Netflix e lo streaming sono un bene o male per il Cinema?

Netflix uccide il Cinema o lo sostiene? Netflix può rivoluzionare l'industria cinematografica? Le risposte ai principali dubbi sullo streaming e sul cinema.

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Con questo articolo vorremmo dar vita ad un dibattito sano sull’argomento, consigliamo di completare la lettura dell’articolo prima di commentare.

Siamo nel ventunesimo secolo, sono passati più di cent’anni dalla nascita del cinema e  si può dire che l’industria cinematografica abbia fatto passi da gigante se si pensa ai fratelli Lumières.

Eppure non si è ancora raggiunto l’apice del cambiamento. Nuove tecnologie applicabili alla settima arte vengono scoperte velocemente e non si può nemmeno immaginare come sarà tra vent’anni l’esperienza del cinema.

Se c’è una cosa che però rimane immutata, è che il cambiamento non sempre viene accettato benevolmente. Ne è un esempio l’acceso il dibattito sullo streaming. Molti si chiedono se piattaforme come Netflix, Apple TV+ e Disney+ siano un bene. Il fatto che stiano cambiando la modalità di fruizione dei film è un dato oggettivo, ma ciò che fa “paura” è se la loro influenza sul cinema sia positiva o negativa.

Con quest’articolo cercheremo dunque di fare chiarezza sul ruolo che Netflix sta avendo rispetto l’industria cinematografica e di mettere nero su bianco com’è la situazione.

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Netflix uccide il Cinema?

Nonostante ci siano dati e statistiche che rispondono oggettivamente a questa domanda, non è possibile dare una risposta univoca.

Da un lato possiamo dire che NO, Netflix non uccide il Cinema. Perché?
  1. Lo dimostra un articolo di CNBC pubblicato l’8 aprile 2019 in cui sono stati riportati degli studi realizzati da EY’s Quantitive Economics e Statistics sulla relazione tra la frequenza nelle sale e lo streaming.
    I risultati mostrano che coloro che guardano abitualmente contenuti in streaming, sono anche tra le persone che vanno al cinema con più frequenza. Quindi Netflix non determina la diminuzione di persone nelle sale.
  2. In realtà il numero di persone che vanno al cinema è aumentato. L’anno scorso c’è stato un aumento del 5% sul numero di biglietti venduti. Inoltre, l’analista di Wedbush, Micheal Pachter, ha affermato che, secondo le sue stime, il numero dovrebbe aumentare ancora dell’1% quest’anno, stabilendo un nuovo record.
  3. Il terzo motivo per cui Netflix NON sta uccidendo il Cinema non si basa su dati statistici, ma è comunque oggettivo.
    Netflix non è più una semplice piattaforma streaming che distribuisce contenuti ma adesso li produce e investe cifre esorbitanti per offrire film e serie tv di qualità.
    Un esempio lampante è Roma di Alfonso Cuaron. Il film è stato distribuito in un numero limitato di sale per undici giorni prima di essere caricato sulla piattaforma. Questo gli ha permesso di riceve numerosi premi tra cui tre Premi Oscar, due Golden Globe, il Leone d’oro al miglior film e molti altri…
    Lo stesso Edward Norton ha recentemente affermato in merito che Roma dimostra l’interesse di Netflix per il Cinema:

“Netflix ha investito di più in Roma [il film di Cuaron] nei cinema più di quanto qualsiasi altro studio avrebbe fatto. Hanno messo nelle sale un film in bianco e nero in lingua spagnola in tutto il mondo […] Nel cinema ci hanno messo più soldi di quanto chiunque altro avrebbe fatto. Non puoi dirmi che c’è un sacco di gente che fa film in bianco e nero in lingua spagnola e si lascia dietro di sé questo investimento.”

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D’altro canto ci sono elementi che ci fanno dire SI, Netflix può essere deleterio per il cinema. Ecco quali:
  1. Non tutti i film prodotti da Netflix sono distribuiti poi in sale cinematografiche. Inoltre, quelli che vengono distribuiti, sono disponibili in cinema selezionati per un periodo di tempo limitato.
    Lo stesso Scorsese però ha commentato la sua esperienza in toni positivi alla Festa del Cinema di Roma, dicendo:
    “È vero che in sala è sempre meglio, ma il punto è che prima il film va fatto. È stato possibile realizzarlo solo grazie a Netflix. Io volevo girare con i miei amici, non volevo giovani attori al loro posto, ma non c’erano abbastanza soldi a Hollywood, così è arrivata Netflix, che mi ha concesso tempo, soldi e libertà creativa, a patto che il film andasse anche in streaming. E va bene, oggi l’importante è riuscire a fare i film”
  2. Un regista sostiene in particolar modo la tesi che Netflix è deleterio per il Cinema: Spielberg. Le sue dichiarazioni in merito sono state sulla bocca di tutti. Il regista è fermamente convinto che un film adatto al formato televisivo non possa essere considerato al pari dei film prodotti dagli altri studios. Di conseguenza, se un film viene distribuito per un periodo limitato nelle sale non dovrebbe nemmeno poter essere in lizza per gli Oscar.
    Una sottile differenza, che però – per Spielberg – è determinante per capire cos’è vero Cinema e cosa non lo è. C’è poi da dire che lo stesso Spielberg ha stretto accordi di produzione con Apple Tv+.

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Netflix sta rivoluzionando il Cinema?

Le piattaforme streaming, come accennato inizialmente, sono una delle tante forme di cambiamento dell’industria cinematografica. Ma si potrebbe dire lo stesso del Technicolor, dell’avvento della televisione o dell’uso della CGI. Tutte queste innovazioni sono state temute e allo stesso tempo hanno dato una svolta al mondo del Cinema.

Quindi è normale chiedersi se Netflix – e le piattaforme streaming in senso lato – stanno effettivamente rivoluzionando l’industria cinematografica.

La risposta è semplice: SI, ma capire la risposta è un po’ più complesso e per questo è necessaria una breve deviazione.

Come funziona l’industria cinematografica?

Per capire perché il caso Netflix sia rivoluzionario, bisogna sapere cosa rivoluziona.

Gli studios attualmente guadagnano dalla distribuzione dei film in sala. I produttori impongono solitamente una finestra di 90 giorni in cui i film sono disponibili solo nei cinema e gli studios guadagnano una percentuale su ciascun biglietto. Questa percentuale varia nel tempo, per le prime due settimane guadagnano circa l’80% fino a diminuire al 20% nella quarta settimana.

Solo dopo questi 90 giorni sono disponibili DVD, streaming, download, tv etc… . Gli studios prendono una percentuale così alta dalle sale perché il budget necessario per produrre i film e pagare gli attori è in costante aumento. Quindi le sale di fatto guadagnano vendendo popcorn, caramelle e mostrando la pubblicità, gli studios col resto.

Ma, se gli studios guadagnano principalmente con la distribuzione e Netflix non distribuisce affatto i film (o comunque per poco tempo), come fa a guadagnare?

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Come guadagna Netflix?

Siamo giunti alla conclusione che Netflix non ha bisogno di sfondare il botteghino per generare profitto.

Di fatto Netflix guadagna grazie agli abbonati (125 milioni provenienti da 190 paesi) che gli consentono di avere un’entrata più o meno fissa. Quest’entrata, però viene completamente spesa per i contenuti, sia che vengano semplicemente distribuiti, sia che vengano prodotti.

Quindi, si può dire che la strategia di Netflix sia basata sui debiti e adotti la filosofia “spend money to make money”, ma anche la produzione di contenuti ha un ruolo fondamentale. Infatti, per mantenere stabile il numero di abbonati è necessario avere continuamente contenuti in arrivo.

Il numero di contenuti originali Netflix è aumentato nel corso del tempo (adesso sono circa l’88%) e risultano essere un investimento più sicuro rispetto ai contenuti che vengono semplicemente distribuiti. Infatti Netflix sta spendendo miliardi per produrre contenuti originali di alta qualità (es. The Irishman).

La conclusione è che Netflix non guadagna in questo preciso momento, ma investe tutto ciò che ha per crescere e guadagnare in un futuro prossimo.

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Conclusione: Netflix può cambiare il sistema?

Dal momento che Netflix e gli altri studios appartenenti all’MPAA hanno un metodo di guadagno completamente diverso, è difficile prevedere un cambiamento radicale nell’industria cinematografica.

Anche se in realtà qualche cambiamento è già visibile. Infatti, stanno nascendo sempre più competitors per la piattaforma: Amazon Prime Video, Apple Tv+, Disney+, AT&T, Comcast… Sono la dimostrazione che creare una piattaforma streaming è economicamente allettante.

“L’approccio completamente nuovo di Netflix sta spingendo molti produttori a chiedersi: “Possiamo adottare la loro strategia?”. In molti ritengono di sì e infatti si stanno muovendo in questo senso.” (MGMT)

Il caso italiano e di The Irishman in particolare

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Ripartendo dal primo punto analizzato da Marta sull’affluenza nelle sale andiamo a riportarlo contestualizzandolo alla situazione italiana con l’aiuto dei dati Cineguru. Prendiamo i dati di ottobre in Italia dove abbiamo un incasso totale di 59.995.742 euro contro i 47.164.016 euro dell’ottobre 2018, con un +27,2%. Questo è il settimo mese consecutivo in miglioramento rispetto ai risultati dello scorso anno e tutto fa pensare che anche i mesi successivi possano andare in questo modo. A questo aggiungiamo che a fine 2019, secondo l’analisi indipendente di Ovum, gli abbonati Netflix in Italia dovrebbero arrivare a toccare i 2 milioni contro gli 1,5 del 2018 (a cui vanno poi aggiunti tutti quelli che condividono un account). Quindi abbiamo un aumento degli incassi al Box Office italiano ed un aumento degli abbonati Netflix del nostro paese. Sia ben chiaro però che la situazione per le nostre sale non è affatto un bicchiere mezzo pieno per tutti; un conto è la media ed un altro la singola sala. Certo è che i dati di ques’anno rappresentano, al momento, uno spiraglio di luce.

La situazione distributiva dei film Netflix è invece un discorso totalmente a parte. In questi giorni in molti si sono lamentati sul fatto che The Irishman avesse, a causa di Netflix, una distribuzione insufficiente sia a livello di quantità di giorni in sala sia nel numero delle sale stesse. È giunto però il momento di fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

Il problema non è riconducibile alla volontà di Netflix di non voler portare i suoi film nelle sale, anzi. Pensateci bene, alla luce della spiegazione precedente di Marta sugli introiti delle altre case di produzione: perché mai Netflix, dal momento che già porta il film nei cinema, vorrebbe un numero basso di sale? Diverse voci piuttosto informate sostengono tutt’altro, ovvero che la casa di produzione avrebbe proposto una release in Italia sui 300 schermi, un numero enorme (il record di Zalone per l’apertura è sui 400). Poi il film è stato annunciato, inizialmente, con una programmazione evento di tre giorni certo. Peccato però che sia già stato rinnovato (grazie ai gran risultati ottenuti), in alcune sale addirittura fino al 21 Novembre. Sostanzialmente avrà un ciclo vitale in sala del tutto simile agli altri film se non superiore.

I problemi derivano da mancati accordi (o veri e propri scontri) tra Netflix e gli esercenti. Sostanzialmente i secondi vorrebbero una finestra di esclusività lunga, cosa che Netflix ovviamente non è disposta a concedere vista la volontà di caricare il prodotto sulla propria piattaforma. Negli USA la situazione è ancora più tesa, tanto che alcuni parlano di vero e proprio boicottaggio delle multisale (soli 8 cinema tra New York e Los Angeles). Ovviamente per non parlare del clima in Francia. È chiaro che quelli che più ci perdono a causa di questa diatriba siamo proprio noi spettatori.

In definitiva andando al sodo e parlando, in questo caso, esclusivamente a mio nome non posso che ringraziare Netflix per aver permesso a due registi come Cuaron e Scorsese di dar vita a due film giganteschi e che non avrebbero avuto alcuna possibilità di essere prodotti senza il suo apporto (ricordo che The Irishman è un film di 3 ore e 30 con tre protagonisti sugli 80 anni costato 160 Milioni). Non solo, esiste una fascia di film di media produzione (in termini di costi) che oggi vede in Netflix una delle sue uniche e ultime speranze di esistere e di avere una distribuzione (questi sì solo in streaming).

Perché per quanto le sale siano importanti e da preservare (collaboro direttamente alla gestione di un cinema e di un Festival quindi figuratevi) è innegabile che ancora di più lo siano i film stessi.

 

Qua la nostra recensione del film di Scorsese.

Ricerco nell’arte l’espressione tangibile dei miei pensieri e la confutazione degli stessi.

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