40 anni fa usciva Alien, oggi rimane un capolavoro

Alien compie 40 anni e noi facciamo gli auguri al capolavoro di Ridley Scott. Un film attuale e innovativo.

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Quest’anno il 25 Ottobre ha portato con sé un’importante ricorrenza: 40 anni fa, nel 1979, usciva Alien. Il film di Ridley Scott è considerato tutt’ora un capolavoro di fantascienza e dell’horror, ma sarebbe riduttivo limitarlo solo a questo genere. Alien fu tante cose insieme: un film psicologico, un’analisi dell’inconscio, un thriller teso dal ritmo narrativo incalzante e infallibile. Un’opera cupa, affascinante e profonda. Anticipò elementi da film horror e presentò una delle più grandi eroine della storia del cinema, ovvero il tenente Ellen Ripley.

Un personaggio epico: fu una delle prime donne rappresentate come esempi di leadership, grintose, indipendenti e non quasi esclusivamente dipendenti da personaggi maschili (Hollywood, fino a pochi anni prima, raramente raccontava il femminile in questo modo). Insomma, Ripley è la protagonista del film e non ha niente da invidiare a Indiana Jones o a 007. Fu portata sullo schermo in maniera sensuale e tosta da Sigourney Weaver. L’attrice riprese il personaggio per altre tre volte.

Alien

Il fortunato primo episodio di Alien diede vita a una saga di quattro film e altri due ispirati al soggetto originale. Fu in particolare il primo, però, a rivoluzionare in maniera consistente la maniera di fare cinema.

Dotato di un apparato scenografico suggestivo, ambientato quasi interamente sull’astronave Nostromo, Alien trasmette un senso di claustrofobia e isolamento. Toglie il fiato con spazi piccoli e scuri, ti fa sudare nell’attesa che il nemico si mostri e lavora egregiamente sulla psicologia di un equipaggio inizialmente superficiale, poi stressato, terrorizzato e costretto a fare i conti con le proprie paure più profonde.

Ridley Scott, allora 42enne, lavorò in maniera pignola e precisa nella costruzione di un contesto che doveva trasmettere emozioni da somatizzare a livello fisico, oltre che mentale. Un trionfo visivo dalla tecnica futuristica. Un lavoro di regia enorme, supportato da ottime interpretazioni e basato sullo script di Dan O’Bannon. Nonostante Alien rappresenti forse il miglior lavoro di direzione della carriera di Scott, è innegabile che si basi su una sceneggiatura particolarmente innovativa nel costruire la suspense. Regia e testo si completarono fra loro, valorizzandosi a vicenda. Ne risultò un film asciutto, essenziale, conciso e abbastanza minimalista. Pochi elementi per costruire angoscia e paura.

Non c’è molto da dire che già non si sappia su Alien. Solo un consiglio: vederlo e rivederlo non sarà mai di troppo, poiché si tratta di un film che a distanza di 40 anni risulta ancora molto attuale e fondamentale. Per celebrarlo al meglio, vi proponiamo il commento personale di Giacomo Lenzi.

Alien secondo Giacomo

Alien

Mi scuso per l’intrusione ma appena sento parlare di Alien il mio cuore sobbalza e non posso proprio evitare di dire la mia. Sarò breve.

Considero il film di Scott uno dei maggiori capolavori della storia del cinema. Non tanto per la sua struttura, ovvero quella di un film horror con il suo mostro e la sua final girl simile a tanti altri classici del genere. Non è neanche il sontuoso lavoro di un Ridley Scott ai massimi livelli (insieme a Blade Runner, suo film successivo) ad avere su di me questa grande influenza. Certo riconosco tutti i meriti dell’opera illustrati da Tiziano e li condivido, soprattutto quello di aver creato un personaggio iconico ed anti-machista come Ripley, per me miglior eroina (e forse eroe in generale) di sempre assieme alla Sarah Connor di Linda Hamilton ( si parla di Terminator ovviamente). Ogni volta che penso ad Alien il mio primo pensiero va però da tutt’altra parte e quella parte è lo Xenomorpho.

Xenomorpho, Mostro, Alien, Creatura, chiamatela come volete ma quella che, pochi giorni fa, ha compiuto 40 anni non è solo la miglior opera di design creata appositamente per il cinema ma anche uno delle icone più spaventose, eleganti ed affascinanti che il grande schermo abbia mai visto. La creatura biomeccanica ideata da Giger è un essere che, per vivere, deve tecnicamente stuprare gli altri esseri e sfruttare l’ambiente attorno a lui. Ovvero non è altro che una sorta di metafora dell’essere umano. In aggiunta però incarna le nostre paure più profonde come la totale assenza di anima, il trovare o il creare (la vittoria della tecnologia) un essere superiore a noi stessi, lo sfruttare l’altro essere senza concedergli alcuna dignità. Lo xenomorpho ha però un’altra caratteristica che lo rende ancor più spaventoso: la fascinazione perversa che nutriamo verso di lui, verso quella che forse è la nostra natura più recondita.

Ecco forse mi sono dilungato fin troppo. Alla fine alla domanda “Le piace Alien?” avrei potuto rispondere con un molto più breve “Beh ho uno Xenomorpho tatuato su tutto il piede, faccia un po’ lei“.

Curiosità e aneddoti

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  • Lo storyboard del film fu disegnato da Ridley Scott e si ispirò a quella che lui definì una “versione fantascientifica di Non aprite quella porta
  • In parte, il film si ispirò anche a Guerre Stellari e 2001 Odissea Nello Spazio, ma il regista volle enfatizzare di più la componente horror rispetto a quella fantascientifica
  • Un’altra grande influenza la ebbe Lo Squalo di Steven Spielberg, tanto che alcuni addetti ai lavori soprannominarono Alien “Jaws in The Space” (Jaws è il titolo originale de Lo Squalo)
  • Agli Oscar, Alien venne candidato “solo” per effetti speciali e scenografia, vincendo per gli effetti speciali
  • Il film incassò 103 milioni nel corso del primo anno dalla sua uscita, a fronte di 11 milioni per realizzarlo
  • Hans Ruedi Giger fu il progettista e creatore dello Xenomorfo ispirato dalla sua stessa litografia intitolata Necronom IV; in precedenza Giger era stato contattato per il Dune di Jodorowski, progetto poi fallito
  • L’italiano Carlo Rambaldi fu il principale artefice della parte meccanica
  • Ridley Scott volle solo attori di esperienza e personalità, in modo che si potesse concentrare di più sulla parte visiva e meno sulla recitazione. Il casting si svolse fra New York e Londra
  • Le riprese del film durarono ben 14 settimane nei pressi di Londra. Il lavoro di montaggio, curato da Terry Rawlings, prese 20 settimane di tempo
  • Inizialmente, il film ricevette critiche contrastanti e alcune negative; con il passare degli anni divenne più apprezzato e adesso ha il 97% di critica positiva su Rotten Tomatoes
  • Nel 2008 fu inserito al 33esimo posto fra i migliori 500 film della storia secondo la rivista Empire
Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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