni meravigliose ne ha fatte ben più di dieci. Dunque, escluderne alcune è stata una sofferenza. Basti pensare che ha collaborato con registi del calibro di James Cameron, Christopher Nolan, Steven Spielberg, Quentin Tarantino e soprattutto con Martin Scorsese, con cui ha stretto un sodalizio professionale sin dal 2002, considerandolo il suo mentore. L’attore – ricordiamo – ha ottenuto 6 candidature all’Oscar vincendo nel 2016 per Revenant. Facciamo così gli auguri al nostro ambientalista preferito, nonché uno dei più grandi attori della storia del cinema.

Ecco la top ten. Buon compleanno Leo!

10. Titanic (1997)

DiCaprio
Titanic

“Salti tu, salto io, Sono il Re del mondo, Ti fidi di me?”.

Queste sono solo alcune delle frasi tratte da Titanic entrate nel linguaggio comune. È quindi un’operazione non semplice capire l’impatto che la performance di DiCaprio ha avuto nel film che ha portato la commedia romantica nel nuovo millennio, divenendo un cult generazionale destinato a segnare indelebilmente la storia del cinema.

Proviamo a contestualizzare: dopo aver preso parte a Romeo + Juliet di Baz Luhrmann, che gli è valso il premio di miglior attore al festival di Berlino, DiCaprio accetta il ruolo di Jack Dawson.È l’attore ideale: il ruolo di Romeo lo ha reso un vero e proprio teen idol e in Titanic avrebbe recitato in un film concettualmente simile: “L’idea era quella di portare Romeo e Giulietta sul Titanic”. (James Cameron circa la struttura del film).

La scelta si rivela ben presto azzeccata. DiCaprio ha finito la sua gavetta, è un attore vero e proprio ed utilizza il film sul celebre transatlantico per dimostrarlo al mondo.

Leo in poco meno di tre ore inscena un climax d’amore davvero sorprendente. Gesti, postura, intonazione della voce: tutto legato intrinsecamente alla sfera emozionale. Riesce ad avere una presa empatica sul pubblico notevole. L’ottima chimica con Kate Winslet (si veda anche Revolutionary Road) aiuta, oltre ad una sceneggiatura e regia brillanti, capaci di valorizzare la sua prova.

Titanic domina agli Oscar, Di Caprio non viene nemmeno nominato. L’elitarietà e lo snobismo intellettuale dell’Academy non accetta di premiare un attore che, nonostante l’abbacinante bravura, viene percepito come poco “accessibile”.

Poco importa. Come disse Cesare, “Alea iacta est, Il dado è tratto”. Di lì a poco suonerà il telefono del suo agente: dall’altra parte della cornetta Martin Scorsese. Per l’Oscar bisognerà aspettare ancora un bel pezzo, ma la cosa importante è un’altra: a poco più di venticinque anni Leonardo DiCaprio si è già preso Hollywood.

Commento di Tommaso Serena.

9. Revenant (2015)

DiCaprio
Revenant

1823, Nord Dakota. Il cacciatore di pelli Hugh Glass (Leonardo DiCaprio), tradito dai suoi compagni, privato dei suoi beni più cari e dei suoi affetti, lotta contro la morte per vendicare la sua esistenza: l’uccisione del figlio Hawk, compiuta per mano di John Fitzgerald (Tom Hardy). Hugh Glass, oramai già morto, si spoglia di tutto per mettere a nudo il suo supplizio, la sua intimità, il suo dolore più vero e profondo, in un viaggio tra le sfide proibitive che gli vengono poste dinanzi dalla natura, in cui anche il suo fisico è messo a dura prova, ma tenuto in vita dalla tenacia della propria anima.

Inarritu mette al centro di tutto Leonardo DiCaprio, perno ed anima stessa del film, il quale, compie un notevole lavoro tecnico (si pensi alle pesanti pellicce indossate per mesi, le condizioni climatiche rigide a cui si è sottoposto, la decisione di inserirsi realmente all’interno di una carcassa) e ci conduce perfettamente nelle sofferenze fisiche di quell’uomo, come fece prima di lui Richard Harris, nel 1971, con Uomo bianco, va’ col tuo dio!. Con DiCaprio entriamo nella vita di un personaggio che lotta come (e con) un grizzly, per una sete di vendetta senza eguali, nutrita da un dolore che traspare per l’intera durata del film. Il tutto all’interno del magnifico scenario della natura, silenziosa, inerme davanti alla malvagità umana e che accompagna l’individuo nel suo viaggio, osservandolo.

Revenant è un film basato sulle sensazioni, sul mutismo imposto dalla natura e dalla scarsità di dialoghi, in cui DiCaprio, che da tempo meritava quel’Oscar, vince come un Redivivo.

Commento di Giulia Leto.

8. Prova a prendermi (2002)

DiCaprio
Prova a prendermi

Entrare in Prova a prendermi significa vivere un pezzo di storia americana. Oltre a rappresentare una delle migliori prestazioni di DiCaprio, il film prima di tutto è un cult di Steven Spielberg. La vicenda racconta di Frank William Abagnale Jr., personaggio realmente esistito e tutt’ora ricordato come il più grande falsario della storia americana. Il racconto è una vicenda alla “guardie e ladri”: Carl, agente dell’FBI, per tutto il tempo rincorre questo ingannatore chiamato Frank senza riuscire a prenderlo. Tom Hanks e DiCaprio si valorizzano recitando fianco a fianco, comunicando allo spettatore un rapporto “amici-nemici”: sotto sotto c’è anche un’affascinante aurea di complicità fra un rappresentante della legge e un criminale. Non una complicità illegale, bensì una comprensione reciproca, una connessone emotiva; una connessione che tuttavia non impedisce ai personaggi di fare il proprio lavoro: a ognuno il suo. “Tu scappi, io ti rincorro”. Questo è il tocco di classe del film. Nota di merito, dunque, anche al più esperto Tom Hanks.

DiCaprio non aveva ancora raggiunto l’apice della sua maturità artistica e soprattutto umana; ecco perché risulta così credibile nell’interpretare prima di tutto un ragazzino sconvolto dal divorzio dei genitori, impaurito e con un impellente bisogno di scappare e di racimolare soldi sopratutto per il padre in fallimento.

In realtà, DiCaprio fa capire quanto Frank sia insicuro: dopo essersi messo nei guai, si rende conto che non può più tornare indietro, ma non può neanche scappare per sempre. Quando vive la terribile prigione francese esplode la sua sofferenza attraverso colpi di tosse, capelli lunghi, aspetto non curato e una cera degna del mostro di Frankestein. Qui, a questo punto, inizia ad emergere la maturità di un attore dalle potenzialità immense; un attore che, tuttavia, si era slegato solo in parte dai ruoli più “adolescenziali” di Titanic e Romeo + Juliet. Grazie a Spielberg, però, stava voltando pagina. Prova a prendermi rappresenta uno spartiacque della sua carriera.

Commento di Tiziano Angelo.

7. Revolutionary Road (2008)

DiCaprio
Revolutionary Road

Guardare il film di Sam Mendes significa entrare nella spirale discendente del perfetto, quanto falso, ideale di borghesia suburbana americana. Revolutionary Road è un perfetto dramma domestico che risulta particolarmente efficace grazie alla coppia protagonista formata da Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, allora moglie del regista.

A 11 anni di distanza dal glorioso Titanic, la coppia ritorna a mettersi alla prova. Il risultato è un’alchimia perfetta tra i due attori che regge quasi interamente l’intera pellicola. Nei ruoli di ipotetici Jack e Rose sopravvissuti al’incidente navale, DiCaprio e Winslet raggiungono in questo film una maturità interpretativa fatta e finita che riesce nell’impresa di far cadere il velo di illusione. I ruoli dei due si intersecano e si sostengono l’un l’altro tanto da diventare “nostri vicini”.

Punto di passaggio verso i suoi più recenti ruoli istrionici, DiCaprio veste qui i panni dell’alcolizzato, fumatore e donnaiolo Frank Wheeler. Un personaggio che risulta volutamente ambivalente e particolarmente stratificato. Infatti, anche per la costruzione del film, che gioca molto sulla dualità ideale/realtà e sui repentini cambi di ritmo, DiCaprio ci dispensa di una delle sue interpretazioni più sottili. Lungi dal voler creare momenti esteticamente iconici (à-la Il grande Gatsby per intenderci), la bravura di DiCaprio si dà completamente nei piccoli dettagli.

Per dare voce a quella repressione interiore, che è la cifra principale del personaggio di Wheeler, DiCaprio mette in campo tutto il range espressivo in suo possesso. Il pentimento, la rabbia e la presa di coscienza del fallimento del nostro Frank/Leonardo riescono a trasparire non solo dai più evidenti gesti d’ira, come urla e denti digrignati, ma persino dalle semplici azioni quotidiane ripetute. Ad esempio, si potrebbe intuire lo stato d’animo momentaneo del sig. Wheeler anche solo dal modo con cui DiCaprio maneggia e fuma le sue adorate sigarette!

Commento di Alberto Candiani.

6. Buon Compleanno Mr. Grape (1993)

DiCaprio
Buon compleanno Mr. Grape

Buon compleanno Mr. Grape è stata una delle primissime interpretazioni di un giovane Leonardo DiCaprio e anche una tra le più complesse. Questo ruolo l’ha portato alla candidatura come miglior attore non protagonista agli Oscar del 1994.

L’attore veste i panni di Arnie, un ragazzo autistico di cui si prende cura suo fratello maggiore, interpretato da Johnny Depp. La famiglia in cui vive è una finestra di continue difficoltà: il padre si è suicidato sette anni prima e da allora la madre è diventata obesa, vivono a stento in una casa fatiscente e solo il fratello maggiore lavora per riuscire a sostenere le spese della famiglia.
Il filo della narrazione continua mostrando le difficoltà da parte del fratello di accudire Arnie, fino ad arrivare al suo diciottesimo compleanno, che secondo i medici sarebbe stato irrealizzabile ma che è tanto sperato e atteso dalla famiglia Grape.

Questo è il culmine della storia, l’evento che fa integrare maggiormente la famiglia nel paese, che inizialmente vede Arnie come un problema visto la sua mania ad arrampicarsi sul pluviometro della città ma che finisce per accettarlo.

Dicaprio mostra fin dall’inizio della sua carriera di attore l’abilità nell’entrare nel ruolo e riprodurlo con naturalezza, facendoci affezionare al personaggio.
La difficoltà di questa parte sta soprattutto nella delicatezza di essa, l’attore per impararne le gestualità ha trascorso alcuni giorni in una clinica per adolescenti con ritardo mentale riuscendo ad assimilarle magistralmente.

Il film riesce a mostrare uno spaccato di vita che si distanzia dalla realtà di molti di noi e ci riesce a pieno, grazie soprattutto all’interpretazione di DiCaprio.

Commento di Giulia Colombo.

5. The Departed (2005)

DiCaprio
The Departed

Come spesso accade, DiCaprio regala il meglio di sé guidato da Martin Scorsese. Leo avrebbe meritato l’Oscar già per la sua interpretazione di Billy Costigan, agente della polizia infiltrato nella malavita di Boston. The Departed è un film che si basa su dualismi e doppi giochi: Matt Damon è un agente sulla carta affidabile e preciso, un fiore all’occhiello del dipartimento, mentre Billy proviene dai sobborghi, non fa una buona impressione in apparenza e per guadagnarsi la fiducia deve andare oltre ai propri limiti. È fondamentalmente un bravo ragazzo che crede nella giustizia, ma per tutto il film è costretto a comportarsi da cattivo nell’organizzazione mafiosa di Costello. Matt Damon, “il bravo ragazzo“, fa l’esatto contrario di Billy: è una talpa infiltrata e lavora per Costello. Dualismi e scambi di posizione in un film dal ritmo narrativo perfetto con un finale imprevedibile: si tratta di una delle pellicole più classiche del Maestro Scorsese a livello di scrittura, lavora egregiamente sui colpi di scena e si sviluppa in tre atti più o meno precisi.

Parlavamo di andare oltre ai limiti, appunto. Così come Billy, anche DiCaprio mette tutto sé stesso e va oltre ai suoi limiti, entrando con tutte le scarpe in uno dei ruoli più intensi e totalizzanti della sua carriera. Racconta un personaggio costretto ad agire nel bene e nel male. Il suo personaggio è professionale, ma allo stesso tempo DiCaprio regala credibilità a un infiltrato perfetto: una testa calda, un ragazzo in terapia con un passato in prigione. Solo DiCaprio, attraverso movenze, insicurezze, paure e improvvisi sbalzi d’umore, poteva portare in scena così bene il personaggio di Billy Costigan. Un range emozionale ampissimo: DiCaprio è prima insicuro, poi impaurito, poi determinato e coraggioso; a volte abbattuto e stremato da mesi pericolosi in casa del nemico.

Commento di Tiziano Angelo.

4. C’era una volta… a Hollywood (2019)

DiCaprio
C’era una volta… a Hollywood

“That was the best acting I have ever seen in my whole life”: in uno dei momenti più belli di C’era una volta… a Hollywood, l’attrice bambina Trudi rivolge queste parole a Rick Dalton, l’attore in declino interpretato da DiCaprio, che ringrazia con lacrime di malinconica gioia. Le due ore e quaranta dell’ultimo film di Tarantino si potrebbero condensare in questi pochi istanti, capaci di restituire tutti i sentimenti che si celano dietro la nostalgia per un’altra epoca.

Il Rick Dalton di DiCaprio è questo, la personificazione della nostalgia: la sua per i suoi anni d’oro, quella di Tarantino per la Hollywood degli anni ’60. Ma la nostalgia è la tristezza del ricordo di una felicità passata, e questi due sentimenti coesistono nel personaggio, con tutte le loro variazioni emotive. E Di Caprio riesce alla perfezione a restituirle tutte. In bilico tra l’eroe tragico e la maschera comica, Rick, grazie al suo eccezionale interprete, fa ridere, e tanto, nel finale grottesco, e commuove quando lui si commuove per quello che è forse il primo complimento puramente sincero che abbia mai ricevuto.

Sebbene a nostro avviso quella in C’era una volta… a Hollywood non sia la miglior interpretazione di DiCaprio in assoluto, rimane una delle più ricche, se non proprio la più ricca, con la quale l’attore statunitense riesce a mostrare tutti i diversi lati della sua verve recitativa. Tanto che quando il prossimo 13 gennaio verranno annunciate le nomination per il Premio Oscar per il Miglior Attore Protagonista la sua presenza tra i candidati è data per scontata, ed è addirittura uno dei favoriti per la vittoria finale. Dopo aver rotto nel 2016 la maledizione che sembrava perseguitarlo impedendogli di vincere l’Academy Award, DiCaprio potrebbe ottenere la sua seconda statuetta?

Commento di Marcello Bonini.

3. The Aviator (2003)

DiCaprio
The Aviator

Apriamo il podio di questa nostra classifica con la performance di Leonardo DiCaprio in The Aviator, biopic su Howard Hughes di Martin Scorsese del 2004. Il titolo è la prima opera biografica della lunga carriera del Maestro di New York e già questo dovrebbe far riflettere su quanto la figura di Hughes abbia affascinato l’autore. Un produttore, regista, grande appassionato di aviazione con un pesante e grave disordine ossessivo-compulsivo. Scorsese dipinge tutto utilizzando i colori tipici (rivisitati ovviamente) del cinema anni 30/40, portandoci all’interno delle ossessioni di quest’uomo con una forza visiva unica. Su tutte vorrei citare la scena delle lampadine dei flash dei fotografi che, incandescenti, si frantumano. Pochi istanti che rimangono impressi in modo indelebile.

The Aviator ci porta nella vita di un miliardario texano, dentro le sue passioni e le sue disfatte regalando diversi parallelismi con il capolavoro di Welles, quel Quarto Potere che si ispirò realmente alla figura di Hughes. Una ulteriore pagina sul sogno americano vista però dagli occhi di un uomo paralizzato dalla paura di vivere all’interno di un aereo che non riuscirà a far decollare.

DiCaprio è impeccabile nel dar vita ad un nuovo (non)eroe scorsesiano, a partire dalla parte del giovane Don Giovanni fino ad arrivare al punto in cui far trapelare (e poi esplodere) la forza delle sue patologie. Perfetto nell’essere quell’Howard Hughes simbolo di un’America sporca, malata e ferita eppure così dannatamente grande. Da non dimenticare che The Aviator è stata una parte a dir poco fondamentale della carriera di Di Caprio nell’uscire definitivamente dal circolo vizioso nato con Titanic e Romeo + Giulietta che hanno rischiato di incatenarlo ad un tipo di ruolo troppo limitato. Menzione d’onore anche alla fantastica Cate Blanchett riuscita nel portare una missione impossibile: portare in scena Katharine Hepburn senza risultare una mera imitazione. Splendida e, giustamente, da Oscar.

Commento di Giacomo Lenzi.

2. Django Unchained (2012)

DiCaprio
Django Unchained

Dimenticatevi il ragazzetto che stringe la vita a Rose sul Titanic e immaginatevi un uomo di mezz’età ricco e razzista con i denti cariati e anneriti dal tabacco. La metamorfosi che Leonardo DiCaprio ha affrontato per interpretare il villain Calvin Candie nel film Django Unchained  (Quentin Tarantino) è talmente radicale che non può che essere considerata una delle migliori.

Vediamo DiCaprio trasformarsi in un crudele latifondista del Mississippi che considera i suoi schiavi di colore come proprietà al pari dei campi di zucchero e cotone. Costringe gli uomini a lottare tra loro (le cosiddette lotte tra mandinghi) e se le donne sono di bell’aspetto le sfrutta come prostitute.

Leonardo ha raccontato di quanto sia stato difficile immergersi in un personaggio che lui stesso disprezzava profondamente ed è anche arrivato al punto di chiedersi se Calvin Candie non fosse troppo cattivo per via dell’elevata quantità di violenza e dell’uso di un linguaggio razzista.

Il supporto di Jamie Foxx e Samuel L. Jackson l’ha aiutato a superare questa difficoltà. Il primo l’ha incoraggiato a vedere le battute dal punto di vista di Calvin, quindi di un proprietario di schiavi, il secondo invece l’ha spronato: “Get over it, motherf—-r. It’s just another Tuesday, motherf—-r.” (che parafrasato in termini più soft sarebbe: non ci pensare, per noi è una cosa comune.)

È anche passato alla storia un aneddoto legato a quest’interpretazione. Riguarda in particolare le riprese del fatico discorso razzista di Calvin Candie basato sulla frenologia. DiCaprio continuava a bloccarsi e circa al sesto take ha sbattuto la mano sul tavolo colpendo un bicchiere. Il vetro rotto gli tagliò la mano ma lui continuò imperterrito: “La mia mano iniziò davvero a versare sangue su tutto il tavolo. Volevo continuare. Era più interessante guardare le reazioni di Quentin e Jamie piuttosto che controllarmi la mano”. Inutile dire che finita la scena, tutti i presenti l’hanno congratulato con una standing ovation.

Commento di Marta Caterina Cabra.

  1. The Wolf of Wall Street (2013)
DiCaprio
The Wolf of Wall Street

In testa alla nostra classifica non poteva che esserci un’altra opera della premiata ditta Scorsese-DiCaprio. Stiamo ovviamente parlando della performance di Leo in The Wolf of Wall Street. In quello che ancora oggi rappresenta il maggior successo commerciale di Martin Scorsese, Leo interpreta Jordan Belfort (che apparirà in un cameo nel finale del film) il vero e proprio Lupo del titolo ovvero un Broker, considerato ancora oggi uno dei migliori della storia di Wall Street.

Il regista mette in scena una commedia nera senza alcuna redenzione per i suoi personaggi, un film su avvoltoi immorali non troppo lontani dai gangster visti nei suoi classici ma socialmente più accettati. Un film sulla fase estrema del consumismo e dell’arrivismo dove il regista non fa sconti, non permette di empatizzare con i personaggi (a differenza di alcuni suoi film precedenti) e mette tutto in scena attraverso un’orgia di immagini tachicardica e irrefrenabile. Al centro di tutto abbiamo Jordan Belfort: corrotto, corruttore e corruttibile, un buffone leader di uno show gigantesco che ha incantato un mondo ed una società ammaliati dal suo nulla, un imperatore moderno che una volta caduto non pensa ad altro che a ricominciare.

DiCaprio, lasciato completamente libero ed a briglia sciolta, è imperioso nella sua performance. Costantemente sopra le righe trasforma il suo sguardo nella rappresentazione perfetta dell’avidità, passa senza remore dalle sfumature comiche a quelle drammatiche e trasuda ad ogni frame divertimento. Un’interpretazione che è diventata immediatamente iconica tanto da generare costantemente citazioni, rimandi, memes, video. Con il ruolo di Belfort, Leonardo DiCaprio ha letteralmente sfondato la porta dell’immaginario collettivo e per questo non potevamo che premiarlo con la prima posizione della nostra classifica.

Commento di Giacomo Lenzi.

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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