Western Stars, il film su Bruce Springsteen scava a fondo nell’intimo del cantautore

Bruce Springsteen ha scritto, diretto e interpretato il suo primo film/concerto. È stato presentato alla Festa del Cinema di Roma. La nostra recensione.

0
397
Western Stars

Bruce Springsteen dirige e scrive un film per presentare il suo ultimo album. Western Stars è il film del concerto in cui canta tutte le tredici tracce del disco, in un fienile con poco pubblico; ogni canzone è introdotta da pensieri dell’autore sulla vita e sull’amore, su Dio, sulla sua irrequietezza e sul movimento costante che ha caratterizzato la sua vita. Ogni scena introduttiva è legata, in maniera più o meno diretta, alla canzone che segue. Simbolicamente, l’incapacità di stare fermi e l’impellenza di muoversi costantemente in avanti, senza conoscere la meta, è rappresentata da tanti pensieri – a volte molto vaghi – e inquadrature di macchine e cavalli senza sella in rallenty. Esse esprimono potenza, voglia di avventura, ma soprattutto raccontano l’animo inquieto di una rockstar che ha scritto la storia della musica. Un’artista che, arrivato a 70 anni, sembra aver quasi raggiunto serenità ed equilibrio, ammettendo e facendo la pace con i suoi pregi e soprattutto con i suoi difetti. Western Stars è una specie di testamento, un’occasione offerta dal cantautore per farsi conoscere ancora di più a livello intimo dai suoi fan. Il film è diretto da lui stesso, insieme a Thom Zimmy.

Western Stars

Western Stars, dunque, è tante cose. È un documentario combinato con la componente intimista, a tratti fragile, dello show. Il film è concepito principalmente per essere un grande regalo per i fan; rischierebbe di annoiare a quei pochi che non amano la sua musica, ma per gli ammiratori Western Stars è il dono più bello che Bruce potesse fargli. Inoltre, è tecnicamente ben girato: ottimo il lavoro al sonoro per rendere al meglio il concerto e inquadrature di buon gusto. Le scene introduttive, complice un buon montaggio, si “intromettono” tra una canzone e l’altra senza risultare fuori luogo. I pensieri di Bruce Springsteen iniziano con la sua visione dell’America, per poi passare alla gioventù e agli amori perduti. E ancora, il musicista parla di Dio in relazione all’amore, racconta di sua moglie e dell’inaffidabilità di un matrimonio che, tuttavia, dura da tanti anni. Bruce, come accennato, lascia tanto spazio alle automobili e non perde l’occasione per ribadire quanto le ami. “Perché scrivo canzoni sulle macchine da tutta la vita? Non lo so…” dice lui, ridendo. Evidentemente, rappresentano per lui un modo per trovare equilibrio esistenziale; il viaggio è la metafora della sua ricerca nella vita. La potenza di un motore rappresenta la sua grinta. Ecco perché macchine e cavalli sono tanto importanti in questo film. In fondo, Bruce Springsteen è nato per correre. Born to Run.

L’ambientazione del film è, a livello scenografico, legata a un contesto western: il fienile, il cappello, i cavalli, lo stelo di grano in bocca in mezzo ai campi. Sono solo alcune delle inquadrature che accompagnano la voce narrante, fuori campo, di Bruce che parla a ruota libera. Non è un mistero che lui abbia sempre amato il cinema; Born In The Usa, ad esempio, è un pezzo ispirato da una sceneggiatura di Paul Schrader (lo scrittore di Taxi Driver, Toro Scatenato). Streets of Philadelphia, invece, è stata composta per un film di Jonathan Demme. Era forse prevedibile che, prima o poi, anche Bruce avrebbe fatto un suo film.

Western Stars

Il prodotto è interessante, sebbene alcune frasi della sua filosofia potrebbero risultare un po’ banali, un po’ retoriche, ma è anche un fatto di gusto estremamente soggettivo; ogni persona ha il suo vissuto ed è difficile da giudicare. Il vissuto di Bruce Springsteen è, evidentemente, affine a quello di tante altre persone che lo amano. Per questo l’artista ha fatto tanto successo: tocca le persone, profondamente, e si fa toccare e trasformare da ogni cosa che tocca. È questa la morale che irrompe più fortemente nell’emotivo dello spettatore, alla fine della visione del suo primo film. Magari, potrebbe essere il primo di tanti… intanto, con pregi e difetti, questa opera prima è fatta con il coraggio di mettersi a nudo e tanta passione. Tutte caratteristiche profondamente legate al Boss.

Questa e altre recensioni su CiakClub.it.

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here