Il miglior film di Peter Jackson non lo avete mai visto

Oggi il regista de Il signore degli anelli compie 58 anni, e noi lo celebriamo parlando di Forgotten Silver, misconosciuto capolavoro di Jackson dedicato al genio dimenticato di Colin McKenzie, cineasta neozelandese di inizio '900.

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Peter Jackson

La carriera di Peter Jackson è un vero ottovolante. Nato come regista di serie B adorato dai pochissimi che lo conoscevano per la commistione di splatter e comicità demenziale, con la trilogia de Il signore degli anelli ha vinto 17 Oscar e altri 458 premi (sic), nonché l’acclamazione unanime di pressoché tutto il pubblico e tutta la critica. La gloria è però durata poco, e dopo un altro buon successo come King Kong e il mezzo fiasco di Amabili resti Jackson si è trasformato in oggetto di scherno e disprezzo a causa della trilogia de Lo Hobbit, che fondamentalmente non è piaciuta a nessuno. Il tentativo, riuscito, di ricostruirsi una dignità artistica è passato attraverso un bel documentario d’archivio sulla prima guerra mondiale, They Shall Not Grow Old.

Nell’eterogenea filmografia di Jackson, tra film amati, film rispettati e film detestati, si cela un piccolo capolavoro che risale alla prima fase della sua carriera ma difficile da inquadrare all’interno della sua opera: Forgotten Silver, del 1995. E se certo è tra i suoi film meno conosciuti, potrebbe anche essere il vero capolavoro di Peter Jackson.

Forgotten Silver è un documentario, e racconta l’incredibile vita di Colin McKenzie, dimenticato pioniere del cinema neozelandese. Un po’ di storia per chi non conosce questo straordinario cineasta: nato a Geraldine nel 1888, scopre il cinema nel 1900 e a soli 12 anni si costruisce una propria cinepresa. Da lì utilizzerà il proprio genio meccanico per fabbricare strumenti avanti di anni, se non decenni. Con una bicicletta crea il primo carrello, nel 1905 gira un lungometraggio sonoro e nel 1911 inventa un’emulsione capace di catturare i colori su pellicola.

Forgotten Silver

La sfortuna però perseguita McKenzie che non troverà mai il successo che merita e morirà nel 1937 in Spagna durante la battaglia di Malaga, dopo il fallimentare tentativo di realizzare un kolossal biblico. La sua vicenda sarebbe rimasta oscura, se Jackson non avesse ritrovato per caso le bobine contenenti la produzione di McKenzie, dando il via a un’opera di ricostruzione della sua vita e del suo lavoro di cui Forgotten Silver è il risultato finale. Ma cosa rende questo documentario di 53 minuti così straordinario?

Peter Jackson rientra nel novero dei registi cinefili; quei registi, cioè, cresciuti a pane e cinema che riempiono i loro film di altri film. Rispetto a suoi colleghi espliciti nel farlo (come possono essere Tarantino o De Palma), Jackson è più sottile, e raramente cita direttamente. Eppure in tutta la sua opera si possono trovare innumerevoli tracce del cinema che ama.

Alcune influenze sono di certo facili da individuare: che i primi film di Jackson nascano da Sam Raimi e che la sua trilogia sul Signore degli anelli abbia preso a piene mani dal film di animazione di Ralph Bakshi è pacifico. C’è poi la latente fascinazione del regista neozelandese per il cinema più antico.

Forgotten Silver

Il King Kong del 1933 è la principale ragione per cui Jackson decise di diventare regista, tanto da farne un remake nel 2005, e un occhio attento può trovare segni del cinema classico in tutta la sua produzione. Forgotten Silver è invece il suo esplicito omaggio all’epoca del muto, e di amore per esso trasuda da ogni fotogramma.

C’è però un dettaglio fondamentale che forse va considerato nel valutarlo: Colin McKenzie non è mai esistito. È un’invenzione di Jackson. Ma come, e tutto il materiale d’epoca che vediamo? Tutti i suoi filmati, i suoi cortometraggi e i generosi resti della sua tentata Salomè? Sono dei falsi, minuziose ricostruzioni realizzate dallo stesso Jackson, che si è inventato una mirabolante storia di cinema e imbracciata un’antica cinepresa l’ha resa vera.

Non si può derubricare Forgotten Silver come una semplice goliardata. La maestria filologica di Jackson è tale da rendere credibile l’incredibile. Non è cosa da poco, anzi. Il regista gioca con il principio cardine del cinema, la sospensione dell’incredibilità. La maggior parte dei mockumentary (cioè, i falsi documentari) arrivano a dichiarare implicitamente la loro finzionalità: se guardando Incident at Loch Ness (un altro misconosciuto capolavoro) possiamo credere che Werner Herzog stesse davvero realizzando un documentario sul mostro scozzese, quando Herzog incontra e affronta Nessie capiamo, se non lo abbiamo ancora fatto, che si tratta di un falso e il film in forma di documentario è in realtà fiction.

Forgotten Silver

Peter Jackson alza l’asticella del credibile sempre un po’ più in alto, aggiungendo minuto dopo minuto dettagli via via meno plausibili. Se però non conosciamo la verità storica, ciò che vediamo ci porta ad accettare tutto, in un crescendo di stupore che resuscita quel senso di meraviglia puro e un po’ ingenuo connaturato al cinema delle origini.

Non un semplice omaggio, dunque. Peter Jackson trova una via nuova per condurre il pubblico nel cuore del cinema, che batte tra il credibile e l’impossibile. Qui vive Forgotten Silver, perfetto esempio di cinema puro, la cui ricostruzione non è solo meramente tecnica ma anche emozionale. Io mi diverto tantissimo ogni volta che rivedo Fuori di testa SplattersCreature del cielo è un cult della mia adolescenza, adoro Il signore degli anelli King Kong, ma c’è poco da fare, Forgotten Silver è almeno un passo avanti a tutti gli altri film di Peter Jackson.

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Scrivo, giro cortometraggi, faccio teatro.
Nel tempo libero sopravvivo.

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